ANN119

Il discorso escatologico del monte degli Ulivi

Questo articolo esplora il discorso escatologico di Gesù sul monte degli Ulivi, trattato nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca. Gesù mette in guardia i suoi discepoli sugli eventi futuri, incoraggiando una vigilanza nella fede. Lo studio approfondisce i racconti sinottici, in particolare Matteo 24.

33 min discorso escatologico fine dei tempi Gesù 20 versetti 4 libri

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Introduzione

Poco prima del suo arresto, il Messia Gesù pronuncia un importante discorso sulla fine dei tempi e sul suo ritorno. Si trova allora sul , a est di Gerusalemme. Da questo luogo ha una vista impareggiabile sulla città santa e sul tempio, la cui bellezza e il cui splendore sono notevoli. Eppure il contenuto del suo discorso contrasta fortemente con la calma del paesaggio che lo circonda e con la tranquillità condivisa con i suoi discepoli. Il Messia Gesù vi annuncia infatti numerosi sconvolgimenti e catastrofi a venire, conferendo così alle sue parole un tono tutt’altro che rassicurante.

Non è la prima volta che il Messia Gesù affronta il tema della fine dei tempi. In precedenza, sulla strada per Betania, al di là del Giordano, aveva già trattato questo argomento. In quel momento aveva appena lasciato Gerusalemme, accompagnato dai suoi discepoli e da una folla numerosa.

Questi eventi sono già stati trattati nelle pericopi PER252 – Il Messia Gesù annuncia il suo secondo ritorno , in cui il Messia Gesù annuncia il suo secondo ritorno, e PER299, che riporta il discorso escatologico sul . L’obiettivo di questo studio è dunque approfondire l’insieme delle informazioni presenti in questi testi. Si tratta anche di confrontare i tre racconti sinottici che riportano questo discorso, nonché di esaminare il secondo racconto di Luca dedicato a questo tema.

I. Il testo di Matteo

Le récit présenté par Matthieu se distingue par sa longueur exceptionnelle : il comprend quarante-neuf versets et totalise 1 079 mots dans la traduction Segond . Cette ampleur témoigne de l’importance particulière que Matthieu a accordée à cette annonce du Messie Jésus. La densité et la richesse du texte montrent la volonté de l’auteur de développer en détail cet épisode crucial.

La scelta di cominciare dal racconto di Matteo poggia sulla convinzione che questo Vangelo sia stato il primo a essere redatto. Questa anteriorità suggerisce che Marco e Pietro, redigendo il secondo Vangelo, avessero già accesso al testo di Matteo. Il loro obiettivo non era dunque elaborare un racconto isolato, ma confermare quello di Matteo e, se necessario, integrarlo. Questo processo mostra l’esistenza di una continuità e di un’interazione tra i racconti evangelici, ciascun autore inserendosi in una dinamica di conferma e di arricchimento della testimonianza iniziale.

In questa prospettiva, conviene analizzare a fondo il testo di Matteo. Per alleggerire la stesura di questa appendice, alcune analisi saranno redatte separatamente e accessibili tramite collegamenti ipertestuali, consentendo così una consultazione più agevole e mirata dei diversi aspetti trattati.

Analisi di .3-51

Il Messia Gesù, rivolgendosi ai suoi discepoli, ha lo scopo di metterli in guardia di fronte agli eventi a venire. Non dà loro una data precisa per il compimento di questi fatti, ricordando che solo Dio Padre conosce quel momento. Descrive tuttavia un contesto politico e storico che deve servire da punto di riferimento ai credenti. Così, quando i suoi discepoli vedranno verificarsi questi segni, dovranno comprendere che il ritorno del Messia Gesù è vicino, come egli stesso afferma in .33. È anche importante notare che Gesù si rivolge specificamente ai suoi discepoli, che sono ebrei, e che gli eventi evocati restano incentrati su Israele.

L’atteggiamento da adottare di fronte ai segni è dunque:

_Osservare con discernimento: Gesù invita a un’osservazione attenta dei segni, senza cedere alla paura né alla speculazione.

_Vegliare con fede: Anche se la venuta del Figlio dell’uomo resta imprevedibile, bisogna restare vigilanti nella fede, perché questa venuta è certa.

_Leggere i segni alla luce del Vangelo: I segni non devono essere percepiti come codici da decifrare, ma piuttosto come appelli alla fedeltà e alla perseveranza nella fede.

In seguito esamineremo il testo di Marco con lo stesso approccio, poi procederemo a un confronto tra i passi di Matteo 24.3-51 e di Marco 13.1-37.

II. Il testo di Marco

Il Vangelo secondo Marco presenta qui un passo la cui lunghezza contrasta con lo stile abituale dell’autore, che in genere privilegia racconti brevi e concisi. Questo discorso, che si estende per 37 versetti e comprende un totale di 855 parole, è tuttavia più corto del 21 % rispetto al racconto parallelo riportato da Matteo.

Questa relativa brevità non toglie nulla alla considerevole importanza che l’autore attribuisce a questo discorso. Il fatto che Marco, senza dubbio in collegamento con Pietro, abbia scelto di condensare il testo di Matteo mantenendolo nel proprio Vangelo sottolinea la portata eccezionale di queste parole per la comunità a cui si rivolge.

A questo punto è pertinente chiedersi: al di là della riduzione del testo, Marco e Pietro hanno introdotto elementi nuovi nella loro versione del discorso? Questa domanda si inscrive in una riflessione più ampia sul modo in cui ogni evangelista adatta e trasmette le parole di Gesù in funzione delle sue intenzioni teologiche e del contesto dei suoi destinatari.

Analisi di .1-37
Sintesi del testo di .1-37

III. Il testo di Luca

Le récit de Matthieu, dans la traduction Segond , se distingue par sa longueur et sa richesse en détails : il compte 49 versets et totalise 1 079 mots. Cette version offre ainsi une exposition plus étendue du discours du Messie Jésus.

In confronto, l’evangelista Marco propone un racconto composto da 37 versetti e 855 parole. Il testo di Marco è dunque circa il 21 % più corto di quello di Matteo, il che denota una narrazione più concisa e sintetica da parte sua.

Luca, da parte sua, presenta la versione più breve del discorso: il suo racconto comprende 32 versetti e 730 parole nella stessa traduzione. La concisione di Luca può spiegarsi con il fatto che aveva già riportato un altro discorso del Messia Gesù sullo stesso tema in Luca 17.22-37. Luca non ha quindi ritenuto necessario ripetere elementi che aveva già affrontato in precedenza, il che giustifica la brevità del suo passo in questo caso.

Tuttavia, la rispettiva lunghezza dei racconti nei Vangeli sinottici, così come il fatto che tutti e tre gli autori riportino questo discorso, sottolineano l’importanza dell’argomento ai loro occhi. Matteo e Pietro erano presenti al discorso, mentre Luca si basa sui suoi appunti e sui testi di Matteo e di Marco, nonché sui risultati delle proprie ricerche. Luca, essendo l’ultimo a redigere questo testo, dispone di questi elementi per arricchire la propria testimonianza.

Appare dunque chiaramente che l’argomento trattato riveste un’importanza cruciale secondo questi tre testimoni, e il loro rispettivo approccio testimonia l’attenzione rivolta a questo discorso del Messia Gesù.



IV. La sintesi generale

Ecco una sintesi generale dei discorsi escatologici di Matteo 24.3-51, Marco 13.1-37 e Luca 21.5-36, per coglierne la quintessenza teologica, spirituale e narrativa. Questi tre testi, paralleli ma distinti, formano un potente trittico sulla fine dei tempi, sulla venuta del Figlio dell’uomo e sull’atteggiamento del credente di fronte alla storia.

Una struttura comune: tre movimenti

I tre evangelisti organizzano il loro racconto in una progressione drammatica in tre tempi:

I segni premonitori: sconvolgimenti mondiali, seduzione spirituale, persecuzioni, proclamazione del Vangelo.

La grande angoscia: abominio della desolazione (Matteo e Marco), assedio di Gerusalemme (Luca), appello a fuggire, sofferenza senza pari.

La venuta del Figlio dell’uomo: segni cosmici, apparizione gloriosa di Cristo, raduno degli eletti.

A ciò si aggiunge un appello finale alla vigilanza, spesso illustrato dalla del e da esortazioni a vegliare, pregare e restare fedeli.

Punti convergenti: il cuore del messaggio

Tutti e tre insistono su: la seduzione dei falsi messia e la necessità del discernimento.

La prova della testimonianza: i discepoli saranno consegnati, traditi, odiati, ma sono chiamati a perseverare.

L’invisibilità del calendario divino: il giorno e l’ora sono sconosciuti, persino al Figlio.

La venuta improvvisa e universale del Figlio dell’uomo, come il lampo.

L’appello alla vigilanza: restare svegli, non lasciarsi appesantire dalle preoccupazioni o dai piaceri.

La promessa di salvezza per coloro che perseverano e stanno in piedi davanti al Figlio dell’uomo.

Questi elementi formano una catechesi escatologica: non per predire, ma per preparare.

Sfumature proprie di ciascun Vangelo

Matteo sviluppa una catechesi morale e comunitaria :

Insiste sulla progressione del male e sul raffreddamento dell’amore.

Introduce immagini di separazione (uno preso, uno lasciato) e la del servo fedele.

Sottolinea la proclamazione universale del Vangelo prima della fine.

Marco, più sobrio, trasmette una tensione missionaria :

Nomina i quattro discepoli presenti.

Insiste sul ruolo dello Spirito Santo nella testimonianza.

Conclude con un’esortazione universale: «Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate».

Luca, più pastorale, collega il discorso alla storia futura :

Descrive profeticamente l’assedio di Gerusalemme (Luca 21.20).

Insiste sull’angoscia del popolo, sull’ira divina e sulla fine del tempo delle nazioni.

Invita a vegliare sul proprio cuore, a pregare in ogni tempo e a stare in piedi davanti al Figlio dell’uomo.

Quintessenza teologica

Questi tre racconti non cercano di stabilire un calendario apocalittico, ma di formare una coscienza spirituale capace di attraversare la storia con fede. Insegnano che:

Il male non trionfa, ma precede la rivelazione di Cristo.

La salvezza è personale, ma anche comunitaria: passa attraverso la testimonianza, la perseveranza e la fedeltà.

Il Regno viene, ma esige un’attesa attiva, una vigilanza interiore e una speranza lucida.

La quintessenza è dunque un’etica dell’attesa: vivere ogni giorno come se il Regno fosse alla porta, senza paura, senza fuga, ma con fede, lucidità e amore.

V. Il secondo racconto di Luca

È essenziale sottolineare che Luca riporta due discorsi del Messia Gesù che trattano il tema dell’escatologia. Questa doppia menzione testimonia l’importanza che Luca attribuisce a questo argomento nel suo racconto.

Il primo discorso si colloca nel momento in cui Gesù, accompagnato dai suoi discepoli e da una grande folla, lascia Gerusalemme per recarsi a Betania, al di là del Giordano. Questo momento precede la , il 15 dicembre del 32. A un certo punto, Gesù si rivolge in modo particolare ai suoi discepoli, impartendo loro insegnamenti specifici sull’escatologia.

Il secondo discorso si svolge sul , pochi giorni prima dell’arresto di Gesù (cfr. Marco 14.1). Questo contesto particolare conferisce una dimensione ulteriore alle parole del Messia sulla fine dei tempi e rafforza l’interesse dell’evangelista per questo tema.

L’obiettivo è dunque analizzare quest’ultimo discorso ed effettuare un confronto tra i due interventi escatologici riportati da Luca, al fine di mettere in luce i loro punti in comune e le loro specificità.



VI. Che cosa significa Luca 17.37

Luca 17.37 si presenta come un versetto breve, enigmatico e particolarmente evocativo. Costituisce la conclusione del discorso escatologico riportato in Luca 17.22-37, e termina con un’immagine toccante:

«I discepoli gli chiesero: “Dove, Signore?”. Egli rispose loro: “Dove sarà il corpo, là si raduneranno anche gli avvoltoi”».

Questo passo si distingue per la sua forza evocativa: alla domanda dei discepoli sul luogo in cui avverranno questi eventi, il Messia Gesù risponde con un’immagine e non con un’indicazione precisa. La scelta del simbolo, gli avvoltoi che si radunano attorno al corpo, evoca la certezza e l’inevitabilità del giudizio. L’immagine non indica un luogo geografico particolare, ma sottolinea che il giudizio sopraggiunge là dove il male è giunto a maturazione.

Questa parola si ritrova anche in Matteo, più precisamente in Matteo 24.28, in un contesto analogo:

«Dove sarà il cadavere, là si raduneranno gli avvoltoi».

Nel Vangelo secondo Matteo, questa affermazione segue da vicino l’annuncio della venuta improvvisa del Figlio dell’uomo, paragonata al lampo che guizza (Matteo 24.27). Allo stesso modo, in Luca, essa conclude una serie di immagini sull’improvvisità del giudizio.

L’immagine finale impiegata da Gesù ha dato luogo a numerose interpretazioni. Tuttavia, nel contesto di Luca, si inscrive nella prospettiva del giudizio: là dove il male è compiuto, il giudizio viene in modo certo e naturale, senza che sia necessario specificarne il luogo. L’accento è così posto sulla dimensione spirituale ed esistenziale dell’evento, più che sulla sua localizzazione nello spazio.

Che cosa significa questa immagine?

L’immagine utilizzata dal Messia Gesù, quella degli avvoltoi che si radunano attorno al cadavere, è intenzionalmente provocatoria e altamente simbolica. Questa parola enigmatica ha suscitato diverse interpretazioni nel corso del tempo, di cui ecco le principali declinazioni.

1. Il giudizio inevitabile

Come gli avvoltoi sono inevitabilmente attirati da un cadavere, il giudizio di Dio si manifesta là dove il male ha raggiunto la maturità. Non si tratta qui di un luogo geografico preciso, ma di una realtà certa, naturale e irreversibile. Così, alla domanda «Dove?», la risposta è chiara: il giudizio avverrà là dove deve avvenire, secondo la logica intrinseca della giustizia divina.

2. La rivelazione del Figlio dell’uomo

Alcuni Padri della Chiesa hanno proposto una lettura diversa, vedendo nel «corpo» un’allusione a Cristo crocifisso e negli «avvoltoi» i credenti che si radunano attorno a lui. Tuttavia, nel contesto immediato di Luca 17, questa interpretazione sembra meno pertinente: il tono del passo non è quello della consolazione, ma quello del giudizio.

3. Il discernimento spirituale

L’immagine suggerisce anche che i segni del giudizio sono percepibili per chi sa riconoscerli. Allo stesso modo in cui la presenza di avvoltoi nel cielo annuncia la morte di un animale al suolo, i segni spirituali precedono la rivelazione del Regno. Di conseguenza, è necessario vegliare, discernere e non restare nella cecità.

Il senso della risposta di Gesù alla domanda «Dove?»

Quando i discepoli interrogano il Messia Gesù sul luogo in cui questi eventi avverranno, precisamente dove si farà la distinzione tra «l’uno preso e l’altro lasciato», il Messia Gesù rifiuta di fornire loro un’indicazione geografica. La sua risposta, tutta simbolica, mostra che il giudizio non dipende da uno spazio determinato, ma dallo stato spirituale in cui si trovano le persone interessate.

In sintesi

Luca 17.37 si presenta come una parola intrisa di discernimento e di gravità. Questo versetto sottolinea anzitutto una realtà inevitabile: il giudizio interviene precisamente là dove il male è giunto al suo pieno compimento. Come il radunarsi degli avvoltoi attorno a un cadavere, il giudizio non si manifesta a caso, ma si dirige inesorabilmente verso ciò che ha raggiunto la sua corruzione finale.

Un altro aspetto essenziale di questa parola risiede nella dimensione invisibile del giudizio durante la sua preparazione. Se i suoi segni possono sfuggire allo sguardo immediato, il suo compimento rimane certo e irresistibile. Il processo del giudizio segue una logica interiore, compiendosi secondo una necessità spirituale che spesso sfugge all’osservazione diretta.

La questione non è dunque identificare un luogo esteriore in cui avverrà questo giudizio, ma comprendere come prepararsi interiormente. Questo versetto invita ciascuno a non cercare punti di riferimento geografici o temporali, ma a concentrarsi sulla disposizione del proprio cuore e sulla vigilanza spirituale da coltivare.

Infine, la parola di Luca 17.37 conclude il discorso di Luca 17.22-37 a mo’ di segno di punteggiatura drammatico. Lascia il lettore in uno stato di tensione spirituale: è un appello alla veglia, al discernimento e alla presa di coscienza della fragilità di ciò che è destinato a scomparire. Il lettore è invitato a non attaccarsi a ciò che sta perendo, ma a rivolgere la propria attenzione a ciò che rimane.

VII. Commento

I testi di Matteo 24.3-51, Marco 13.1-37, Luca 21.5-36 e Luca 17.22-37 affrontano un tema centrale e spesso sollevato dai discepoli: la fine dei tempi e il ritorno del Messia Gesù. Questi passi testimoniano la preoccupazione dei discepoli riguardo allo svolgimento degli eventi che precederanno questo atteso ritorno.

Il Messia Gesù ha trasmesso ai suoi apostoli e ai suoi discepoli informazioni ritenute essenziali sulla fine dei tempi. Gli autori dei vangeli sinottici hanno riportato queste parole con fedeltà, preoccupati di preservare tutta la portata e l’importanza degli insegnamenti impartiti dal Messia Gesù. Questi testi costituiscono così un riferimento fondamentale per comprendere le attese e i punti di riferimento spirituali legati alla venuta del Regno.

Alcuni anni più tardi, l’apostolo Paolo ha approfondito alcuni degli aspetti evocati dal Messia Gesù. Il suo sviluppo delle rivelazioni iniziali permette di completare e arricchire la comprensione dei discepoli riguardo alla successione degli eventi che conducono al ritorno del Messia Gesù.

Per cogliere pienamente il senso e la coerenza di questi insegnamenti, è importante considerare l’insieme dei passi interessati. Solo una lettura incrociata e una messa in prospettiva di tutti questi testi permettono di ottenere una visione realistica e coerente dei tempi a venire, quale è presentata nella prospettiva biblica.

Diversi capitoli e appendici approfondiscono lo studio delle profezie bibliche e il loro legame con gli eventi contemporanei:

Il paese di Israele oggi

Questo capitolo propone un’analisi dei testi profetici che annunciano il ritorno del popolo ebraico nella sua terra. Mette in luce il modo in cui queste profezie trovano un’eco nella realtà attuale di Israele, offrendo così punti di riferimento per comprendere le poste in gioco spirituali e storiche di questo ritorno.

La fine dei conflitti

In questo capitolo l’accento è posto sull’insegnamento biblico riguardo ai conflitti israelo-islamisti osservati ai nostri giorni. Lo studio si sforza di mostrare in che modo le Scritture offrano una luce singolare sulla persistenza e sul significato di queste tensioni, invitando al tempo stesso a una lettura attenta della loro evoluzione alla luce del testo biblico.

Il ritorno del Messia Gesù

Questo capitolo raccoglie informazioni tratte dai Vangeli relative al ritorno del Messia Gesù. Espone gli insegnamenti di Gesù su questo evento atteso, sottolineando i segni che lo precedono e la portata delle sue parole per i discepoli di ieri e di oggi.

Appendice ANN101 : Svolgimento profetico della fine dei tempi

L’appendice ANN101, elaborata dal pastore Alain Michel Trichard, offre un panorama completo dei testi del Nuovo Testamento che annunciano la fine dei tempi. Permette di cogliere la coerenza del messaggio biblico riguardo allo svolgimento degli eventi escatologici.

Appendice ANN102 : I segni che annunciano il ritorno del Messia Gesù

Infine, l’appendice ANN102 elenca e illustra nel dettaglio i segni evocati nelle Scritture che annunciano il ritorno del Messia Gesù. Costituisce uno strumento prezioso per discernere gli elementi caratteristici di questo periodo particolare secondo la prospettiva biblica.

Gli eventi legati a Israele conoscono attualmente un’accelerazione particolarmente significativa. Una tappa importante è stata raggiunta l’8 ottobre 2025, con la firma del piano di pace promosso dal presidente americano Donald Trump. Questo piano, già presentato pubblicamente il 29 settembre durante una conferenza stampa alla Casa Bianca alla presenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha conosciuto diversi colpi di scena nella sua accettazione da parte delle parti interessate.

In un primo momento Hamas aveva respinto alcune condizioni del piano. Tuttavia il movimento ha finito per accettare queste disposizioni il 3 ottobre, un’accettazione che includeva in particolare la liberazione degli ostaggi. Questo gesto, trasmesso su larga scala in televisione, ha permesso al mondo intero di esserne testimone diretto.

La prima fase concreta di questo piano per Gaza si è concretizzata lunedì 13 ottobre 2025: gli ultimi 20 ostaggi vivi detenuti da Hamas sono stati liberati. Questo risultato è il frutto di un accordo che prevedeva, in cambio, la liberazione da parte di Israele di quasi 2 000 prigionieri palestinesi. Questo scambio rappresenta una tappa importante nell’attuazione del piano di pace e illustra la rapidità di evoluzione della situazione nella regione.

A seguito di questi progressi, il presidente americano Donald Trump afferma di intravedere l’apertura di un periodo di pace che interessi l’intera regione. Questa dichiarazione risuona in modo particolare per i lettori della Bibbia, facendo immediatamente eco al passo di 1 Tessalonicesi 5.3: «Quando gli uomini diranno: “Pace e sicurezza!”, allora una rovina improvvisa li colpirà, come le doglie la donna incinta, e non scamperanno».

Gli eventi recenti sembrano indicare che numerose profezie bibliche si stiano attualmente concretizzando. Secondo i testi sacri, è annunciata la comparsa sulla scena internazionale di un uomo proveniente dalle nazioni. Questo individuo si distinguerà per una capacità eccezionale di influenzare il mondo e sarà riconosciuto come un artefice di pace. Il suo contributo alla stabilità sociale su scala planetaria gli varrà un riconoscimento e una venerazione internazionali, al punto che molti popoli riporranno in lui la loro fiducia.

L’osservazione attenta di questi fatti mette in luce il modo in cui annunci biblici, un tempo percepiti come difficilmente realizzabili, trovano ora un’eco nella realtà storica. La rapida successione degli eventi contemporanei getta una luce nuova sui testi antichi, sottolineandone la pertinenza e l’attualità.

L’autorità esercitata da quest’uomo si estenderà su un periodo di tre anni e mezzo, una fase segnata dalla fiducia e dalla speranza per molti popoli. Questa durata corrisponde esattamente a quanto descrivono i testi biblici, illustrando fino a che punto predizioni antiche possano inserirsi improvvisamente nel corso della storia.

Tuttavia, al termine di questo primo periodo di tre anni e mezzo, la Bibbia annuncia un cambiamento radicale di atteggiamento in quest’uomo. Si rivolterà allora contro il popolo ebraico con estrema brutalità. Questa nuova fase, designata con il nome di «grande tribolazione», si estenderà anch’essa per tre anni e mezzo. Secondo la profezia, è al termine di questi sette anni complessivi che avverrà il ritorno glorioso del Messia Gesù.

L’analisi rigorosa dei segni descritti nei testi lascia intendere che il compimento di questa profezia potrebbe essere imminente. I Vangeli, in particolare, invitano i discepoli a restare vigilanti, a mantenere la speranza e a prepararsi, perché la liberazione promessa sembra ormai a portata di mano.

Conclusione

Per l’uomo di oggi, è essenziale conoscere i testi della Bibbia non con lo scopo di accumulare sapere, ma per stabilire legami tra queste parole antiche e i fatti geopolitici che si svolgono attualmente, in questo 15 ottobre 2025. Questo approccio consiste nell’osservare come gli eventi del presente sembrino fare eco a parole pronunciate quasi duemila anni fa.

In effetti, è legittimo interrogarsi sul modo in cui affermazioni fatte dal Messia Gesù, intorno al 15 dicembre del 32 e ripetute il 30 marzo del 33, possano oggi trovare un compimento visibile. Ciascuno è libero di interpretare questi fatti secondo la propria prospettiva, ma il numero di punti importanti che si realizzano in conformità con il testo biblico invita a mettere in discussione la nozione di caso. Uno spirito razionale e cartesiano avrebbe il diritto di esaminare oggettivamente queste informazioni per trarne un’analisi illuminata.

Occorre sottolineare che non è possibile predire la data precisa del ritorno del Messia Gesù, evento associato alla fine del mondo come lo conosciamo. Tuttavia, è pertinente interrogarsi sul periodo storico che stiamo attraversando, in particolare in relazione a Israele e al Medio Oriente. La domanda rimane: siamo vicini a questo ritorno?

Come sta scritto:

Matteo 24.33 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte.