_8 Si fermano ai piedi del , nel giardino del Getsemani. Matteo 26.36; Marco 14.32.
_9 Trascorrono un’ora in preghiera, dalle 2 alle 3. Matteo 26.40.
_10 Arriva la truppa guidata da Giuda Iscariota. È ancora la notte di giovedì, prima dell’alba del venerdì, verso le 3. Marco 14.43-52; Matteo 26.47-56; Luca 22.47-53; Giovanni 18.2-12.
_11 L’arresto avviene in quel momento, verso le 3:30. Siamo a circa 1 km dal Tempio. Matteo 26.47; Marco 14.43; Luca 22.47; Giovanni 18.3.
Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.
Commento:
Quando il Messia Gesù viene arrestato, i discepoli, fino a quel momento presenti nonostante la tensione, si danno improvvisamente alla fuga. Matteo sottolinea:
Questa reazione, lungi dall’essere sorprendente, si spiega con l’intensa paura che si impadronisce di loro. Hanno appena visto i soldati tentare di arrestare altre persone, cercando di affermare l’ e di evitare qualsiasi contestazione. In situazioni di questo genere l’esercito romano non scherza: gli interventi sono spesso brutali e la minima resistenza può essere repressa con violenza. Si comprende dunque il panico di questi uomini, ancora fragili nella loro comprensione del piano divino e poco preparati ad affrontare una simile ostilità.
Marco aggiunge un particolare impressionante: un giovane, vestito soltanto di un lenzuolo, viene afferrato dai soldati, ma sfugge abbandonando la veste e fugge nudo (Marco 14.51-52). Secondo un’antica tradizione, coerente con il contesto, questo giovane sarebbe Giovanni detto Marco, il figlio di Maria, che seguiva discretamente il gruppo.
Aveva seguito la cena con discrezione e aveva accompagnato il gruppo fino al Getsemani senza farsi notare; sorpreso dall’arresto improvviso, è fuggito precipitosamente, avendo addosso soltanto un semplice lenzuolo. La sua fuga precipitosa, segnata da un momento di vergogna, mostra quanto la situazione fosse pericolosa e imprevedibile. Questo episodio, apparentemente aneddotico, porta il segno di un ricordo personale, il che rafforza l’idea che Marco qui parli di se stesso.
La dispersione dei discepoli rivela la loro fragilità umana. Nonostante le loro dichiarazioni di fedeltà, la paura li sommerge. Il Messia Gesù aveva tuttavia annunciato che si sarebbero scandalizzati e dispersi come pecore senza pastore (Matteo 26.31). Da quell’istante il timore si impadronisce di loro, e persino gli apostoli più vicini devono lottare contro il panico. Occorrerà loro del tempo per capire, riprendersi e ritrovare il coraggio. Eppure Pietro e Giovanni seguono con discrezione il corteo, incapaci di staccarsi completamente dal loro Maestro, ma troppo spaventati per intervenire apertamente.
Questo momento mette in luce un contrasto impressionante: da un lato la paura, la fuga, la confusione dei discepoli; dall’altro la sovrana tranquillità del Messia Gesù, che si consegna volontariamente per compiere le Scritture e realizzare l’opera redentrice voluta dal Padre (Giovanni 3.16-17). Mentre i soldati cercano di imporre la loro autorità con la forza, Gesù manifesta un’autorità di altro ordine, fondata sull’obbedienza, sulla pace e sull’amore. I discepoli fuggiranno, ma torneranno trasformati dopo la risurrezione, quando la luce del piano divino dissiperà finalmente le loro paure.