PER331

L’arresto

Questo articolo tratta dell'arresto di Gesù nel giardino del Getsemani, così come è raccontato nei Vangeli. Mette in evidenza il tradimento di Giuda e la reazione dei soldati alla dichiarazione di Gesù, che rivela il suo dominio sulla situazione.

19 min arresto Gesù Getsemani Vangeli 29 versetti 5 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 26.48-50 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Or colui che lo tradiva, avea dato loro un segnale, dicendo: Quello che bacerò, è lui; pigliatelo.

E in quell’istante, accostatosi a Gesù, gli disse: Ti saluto, Maestro! e gli dette un lungo bacio.

Ma Gesù gli disse: Amico, a far che sei tu qui? Allora, accostatisi, gli misero le mani addosso, e lo presero.

Marco
Marco 14.43-46 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E in quell’istante, mentr’egli parlava ancora, arrivò Giuda, l’uno dei dodici, e con lui una gran turba con ispade e bastoni, da parte de’ capi sacerdoti, degli scribi e degli anziani.

Or colui che lo tradiva, avea dato loro un segnale, dicendo: Colui che bacerò è desso; pigliatelo e menatelo via sicuramente.

E come fu giunto, subito si accostò a lui e gli disse: Maestro! e lo baciò.

Allora quelli gli misero le mani addosso e lo presero;

Luca
Luca (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Giovanni
Giovanni 18.4-9 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Onde Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: Chi cercate?

Gli risposero: Gesù il Nazareno! Gesù disse loro: Son io. E Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro.

Come dunque ebbe detto loro: “Son io”, indietreggiarono e caddero in terra.

Egli dunque domandò loro di nuovo: Chi cercate? Ed essi dissero: Gesù il Nazareno.

Gesù rispose: V’ho detto che son io; se dunque cercate me, lasciate andar questi.

E ciò affinché s’adempisse la parola ch’egli avea detta: Di quelli che tu m’hai dato, non ne ho perduto alcuno.

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: Il giardino del Getsemani, ai piedi del monte degli Ulivi, di fronte alla città di Gerusalemme

Data: venerdì 1° aprile, di primissimo mattino

Modalità: Seguiamo ora Marco

Nota sul modo di procedere: Matteo, Luca e Giovanni riportano anch’essi questo avvenimento

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre del venerdì

Gesù il Messia sta per essere arrestato, ma tutto mostra che egli resta pienamente padrone dello svolgersi degli eventi.

Dettagli cronologici, secondo le nostre conclusioni:

_8 Si fermano ai piedi del , nel giardino del Getsemani. Matteo 26.36; Marco 14.32.

_9 Trascorrono un’ora in preghiera, dalle 2 alle 3. Matteo 26.40.

_10 Arriva la truppa guidata da Giuda Iscariota. È ancora la notte di giovedì, prima dell’alba del venerdì, verso le 3. Marco 14.43-52; Matteo 26.47-56; Luca 22.47-53; Giovanni 18.2-12.

_11 L’arresto avviene in quel momento, verso le 3:30. Siamo a circa 1 km dal Tempio. Matteo 26.47; Marco 14.43; Luca 22.47; Giovanni 18.3.

Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.

Commento:

Nei racconti di Matteo e di Marco, Giuda ha concordato un segno per indicare Gesù il Messia a coloro che vengono ad arrestarlo: un bacio, gesto normalmente associato all'onore e all'amicizia, ma che qui diventa lo strumento stesso del tradimento (Proverbi 27.6).

Questo segno, pur chiaro, non sembra sufficiente nel tumulto dell'arresto notturno. Giovanni, che non menziona il bacio, mostra che Gesù stesso deve intervenire per dissipare ogni ambiguità. Si fa avanti e dichiara: «Sono io», espressione carica di significato teologico (Giovanni 18.5-6), che richiama la sua sovranità e la sua identità profonda, già affermata nel suo ministero (Giovanni 8.58).

Con questa parola, Gesù il Messia mostra che non subisce l'arresto, ma vi si consegna volontariamente, in conformità alla missione ricevuta dal Padre (Giovanni 10.17-18).

Presentandosi in questo modo, Gesù il Messia protegge i suoi discepoli. Giovanni sottolinea che egli chiede esplicitamente che li lascino andare (Giovanni 18.8), adempiendo la propria preghiera in cui affermava di non averne perduto nessuno (Giovanni 17.12). Gesù sa che la tensione è estrema e che i suoi compagni, ancora fragili, non devono essere trascinati in questa vicenda. Prende quindi l'iniziativa per evitare ogni escalation.

Il contesto politico e sociale rende la scena ancora più carica di tensione. Le autorità temono una sedizione, perché Gesù il Messia esercita una reale influenza sulla popolazione, come hanno mostrato le folle al suo ingresso a Gerusalemme (Matteo 21.8-11). I capi religiosi, del resto, avevano deciso di arrestarlo di notte per evitare una sommossa (Marco 14.1-2).

Giovanni menziona perfino la presenza di una coorte (Giovanni 18.3), termine che può indicare un distaccamento consistente, segno che l'operazione è ritenuta delicata e potenzialmente pericolosa. Coloro che vengono ad arrestare Gesù il Messia sono stati scelti con cura, perché la situazione poteva precipitare in qualsiasi momento. Bisognava agire in fretta, senza attirare l'attenzione e soprattutto evitare che la folla si radunasse.

Quando Gesù pronuncia «Sono io», i soldati indietreggiano e cadono a terra (Giovanni 18.6). Questo dettaglio unico rivela la potenza morale e spirituale del Messia. Nonostante l'apparente debolezza della sua posizione, egli resta padrone della situazione. La forza militare viene rovesciata dalla sola autorità della sua parola. Questo momento sottolinea che Gesù il Messia non perde il controllo: si consegna, ma nessuno lo prende con la forza. Tutto si svolge secondo il piano divino, affinché si adempiano le Scritture (Giovanni 18.9).

È allora che interviene Pietro. I Sinottici parlano di un discepolo, ma Giovanni lo identifica chiaramente (Giovanni 18.10). Il suo gesto impulsivo, motivato da un attaccamento sincero ma mal orientato, mostra che non ha ancora compreso la natura del Regno. Crede di dover difendere Gesù con la forza, mentre questi ha appena insegnato che la violenza non è la via dei suoi discepoli (Matteo 26.52).

Gesù il Messia rimprovera Pietro e gli ricorda che deve bere il calice che il Padre gli ha dato (Giovanni 18.11). La missione redentrice non può essere deviata, perché è l'espressione suprema dell'amore divino per il mondo (Giovanni 3.16-17).

Così, armonizzando i tre racconti, si vede che Giuda indica Gesù il Messia con un segno di amicizia pervertito, che il tumulto rende insufficiente questo segno, che Gesù il Messia si presenta volontariamente, che protegge i suoi discepoli, che i soldati temono una sommossa, che Pietro reagisce con la forza e che Gesù il Messia mantiene la rotta della sua missione.

Questa scena non è soltanto un arresto: è la rivelazione di un Messia sovrano, che si consegna liberamente per compiere la salvezza annunciata da lungo tempo.