Per approfondire questo argomento, potete consultare la pericope PER243 : La parabola della pecora smarrita e ritrovata, nonché lo studio PAR031 : La pecora smarrita e ritrovata.
Siamo nella casa di Cafarnao, dove il Messia Gesù continua a insegnare ai suoi apostoli, ai discepoli e alle loro famiglie presenti. I vari temi trattati sono riportati da Matteo e da Pietro, coautore del secondo Vangelo con Marco, che erano presenti. In questo caso specifico, Marco non riporta questa , ma Luca la riprende. La stanza sembra abbastanza grande da accogliere tutte le persone presenti. Questo incontro ebbe luogo prima del 3 ottobre del 32 d.C., data in cui il gruppo lascia definitivamente la Galilea. Non è precisato se questi insegnamenti si siano svolti durante un solo incontro o durante più riunioni.
Constatiamo una forte coesione attorno al Maestro e un progressivo isolamento del gruppo. L’annuncio della sua morte ha manifestamente provocato turbamento tra i suoi cari, creando così un maggiore bisogno di riunirsi. Il Messia Gesù è consapevole che tra pochi giorni partirà con i suoi apostoli e probabilmente non rivedrà la maggior parte dei suoi cari. Si sforza quindi di trasmettere loro il massimo degli insegnamenti per prepararli alla sua assenza.
Per quanto riguarda il tema delle 100 pecore, è opportuno notare che la soddisfazione divina quando un’anima smarrita si converte costituisce una di incoraggiamento per l’intero gruppo.
I passi di Matteo 18.10-14 e Luca 15.3-7 presentano una simile: quella della pecora smarrita. In Matteo, il Messia Gesù insiste sul valore dei «piccoli» e sulla volontà del Padre celeste di non perderne nessuno. Mette in evidenza l’idea che Dio cerca attivamente quelli che si smarriscono e si rallegra del loro ritorno. Luca, da parte sua, sviluppa maggiormente la gioia del pastore quando ritrova la pecora smarrita, sottolineando la festa celeste per un peccatore che si pente.
La differenza principale risiede nell’orientamento del messaggio: Matteo lo inserisce in un discorso sull’umiltà e sulla sollecitudine verso i più deboli, mentre Luca lo colloca in una serie di parabole sulla misericordia divina e sul pentimento.
La scelta della pecora in questa non è casuale, perché essa è priva di mezzi di difesa e costituisce una facile preda per i predatori. Ciò sottolinea il suo bisogno di protezione da parte del pastore (Giovanni 10.11, Giovanni 10.14 e Ezechiele 34.23).
La delle pecore in Matteo 18.10-14 mette in evidenza l’idea che Dio non vuole perdere nessuno dei suoi «piccoli» e che cerca attivamente quelli che si smarriscono. Questa immagine del pastore che veglia sulle sue pecore può essere messa in relazione con la missione del Messia Gesù, che si presenta egli stesso come il buon pastore in Giovanni 10.11-18.
Nel contesto della morte imminente del Maestro, questa assume una dimensione ancora più profonda: il Messia Gesù, in quanto pastore, sa che dovrà lasciare fisicamente i suoi discepoli, ma assicura loro che non saranno abbandonati. Prepara i suoi discepoli a questa separazione promettendo loro lo Spirito Santo come guida e consolatore (Giovanni 14.16-18).
Così, la delle pecore smarrite può essere vista come una prefigurazione della sollecitudine del Messia Gesù verso i suoi discepoli dopo la sua partenza. Non li lascia soli, ma continua a cercarli e a guidarli spiritualmente, come un pastore che veglia sul suo gregge.