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La nomina dei Sette e l’organizzazione della Chiesa primitiva

Atti 6,1-7 narra la prima crisi interna della Chiesa di Gerusalemme, legata alla distribuzione diseguale alle vedove. Per rimediarvi, i Dodici propongono di nominare sette uomini pieni di Spirito Santo e di sapienza. Questa decisione fondatrice distingue i ministeri affermandone al tempo stesso la complementarità, ed è accompagnata da una notevole crescita della comunità cristiana nascente.

28 min nomina dei Sette Atti degli Apostoli Chiesa primitiva diaconi Gerusalemme 43 versetti 1 libro

Consultazione

Testi biblici

Atti
Atti 6.1-7 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Or in que’ giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio degli Ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana.

E i dodici, raunata la moltitudine dei discepoli, dissero: Non è convenevole che noi lasciamo la parola di Dio per servire alle mense.

Perciò, fratelli, cercate di trovar fra voi sette uomini, de’ quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, e che noi incaricheremo di quest’opera.

Ma quant’è a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministerio della Parola.

E questo ragionamento piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia;

e li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

E la parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche una gran quantità di sacerdoti ubbidiva alla fede.

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: La città di Gerusalemme

Data: fine dell'anno 33 o inizio del 34

Metodo di lavoro: Seguiamo Luca nella sua seconda opera

Nota sul metodo di lavoro: Queste informazioni si trovano soltanto in Luca

Mappa di Gerusalemme e dintorni

Luca racconta la prima crisi interna che la Chiesa di Gerusalemme conobbe ed espone la soluzione messa in atto dagli apostoli con la designazione di sette uomini incaricati di vigilare sulla buona amministrazione dell'assistenza quotidiana.

1- La prima crisi interna della Chiesa

Luca riferisce qui la prima importante crisi interna che la Chiesa di Gerusalemme abbia conosciuto, come pure le misure adottate dagli apostoli per porvi rimedio. La nomina dei Sette costituisce una tappa importante nell'organizzazione della comunità cristiana nascente e nella salvaguardia della sua unità.

La rapida crescita del numero dei discepoli comportava inevitabilmente la comparsa di nuove difficoltà. Dopo aver affrontato l'opposizione delle autorità religiose (Atti 4.1-3 ; Atti 5.17-18), la Chiesa doveva ormai far fronte a tensioni provenienti dal suo interno. Queste difficoltà non riguardavano divergenze dottrinali, ma una questione pratica legata alla distribuzione quotidiana destinata alle vedove (Atti 6.1).

Nella prospettiva di Luca, questa crisi non mette in discussione l'unità della Chiesa, ma rivela le sfide poste dal suo rapido sviluppo. Così, la crescita spettacolare della comunità richiedeva un'organizzazione più adatta alle sue esigenze.

2- La priorità del ministero della Parola

I Dodici compresero che non era né auspicabile né conveniente trascurare il ministero della Parola per dedicarsi essi stessi all'amministrazione di questa assistenza materiale (Atti 6.2). Questa dichiarazione non esprime alcun disprezzo nei confronti di tali compiti, ma sottolinea la necessità di una ripartizione delle responsabilità all'interno della Chiesa.

Gli apostoli intendevano perseverare nella preghiera e nel ministero della Parola (Atti 6.4). Questa duplice priorità ricorda l'importanza attribuita fin dagli inizi della Chiesa all'insegnamento apostolico (Atti 2.42). Nella prospettiva di Luca, la proclamazione della Parola rimane una delle missioni essenziali affidate agli apostoli.

Lungi dal contrapporre il servizio spirituale al servizio materiale, il racconto ne mostra al contrario la complementarità. Il buon funzionamento della comunità esigeva che ciascuno potesse esercitare il ministero che gli era stato affidato.

3- Le qualità richieste ai Sette

Gli uomini scelti dovevano rispondere a criteri particolarmente esigenti. Dovevano godere di una buona reputazione, essere pieni di Spirito Santo e dare prova di saggezza (Atti 6.3).

È notevole che Luca ponga maggiormente l'accento sulle qualità spirituali che sulle competenze amministrative. Agli occhi degli apostoli, il servizio ai più bisognosi costituiva anch'esso un vero ministero che richiedeva l'azione dello Spirito Santo.

Il fatto che questi uomini siano riconosciuti come pieni dello Spirito mostra che questa realtà produceva effetti visibili nella loro condotta, nella loro saggezza e nella loro testimonianza. Così, nella Chiesa primitiva, le responsabilità pratiche non erano affatto considerate secondarie o puramente materiali.

4- I Sette e i Dodici

Come aveva già fatto per i Dodici (Atti 1.13), Luca si preoccupa di conservare i nomi dei sette uomini designati dall'assemblea (Atti 6.5). Questa precisazione testimonia probabilmente l'importanza che egli attribuiva a questi uomini, chiamati a svolgere un ruolo di primo piano nei primi sviluppi della Chiesa.

È interessante notare che Giuseppe Barsabba, proposto insieme a Mattia in occasione della sostituzione di Giuda Iscariota (Atti 1.23), non figura in questo elenco. Questa assenza si spiega verosimilmente col fatto che i criteri di selezione non erano gli stessi e che le responsabilità affidate ai Sette differivano da quelle del ministero apostolico.

Del resto, il libro degli Atti mostrerà ben presto che alcuni di loro, in particolare Stefano e Filippo, eserciteranno anche un importante ministero di predicazione e di evangelizzazione (Atti 6.8-10; Atti 8.5-6). Il racconto suggerisce così che la loro attività non si limitava alla sola amministrazione dell'assistenza alle vedove.

5- Una nuova fase di crescita

Luca conclude questa sezione menzionando una nuova fase di crescita della Chiesa. La Parola di Dio continuava a diffondersi e il numero dei discepoli aumentava considerevolmente a Gerusalemme (Atti 6.7).

L'autore aggiunge che anche una grande ubbidiva alla fede (Atti 6.7). Questa osservazione è particolarmente significativa. Mentre i sommi sacerdoti e i si sforzavano di far tacere gli apostoli (Atti 4.1-3; Atti 5.17-18), numerosi sacerdoti, familiari del Tempio e delle Scritture, riconoscevano in Gesù il Messia annunciato dai profeti.

Luca non stabilisce esplicitamente un nesso di causalità tra la soluzione della crisi di cui parlano i versetti precedenti e questa nuova avanzata del cristianesimo. È tuttavia notevole che, nel suo racconto, le difficoltà incontrate dalla Chiesa non sembrino mai compromettere in modo duraturo il suo sviluppo. Al contrario, le opposizioni esterne come le tensioni interne appaiono regolarmente seguite da nuovi progressi della Parola di Dio (Atti 2.47; Atti 5.14; Atti 6.7; Atti 12.24; Atti 19.20).

Nella prospettiva di Luca, questa costante avanzata manifesta la fedeltà di Dio verso il suo popolo e il compimento del programma annunciato da Cristo prima della sua ascensione (Atti 1.8). Così, uno dei temi principali del libro degli Atti appare ancora una volta: nonostante le opposizioni e gli ostacoli, la Parola di Dio prosegue il suo cammino secondo il disegno divino.

(Atti 1.8); (Atti 2.47); (Atti 5.14); (Atti 6.7); (Atti 12.24); (Atti 19.20) – La progressione del Vangelo

(Atti 1.13); (Atti 6.5) – I Dodici e i Sette

(Atti 1.23) – Giuseppe Barsabba e Mattia

(Atti 2.42); (Atti 6.4) – La preghiera e il ministero della Parola

(Atti 4.1-3); (Atti 5.17-18) – L'opposizione delle autorità religiose

(Atti 6.1) – Il lamento degli ellenisti

(Atti 6.2) – La ripartizione delle responsabilità

(Atti 6.3) – I requisiti richiesti ai Sette

(Atti 6.5) – La nomina dei Sette

(Atti 6.7) – La crescita della Chiesa e la conversione dei sacerdoti

(Atti 6.8-10); (Atti 8.5-6) – Il ministero di Stefano e di Filippo

La
Una