Luca riferisce qui un colloquio che si colloca manifestamente nel giorno stesso dell'ascensione, che collochiamo a giovedì 12 maggio 33, quaranta giorni dopo la risurrezione di Gesù, il Messia (Atti 1.3). Sono allora presenti Gesù risorto e, con ogni verosimiglianza, gli undici apostoli, essendo Giuda Iscariota già morto (Matteo 27.5). Lo scenario di questo incontro sembra essere il , poiché i discepoli rientrano poi a Gerusalemme da questo luogo, distante circa un (Atti 1.12; Luca 24.50-51). Il Maestro rivolge loro allora il suo ultimo insegnamento prima della sua partenza.
2- L'attesa della promessa del Padre
Gesù ordina ai suoi discepoli di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi «la promessa del Padre» (Atti 1.4). Si tratta del battesimo nello Spirito Santo che aveva già annunciato loro durante il suo ministero terreno (Giovanni 14.16-17; Giovanni 15.26; Giovanni 16.7-15). Lo stesso Giovanni Battista aveva annunciato che il Messia non avrebbe battezzato soltanto con acqua, ma «in Spirito Santo» (Matteo 3.11; Marco 1.8; Luca 3.16). I discepoli devono dunque pazientare ancora qualche giorno prima del compimento di questa promessa divina.
3- La speranza della restaurazione del regno d'Israele
Nonostante i numerosi insegnamenti ricevuti, gli apostoli non sembrano ancora cogliere pienamente la portata delle parole di Gesù. La loro domanda: «È in questo tempo che ristabilirai il regno d'Israele?» (Atti 1.6) mostra che continuano a sperare nella restaurazione nazionale d'Israele annunciata dai profeti (Isaia 9.7-8; Amos 9.11-15). La loro comprensione resta ancora largamente segnata dall'attesa di un regno visibile e terreno.
4- I tempi appartengono al Padre
Gesù non nega la realtà futura della restaurazione d'Israele, ma rifiuta di rivelare ai suoi discepoli il calendario degli eventi: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha stabilito di propria autorità» (Atti 1.7). Questa risposta richiama altre dichiarazioni del Maestro riguardo all'impossibilità per gli uomini di conoscere con precisione i tempi fissati da Dio (Matteo 24.36; Marco 13.32).
5- La missione affidata ai discepoli
Invece di soddisfare la loro curiosità profetica, Gesù richiama la loro attenzione sulla loro missione futura. Riceveranno presto una potenza particolare quando lo Spirito Santo verrà su di loro (Atti 1.8). Questa potenza non è destinata a instaurare un regno politico, ma a fare di loro testimoni efficaci della salvezza offerta da Dio.
Il tema centrale di questo insegnamento resta il Regno di Dio, argomento che Gesù aveva continuamente sviluppato fin dall'inizio del suo ministero (Marco 1.14-15) e che aveva ancora esposto durante i quaranta giorni che separavano la sua risurrezione dalla sua ascensione (Atti 1.3). D'ora in poi questo Regno non deve più essere annunciato soltanto in Israele. La testimonianza dei discepoli è chiamata a estendersi progressivamente da Gerusalemme alla Giudea, poi alla Samaria e infine fino all'estremità della terra (Atti 1.8). Questo versetto costituisce in qualche modo il piano generale del libro degli Atti, le cui diverse parti ripercorrono precisamente questa progressione.
6- Il compimento progressivo di questo annuncio
La profezia di Gesù si è compiuta in modo notevole nel corso dei secoli. Fin dal primo secolo il Vangelo aveva già raggiunto gran parte del mondo mediterraneo (Colossesi 1.5-6; Colossesi 1.23). Da allora la proclamazione della salvezza in Gesù Cristo non ha smesso di progredire, al punto che oggi esistono poche regioni del mondo che non abbiano sentito parlare del cristianesimo.
7- Una nuova tappa nella storia della salvezza
Con la sua partenza, Gesù lascia ormai spazio all'azione dello Spirito Santo. Durante il suo ministero terreno era fisicamente presente in un luogo preciso. Ormai, per mezzo dello Spirito, la sua presenza accompagna tutti i credenti e tutte le assemblee cristiane (Matteo 18.20). È probabilmente in questo senso che aveva dichiarato ai suoi discepoli: «Vi è utile che io me ne vada; perché se non me ne vado, il Consolatore non verrà a voi» (Giovanni 16.7).
Le ultime parole di Gesù rivestono così un'importanza particolare. Costituiscono in qualche modo il suo testamento spirituale e ricordano che la missione essenziale della Chiesa consiste nell'annunciare la salvezza al mondo intero. Dieci giorni dopo, domenica 22 maggio 33, la promessa del Padre si compirà pienamente nel giorno di Pentecoste (Atti 2.1-4). Questo evento straordinario segnerà l'inizio visibile della Chiesa e l'apertura di una nuova tappa nella storia della salvezza.
Tuttavia, prima della venuta dello Spirito Santo e della nascita ufficiale della Chiesa, questo ultimo colloquio con i discepoli è subito seguito da un altro evento altrettanto notevole: l'ascensione di Gesù, il Messia, al cielo (Atti 1.9-11). Essa pone fine alle sue apparizioni terrene e inaugura una nuova fase della sua opera, ormai compiuta per mezzo dello Spirito Santo e della testimonianza dei suoi discepoli.
A mio parere, questo tipo di presentazione è particolarmente adatto al vostro progetto. I sottotitoli sono abbastanza brevi da attirare l'occhio del lettore, mettendo al tempo stesso in evidenza le idee forti del brano. È una presentazione vicina a quella che si incontra nei commentari biblici accademici o nelle opere di storia del cristianesimo.
Il