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Il discorso di Stefano davanti al Sinedrio

Davanti al Sinedrio a Gerusalemme intorno al 34-35 d.C., Stefano pronuncia il più lungo discorso degli Atti. Ripercorrendo la storia d'Israele a partire da Abramo, mostra che gli inviati di Dio sono sempre stati respinti, fino al culmine del rifiuto del Messia. Lungi dal difendersi, Stefano diventa l'accusatore dei suoi giudici, inserendosi nella linea dei profeti e di Cristo.

16 min discorso di Stefano Sinedrio Atti degli Apostoli storia di Israele Mosè 19 versetti 2 libri

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Atti
Atti 7.1-53 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E il sommo sacerdote disse: Stanno queste cose proprio così?

Ed egli disse: Fratelli e padri, ascoltate. L’Iddio della gloria apparve ad Abramo, nostro padre, mentr’egli era in Mesopotamia, prima che abitasse in Carran,

e gli disse: Esci dal tuo paese e dal tuo parentado, e vieni nel paese che io ti mostrerò.

Allora egli uscì dal paese de’ Caldei, e abitò in Carran; e di là, dopo che suo padre fu morto, Iddio lo fece venire in questo paese, che ora voi abitate.

E non gli diede alcuna eredità in esso, neppure un palmo di terra, ma gli promise di darne la possessione a lui e alla sua progenie dopo di lui, quand’egli non aveva ancora alcun figliuolo.

E Dio parlò così: La sua progenie soggiornerà in terra straniera, e sarà ridotta in servitù e maltrattata per quattrocent’anni.

Ma io giudicherò la nazione alla quale avranno servito, disse Iddio; e dopo questo essi partiranno e mi renderanno il loro culto in questo luogo.

E gli dette il patto della circoncisione; e così Abramo generò Isacco, e lo circoncise l’ottavo giorno; e Isacco generò Giacobbe, e Giacobbe i dodici patriarchi.

E i patriarchi, portando invidia a Giuseppe, lo venderono perché fosse menato in Egitto; ma Dio era con lui,

e lo liberò da tutte le sue distrette, e gli diede grazia e sapienza davanti a Faraone, re d’Egitto, che lo costituì governatore dell’Egitto e di tutta la sua casa.

Or sopravvenne una carestia e una gran distretta in tutto l’Egitto e in ; e i nostri padri non trovavano viveri.

Ma avendo Giacobbe udito che in Egitto v’era del grano, vi mandò una prima volta i nostri padri.

E la seconda volta, Giuseppe fu riconosciuto dai suoi fratelli, e Faraone conobbe di che stirpe fosse Giuseppe.

E Giuseppe mandò a chiamare Giacobbe suo padre, e tutto il suo parentado, che era di settantacinque anime.

E Giacobbe scese in Egitto, e morirono egli e i padri nostri,

i quali furon trasportati a Sichem, e posti nel sepolcro che Abramo avea comprato a prezzo di danaro dai figliuoli di Emmor in Sichem.

Ma come si avvicinava il tempo della promessa che Dio aveva fatta ad Abramo, il popolo crebbe e moltiplicò in Egitto,

finché sorse sull’Egitto un altro re, che non sapeva nulla di Giuseppe.

Costui, procedendo con astuzia contro la nostra stirpe, trattò male i nostri padri, li costrinse ad esporre i loro piccoli fanciulli perché non vivessero.

In quel tempo nacque Mosè, ed era divinamente bello; e fu nutrito per tre mesi in casa di suo padre;

e quando fu esposto, la figliuola di Faraone lo raccolse e se lo allevò come figliuolo.

E Mosè fu educato in tutta la sapienza degli Egizi ed era potente nelle sue parole ed opere.

Ma quando fu pervenuto all’età di quarant’anni, gli venne in animo d’andare a visitare i suoi fratelli, i figliuoli d’Israele.

E vedutone uno a cui era fatto torto, lo difese e vendicò l’oppresso, uccidendo l’Egizio.

Or egli pensava che i suoi fratelli intenderebbero che Dio li voleva salvare per mano di lui; ma essi non l’intesero.

E il giorno seguente egli comparve fra loro, mentre contendevano, e cercava di riconciliarli, dicendo: O uomini, voi siete fratelli, perché fate torto gli uni agli altri?

Ma colui che facea torto al suo prossimo lo respinse dicendo: Chi ti ha costituito rettore e giudice su noi?

Vuoi tu uccider me come ieri uccidesti l’Egizio?

A questa parola Mosè fuggì, e dimorò come forestiero nel paese di Madian, dove ebbe due figliuoli.

E in capo a quarant’anni, un angelo gli apparve nel deserto del monte Sinai, nella fiamma d’un pruno ardente.

E Mosè, veduto ciò, si maravigliò della visione; e come si accostava per osservare, si fece udire questa voce del Signore:

Io son l’Iddio de’ tuoi padri, l’Iddio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe. E Mosè, tutto tremante, non ardiva osservare.

E il Signore gli disse: Sciogliti i calzari dai piedi; perché il luogo dove stai è terra santa.

Certo, io ho veduto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto, e ho udito i loro sospiri, e son disceso per liberarli; or dunque vieni; io ti manderò in Egitto.

Quel Mosè che aveano rinnegato dicendo: Chi ti ha costituito rettore e giudice? Iddio lo mandò loro come capo e come liberatore con l’aiuto dell’angelo che gli era apparito nel pruno.

Egli li condusse fuori, avendo fatto prodigi e segni nel paese di Egitto, nel mar Rosso e nel deserto per quaranta anni.

Questi è il Mosè che disse ai figliuoli d’Israele: Il Signore Iddio vostro vi susciterà un Profeta d’infra i vostri fratelli, come me.

Questi è colui che nell’assemblea del deserto fu con l’angelo che gli parlava sul monte Sinai, e co’ padri nostri, e che ricevette rivelazioni viventi per darcele.

A lui i nostri padri non vollero essere ubbidienti, ma lo ripudiarono, e rivolsero i loro cuori all’Egitto,

dicendo ad Aronne: Facci degl’iddii che vadano davanti a noi; perché quant’è a questo Mosè che ci ha condotti fuori del paese d’Egitto, noi non sappiamo quel che ne sia avvenuto.

E in quei giorni fecero un vitello, e offersero un sacrificio all’idolo, e si rallegrarono delle opere delle loro mani.

Ma Dio si rivolse da loro e li abbandonò al culto dell’esercito del cielo, com’è scritto nel libro dei profeti: Casa d’Israele, mi offriste voi vittime e sacrifici durante quarant’anni nel deserto?

Anzi, voi portaste la tenda di Moloc e la stella del dio Romfàn, immagini che voi faceste per adorarle. Perciò io vi trasporterò al di là di Babilonia.

Il tabernacolo della testimonianza fu coi nostri padri nel deserto, come avea comandato Colui che avea detto a Mosè che lo facesse secondo il modello che avea veduto.

E i nostri padri, guidati da Giosuè, ricevutolo, lo introdussero nel paese posseduto dalle genti che Dio scacciò d’innanzi ai nostri padri. Quivi rimase fino ai giorni di Davide,

il quale trovò grazia nel cospetto di Dio, e chiese di preparare una dimora all’Iddio di Giacobbe.

Ma Salomone fu quello che gli edificò una casa.

L’Altissimo però non abita in templi fatti da man d’uomo, come dice il profeta:

Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello de’ miei piedi. Qual casa mi edificherete voi? dice il Signore; o qual sarà il luogo del mio riposo?

Non ha la mia mano fatte tutte queste cose?

Gente di collo duro e incirconcisa di cuore e d’orecchi, voi contrastate sempre allo Spirito Santo; come fecero i padri vostri, così fate anche voi.

Qual dei profeti non perseguitarono i padri vostri? E uccisero quelli che preannunziavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete stati i traditori e gli uccisori;

voi, che avete ricevuto la legge promulgata dagli angeli, e non l’avete osservata.

Dettagli tecnici

Luogo: La città di Gerusalemme

Data: l'anno 34 o 35

Metodo di lavoro: Seguiamo Luca nella sua seconda opera

Nota sul metodo di lavoro: Queste informazioni si trovano soltanto in Luca

Mappa di Gerusalemme e dintorni

Davanti al , Stefano pronuncia un lungo discorso che attraversa i momenti decisivi della storia d'Israele. Il suo scopo: mostrare che questa storia trova il suo compimento nella salvezza offerta da Gesù Cristo.

1- Il più lungo discorso degli Atti

Luca dedica uno spazio eccezionale al discorso di Stefano, che costituisce il più lungo discorso riferito nel libro degli Atti. Questa importanza letteraria mostra che l'evangelista gli attribuisce un significato particolare nello sviluppo del suo racconto.

Lo spazio considerevole accordato a questo intervento lascia supporre che Stefano abbia avuto la possibilità di esprimersi a lungo davanti al . Luca aveva già sottolineato che il suo volto appariva ai membri del consiglio «come quello di un angelo» (Atti 6.15). Questa osservazione potrebbe spiegare, almeno in parte, perché all'accusato sia stato permesso di sviluppare così ampiamente la sua argomentazione.

Tuttavia, come per gli altri discorsi degli Atti, è probabile che Luca non abbia cercato di riprodurre integralmente le parole pronunciate. Fedele al metodo che espone all'inizio del suo Vangelo, sembra aver ritenuto gli elementi che giudicava più significativi (Luca 1.1-4).

2- Un'interpretazione della storia della salvezza

L'argomentazione di Stefano poggia su un'idea guida particolarmente forte. Ripercorrendo le grandi tappe della storia d'Israele, da Abramo a Salomone, egli mostra che gli inviati di Dio sono stati frequentemente incompresi o respinti da coloro ai quali erano destinati.

Giuseppe fu respinto dai suoi fratelli, Mosè fu contestato dal suo popolo e i profeti furono perseguitati. Questa lunga successione di opposizioni culmina nel rifiuto del Messia stesso, Gesù di Nazaret.

Il discorso di Stefano non costituisce dunque una semplice retrospettiva storica. Si tratta anzitutto di un'interpretazione teologica della storia della salvezza, destinata a mostrare la continuità tra l'infedeltà delle generazioni passate e l'atteggiamento dei contemporanei di Gesù.

3- Il posto centrale di Mosè

Lo spazio considerevole accordato a Mosè non è affatto fortuito. Stefano dedica la maggior parte del suo discorso a questa figura eminente della storia d'Israele e mette in particolare risalto gli episodi che rivelano il rifiuto del grande legislatore da parte del suo stesso popolo.

Ricorda in particolare che colui che era stato scelto da Dio per liberare Israele fu dapprima disconosciuto e respinto dai suoi fratelli (Atti 7.25-28). Nonostante i prodigi compiuti nel deserto, la generazione uscita dall'Egitto si allontanò poi da lui per tornare all'idolatria nell'episodio del vitello d'oro (Atti 7.39-41).

Con un notevole rovesciamento, colui che è accusato di bestemmiare contro Mosè appare invece come colui che ne comprende meglio il posto nella storia della salvezza.

4- L'accusato diventa accusatore

È sorprendente constatare che Stefano non cerca veramente di assicurare la propria difesa. Certo, risponde indirettamente alle accuse mosse contro di lui riguardo alla Legge e al Tempio, mostrando la sua perfetta conoscenza delle Scritture e il suo attaccamento all'eredità d'Israele.

Tuttavia, il suo scopo principale non sembra essere quello di ottenere l'assoluzione. Come i profeti dell'Antico Testamento, appare più preoccupato della fedeltà al messaggio che ha ricevuto che della propria sorte.

Dopo aver ricordato le grandi tappe della storia d'Israele, si rivolge direttamente ai membri del :

«Gente dura di cervice e incirconcisa di cuore e d'orecchi! Voi resistete sempre allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi» (Atti 7.51).

Aggiunge:

«Voi che avete ricevuto la legge promulgata dagli angeli e non l'avete osservata!» (Atti 7.53).

Così, colui che compare come accusato diventa progressivamente l'accusatore dei suoi giudici, i quali si trovano a loro volta posti sotto il giudizio della Parola di Dio.

5- Stefano nella linea dei profeti e di Cristo

Questo rovesciamento ricorda diverse scene dei Vangeli in cui Gesù stesso, pur essendo giudicato, svela la responsabilità spirituale dei suoi avversari.

Come il suo Maestro, Stefano non si accontenta di rispondere alle accuse mosse contro di lui. Il suo discorso assomiglia più a una predicazione profetica che a un'arringa destinata a ottenere un'assoluzione.

Luca sembra così presentare Stefano nella continuità dei profeti dell'Antico Testamento e sulle orme di Cristo stesso. L'accusato diventa il testimone fedele che proclama la verità senza compromessi davanti alle più alte autorità religiose del giudaismo.

6- L'effetto del discorso

Le parole di Stefano erano di grande severità e non potevano che esasperare uomini già ostili alla sua testimonianza. Nel contesto teso di questa comparizione, una reazione violenta di alcuni membri del consiglio appare comprensibile.

Tuttavia, ci è impossibile valutare con precisione l'effetto prodotto da questo discorso sulle coscienze di coloro che lo ascoltarono. Non tutti i membri del condividevano forse lo stesso grado di ostilità.

La presenza di Saulo alla (Atti 7.58) mostra che questa testimonianza fu resa davanti a colui che sarebbe poi diventato l'apostolo Paolo. Se nulla permette di affermare che il discorso di Stefano abbia avuto un ruolo diretto nella sua conversione, è difficile immaginare che un evento di tale intensità non abbia lasciato alcuna traccia nella memoria del futuro apostolo.

7- Una svolta importante negli Atti

Non ci soffermeremo qui sul contenuto dettagliato del discorso, che sarà oggetto di uno studio particolare nell'appendice intitolata: «Il discorso di Stefano».

Segnaliamo semplicemente che questo intervento costituisce uno dei vertici teologici del libro degli Atti. L'ostilità raggiunge ormai il parossismo e tutto indica che gli eventi stanno per sfuggire progressivamente a ogni controllo.

La comparizione davanti al , che forse non aveva inizialmente come scopo una condanna capitale, sembra degenerare nel capitolo seguente in un'esplosione di violenza collettiva.

Nella prospettiva di Luca, la testimonianza di Stefano segna una svolta importante nella storia della Chiesa. La sua morte provocherà la dispersione dei credenti e contribuirà, paradossalmente, all'espansione del Vangelo oltre Gerusalemme, secondo il programma missionario annunciato da Gesù (Atti 1.8; Atti 8.1-4).

(Atti 1.8); (Atti 8.1-4) – La dispersione dei credenti e l'espansione del Vangelo

(Atti 6.15); (Luca 1.1-4) – Il contesto del discorso di Stefano e il metodo di Luca

(Atti 7.25-28); (Atti 7.39-41) – Mosè respinto dal suo popolo

(Atti 7.51); (Atti 7.53) – L'accusa rivolta contro il

(Atti 7.58) – La presenza di Saulo alla di Stefano


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