L'articolo esplora le divergenze orarie dei Vangeli riguardo alla crocifissione di Gesù. I Vangeli sinottici e Giovanni indicano ore diverse, suscitando dibattiti sulla coerenza dei racconti. L'articolo propone un'analisi dei sistemi orari dell'epoca per conciliare questi racconti.
90 min
CrocifissioneVangeliGesùOrari
144 versetti
6 libri
I quattro Vangeli riportano la crocifissione di Gesù con una precisione notevole per l'epoca. Eppure, una apparente contraddizione sull'ora esatta degli eventi ha suscitato numerosi dibattiti fin dall'Antichità. I Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) indicano che Gesù fu crocifisso all'ora terza, mentre Giovanni menziona l'ora sesta durante il processo davanti a Pilato (Giovanni 19.14).
Questa divergenza merita di scuotere l'affidabilità delle testimonianze evangeliche? Oppure esiste una spiegazione coerente che concili questi dati?
Per rispondere a questa domanda, occorre esaminare i sistemi di misurazione del tempo in vigore nel primo secolo, il contesto culturale e liturgico ebraico, nonché le intenzioni redazionali di ciascun autore. La nostra analisi dimostrerà che questi racconti, ben lungi dal contraddirsi, si completano armoniosamente.
I. I dati dei Vangeli sinottici
1 - L'ora della crocifissione
Marco fornisce l'indicazione più esplicita sull'inizio della crocifissione:
Marco 15.25 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Era l’ora terza quando lo crocifissero.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Guarda la traduzione Darby!
Nel sistema orario ebraico, il giorno comincia al sorgere del sole, cioè verso le 6 del mattino. L'ora terza corrisponde dunque alle 9 del mattino. Questa indicazione colloca il momento in cui i soldati inchiodarono Gesù alla croce.
2 - Le tenebre soprannaturali
I tre Vangeli sinottici riportano un fenomeno straordinario avvenuto durante la crocifissione:
Matteo 27.45 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Or dall’ora sesta si fecero tenebre per tutto il paese, fino all’ora nona.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Guarda la traduzione Darby! (Marco 15.33, Luca 23.44-45)
Secondo il sistema ebraico:
L'ora sesta corrisponde a mezzogiorno
L'ora nona corrisponde alle 15
Queste tenebre in pieno giorno costituiscono un importante segno cosmico. Luca precisa che «il sole si oscurò» (Luca 23.45), indicando un evento soprannaturale e non una semplice eclisse, astronomicamente impossibile durante la luna piena pasquale.
3 - L'ora della morte
La morte di Gesù avvenne all'ora nona, cioè verso le 15:
«All'ora nona, Gesù gridò con voce forte: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” [...] E Gesù, dopo aver emesso un forte grido, spirò.» (Marco 15.34-37; Matteo 27.46-50; Luca 23.44-46). Guarda la traduzione Darby!
4 - Sintesi cronologica dei sinottici
Avvenimento
Ora ebraica
Ora moderna
Crocifissione
3ª ora
~9h00
Inizio delle tenebre
6ª ora
~12h00
Morte di Gesù
9ª ora
~15h00
II. Confronto delle informazioni dei Vangeli
III. La difficoltà posta da Giovanni
1 - Il versetto problematico
Giovanni introduce un dato che sembra contraddire i sinottici:
Giovanni 19.14 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Era la preparazione della Pasqua, ed era circa l’ora sesta. Ed egli disse ai Giudei: Ecco il vostro Re!
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Guarda la traduzione Darby o NEG!
Se Giovanni usasse il sistema ebraico, l'ora sesta corrisponderebbe a mezzogiorno. Ora, secondo i sinottici, Gesù era già sulla croce da tre ore in quel momento, e le tenebre cominciavano a coprire il paese. Come avrebbe potuto Pilato pronunciare la sua sentenza mentre la crocifissione era in corso già da molto tempo?
2- Le soluzioni proposte
Sono state avanzate diverse ipotesi per risolvere questa difficoltà:
a - L'errore di copista
Già dal secondo secolo, alcuni manoscritti presentano «ora terza» invece di «ora sesta» in Giovanni 19.14. Questa variante si spiega con la somiglianza tra le lettere greche gamma (Γ = 3) e digamma/stigma (ϛ = 6). Eusebio di Cesarea menziona questa possibilità nei suoi scritti.
Tuttavia, la maggioranza dei manoscritti antichi conserva «ora sesta», rendendo insufficiente questa soluzione.
b - Il sistema dei quarti di giorno
Alcuni commentatori propongono che i Vangeli utilizzino un sistema di «veglie» o quarti di giorno, ciascun periodo comprendente tre ore:
1ª veglia: 6-9
2ª veglia: 9-12
3ª veglia: 12-15
4ª veglia: 15-18
In questo sistema, qualsiasi evento avvenuto tra le 6 e le 9 sarebbe datato all'«ora terza», e qualsiasi evento tra le 9 e le 12 all'«ora sesta». Le due indicazioni (Marco e Giovanni) potrebbero allora designare momenti vicini.
Questa ipotesi spiega l'uso del termine «circa» (ὡς/hōs), che indica un'approssimazione piuttosto che una precisione da orologio.
c - L'uso del sistema romano da parte di Giovanni (ipotesi privilegiata)
La soluzione più soddisfacente poggia sul fatto che Giovanni usa il sistema orario romano, diverso da quello ebraico.
IV. Giovanni usa il sistema romano
1 - I due sistemi di misurazione del tempo
Sistema
Inizio del giorno
6ᵉ ora =
Giudeo
Alba (~6)
Mezzogiorno
Romani
Mezzanotte
6 del mattino
Il sistema romano contava le ore a partire da mezzanotte, come facciamo oggi. L'ora sesta romana corrisponde dunque alle 6 del mattino.
2 - Prove dell'uso romano da parte di Giovanni
a - La menzione della «sera della domenica»
In Giovanni 20.19, l'autore scrive: «La sera di quello stesso giorno, il primo della settimana...». Per un ebreo rigoroso, il «primo giorno della settimana» sarebbe già iniziato la sera precedente al tramonto (sabato sera). Indicando la domenica sera come appartenente ancora al primo giorno, Giovanni adotta la convenzione romana.
b - Il pubblico a cui si rivolge
Giovanni scrive da Efeso, in Asia Minore, per un pubblico in maggioranza ellenistico-romano. L'uso del sistema orario locale facilita la comprensione dei suoi lettori.
c - La coerenza narrativa
Se Giovanni indica le 6 del mattino per la comparizione finale davanti a Pilato, ciò si armonizza perfettamente con i sinottici:
~6h00 : Sentenza di Pilato (Giovanni)
~9h00 : Crocifissione (Marco)
L'intervallo di tre ore consente lo svolgimento degli eventi intermedi: flagellazione, scherni dei soldati, cammino verso il Golgota e preparativi della crocifissione.
V. La parentesi di Giovanni 19.14
La struttura grammaticale del versetto merita attenzione. Diverse traduzioni, tra cui quella di Darby, collocano l'indicazione temporale tra parentesi:
«(Era la Preparazione della Pasqua, era circa l'ora sesta;) ed egli disse ai Giudei: “Ecco il vostro re!”» (Giovanni 19.14, Darby)
Questa parentesi suggerisce che Giovanni inserisca una nota contestuale piuttosto che un'indicazione cronologica strettamente legata alla frase seguente. Egli precisa il momento in cui Pilato cominciò a sedere in giudizio quel giorno, non l'ora esatta di ciascuna parola.
VI. Il contesto liturgico: le ore di preghiera
1 - Le tre preghiere quotidiane
La tradizione ebraica stabilisce tre momenti di preghiera quotidiani:
Shacharit (preghiera del mattino): verso la 3ª ora (9)
Min'ha (preghiera del pomeriggio): verso la 9ª ora (15)
Ma'ariv (preghiera della sera): dopo il tramonto
Queste ore scandivano la vita religiosa a Gerusalemme. Lo shofar risuonava dal Tempio per chiamare i fedeli alla preghiera.
2 - Corrispondenza con gli eventi della Passione
Ora di preghiera
Evento corrispondente
3ª ora (9) - Shacharit
Crocifissione
6ª ora (12)
Inizio delle tenebre
9ª ora (15) - Min'ha
Morte di Gesù
Questa corrispondenza probabilmente non è casuale. Matteo, testimone oculare ed ebreo devoto, associò naturalmente gli eventi ai riferimenti temporali che scandivano la sua giornata. Il suono dello shofar che chiamava alla preghiera di Min'ha può aver coinciso con l'ultimo grido di Gesù.
3 - Conferma negli Atti degli Apostoli
Il libro degli Atti conferma l'importanza di queste ore:
Atti 3.1 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Or Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell’ora nona.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Atti 10.9 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Or il giorno seguente, mentre quelli erano in viaggio e si avvicinavano alla città, Pietro salì sul terrazzo della casa, verso l’ora sesta, per pregare.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Atti 10.30 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
E Cornelio disse: Sono appunto adesso quattro giorni che io stavo pregando, all’ora nona, in casa mia, quand’ecco un uomo mi presentò davanti, in veste risplendente,
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
VII. Il significato di «Preparazione della Pasqua»
1 - Chiarimento terminologico
L'espressione «Preparazione della Pasqua» (Giovanni 19.14) è stata talvolta interpretata come riferita al giovedì, vigilia del pasto pasquale. Questa lettura collocherebbe la crocifissione un giorno prima rispetto ai sinottici.
Tuttavia, questa interpretazione disconosce l'uso linguistico del primo secolo. Al tempo di Gesù, il termine «Pasqua» comprendeva spesso l'intera settimana festiva, inclusi i sette giorni degli Azzimi che seguivano immediatamente il pasto pasquale (Luca 22.1; Esodo 12.15-20).
2 - Il venerdì come giorno di preparazione
La parola greca paraskeuē (παρασκευή), tradotta con «preparazione», designa tecnicamente il venerdì, giorno che precede il . Marco lo conferma esplicitamente:
Marco 15.42 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Ed essendo già sera (poiché era Preparazione, cioè la vigilia del sabato),
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Lo stesso Giovanni usa questa terminologia:
Giovanni 19.31 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Allora i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato (poiché era la Preparazione, e quel giorno del sabato era un gran giorno), chiesero a Pilato che fossero loro fiaccate le gambe, e fossero tolti via.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
)
La «Preparazione della Pasqua» designa dunque il venerdì della settimana pasquale, non il giovedì che precede il pasto.
VIII. La precisione temporale nell'Antichità
1 - L'approssimazione come norma
Sarebbe anacronistico esigere dagli autori antichi la precisione da orologio della nostra epoca. Gli strumenti di misurazione — meridiane, clessidre ad acqua — erano rari e imprecisi. La maggior parte delle persone si orientava grazie alla posizione del sole, ai pasti, alle ore di preghiera o alle veglie notturne.
Il termine «circa» (ὡς o ὡσεί in greco) compare frequentemente nelle indicazioni temporali evangeliche, segnalando una stima piuttosto che una misura esatta (Giovanni 19.14, Luca 23.44).
2 - Il valore delle indicazioni orarie
Nonostante questa approssimazione, i dati temporali dei Vangeli presentano una coerenza notevole. Permettono di ricostruire lo svolgimento degli eventi su un periodo di circa dodici ore, dall'arresto notturno alla deposizione nella tomba prima del .
IX. Ricostruzione cronologica del venerdì 1º aprile dell'anno 33
1 - Dall'alba alla crocifissione
Ora stimata
Avvenimento
Riferimenti
~3h00-4h00
Arresto nel giardino del Getsemani
Matteo 26.47-56 ; Marco 14.43-52 ; Giovanni 18.2-12
~4h00-4h30
Comparizione davanti ad Anna
Giovanni 18.12-14,19-24
~4h30-6h00
Processo davanti a Caifa e al
Matteo 26.57-68 ; Marco 14.53-65
~6h00-6h15
Canto del gallo, rinnegamento di Pietro
Matteo 26.74-75 ; Marco 14.72 ; Luca 22.60-62
~6h00-6h30
Condanna ufficiale all'alba
Matteo 27.1 ; Marco 15.1 ; Luca 22.66-71
~6h00
Comparizione davanti a Pilato (6ᵉ ora romana)
Giovanni 19.14
~7h00-7h30
Invio da Erode Antipa
Luca 23.6-12
~7h30-8h30
Ritorno da Pilato, flagellazione
Matteo 27.15-30 ; Giovanni 19.1-16
~8h30-9h00
Cammino verso il Golgota
Matteo 27.32 ; Marco 15.21 ; Luca 23.26
2 - Dalla crocifissione alla deposizione nella tomba
Ora stimata
Avvenimento
Riferimenti
~9h00
Crocifissione (3ᵉ ora ebraica)
Marco 15.25
9h00-12h00
Gesù sulla croce, parole, scherni
Matteo 27.35-44 ; Luca 23.33-43 ; Giovanni 19.18-27
~12h00
Inizio delle tenebre (6ᵉ ora ebraica)
Matteo 27.45 ; Marco 15.33
12h00-15h00
Tenebre sul paese
Luca 23.44-45
~15h00
Morte di Gesù (9ᵉ ora ebraica)
Matteo 27.46-50 ; Marco 15.34-37
~15h00-17h00
Iniziative di Giuseppe d'Arimatea
Matteo 27.57-58 ; Marco 15.42-45
~17h00-18h00
Deposizione nella tomba prima del
Matteo 27.59-60 ; Giovanni 19.38-42
X. Ulteriori argomenti a favore dell'armonizzazione
1 - L'affidabilità dei testimoni
Gli autori dei Vangeli erano o testimoni diretti (Matteo, Giovanni) o stretti collaboratori di testimoni (Marco con Pietro, Luca investigatore meticoloso). Scrivevano in un'epoca in cui altri testimoni potevano contestare le loro affermazioni. Una contraddizione palese su un evento così pubblico sarebbe stata subito rilevata.
Luca 1.1-3 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Poiché molti hanno intrapreso ad ordinare una narrazione de’ fatti che si son compiuti tra noi,secondo che ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola,è parso bene anche, a me dopo essermi accuratamente informato d’ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, o eccellentissimo Teofilo,
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
2 - La complementarità delle prospettive
Ogni evangelista scrive per un pubblico specifico con preoccupazioni distinte:
Matteo si rivolge agli Ebrei e usa naturalmente il sistema ebraico
Marco, influenzato da Pietro, conserva i riferimenti ebraici
Luca, medico greco, mantiene il sistema ebraico per fedeltà alle sue fonti
Giovanni, scrivendo tardi dall'Asia Minore per un pubblico ellenistico-romano, adotta le loro convenzioni
Questa diversità arricchisce la testimonianza anziché comprometterla.
3 - L'assenza di tentativi di armonizzazione
Se gli autori avessero inventato o copiato meccanicamente, avrebbero probabilmente uniformato i dettagli. La presenza di queste variazioni indica testimonianze indipendenti che riferiscono in modo autentico le proprie osservazioni.
XI. Riepilogo dei fatti
Ti proponiamo uno svolgimento dei fatti che deriva dalle conclusioni dei nostri diversi studi, sviluppati nella sinossi e in diverse appendici.
_1 La macellazione degli agnelli inizia il giovedì e continua il venerdì. – appendice ANN027: L'ultima cena di Pasqua.
_2 La ricerca e la preparazione del luogo per la Pasqua si svolgono il giovedì pomeriggio. Marco 14.12-16; Matteo 26.17-19; Luca 22.7-13.
_3 La casa è, secondo noi, quella di Maria, la madre di Giovanni detto Marco. Atti 12.12.
_4 Il pasto di Pasqua inizia il giovedì sera, dopo le 18. Per gli Ebrei è già venerdì. Marco 14.17; Matteo 26.20; Luca 22.14-18. Non si tratta dunque del Seder ufficiale, che si svolgerà la sera del venerdì Giovanni 18.28.
_5 Il pasto termina il venerdì mattina prima dell'alba, tra mezzanotte e le 2:30.
_6 Giuda Iscariota se n'è andato prima della fine di questa cena. Giovanni 13.30.
_7 Il Messia Gesù e i discepoli partono per il giardino degli Ulivi tra mezzanotte e le 2:30, prima dell'alba del venerdì. Il giovane Marco li segue. Marco 14.26; Marco 14.32-42; Matteo 26.30; Matteo 26.36-46; Luca 22.39-46; Giovanni 18.1.
_8 Si fermano ai piedi del , nel giardino del Getsemani. Matteo 26.36; Marco 14.32.
_9 Trascorrono un’ora in preghiera, dalle 2 alle 3. Matteo 26.40.
_10 Arriva la truppa guidata da Giuda Iscariota. È ancora la notte di giovedì, prima dell’alba del venerdì, verso le 3. Marco 14.43-52; Matteo 26.47-56; Luca 22.47-53; Giovanni 18.2-12.
_11 L’arresto avviene in quel momento, verso le 3:30. Siamo a circa 1 km dal Tempio. Matteo 26.47; Marco 14.43; Luca 22.47; Giovanni 18.3.
_12 La comparizione davanti al sommo sacerdote Anna, che possiede questa distinzione a titolo onorifico perché non è più in carica, si svolge rapidamente prima dell’alba del venerdì, verso le 4. La sua residenza è vicina al Tempio. Giovanni 18.12-14.
_13 Diversi discepoli, e in particolare Simon Pietro e Giovanni, seguono il corteo da lontano. Entrano nel cortile della casa del sommo sacerdote Caifa. Matteo 26.58; Marco 14.54.
_14 Il Messia Gesù è condotto dal sommo sacerdote in carica, Caifa, che abita anch’egli nei pressi del Tempio, verso le 4:30. Luca nota che Pietro e Giovanni rimasero nel cortile per più di un’ora. Marco 14.53-72; Matteo 26.57-75; Luca 22.54-62; Giovanni 18.15-27.
_15 Il Messia Gesù viene interrogato per due ore, dalle 4:30 alle 6:30. Matteo 26.59-68; Marco 14.55-65; Luca 22.67-71; Giovanni 18.19-24.
_16 Il gallo canta verso le 6:15, poco prima del sorgere del sole. Matteo 26.74; Marco 14.72; Luca 22.61-62; Giovanni 18.27.
_17 La comparizione davanti al dovrebbe svolgersi dopo il sorgere del sole, alle 6:38. Ma non fu così, perché nel momento in cui il gallo canta il Maestro viene condotto, secondo la nostra interpretazione del testo di Luca, da Pilato subito dopo la sentenza del , che ha dunque atteso l’alba per pronunciarla. Luca 22.66-71; Marco 15.1; Matteo 27.1-2.
_18 La prima comparizione davanti a Ponzio Pilato inizia verso le 6:45. Marco 15.1-5; Matteo 27.2-14; Luca 23.1-5; Giovanni 18.28-38.
_19 Collochiamo la comparizione davanti a Erode Antipa verso le 7:30. Luca 23.6-12.
_20 Il ritorno da Ponzio Pilato avviene verso le 8. Marco 15.6-19; Matteo 27.15-30; Luca 23.13-25; Giovanni 18.39-40; Giovanni 19.1-16.
_21 La folla, radunata davanti al palazzo di Ponzio Pilato, esige la crocifissione. Matteo 27.22 ; Marco 14.11-15 ; Luca 23.23 ; Giovanni 19.15.
_22 La partenza per il monte Golgota inizia prima delle 9. Matteo 27.32 ; Marco 15.21-22 ; Luca 23.26-33 ; Giovanni 19.17.
_23 La collocazione sulla croce ha dunque luogo verso le 9 secondo il testo di Marco. L’imprecisione della misura permette di inserire il tempo dello spostamento fino al monte Golgota. Marco 15.20-41 ; Matteo 27.31-56 ; Luca 23.26-49 ; Giovanni 18.17-30.
_24 Tutti questi membri del possono ora partecipare alla festa familiare di Pasqua, con l'animo sereno dopo quella che considerano una magnifica vittoria. Ma gli eventi non si svolgeranno come essi immaginavano!
_25 Da circa mezzogiorno alle 15 vi sono tenebre sulla regione di Gerusalemme. Matteo 27.45 ; Marco 15.33 ; Luca 23.44.
_26 La morte sulla croce avviene il venerdì 1º aprile dell'anno 33 verso le 15, secondo i Vangeli. Interviene prima della fine di questa notte straordinaria. I tre giorni e le tre notti iniziano con questa notte, come vuole il calendario ebraico.
_27 La deposizione nella tomba è prevista verso le 17, è ancora giorno. Siamo ancora al venerdì, che per gli Ebrei termina verso le 18. Il inizia normalmente un po' prima, verso le 17:50. Tutto è compiuto nel momento in cui comincia il . Matteo 27.57-61 ; Marco 15.42-47 ; Luca 23.50-56 ; Giovanni 19.31-42.
_28 Agli occhi di tutti, questa faccenda è ormai definitivamente chiusa e il bilancio è piuttosto positivo per questi dirigenti: non c’è stato alcun movimento di folla.
_29 Resta da trattare un ultimo piccolo punto: il Messia Gesù aveva parlato di risurrezione, quindi è più prudente mettere delle guardie davanti al sepolcro. È la richiesta rivolta a Pilato nello stesso giorno del ; nulla ferma questi fervidi religiosi. Matteo 27.62-66.
_30 La risurrezione avviene la domenica mattina all'alba. Abbiamo dunque i 3 giorni e le 3 notti secondo il computo inclusivo ebraico. Matteo 28.2-4 ; Marco 16.2-4 ; Luca 24.1-3. Teniamo conto della notte in pieno mezzogiorno.
_31 Ora vengono le varie apparizioni del Messia Gesù, vivente, a partire da domenica 3 aprile dell'anno 33, di buon mattino. Giovanni 20.11-18 ; Matteo 28.8-10 ; Marco 16.8 ; Giovanni 20.24-34 ; Marco 16.13-14 ; Luca 24.13-35 ; Marco 16.14 ; Luca 24.36-49 ; Giovanni 20.26-31 ; Giovanni 21.1-14.
Questo elenco costituisce un breve riassunto della sinossi, dove approfondiamo questi eventi per facilitarne la comprensione. Tutti i dettagli a sostegno della nostra ipotesi sono esposti o direttamente nella sinossi o in diverse appendici.
L'apparente contraddizione tra Giovanni e i sinottici riguardo all'ora della crocifissione trova una risoluzione soddisfacente nella distinzione dei sistemi orari utilizzati. Giovanni, scrivendo per un pubblico romano, impiega la loro convenzione (ora sesta = 6 del mattino), mentre i sinottici usano il sistema ebraico (ora terza = 9 del mattino).
Questa spiegazione permette di stabilire una cronologia coerente:
~6h00 : Sentenza finale di Pilato (Giovanni, sistema romano)
~9h00 : Crocifissione effettiva (sinottici, sistema ebraico)
~12h00-15h00 : Tenebre soprannaturali
~15h00 : Morte di Gesù
Lungi dall'invalidare l'affidabilità dei Vangeli, questa diversità di prospettive testimonia l'autenticità di racconti provenienti da testimoni diversi, ciascuno dei quali riferisce gli eventi secondo i propri riferimenti culturali e temporali.
Le tenebre sopraggiunte in pieno mezzogiorno, riferite unanimemente dai tre sinottici, costituiscono un segno cosmico che sottolinea la portata universale di questo evento. La morte del Messia all' del pomeriggio (Min'ha), proprio nel momento in cui nel Tempio si finiva di sacrificare gli agnelli pasquali, rivela la profonda coerenza teologica di questi racconti storici.
La condanna di Gesù non fu opera del popolo ebraico nel suo insieme, ma di capi religiosi attaccati alle loro tradizioni e ai loro privilegi. Molti tra loro riconosceranno più tardi in questo «pericoloso rivoluzionario» il Messia annunciato dai loro profeti (Atti 6.7).
Un titolo, un personaggio, un luogo, un riferimento («Luca 15»)…
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Riferimento biblico
INF328
Nota informativa
INF328 - L’ora della preghiera
L’ora della preghiera
Nel Tempio di Gerusalemme esisteva verosimilmente un sistema di segnali sonori che scandiva le principali attività religiose della giornata. Diversi indizi biblici, storici e rabbinici vanno in questa direzione.
La Legge prescriveva già l'uso delle trombe d'argento per convocare l'assemblea e per segnare alcuni eventi del culto (Numeri 10.1-10). I sacerdoti le usavano durante i sacrifici e le grandi feste (2 Cronache 29.26-28).
Lo storico ebreo Flavio Giuseppe riferisce che un sacerdote si trovava in cima al Tempio per annunciare, con squilli di tromba, l'inizio e la fine del sabato. Gli scavi archeologici hanno del resto riportato alla luce una pietra con l'iscrizione «luogo dello squillo di tromba», che sembra corrispondere al punto in cui si trovava questo sacerdote.
La letteratura rabbinica, in particolare la Mishnà (Sukkà 5.5), menziona inoltre diverse serie di squilli che accompagnavano l'apertura delle porte del Tempio, le libazioni e alcuni momenti del culto quotidiano. Un ebreo pio che frequentava regolarmente il Tempio poteva così conoscere i principali momenti della giornata grazie a questi segnali.
Le ore di preghiera erano strettamente associate ai sacrifici quotidiani: il sacrificio del mattino si svolgeva verso la terza ora, cioè approssimativamente alle nove (Atti 2.15), mentre il sacrificio della sera aveva luogo verso la nona ora, cioè verso le quindici (Atti 3.1). I fedeli si radunavano naturalmente attorno a questi importanti momenti del culto (Luca 1.10).
È dunque molto verosimile che Pietro e Giovanni, salendo al Tempio «all'ora della preghiera» (Atti 3.1), siano stati guidati non solo dalla loro conoscenza del ritmo liturgico, ma anche dai segnali sonori emessi nel Tempio. Quando Luca precisa che si recavano al Tempio «alla nona ora», probabilmente non si tratta di una semplice stima, ma di un'ora nota a tutti e regolarmente scandita dallo svolgimento del culto e dagli squilli delle trombe sacerdotali.
Questi riferimenti liturgici e orari spiegano anche perché gli evangelisti abbiano potuto indicare le diverse ore in cui si svolsero i principali avvenimenti del giorno della crocifissione, il 1° aprile del 33 d.C.
INF305
Nota informativa
INF305 - Il monte degli Ulivi
Il monte degli Ulivi
Il monte degli Ulivi costituisce uno dei luoghi più importanti della geografia biblica. Situato a est di Gerusalemme, è separato dalla città dalla valle del Cedron (2 Samuele 15.30 ; Giovanni 18.1). Il suo nome deriva dai numerosi ulivi che un tempo ricoprivano i suoi pendii.
Posizione geografica
Il monte degli Ulivi forma una lunga cresta orientata da nord a sud, che culmina a circa 820 metri di altitudine, cioè leggermente più in alto di Gerusalemme. Dalla sua sommità si gode di una vista notevole sulla città e sull’area del Tempio.
La sua vicinanza a Gerusalemme spiega perché Gesù e i suoi discepoli vi si recavano spesso (Luca 21.37). Secondo Luca, il luogo dell’ascensione si trovava a una distanza di circa un «cammino di sabato» da Gerusalemme, cioè approssimativamente un chilometro (Atti 1.12).
Un luogo associato a numerosi eventi biblici
Nell’Antico Testamento
Davide attraversò il torrente Cedron e salì sul monte degli Ulivi piangendo, quando fuggiva davanti a suo figlio Assalonne (2 Samuele 15.30).
Il profeta Ezechiele descrive la gloria di Dio che lascia Gerusalemme e si ferma sul monte situato a est della città, generalmente identificato con il monte degli Ulivi (Ezechiele 11.23).
Il profeta Zaccaria annuncia che, nel giorno del Signore, i piedi dell’Eterno si poseranno sul monte degli Ulivi (Zaccaria 14.4).
Nella vita del Messia Gesù
Il monte degli Ulivi occupa un posto particolare nei Vangeli:
Gesù vi soggiorna spesso (Luca 22.39);
contempla Gerusalemme e piange sulla città (Luca 19.41-44);
vi pronuncia il discorso escatologico sulla fine dei tempi (Matteo 24.3 ; Marco 13.3);
trascorre le sue notti su questo monte negli ultimi giorni prima della sua morte (Luca 21.37);
ai piedi del monte si trova il giardino del Getsemani, dove prega prima del suo arresto (Matteo 26.36 ; Luca 22.39-46);
è anche dai dintorni di Betania, sul versante orientale del monte, che benedice i suoi discepoli e s’innalza al cielo (Luca 24.50-51 ; Atti 1.9-12).
Il monte degli Ulivi e l’ascensione
Gli Atti indicano che i discepoli, dopo l’ascensione, tornarono a Gerusalemme «dal monte detto degli Ulivi» (Atti 1.12). Luca precisa nel suo Vangelo che Gesù li condusse fin presso Betania prima di lasciarli (Luca 24.50).
Queste due indicazioni sono perfettamente compatibili, poiché Betania si trova sul versante orientale del monte degli Ulivi, a circa tre chilometri da Gerusalemme (Giovanni 11.18).
Una dimensione profetica
Per diversi interpreti, la scelta del monte degli Ulivi come luogo dell’ascensione non è probabilmente casuale. Il profeta Zaccaria annunciava già che, nel giorno dell’Eterno, questi si sarebbe fermato su questo monte (Zaccaria 14.4). Così, il luogo dal quale Gesù lascia i suoi discepoli potrebbe essere anche quello associato al suo ritorno glorioso, in conformità con la parola degli angeli:
«Questo stesso Gesù, che è stato tolto da voi ed elevato al cielo, verrà nello stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (Atti 1.11).
Così il monte degli Ulivi appare come un luogo carico di storia e di simbolismo. È al tempo stesso il teatro delle sofferenze del Messia, del suo insegnamento sui tempi futuri, della sua ascensione e, secondo diverse interpretazioni profetiche, del luogo associato al suo ritorno futuro.
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Nota informativa
INF003 - Il Sinedrio
Il Sinedrio
Il Sinedrio era un'istituzione chiave del giudaismo antico, con funzioni legislative, giudiziarie e religiose. Ecco alcuni punti essenziali che lo riguardano:
Il Sinedrio (o Sinedrio ebraico) designa, all'epoca del Secondo Tempio (ca. II sec. a.C. – 70 d.C.), l'istanza suprema di autorità religiosa, giuridica e talvolta politica del giudaismo in Giudea.
Punti essenziali
Composizione e sede: tradizionalmente 71 membri (il Nasi/presidente, l'Av Beit Din/vicepresidente e giudici/saggi). Si riuniva a Gerusalemme, vicino al Tempio, probabilmente in una sala chiamata «Sala delle Pietre Squadrate».
Competenze: interpretazione della Legge (Torah), definizione di norme religiose, arbitrato nelle controversie importanti, sorveglianza del calendario (santificazione dei mesi e intercalazioni), convalida di ordinanze comunitarie e, in teoria, giudizio dei casi più gravi. Sotto il dominio romano, i suoi poteri penali erano limitati.
Fonti storiche: se ne trovano echi nei Vangeli (il processo di Gesù, che menziona un consiglio ebraico) e soprattutto nella letteratura rabbinica (Mishnah, Talmud), che ne descrive il funzionamento ideale e le regole di procedura.
Funzionamento procedurale: testimonianze esaminate da un collegio, forte esigenza di credibilità dei testimoni, quorum necessario, voti che iniziavano dai giudici più giovani per evitare l'influenza dei più anziani, preferenza per l'assoluzione in caso di dubbio; per i casi capitali, regole ancora più rigorose.
Dopo il 70: la distruzione del Tempio da parte dei Romani pose fine al Sinedrio come esisteva a Gerusalemme. In Galilea si ricostituì un'autorità rabbinica (Iavne, poi Usha, Sepphoris, Tiberiade), talvolta chiamata «Sinedrio» per analogia, incentrata sullo studio, sulla halakhah e sull'organizzazione comunitaria; essa declina verso il IV–V secolo.
Eredità: il Sinedrio simboleggia l'ideale di un'autorità collegiale e dotta nel giudaismo. I trattati talmudici (in particolare Sanhedrin, Makkot) conservano le sue regole teoriche, che hanno influenzato il pensiero giuridico ebraico. In epoca moderna il termine è stato ripreso per analogia (ad es. il «Gran Sinedrio» convocato da Napoleone nel 1807), senza continuità istituzionale con l'antichità.
Termini chiave
Nasi: presidente del Sinedrio; alcune tradizioni attribuiscono questo ruolo a Hillel il Vecchio e ai suoi discendenti nel periodo tardo.
Av Beit Din: «padre del tribunale», secondo del Nasi.
Beit Din: tribunale rabbinico; al plurale designa anche le corti locali di 23 giudici (per i casi gravi) o di 3 (per i casi civili).
Limiti e dibattiti
Storia contro ideale normativo: le descrizioni talmudiche mescolano ricordi storici e modelli giuridici; gli storici discutono l'effettiva estensione dei suoi poteri in ciascun periodo.
Competenza penale sotto Roma: la capacità di applicare la pena capitale è particolarmente dibattuta; fu probabilmente molto ristretta alla fine del periodo.
In breve: il Sinedrio fu la più alta istanza dotta e giudiziaria del giudaismo del Secondo Tempio, con un ruolo centrale nell'interpretazione della legge e nella coesione comunitaria; la sua forma antica scompare dopo il 70, ma il suo modello continua a ispirare l'organizzazione rabbinica e il pensiero giuridico ebraico.
INF004
Nota informativa
INF004 - I Romani
I Romani
Nell’anno 63 a.C. il generale romano Pompeo invase il territorio di Israele e prese Gerusalemme. Grazie a Giulio Cesare, nell’anno 45 a.C. il giudaismo divenne una religione lecita.
Cinque anni dopo, nel 40 a.C., l’imperatore Augusto pose fine alla dinastia asmonea e nominò Erode il Grande, un idumeo, dunque senza stirpe reale, re dei Giudei.
Qualche anno dopo la morte di Erode il Grande, nell’anno 6 d.C., Roma cambiò lo status della Giudea, insieme alla Samaria e all’Idumea (l’Edom biblico), trasformandole in province romane poste sotto la responsabilità di procuratori romani.
I figli del monarca Erode furono promossi dall’autorità romana al rango di tetrarchi e governarono queste diverse province sotto l’egida dei procuratori.
Durante il ministero del Messia Gesù, dunque, un prefetto, Ponzio Pilato, e un tetrarca, Erode Antipa, si dividevano il potere. I due uomini si odiavano fino al giorno della condanna del Messia Gesù (Luca 23.12).
Quarant’anni dopo la crocifissione del Messia Gesù, l’insurrezione dei Giudei, iniziata nel 66, fu domata; Tito distrusse il tempio di Gerusalemme nel 70 e tutto si concluse con la caduta di Masada il 2 maggio del 73.
Altre rivolte seguirono fino al 135.
Nel 130 l’imperatore Adriano cambiò di nuovo lo status del paese di Israele, creando una nuova colonia romana; il nome di Gerusalemme fu sostituito da Aelia Capitolina.
Il Messia Gesù svolse il suo ministero in un territorio occupato dai Romani, con un governatore designato da Roma.
Tre uomini si dividevano dunque, in quel momento della storia, la guida del paese di Israele:
Ponzio Pilato, il prefetto romano, deteneva tutti i poteri, in particolare sulla Giudea.
Erode Antipa regnava sulla Galilea e sulla Perea.
Il sommo sacerdote Caifa, responsabile delle questioni religiose.
INF089
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INF089 - Il sabato
Il sabato
Il sabato è un giorno di riposo e di santificazione nella tradizione ebraica, osservato dal venerdì sera al sabato sera. Ecco alcuni elementi importanti da conoscere sul sabato:
Origini e significato
Comandamento biblico: Il sabato è uno dei Dieci Comandamenti dati da Dio a Mosè sul monte Sinai. È menzionato più volte nella Torah, in particolare in Esodo 20.8-11 e Deuteronomio 5.12-15. Creazione: Il sabato commemora il giorno di riposo di Dio dopo i sei giorni della creazione, come descritto in Genesi 2.2-3. Liberazione dall'Egitto: Oltre alla creazione, il sabato è anche un richiamo alla liberazione degli Israeliti dalla schiavitù in Egitto, simbolo di libertà e di santificazione.
Osservanza e pratiche
Riposo: Il sabato è un giorno di riposo completo in cui sono proibiti i lavori creativi (chiamati «melakhot»). Ciò include attività come cucinare, scrivere, accendere un fuoco e altro ancora. Celebrazione: Il sabato inizia il venerdì sera con un pasto festivo, spesso preceduto dall'accensione delle candele del sabato. Si recitano preghiere speciali, come il Kiddush (santificazione). Servizi religiosi: Gli ebrei praticanti partecipano ai servizi religiosi nelle sinagoghe, dove si svolgono letture speciali della Torah e preghiere.
Tempo in famiglia e spiritualità: Il sabato è anche un momento di riunione familiare, di studio della Torah e di riflessione spirituale.
Importanza spirituale
Legame con Dio: Il sabato è un tempo dedicato alla spiritualità e al rafforzamento del legame con Dio, un tempo di riposo fisico e spirituale. Comunità: Il sabato incoraggia l'incontro comunitario e familiare, rafforzando i legami sociali e religiosi.
Il significato del sabato per gli ebrei
Per gli ebrei, il sabato è molto più di un semplice giorno di riposo. È un richiamo settimanale alla creazione del mondo e un simbolo del patto tra Dio e il popolo d'Israele. Il sabato è un tempo sacro dedicato alla preghiera, alla riflessione spirituale e alla comunione familiare e comunitaria.
L'osservanza del sabato comporta l'astensione da ogni lavoro, la partecipazione ai servizi religiosi nella sinagoga, la preparazione di pasti speciali e la celebrazione in famiglia. È un momento per staccarsi dalle preoccupazioni materiali e concentrarsi sullo spirituale, rafforzando così i legami con Dio e con i propri cari.
Il sabato al tempo di Gesù
Al tempo di Gesù, il sabato aveva una grande importanza religiosa e sociale. Le leggi del sabato erano osservate scrupolosamente, e i farisei, insieme agli scribi, erano particolarmente attenti al rispetto rigoroso di queste leggi. Avevano elaborato un insieme dettagliato di regole per stabilire che cosa fosse considerato «lavoro» proibito nel giorno di sabato.
Gesù, tuttavia, sfidò spesso queste interpretazioni rigide delle leggi del sabato. Per esempio, guarì dei malati di sabato, il che provocò controversie con le autorità religiose del suo tempo. Gesù insegnò che il sabato è stato fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato (Marco 2.27), sottolineando così l'importanza della compassione e dell'umanità rispetto alle regole rigide.
L'atteggiamento di Gesù verso il sabato metteva in luce l'idea che le leggi religiose dovessero servire il benessere delle persone, anziché diventare fardelli opprimenti. Questa prospettiva contribuì alle tensioni tra lui e le autorità religiose, ed ebbe un ruolo nei conflitti che condussero infine alla sua crocifissione.
Il sabato è un'istituzione centrale dell'ebraismo, simbolo del riposo, della santificazione e del legame con Dio. Svolge un ruolo essenziale nella vita religiosa e sociale degli ebrei, offrendo una pausa settimanale dedicata alla riflessione, alla preghiera e alla comunione con i propri cari.