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I venditori scacciati dal Tempio

L’articolo esamina l’episodio in cui Gesù espelle i mercanti dal Tempio, riferito diversamente nei Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Mentre i sinottici lo collocano poco prima della crocifissione, Giovanni lo pone all’inizio del ministero di Gesù e descrive una scena segnata dall’uso di una frusta. Questa divergenza solleva la questione di più episodi distinti. L’azione di Gesù, pur simbolica, non provocò un intervento romano e sottolinea la sua strategia per affermare una purificazione spirituale.

28 min Gesù Tempio mercanti Vangeli purificazione 22 versetti 9 libri

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Introduzione

Gli autori dei Vangeli citano talvolta gli stessi fatti in modo indipendente. Aggiungono il proprio tocco personale, aumentando la ricchezza del racconto.

Ogni tanto notiamo storie simili che presentano però differenze tali da non riuscire più a conciliarle.

È il caso di questo passo in cui Gesù, il Messia, scaccia i mercanti dal Tempio.

In questo caso gli scrittori biblici si riferiscono allo stesso evento o a due fatti ben distinti?

I. I racconti di Matteo, Marco e Luca

Questi tre testi simili dei Vangeli sinottici narrano eventi della settimana della crocifissione. Marco sottolinea soprattutto la grande notorietà di Gesù, il Messia. Può permettersi di agire così perché le autorità del Tempio non oserebbero mai arrestarlo davanti ai suoi fedeli.

Matteo, Marco e Luca forniscono pochi dettagli sull’evento in sé.

Secondo Marco 11.11, il giorno prima Gesù, il Messia, aveva già osservato il luogo, prima di tornare al villaggio di Betania, dove abitavano Marta, Maria e Lazzaro. Durante la notte aveva quindi potuto riflettere sul comportamento da adottare e scegliere il momento migliore per agire.

I venditori sotto il portico di Salomone occupavano anche parte del cortile dei Gentili. Inoltre, secondo Marco 11.16, attraversavano la spianata per attirare clienti, rendendo impossibili raccoglimento e preghiera. L’intervento di Gesù, il Messia, appare dunque legittimo.

Notiamo che nei Vangeli sinottici l’allusione alla distruzione del Tempio fa parte di un discorso pronunciato non il giorno in cui Gesù, il Messia, scaccia i venditori, ma il giorno seguente, sul .

Le intervennero per calmare la situazione. Era essenziale evitare che degenerasse e trascinasse il popolo in una rivolta, perché l’esercito romano avrebbe represso l’insurrezione in un bagno di sangue.

I tre autori citano le parole del Maestro, che riprendono quelle di Isaia 56.7 e Geremia 7.11.

Possiamo interrogarci sull’utilità di una simile azione, perché constatiamo che ormai nulla sembra poter fermare il fenomeno.

Nonostante tutto, agendo così Gesù, il Messia, afferma la propria autorità, molto superiore a quella dei responsabili religiosi e del sommo sacerdote Caifa, che rimangono passivi davanti a questi abusi.

In definitiva, se i racconti di Matteo, Marco e Luca sono in armonia, quello di Giovanni si distingue notevolmente.

Gesù, il Messia, tentò due volte di purificare il Tempio?

II. Il racconto di Giovanni

Sappiamo che Giovanni scrisse tardi e conosceva gli scritti degli amici. Eppure narra questa vicenda sviluppando un dettaglio inedito: Gesù, il Messia, si fabbrica una frusta e la usa per scacciare tutti, commercianti e animali compresi.

La scena, apparentemente brutale, non provocò l’intervento dei soldati , il che ci fa supporre che fosse piuttosto discreta. I discepoli restano spettatori e non intervengono! Quando Giovanni scrive che scacciò tutti i venditori dal Tempio, pensa certamente a quelli vicini.

Un intervento su vasta scala era impossibile, perché i soldati e la guardia ebraica del Tempio sarebbero intervenuti rapidamente per arrestare il perturbatore. Gli ordini del prefetto Ponzio Pilato erano precisi: nessun disordine sarebbe stato tollerato, pena una repressione sanguinosa.

La folla presente probabilmente mascherò il suo intervento. Constatiamo che nessuno lo neutralizzò. Contro ogni aspettativa, si instaura un dialogo cortese.

Evidentemente Gesù, il Messia, non intendeva scacciare tutti i commercianti dal Tempio, cosa che appare impossibile, ma soltanto trasmettere un messaggio al popolo.

Giovanni descrive la storia e poi aggiunge dapprima il proprio commento al versetto Giovanni 2.17. Riporta quindi uno scambio con dei giudei, probabilmente mercanti del Tempio.

Non osserviamo alcuna reazione delle autorità religiose, il che sembra avvalorare il carattere molto localizzato dell’intervento di Gesù, il Messia.

Giovanni colloca il racconto all’inizio del ministero del Maestro, nell’aprile dell’anno 30 secondo la nostra cronologia.

III. Diversi punti del racconto di Giovanni richiedono una spiegazione

Le autorità religiose o romane non intervengono pur sorvegliando ogni tentativo di sedizione. Possiamo spiegarlo con la portata piuttosto ridotta dell’intervento, passato quindi inosservato ai diversi osservatori.

La discrezione dei discepoli ci porta a chiederci se fossero presenti. Il versetto Giovanni 2.17, che sottolinea il loro ricordo di parole del Maestro collegate all’evento, sembra certificarne la presenza. Non ne conosciamo tuttavia il numero.

Potrebbe sorprendere anche la reazione molto moderata di mercanti e cambiavalute. Gli ebrei pii non accettavano che Caifa avesse autorizzato questi commercianti a insediarsi nel recinto del Tempio. Si sistemavano sotto il portico di Salomone e occupavano inoltre parte del cortile dei Gentili. Consapevoli delle riserve di molti ebrei, i mercanti avevano interesse a calmare una situazione che poteva degenerare rapidamente e provocare interventi brutali dell’esercito romano. Un dialogo cortese appare la soluzione migliore.

Il versetto Giovanni 2.14 sembra indicare un vero stupore nel trovare venditori sulla spianata del Tempio. Dopo la ristrutturazione, Caifa aveva infatti permesso ai mercanti di occupare questi spazi per controllare gli animali e le transazioni. Prima si trovavano sul . Lo spazio considerevole occupato dal commercio resta una grande sorpresa per questi ebrei venuti a pregare.

Giovanni indica al versetto Giovanni 2.15 che li scacciò tutti. Intendiamo quelli che si trovavano vicino a Gesù, il Messia. Nel contesto esplosivo creato dalle decisioni di Caifa, un intervento ampio avrebbe necessariamente provocato una risposta brutale dell’esercito romano che sorvegliava la spianata. Ma non accadde! Nel frastuono del mercato degli animali e delle contrattazioni, l’azione di Gesù non dovette attirare l’attenzione di molte persone.

Gesù, il Messia, agisce da solo e i discepoli si limitano a osservare, il che fa supporre un’azione rapida. Anche se fabbricare la frusta richiese del tempo, diversi presenti dovevano chiedersi a cosa servisse. Il Maestro non colpì i mercanti, che probabilmente facevano da barriera per proteggere i banchi.

Il versetto Giovanni 2.16 indica che Gesù, il Messia, parla ai venditori accusandoli di aver trasformato con la loro attività questo luogo di preghiera in un mercato di bestiame. Cita Isaia 56.7 e Geremia 7.11.

Il versetto Giovanni 2.14 menziona il Tempio, ma qui si tratta della spianata e in particolare del cortile dei Gentili.

In conclusione, alla luce dei fatti riportati, dobbiamo riconoscere che l’azione di Gesù, il Messia, rimase discreta. Ha soprattutto un carattere simbolico: affermando così la propria autorità, il Maestro non cercò una rivolta popolare. Quanto alla violenza, nessuno rimase ferito e Gesù voleva soltanto ricordare che il Tempio era innanzitutto la casa di , Yahweh.

Si tratta di un primo intervento, mentre Matteo, Marco e Luca ne narrano un secondo?

La risposta si fonda soltanto sulle differenze dei fatti riportati. La descrizione di un intervento violento del Maestro in Giovanni, assente in Matteo, Marco e Luca, ci fa pensare a due interventi.

Questa reazione sorprendente e soprattutto insolita difficilmente sarebbe stata dimenticata. Pensiamo quindi che gli autori dei Vangeli sinottici non l’abbiano riportata intenzionalmente.

Secondo Giovanni, durante il ministero Gesù, il Messia, partecipò a quattro feste di Pasqua a Gerusalemme. Ci sembra evidente che ogni volta dovesse indignarsi davanti al disordine causato dal grande mercato.

Il rumore, la sporcizia degli escrementi degli animali e soprattutto i traffici non si accordavano con la solennità del luogo, anche se tutto avveniva nel cortile dei Gentili, fuori dal luogo santo. Gesù, il Messia, avrebbe quindi potuto intervenire ogni volta!

Poi tutti e quattro gli autori riportano un discorso legato al Tempio.

Ma le somiglianze finiscono qui e le divergenze appaiono tali da rendere difficile pensare allo stesso evento.

Cinque punti dimostrano infatti la differenza:

IV. Quante volte Gesù, il Messia, ha scacciato i mercanti dal Tempio?

_1 La data: l’anno 30 per Giovanni e il 33 per Matteo, Marco e Luca.

_2 Nessun intervento delle autorità in Giovanni, mentre nei Vangeli sinottici decidono chiaramente di uccidere Gesù, il Messia. Il fatto insignificante annotato da Giovanni assume proporzioni importanti nei sinottici.

_3 Giovanni parla della costruzione del Tempio e della proposta da Gesù, il Messia, sulla propria morte. Evoca i tre giorni di Giona nel ventre del pesce. Matteo, Marco e Luca non stabiliscono questo collegamento.

_4 Il discorso di Giovanni si riassume in un semplice dialogo con i giudei, secondo noi i mercanti, dopo l’incidente; tutto si svolge nel cortile dei Gentili. In Matteo, Marco e Luca il discorso è collocato il giorno dopo sul .

_5 In Giovanni si fabbrica una frusta, cosa che non accade in Matteo, Marco e Luca.

In conclusione, i due eventi sono troppo diversi per considerarli lo stesso fatto.

Dobbiamo stupirci che Gesù, il Messia, abbia scacciato i venditori o rovesciato i tavoli in due occasioni durante feste di Pasqua?

Durante le grandi feste, i venditori arrivavano fino alla spianata del Tempio per attirare compratori. Questo luogo di raccoglimento e preghiera si trasformava in un mercato assordante. Gli odori e i rumori degli animali, insieme ai loro escrementi, accentuavano la trasformazione. Molti ebrei non accettavano questa decisione del .

Per qualsiasi ebreo pio la situazione era rivoltante, ma nessuno osava agire tranne Gesù, il Messia.

V. Un po’ di storia

Prima della costruzione del Tempio di Salomone, gli ebrei gestivano personalmente la pratica del sacrificio pasquale. I leviti si occupavano di immolare e preparare gli animali, perché spesso una parte doveva essere bruciata.

I pellegrini compravano un agnello o un capretto; le autorità religiose del tempio verificavano la conformità dell’animale e praticavano il sacrificio. Sembra che il pellegrino sgozzasse personalmente l’animale e il sacerdote raccogliesse il sangue, che non doveva mai essere consumato perché rappresenta la vita, appartenente solo a Dio Levitico 17.11.

Nell’anno 30 a.C., i responsabili religiosi, sotto l’autorità del sommo sacerdote Ananel e del suo successore Gesù ben Fabi, nominati da Erode il Grande, capirono che il controllo della vendita degli animali sfuggiva loro. Decisero di trasferire il grande mercato dal direttamente nel Tempio, precisamente nel cortile dei Gentili.

Grazie alle informazioni di Giovanni 2.20 sappiamo che il Tempio fu ricostruito in quarantasei anni. I lavori, iniziati nel -19 o -20 a.C., dovevano terminare verso l’anno 28.

Il sommo sacerdote Caifa riorganizzò quindi il mercato, cogliendo l’occasione per ampliarlo. Secondo Giovanni, Gesù, il Messia, interviene dopo questa riforma, circa due anni più tardi secondo le nostre deduzioni. Sembra dunque che i mercanti abbiano sviluppato rapidamente l’attività e guadagnato spazio sulla spianata del Tempio.

Mercanti, commercianti e cambiavalute, ma anche le autorità religiose, consapevoli che parte del popolo vede male questo sviluppo, cercano piuttosto di minimizzare gli interventi del nuovo Maestro.

La manna finanziaria di questa operazione supera tutte le previsioni dei , che dominano il .

Il risultato appare infatti estremamente vantaggioso per questi sacerdoti. Impongono una moneta specifica, probabilmente il siclo di Tiro per l’elevato contenuto d’argento. Gerusalemme non aveva diritto di battere moneta propria.

La ragione ufficiale, cioè che l’effigie di Cesare sulle monete fosse incompatibile con la santità del luogo, sembra svanire davanti alla realtà economica!

La maggior parte delle monete d’argento, e in particolare il denaro romano, riferimento dell’epoca, conteneva solo l’80 % d’argento, mentre il siclo di Tiro raggiungeva il 95 %. Questo dettaglio non era sfuggito ai contabili del Tempio.

Il tasso di cambio favoriva i religiosi ebrei, anche perché i pellegrini, prima di partire, restituivano i sicli rimasti in cambio delle rispettive valute d’origine.

Questo monopolio, vantaggioso per i sommi sacerdoti, sfavoriva i notabili della città, per cui Gesù, il Messia, poteva godere dell’appoggio di questa opposizione.

Possiamo immaginare il rumore di questo commercio vicino al luogo santo, che disturbava le preghiere degli ebrei fedeli.

Il continuo aumento dei prezzi imposti dai sacerdoti fece sì che i poveri non potessero più comprare nemmeno una coppia di piccioni.

Questa speculazione rivoltante, denunciata da Gesù, il Messia, poteva quindi trovare oppositori e sostenitori della sua denuncia in diverse classi della società ebraica.

VI. La giustificazione della violenza

Il racconto di Giovanni si distingue da quelli di Matteo, Marco e Luca. La brutalità vi occupa più spazio e la fabbricazione di una frusta accentua questa impressione.

Questo comportamento del Maestro può giustificare violenze con il pretesto di purificazioni religiose? La storia dimostra purtroppo che è accaduto troppo spesso. Qui non vogliamo commentare la storia, ma soltanto considerare il testo di Giovanni.

Nel racconto di Giovanni, a parte qualche fastidio e un po’ di lavoro, nessuno subì danni, né uomini né animali. Inoltre il Figlio di Dio aveva una legittimità e un’autorità che nessun uomo può sperare di possedere.

Pensare che tutti i venditori siano stati scacciati dal Tempio è un’interpretazione molto esagerata. La realtà, come abbiamo visto, è assai più moderata. Alcuni commercianti furono soltanto disturbati per un po’ nell’attività. Siamo lontani da una rivoluzione e l’azione resta piuttosto simbolica. La grande maggioranza dei pellegrini e la guardia romana sulla spianata non notarono nulla di sospetto.

Se avessero rilevato la minima agitazione anomala, avrebbero sospettato un principio di ribellione e sarebbero intervenuti rapidamente e brutalmente. Gesù, il Messia, avrebbe allora terminato la Pasqua in una prigione della fortezza Antonia.

Non possiamo ignorare questo atto brusco e sorprendente del Maestro. «Lo zelo per la tua casa mi divora», dirà Giovanni 2.17 per giustificare, o almeno spiegare, l’azione.

Pensiamo anche ai rimproveri di Gesù, il Messia, ai , definiti ipocriti Matteo 23.13, o al re Erode Antipa, chiamato volpe Luca 13.32. «Generazione incredula e perversa, fino a quando vi sopporterò?», dirà ai propri discepoli Matteo 17.17, Marco 9.19, Luca 9.41.

Tutte queste manifestazioni energiche dimostrano il divario tra il pensiero del Maestro e quello di chi lo circondava. La gravità della situazione richiedeva talvolta una reazione ferma per provocare una risposta positiva degli interlocutori.

Usare questi esempi per giustificare comportamenti violenti equivarrebbe, per esempio, a giustificare l’adulterio con il caso del re Davide, l’uomo secondo il cuore di Dio, nella vicenda di Uria l’Ittita 2 Samuele 11.1!

Bisognerebbe inoltre studiare bene i fatti prima di usare la parola «violenza». Rovesciare i tavoli dei cambiavalute, scacciare gli animali con una frusta di corde e rimproverare i venditori di piccioni sono atti energici adeguati alla situazione, ma parlare qui di violenza come la conosciamo oggi sembra esagerato.

Il comportamento di Gesù, il Messia, non spaventò molte persone; probabilmente ripresero subito dopo la loro attività redditizia.

Gesù, il Messia, voleva semplicemente proclamare un messaggio importante e, scrivendo questo passo, Giovanni ricordò il sorprendente legame tra questi atti e le parole di Davide Salmi 69.9.

Questi religiosi trasformarono l’ultimo luogo consacrato a Dio in una zona di affari redditizi.

VII. I quarantasei anni di costruzione

Gli ebrei coinvolti nell’intervento di Gesù, il Messia, ricordano a lui e a tutti gli ascoltatori che la ricostruzione del Tempio durò quarantasei anni. Grazie a Flavio Giuseppe sappiamo inoltre che i lavori iniziarono nel 20 o 19 a.C. Aggiungendo i quarantasei anni indicati, arriviamo circa all’anno 27 o 28.

Abbiamo calcolato che l’evento avvenne durante la Pasqua di venerdì 7 aprile dell’anno 30. Come spiegare lo scarto di due o tre anni? Sappiamo che in realtà i lavori continuarono fino all’anno 63. Ma queste persone si riferiscono alla fine del cantiere più importante, quello della ricostruzione. Seguirono altri lavori minori, senza impedire ai pellegrini l’accesso al Tempio.

Intendiamo quindi queste parole come riferimento soltanto a una durata e non a una data precisa. Secondo la nostra analisi, la ricostruzione era terminata già da circa tre anni.

Conclusione

Gli scrittori biblici avevano un obiettivo: raccontare i fatti straordinari vissuti. Non si preoccuparono, salvo forse Luca, della cronologia. Non potevano correggere il papiro e, in caso di dimenticanza, l’unica soluzione era spostare il racconto.

Come lettori, talvolta fatichiamo quindi a comprendere la successione delle pericopi. Questo non mette in dubbio la credibilità degli autori, ma sottolinea semplicemente la difficoltà di riassumere una quantità così grande di fatti tutti ugualmente importanti.

Il loro numero, la somiglianza e talvolta la ripetizione accentuarono la difficoltà. Il risultato del lavoro rimane comunque straordinario!