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La parabola del fico

L’articolo analizza la parabola del fico, in cui Gesù insegna la vigilanza spirituale di fronte ai segni dei tempi. Gli eventi che annunciano l’avvicinarsi del Regno sono visti non come minacce, ma come un invito alla preparazione e alla fede. Viene sottolineata la stabilità delle parole di Gesù di fronte al carattere passeggero del mondo.

8 min parabola del fico Gesù vigilanza Regno di Dio 12 versetti 8 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 24.32-35 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Or imparate dal fico questa similitudine: Quando già i suoi rami si fanno teneri e metton le foglie, voi sapete che l’estate è vicina.

Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte.

Io vi dico in verità che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Marco
Marco 13.29-31 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Così anche voi, quando vedrete avvenir queste cose, sappiate ch’egli è vicino, alle porte.

In verità io vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Luca
Luca 21.29-38 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E disse loro una parabola: Guardate il fico e tutti gli alberi;

quando cominciano a germogliare, voi, guardando, riconoscete da voi stessi che l’estate è oramai vicina.

Così anche voi quando vedrete avvenir queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

In verità io vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Badate a voi stessi, che talora i vostri cuori non siano aggravati da crapula, da ubriachezza e dalle ansiose sollecitudini di questa vita, e che quel giorno non vi venga addosso all’improvviso come un laccio;

perché verrà sopra tutti quelli che abitano sulla faccia di tutta la terra.

Vegliate dunque, pregando in ogni tempo, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per accadere, e di comparire dinanzi al Figliuol dell’uomo.

Or di giorno egli insegnava nel tempio; e la notte usciva e la passava sul monte detto degli Ulivi.

E tutto il popolo, la mattina di buon’ora, veniva a lui nel tempio per udirlo.

Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: Il di fronte a Gerusalemme

Data: mercoledì 30 marzo dell'anno 33, di sera

Metodo: Continuiamo con Marco

Nota sul metodo: Anche Matteo e Luca riportano questo discorso

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre di mercoledì

Il Messia Gesù, sul , pronuncia un discorso sulla fine dei tempi e aggiunge una .

Commenti

In Matteo 24.32-35, Marco 13.29-31 e Luca 21.29-38, Gesù si serve della del per insegnare ai suoi discepoli il discernimento spirituale di fronte ai segni del compimento dei tempi.

Quando i rami del diventano teneri e spuntano le foglie, tutti sanno che l’estate è vicina; allo stesso modo, i discepoli devono riconoscere, attraverso gli avvenimenti del mondo, che il Regno di Dio è vicino. Questo messaggio non intende suscitare la paura, ma incoraggiare la vigilanza, la perseveranza e la fede.

Come sottolinea il Messia Gesù, «il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» — solenne affermazione della stabilità eterna della sua Parola e dell’affidabilità delle sue promesse (Isaia 40.8, Salmi 119.89). In Luca 21.34-36, Gesù insiste sulla necessità di non lasciarsi appesantire dalle preoccupazioni della vita quotidiana, per restare svegli e pronti a «comparire in piedi davanti al Figlio dell’uomo».

Questi testi si ricongiungono al costante appello del Nuovo Testamento alla vigilanza spirituale (1 Tessalonicesi 5.6, Romani 13.11-12), alla fedeltà nell’attesa (Tito 2.13) e alla fiducia nella solidità della Parola divina.

Così, la del diventa un simbolo di speranza e di preparazione: i segni dei tempi non sono una minaccia, ma un richiamo al fatto che Dio compie il suo disegno di salvezza e che le sue promesse si radicano in una fedeltà che non passa mai.