Assistiamo qui agli ultimi istanti del ministero terreno del Messia Gesù. Giovedì 12 maggio 33, Gesù e i suoi discepoli si trovano sul , in direzione di Betania, il villaggio di Marta, Maria e Lazzaro (Luca 24.50; Giovanni 11.1). Questo luogo probabilmente non è scelto a caso. Gesù vi aveva spesso soggiornato (Luca 21.37), vi aveva pronunciato il suo discorso sui tempi della fine (Matteo 24.3) ed è anche sulle sue pendici, nel giardino del Getsemani, che aveva vissuto le ore di angoscia che precedettero il suo arresto (Matteo 26.36-46).
Dopo aver a lungo intrattenuto i suoi discepoli e aver affidato loro le sue ultime raccomandazioni, in particolare l'ordine di attendere la promessa del Padre e di diventare suoi testimoni fino agli estremi confini della terra (Atti 1.4-8), il Messia Gesù è improvvisamente elevato al cielo. Una nuvola lo sottrae progressivamente al loro sguardo (Atti 1.9). Questo evento straordinario segna la fine delle sue apparizioni terrene e il suo ritorno presso il Padre.
2- Lo stupore dei discepoli
I discepoli sapevano che Gesù doveva ritornare a colui che lo aveva mandato (Giovanni 14.2-3; Giovanni 16.28; Giovanni 20.17). Tuttavia, nulla permette di pensare che si aspettassero di assistere a una simile manifestazione soprannaturale. Il loro stupore è evidente, poiché restano immobili, con lo sguardo rivolto al cielo (Atti 1.10). La loro ultima domanda mostra del resto che speravano ancora in una prossima restaurazione del regno d'Israele (Atti 1.6). Il modo in cui avviene questa separazione aveva dunque tutto per sorprenderli.
3- La testimonianza dei messaggeri celesti
Mentre i discepoli contemplano ancora il cielo, due uomini vestiti di bianco appaiono accanto a loro (Atti 1.10). Luca li presenta come messaggeri celesti. Potrebbe trattarsi degli stessi angeli che qualche settimana prima avevano annunciato la risurrezione alle donne (Luca 24.4-7), ma questa identificazione rimane ipotetica e il testo non permette di affermarla con certezza.
Questi messaggeri pronunciano allora una dichiarazione di importanza considerevole per la speranza cristiana: «Questo Gesù, che è stato tolto da voi ed elevato in cielo, verrà nella medesima maniera che lo avete visto andare in cielo» (Atti 1.11). Questa promessa segnerà profondamente la fede della Chiesa primitiva. I primi cristiani vivevano nell'attesa del ritorno glorioso del Signore (1 Tessalonicesi 1.9-10; Filippesi 3.20).
4- La speranza del ritorno di Cristo
Questo annuncio richiama inoltre la profezia di Zaccaria, secondo cui il Signore poserà i suoi piedi sul al momento del suo intervento finale (Zaccaria 14.4). Secondo un'interpretazione ampiamente diffusa nel cristianesimo, il monte che fu testimone della partenza del Messia potrebbe essere anche quello del suo ritorno glorioso.
Tuttavia, questa speranza suscitò ben presto alcuni interrogativi e talvolta attese eccessive. Alcuni credenti sembravano prevedere un ritorno immediato del Signore. L'apostolo Paolo dovette allora apportare diverse precisazioni per inquadrare questa attesa e ricordare che certi eventi dovevano ancora verificarsi prima della venuta di Cristo (1 Tessalonicesi 4.13-18; 2 Tessalonicesi 2.1-12).
5- Una nuova fase dell'opera di Cristo
L'ascensione non costituisce dunque il compimento dell'opera del Messia Gesù, ma una tappa decisiva della sua realizzazione. Essa segna il passaggio dal suo ministero terreno alla sua attività celeste. Ormai esaltato presso il Padre, Cristo prosegue la sua opera per mezzo dello Spirito Santo e della testimonianza dei suoi discepoli, in attesa del suo ritorno glorioso annunciato dai messaggeri celesti.
Nella sostanza, questo testo mi sembra del tutto degno di un serio commento biblico. Si colloca più nel registro di un'opera di esegesi evangelica accessibile che in quello di un articolo universitario specialistico, il che mi pare particolarmente adatto al progetto di un commento continuo degli Atti degli Apostoli destinato a un vasto pubblico.
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