Il villaggio di Betfage, situato sul versante orientale del , si trovava esattamente sulla strada che collegava Betania a Gerusalemme. Marco e Luca, del resto, associano il suo nome a quello di Betania per sottolinearne l’immediata vicinanza.
A quel tempo il non era ancora un luogo particolarmente noto, ma dominava naturalmente questo cammino di pellegrinaggio. Il Messia Gesù e i suoi discepoli avevano posto il loro accampamento presso Betania; lasciando quel luogo per recarsi a Gerusalemme, dovevano necessariamente passare nei pressi di Betfage.
Il nome di questa località significa «casa dei », il che lascia supporre che il menzionato più avanti da Matteo e Marco (PER282) si trovasse probabilmente in questa zona. Quando il gruppo raggiunge i dintorni del villaggio, la sosta ha un solo scopo: la ricerca di un asinello.
Il Messia Gesù sa che deve entrare a Gerusalemme seduto sul puledro di un’asina, compiendo così consapevolmente la profezia di Zaccaria 9.9 che annuncia un re umile e pacifico. Matteo, fedele al suo modo di scrivere, sottolinea esplicitamente questo legame profetico.
Il Messia Gesù manda allora due dei suoi discepoli a prendere l’asinello e sua madre. Dà loro istruzioni precise: entrando nel villaggio, troveranno gli animali legati; se qualcuno li interroga, dovranno semplicemente rispondere che «il Signore ne ha bisogno».
Gli evangelisti mostrano così la sovranità di Gesù, che conosce in anticipo la situazione, la presenza degli animali e perfino la reazione dei loro proprietari. Questi accettano subito quando i discepoli danno la spiegazione richiesta. L’episodio mette in luce l’obbedienza senza esitazione dei due discepoli, la tranquilla autorità del Maestro sullo svolgimento degli eventi e il compimento volontario e pubblico di una profezia attesa da tempo.