_8 Si fermano ai piedi del , nel giardino del Getsemani. Matteo 26.36; Marco 14.32.
_9 Trascorrono un’ora in preghiera, dalle 2 alle 3. Matteo 26.40.
_10 Arriva la truppa guidata da Giuda Iscariota. È ancora la notte di giovedì, prima dell’alba del venerdì, verso le 3. Marco 14.43-52; Matteo 26.47-56; Luca 22.47-53; Giovanni 18.2-12.
_11 L’arresto avviene in quel momento, verso le 3:30. Siamo a circa 1 km dal Tempio. Matteo 26.47; Marco 14.43; Luca 22.47; Giovanni 18.3.
Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.
Commento:
Prima di essere portato via, Gesù il Messia si rivolge alla folla venuta ad arrestarlo. Il suo intervento, lungi dall’essere un grido di protesta, agisce come una parola che placa gli animi surriscaldati. Egli ricorda loro che insegnava ogni giorno nel Tempio, sotto gli occhi di tutti, senza mai nascondersi, eppure nessuno aveva tentato di arrestarlo allora (Matteo 26.55, Marco 14.49, Luca 22.53).
Questo contrasto mette in luce l’ipocrisia e la paura delle autorità religiose, che hanno scelto la notte per agire, lontano dalla folla che avrebbe potuto opporsi a questo arresto ingiusto. Gesù il Messia sottolinea che questo modo di procedere rivela il dominio delle tenebre, perché questo è proprio il momento in cui il male crede di trionfare (Luca 22.53).
La folla presente era composta in gran parte da servi dei capi religiosi, da membri della e persino da soldati giunti come rinforzo. La loro presenza mostra che le autorità temevano una sommossa, perché Gesù il Messia godeva di grande popolarità presso il popolo (Matteo 21.8-11). Anche sacerdoti e hanno seguito il corteo, desiderosi di assicurarsi che l’operazione si svolgesse come previsto. Tutto era stato organizzato con cura, perché la situazione poteva precipitare in qualsiasi momento.
Eppure l’operazione si conclude senza ulteriore violenza. La calma ritorna, e molti tra loro comprendono di aver sfiorato la rivolta. Nessuno avrebbe immaginato un arresto così pacifico, soprattutto dopo l’incidente con Pietro. Evidentemente Gesù il Messia è diverso dai colpevoli abitualmente arrestati. Contrariamente a ciò che ci si potrebbe aspettare di fronte a una simile ingiustizia, non manifesta alcuna rivolta. Al contrario, è lui a calmare la situazione, lui a placare la folla, lui a impedire ai suoi discepoli di combattere, lui a guarire perfino uno dei suoi aggressori (Luca 22.51). Tutto ciò rivela che egli rimane padrone degli eventi, avanzando volontariamente verso ciò che deve compiersi secondo le Scritture (Matteo 26.56).
Gesù ricorda che il suo arresto non è frutto del caso né vittoria dei suoi nemici, ma il compimento del piano divino. Si consegna liberamente, per amore del mondo, per compiere l’opera redentrice annunciata da lungo tempo (Giovanni 3.16-17). La sua serenità, il suo autocontrollo e la sua compassione verso coloro che lo arrestano testimoniano che egli è veramente il Figlio di Dio. Dove tutto avrebbe potuto degenerare, porta la pace. Dove la violenza avrebbe potuto esplodere, impone la calma. Dove le tenebre sembrano dominare, rivela la luce della sua missione.
Così, in questi pochi versetti, i Vangeli mostrano un Messia che non subisce il suo arresto, ma lo attraversa con un’autorità sovrana e una dolcezza disarmante. È arrestato, ma è lui a condurre la scena. È circondato da armi, ma è lui a placare. È accusato, ma è lui a compiere le Scritture. È veramente il Figlio di Dio.