Il racconto di Atti 7.54-60 segna il punto culminante dello scontro tra Stefano e i suoi accusatori. Dopo aver ascoltato i rimproveri rivolti dal discepolo ai membri del (Atti 7.51-53), questi sono presi da una violenta collera. Luca descrive la loro reazione affermando che «digrignavano i denti contro di lui» (Atti 7.54), espressione che evoca una profonda ostilità già nota nell'Antico Testamento (Salmi 35.16; Salmi 37.12).
Il racconto lascia l'impressione che gli eventi sfuggano progressivamente a ogni controllo. Benché il fosse composto da sensibilità diverse (Atti 23.6-10), uno stesso furore sembra ormai unire gli avversari di Stefano.
Come durante il processo di Gesù, le autorità religiose sembrano influenzare la folla piuttosto che seguire una procedura perfettamente regolare (Matteo 27.20-24; Marco 15.11). Sotto la dominazione romana, i giudei non disponevano più normalmente del diritto di eseguire una sentenza capitale senza l'approvazione del potere imperiale (Giovanni 18.31). L'assenza di un giudizio formale o di una sentenza ufficiale porta diversi commentatori a considerare la morte di Stefano più come un'esplosione di violenza collettiva che come il normale esito di una procedura giudiziaria.
2- Un'esecuzione dall'apparenza legale
Stefano viene condotto fuori dalla città, conformemente alle prescrizioni della Legge (Deuteronomio 17.5). I testimoni depongono le loro vesti (Atti 7.58), ricordando la disposizione secondo cui i testimoni dovevano essere i primi a eseguire la sentenza (Deuteronomio 17.7).
Tuttavia, se alcuni elementi ricordano le prescrizioni legali, il racconto lascia piuttosto intravedere un'azione precipitosa e irregolare. L'applicazione esteriore di certe consuetudini non basta a nascondere il carattere violento e disordinato degli eventi.
3- La visione del Figlio dell'uomo glorificato
Nel cuore stesso di questa violenza, Stefano, pieno di Spirito Santo (Atti 7.55), contempla «la gloria di Dio e Gesù che stava in piedi alla destra di Dio».
Questa visione conferma le dichiarazioni di Gesù davanti al durante il suo stesso processo (Marco 14.62) e ricorda la promessa regale del Salmi 110.1. Nella prospettiva di Luca, colui che le autorità religiose rifiutano è proprio colui che Dio ha esaltato.
Il dettaglio per cui Gesù è visto «in piedi» è stato talvolta interpretato come l'espressione della sua accoglienza o della sua approvazione verso il suo fedele testimone (Apocalisse 3.21). Una tale interpretazione rimane tuttavia ipotetica, poiché il testo stesso non precisa il significato di questo atteggiamento.
4- Stefano a immagine del suo Maestro
Nella sua passione, Stefano prega:
«Signore Gesù, accogli il mio spirito» (Atti 7.59)
e:
«Signore, non imputare loro questo peccato» (Atti 7.60).
Queste parole ricordano quelle di Gesù sulla croce (Luca 23.34; Luca 23.46; Salmi 31.5). Luca stabilisce così un parallelo particolarmente impressionante tra il Maestro e il suo discepolo.
Come Gesù, Stefano manifesta una fiducia totale in Dio e prega per i suoi carnefici. Appare così come il primo martire cristiano sulle orme del Signore, che mette in pratica l'amore per i nemici insegnato da Gesù (Matteo 5.44).
5- «Si addormentò»
Luca non dice che Stefano morì, ma che «si addormentò» (Atti 7.60).
Questo modo di esprimersi ricorre frequentemente nelle Scritture per designare la morte dei credenti (1 Re 2.10; 1 Tessalonicesi 4.13-14). Sottolinea la speranza della risurrezione e la certezza che la morte non è la fine ultima per coloro che appartengono a Cristo (Giovanni 11.11; Giovanni 11.25-26).
6- La presenza di Saulo
Luca menziona che i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane di nome Saulo (Atti 7.58) e precisa che egli approvava questa esecuzione (Atti 8.1).
Più tardi, Paolo riconoscerà egli stesso di aver perseguitato la Chiesa (Atti 22.20; Atti 26.9-11; 1 Corinzi 15.9; Galati 1.13). È possibile che il ricordo della testimonianza di Stefano abbia contribuito a segnare profondamente la sua coscienza. Tuttavia, nulla permette di affermare con certezza che questo evento abbia avuto un ruolo diretto nella sua conversione sulla via di Damasco (Atti 9.1-6).
7- Il primo martire cristiano
Sul piano ecclesiale, Stefano inaugura la storia del martirio cristiano. La sua testimonianza illustra già la logica paradossale della croce: ciò che appare come una sconfitta diventa, nel disegno di Dio, uno strumento di progresso per il Vangelo.
La persecuzione che seguirà la sua morte comporterà la dispersione dei credenti e favorirà la diffusione del messaggio cristiano oltre Gerusalemme (Atti 8.1-4), secondo il programma missionario annunciato da Gesù (Atti 1.8).
Così, nella prospettiva di Luca, la morte del primo martire non segna il fallimento della Chiesa nascente, ma l'apertura di una nuova tappa nel compimento del disegno di Dio.
(Atti 1.8); (Atti 8.1-4) – La dispersione dei credenti e l'espansione del Vangelo
(Atti 7.51-53); (Atti 7.54) – La collera del contro Stefano
(Atti 7.55); (Marco 14.62); (Salmi 110.1); (Apocalisse 3.21) – La visione del Figlio dell'uomo glorificato
(Atti 7.58); (Atti 8.1) – La presenza di Saulo alla
(Atti 7.59); (Luca 23.46); (Salmi 31.5) – La consegna dello spirito al Signore
(Atti 7.60); (Luca 23.34); (Matteo 5.44) – Il perdono dei nemici
(Atti 22.20); (Atti 26.9-11); (1 Corinzi 15.9); (Galati 1.13); (Atti 9.1-6) – Saulo, persecutore e poi apostolo
(Atti 23.6-10) – Le divisioni in seno al
(Deuteronomio 17.5); (Deuteronomio 17.7) – Le prescrizioni relative alla
(Giovanni 11.11); (Giovanni 11.25-26); (1 Re 2.10); (1 Tessalonicesi 4.13-14) – Il sonno dei credenti e la speranza della risurrezione
(Giovanni 18.31); (Matteo 27.20-24); (Marco 15.11) – I e la questione della pena capitale
(Salmi 35.16); (Salmi 37.12) – L'odio dei malvagi contro il giusto
La
La