I «sacerdoti» menzionati in Atti 6.7 costituiscono un dettaglio particolarmente interessante del racconto di Luca:
«La parola di Dio si diffondeva sempre più, il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente a Gerusalemme e una gran moltitudine di sacerdoti ubbidiva alla fede.»
Questa osservazione mostra che il Vangelo non toccava soltanto il popolo, ma cominciava anche a penetrare in alcuni ambienti religiosi tradizionalmente legati al Tempio.
Sacerdoti comuni e non i capi del Tempio
Il termine greco usato (hiereis) indica i sacerdoti in generale e non i sommi sacerdoti o i membri del . Non bisogna dunque immaginare Caifa o i principali che si convertono in massa. Luca distingue abitualmente i «sommi sacerdoti» dai semplici sacerdoti (Atti 4.1; Atti 5.17).
Si trattava verosimilmente dei numerosi sacerdoti che assicuravano il servizio quotidiano del Tempio.
Una classe numerosa
Nel primo secolo si stima che parecchie migliaia di sacerdoti fossero suddivisi in ventiquattro classi sacerdotali (1 Cronache 24.1-19). La maggior parte serviva al Tempio solo alcune settimane all’anno e conduceva per il resto del tempo una vita relativamente modesta a Gerusalemme o nelle città della Giudea.
Molti di loro non appartenevano all’aristocrazia sacerdotale che circondava il sommo sacerdote. Potevano quindi essere più aperti al messaggio degli apostoli.
Testimoni privilegiati
Questi sacerdoti erano particolarmente ben posizionati per osservare ciò che accadeva:
- vedevano quotidianamente le folle che si radunavano al Tempio;
- ascoltavano la predicazione degli apostoli;
- erano testimoni dei miracoli compiuti (Atti 5.12-16);
- conoscevano le Scritture e i sacrifici.
Potevano così cogliere più facilmente il significato del sacrificio di Gesù annunciato dagli apostoli.
Una possibile delusione nei confronti dell’aristocrazia sacerdotale
È possibile che alcuni sacerdoti fossero scandalizzati dal ruolo svolto dai sommi sacerdoti nella condanna di Gesù (Matteo 26.57-68) e dall’ostilità manifestata verso gli apostoli (Atti 5.17-18). Questa opposizione tra la gerarchia sacerdotale e i sacerdoti comuni potrebbe spiegare perché Luca precisa che erano dei sacerdoti a convertirsi, e non i capi del popolo.
Perché Luca sottolinea questo fatto?
Questa osservazione costituisce probabilmente una prova ulteriore della potenza della testimonianza apostolica. Dopo aver raggiunto:
- gli abitanti di Gerusalemme (Atti 2.41);
- numerosi uomini e donne (Atti 5.14);
il Vangelo raggiungeva ora membri dello stesso sacerdozio.
C’è forse anche una certa ironia in questa osservazione. Mentre i sommi sacerdoti si sforzavano di soffocare il cristianesimo, molti sacerdoti sottoposti alla loro autorità riconoscevano Gesù come il Messia.
Un’interessante osservazione storica
Diversi Padri della Chiesa, come Giovanni Crisostomo, hanno visto in questa conversione di molti sacerdoti il compimento della profezia secondo cui anche coloro che erano incaricati degli antichi sacrifici avrebbero riconosciuto il sacrificio perfetto di Cristo.
Conclusione
I «sacerdoti» di Atti 6.7 erano verosimilmente sacerdoti comuni del Tempio, appartenenti alle diverse classi sacerdotali, e non i sommi sacerdoti o i principali membri del . Testimoni quotidiani della vita religiosa di Gerusalemme e familiari con le Scritture, erano particolarmente ben posizionati per comprendere la portata del messaggio apostolico. La loro conversione in gran numero costituisce uno dei segni più notevoli dell’espansione del cristianesimo durante i primi mesi della Chiesa nascente.