• La parabola della zizzania e del frumento

    La parabola della zizzania e del grano (Matteo 13.24-30), presente solo in Matteo, insegna la coesistenza del bene e del male nel mondo fino al giudizio finale. Gesù vi illustra la pazienza di Dio, che rimanda la separazione tra giusti e malvagi fino alla mietitura escatologica, affidata agli angeli. Questa parabola si inserisce in una profonda riflessione biblica sull'apparente prosperità dei malvagi, condivisa da Abacuc, Asaf, Geremia e Giobbe.

    Abacuc 1.2-13 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Fino a quando, o Eterno, griderò, senza che tu mi dia ascolto? Io grido a te: “Violenza!” e tu non salvi.Perché mi fai veder l’iniquità, e tolleri lo spettacolo della perversità? e perché mi stanno dinanzi la rapina e la violenza? Vi son liti, e sorge la discordia.Perciò la legge è senza forza e il diritto non fa strada, perché l’empio aggira il giusto, e il diritto n’esce pervertito.Vedete fra le nazioni, guardate, maravigliatevi, e siate stupefatti! Poiché io sto per fare ai vostri giorni un’opera, che voi non credereste, se ve la raccontassero.Perché, ecco, io sto per suscitare i Caldei, questa nazione aspra e impetuosa, che percorre la terra quant’è larga, per impadronirsi di dimore, che non son sue.E’ terribile, formidabile; il suo diritto e la sua grandezza emanano da lui stesso.I suoi cavalli son più veloci de’ leopardi, più agili de’ lupi della sera; i suoi cavalieri procedon con fierezza; i suoi cavalieri vengon di lontano, volan come l’aquila che piomba sulla preda.Tutta quella gente viene per darsi alla violenza, le lor facce bramose son tese in avanti, e ammassan prigionieri senza numero come la rena.Si fan beffe dei re, e i principi son per essi oggetto di scherno; si ridono di tutte le fortezze; ammontano un po’ di terra, e le prendono.Poi passan come il vento; passan oltre e si rendon colpevoli, questa lor forza è il loro dio.Non sei tu ab antico; o Eterno, il mio Dio, il mio Santo? Noi non morremo! O Eterno, tu l’hai posto, questo popolo, per esercitare i tuoi giudizi, tu, o Ròcca, l’hai stabilito per infliggere i tuoi castighi.Tu, che hai gli occhi troppo puri per sopportar la vista del male, e che non puoi tollerar lo spettacolo dell’iniquità, perché guardi i perfidi, e taci quando il malvagio divora l’uomo ch’è più giusto di lui?
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