Il discorso riportato da Luca può collocarsi in momenti diversi e in luoghi diversi, il che lascia intendere che nel suo racconto non venga rispettata alcuna cronologia rigorosa. Appare persino molto probabile che Luca abbia scelto deliberatamente questo punto del racconto per raggruppare più insegnamenti. Questo modo di procedere gli permette non solo di omettere alcuni elementi di contesto per rendere il racconto più conciso, ma anche di arricchire e sviluppare la sua argomentazione sul tema del regno dei cieli.
Così Luca presenta racconti che non seguono necessariamente un ordine cronologico formale. Al contrario, organizza la sua esposizione secondo una logica precisa, strutturata attorno ai suoi obiettivi teologici. Questo principio di organizzazione è approfondito nel paragrafo intitolato «L’». È quindi essenziale, per lo studio di questi capitoli, tenere conto dell’intenzione dell’autore nella composizione e nella strutturazione del suo vangelo.
L’
Per ottenere ulteriori informazioni, consultate lo studio sulle parabole: PAR034 : Il figliol prodigo, nonché PAR000 : Le parabole. Potete leggere anche l’appendice ANN078 : Le parabole. Abbiamo deciso di seguire lo sviluppo di Luca per comprendere bene la sua argomentazione.
La del figliol prodigo:
La del figliol prodigo è l’ultima delle tre parabole che, nel vangelo di Luca, affrontano il tema centrale della ricerca del regno dei cieli. Dopo aver illustrato questo tema con l’esempio della pecora perduta (Luca 15.3-7) e poi con quello della moneta smarrita (Luca 15.8-10), Luca presenta qui un racconto incentrato sul figlio di una famiglia agiata (Luca 15.11-32).
Questo racconto si distingue per la sua lunghezza: Luca vi dedica ventidue versetti, mentre la della pecora ne contava cinque e quella della moneta tre. Questa differenza di trattamento suscita inevitabilmente interrogativi sul ruolo particolare di questa terza .
Appare chiaro che questa costituisce il pezzo forte dell’esposizione del capitolo 15. Le tre parabole di questo capitolo mettono in luce l’atteggiamento di Dio verso coloro che restano fuori dal regno dei cieli. Tuttavia, l’ultima , presentando una famiglia ricca, facilita la comprensione generale offrendo un’immagine concreta e accessibile.
Il racconto pone i due figli al centro della riflessione. Il personaggio del Padre, comune alle tre parabole, si manifesta ancora una volta come compassionevole, accogliente e pieno di amore. L’attenzione del lettore è dunque rivolta ai due fratelli, membri della stessa famiglia.
Il messaggio associato al figlio minore è facilmente comprensibile. Dopo essersi smarrito, si pente, torna da suo padre e ne riceve il perdono, ritrovando così il suo posto iniziale. Questa dinamica ricorda la bontà di Dio, sempre alla ricerca di coloro che sono perduti.
La figura del figlio maggiore introduce tuttavia una dimensione supplementare. Il suo atteggiamento, disapprovato dal Padre, mette in luce la sua incomprensione e il suo rifiuto di ammettere la generosità paterna verso il fratello colpevole. Il figlio maggiore fa valere la differenza tra la sua fedeltà e la condotta del fratello minore, che ha rinnegato il proprio stato.
Il figlio maggiore simboleggia così colui che crede che la propria giustizia e le proprie opere buone bastino per accedere al regno dei cieli. Si ritiene irreprensibile, ma il ritorno del fratello rivela le cattive inclinazioni del suo cuore. In realtà entrambi i fratelli hanno bisogno di ravvedimento, anche se il maggiore non ne è ancora consapevole. Il padre corre verso il figlio minore (Luca 15.20), ma supplica anche il figlio maggiore (Luca 15.28).
La non riporta la reazione finale del figlio maggiore. Gesù, il Messia, si limita ad affermare che la porta del regno dei cieli rimane aperta.