PER357

La morte del Messia Gesù

La pericope PER357 analizza la morte di Gesù sulla croce al Golgota, il venerdì 1º aprile dell'anno 33 verso le 15, a partire dai quattro racconti evangelici. Matteo e Marco sono molto vicini; Luca riporta le ultime parole di Gesù e la reazione del centurione; Giovanni, testimone diretto, precisa gli eventi successivi alla morte e il loro compimento profetico. L'articolo include una cronologia precisa dei tre giorni e delle tre notti secondo il calendario ebraico.

20 min morte di Gesù crocifissione Golgota Passione sinossi 29 versetti 8 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 27.46-50 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E verso l’ora nona Gesù gridò con gran voce: Elì, Elì, lamà sabactanì? cioè: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Ma alcuni degli astanti, udito ciò, dicevano: Costui chiama Elia.

E subito un di loro corse a prendere una spugna; e inzuppatala d’aceto e postala in cima ad una canna, gli die’ da bere.

Ma gli altri dicevano: Lascia, vediamo se Elia viene a salvarlo.

E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rendé lo spirito.

Marco
Marco 15.34-37 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Ed all’ora nona, Gesù gridò con gran voce: Eloì, Eloì, lamà sabactanì? il che, interpretato, vuol dire: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

E alcuni degli astanti, udito ciò, dicevano: Ecco, chiama Elia!

E uno di loro corse, e inzuppata d’aceto una spugna, e postala in cima ad una canna, gli diè da bere dicendo: Aspettate, vediamo se Elia viene a trarlo giù.

E Gesù, gettato un gran grido, rendé lo spirito.

Luca
Luca 23.46-48 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E Gesù, gridando con gran voce, disse: Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio. E detto questo spirò.

E il centurione, veduto ciò che era accaduto, glorificava Iddio dicendo: Veramente, quest’uomo era giusto.

E tutte le turbe che si erano raunate a questo spettacolo, vedute le cose che erano successe, se ne tornavano battendosi il petto.

Giovanni
Giovanni 19.28-30 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era già compiuta, affinché la Scrittura fosse adempiuta, disse: Ho sete.

V’era quivi un vaso pieno d’aceto; i soldati dunque, posta in cima a un ramo d’issopo una spugna piena d’aceto, gliel’accostarono alla bocca.

E quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: E’ compiuto! E chinato il capo, rese lo spirito.

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: Il monte Golgota

Data: il venerdì 1º aprile, verso le 15:00

Modo di procedere: Seguiamo sempre Luca

Nota sul modo di procedere: Matteo e Marco, e anche Giovanni, confermano questa informazione

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre del venerdì

I discepoli presenti, protetti dalla notte, si avvicinarono e udirono le ultime parole del loro Maestro.

Dettagli cronologici, secondo le nostre conclusioni:

_24 Tutti questi membri del possono ora partecipare alla festa familiare di Pasqua, con l'animo sereno dopo quella che considerano una magnifica vittoria. Ma gli eventi non si svolgeranno come essi immaginavano!

_25 Da circa mezzogiorno alle 15 vi sono tenebre sulla regione di Gerusalemme. Matteo 27.45 ; Marco 15.33 ; Luca 23.44.

_26 La morte sulla croce avviene il venerdì 1º aprile dell'anno 33 verso le 15, secondo i Vangeli. Interviene prima della fine di questa notte straordinaria. I tre giorni e le tre notti iniziano con questa notte, come vuole il calendario ebraico.

Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.

Commento:

I racconti di Matteo e di Marco sono molto vicini e riferiscono sostanzialmente gli stessi eventi (Matteo 27.45-50; Marco 15.33-37). Precisano in particolare che Gesù accetta infine di bere l'aceto che gli viene offerto, mentre in precedenza aveva rifiutato la bevanda mescolata con mirra destinata ad attenuare la sofferenza (Matteo 27.34; Marco 15.23). Giovanni, testimone diretto della scena, conferma anch'egli questo particolare nel proprio racconto (Giovanni 19.28-30).

Luca riporta una testimonianza nel complesso concorde, ponendo però l'accento su alcuni elementi particolari. Cita un'altra parola pronunciata da Gesù nel momento della sua morte: «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito» (Luca 23.46). Sottolinea inoltre la reazione del romano che, sconvolto dagli eventi, riconosce l'innocenza del crocifisso: «Veramente quest'uomo era giusto» (Luca 23.47). Luca aggiunge infine che molti spettatori lasciano il luogo percuotendosi il petto, segno di rimpianto, di timore o di pentimento (Luca 23.48).

Come spesso accade, è Giovanni a fornire informazioni complementari taciute dagli altri evangelisti. Il suo racconto permette di comprendere meglio gli eventi che seguono immediatamente la morte del Messia Gesù.

Le autorità religiose giudaiche tengono infatti a che i corpi non restino esposti sulle croci dopo il tramonto. La festa che comincia quella sera riveste un carattere particolarmente solenne, perché il che segue la Pasqua è definito un «giorno grande» (Giovanni 19.31). In conformità alle prescrizioni della Legge (Deuteronomio 21.22-23), chiedono dunque a Pilato che i condannati siano finiti rapidamente e che i loro corpi siano rimossi prima dell'inizio della festa.

Per accelerarne la morte, i soldati spezzano le gambe dei due briganti crocifissi con Gesù (Giovanni 19.32). Questa pratica impediva ai condannati di fare appoggio per respirare e provocava rapidamente l'asfissia.

Tuttavia, quando giungono presso Gesù, constatano con sorpresa che è già morto (Giovanni 19.33). Non è dunque necessario spezzargli le gambe. Per accertarsi della realtà del decesso, uno dei soldati gli trafigge comunque il fianco con un colpo di lancia, da cui escono subito sangue e acqua (Giovanni 19.34).

Giovanni attribuisce un'importanza particolare a questo particolare, perché vi vede il compimento di diverse profezie. Da un lato, nessun osso del Messia viene spezzato, in conformità alle prescrizioni relative all'agnello pasquale (Esodo 12.46; Numeri 9.12). Dall'altro, il colpo di lancia richiama la profezia di Zaccaria: «Volgeranno lo sguardo a me, che hanno trafitto» (Zaccaria 12.10; Giovanni 19.37).

Giovanni insiste del resto sul valore della sua testimonianza. Presente ai piedi della croce (Giovanni 19.25-27), riferisce ciò che ha visto personalmente e afferma la veridicità del suo racconto (Giovanni 19.35). Questa scena drammatica resterà impressa nella sua memoria fino alla fine della sua vita.

A differenza degli altri evangelisti, non ritorna sulle tenebre che coprirono il paese per diverse ore. Il suo scopo è un altro: desidera completare i racconti già noti apportando dettagli che ritiene essenziali per la comprensione degli eventi.

Secondo la nostra ipotesi, Gesù rende lo spirito durante questa oscurità soprannaturale o al suo termine immediato. I testimoni presenti dispongono allora di pochi elementi visivi per constatare ciò che è appena accaduto, perché il paese è ancora immerso nelle tenebre (Matteo 27.45; Marco 15.33; Luca 23.44-45).

Quando la luce riappare progressivamente, gli osservatori non possono che constatare la realtà: il Messia Gesù è morto. Colui che aveva annunciato la propria morte e la propria risurrezione ha appena compiuto il suo sacrificio. Il silenzio succede allora alle grida, mentre iniziano gli eventi che condurranno alla sua sepoltura.