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La parabola della dracma perduta

Questa parabola, propria del solo Luca, mostra Dio, raffigurato con i tratti di una donna, che cerca e ritrova una dramma perduta. Simboleggia l’anima smarrita ma preziosa agli occhi di Dio, sottolineando la Sua misericordia e la Sua gioia per il ritorno di chi si era smarrito.

7 min parabola dracma Luca Gesù misericordia 4 versetti 2 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca 15.8-10 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Ovvero, qual è la donna che avendo dieci dramme, se ne perde una, non accenda un lume e non spazzi la casa e non cerchi con cura finché non l’abbia ritrovata?

E quando l’ha trovata, chiama assieme le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi meco, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta.

Così, vi dico, v’è allegrezza dinanzi agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede.

Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 32

Luogo: Sulla strada per Betania, al di là del Giordano.

Data: Prima della del 15 dicembre del 32

Metodo di lavoro: Proseguiamo con Luca

Nota sul metodo di lavoro: Solo Luca riporta questa

Viaggio verso Betania

Luca, per parlare del regno dei cieli, riporta questa del Messia Gesù, sulla (moneta) perduta e ritrovata.

La parabola della dracma perduta

La dramma perduta

Analisi del tema

Per ottenere ulteriori informazioni, consulta lo studio sulle parabole: PAR033 : La perduta e anche PAR000 : Le parabole. Puoi leggere anche l’appendice ANN078 : Le parabole. Abbiamo deciso di seguire lo sviluppo di Luca per comprendere bene la sua argomentazione.

Luca presenta qui racconti che non seguono una cronologia formale. Propone un’argomentazione strutturata secondo una logica precisa. Questo tema è sviluppato nel paragrafo intitolato: L’. È opportuno considerare l’obiettivo di Luca nello studio di questi capitoli.

Questo discorso può essere collocato in momenti e luoghi diversi, perché nulla indica che Luca rispetti una cronologia rigorosa. È persino molto probabile che abbia scelto questo punto del racconto per riunire diversi insegnamenti, il che gli permetteva di omettere il contesto e di rendere più concisa la sua narrazione, ma anche di sviluppare la sua argomentazione sul regno dei cieli.

L’

Nel racconto di Luca abbiamo tutta una serie di insegnamenti sul regno dei cieli sotto forma di parabole.

Notons que dans la traduction Segond le terme « pièce » remplace celui de « ». Cette pièce équivalait à environ un denier , salaire journalier d’un ouvrier. De nos jours (juillet 2025) le salaire minimum net d’un ouvrier en France est de 65.80 Euros pour 7 heures de travail. Il ne s’agit donc pas d’une femme qui aurait perdu une fortune.

Tuttavia, essa appartiene a un insieme di dieci elementi e acquista un’importanza particolare, perché la sua assenza è immediatamente percepibile.

Questo passo di Luca 15.8-10, noto come la della perduta, è proprio del solo Vangelo di Luca. Nessun altro Vangelo, né Matteo, né Marco, né Giovanni, riprende questo racconto o sviluppa questo tema in una forma simile.

Analisi del tema

La della perduta (Luca 15.8-10) si inserisce in un insieme di tre racconti che il Messia Gesù rivolge ai e agli scribi per rivelare loro il volto misericordioso di Dio: un Dio che cerca, ritrova e si rallegra del ritorno di ciò che era perduto.

In questa storia, una donna che ha perso una accende una lampada, spazza la casa e cerca con cura finché non la ritrova. Ella rappresenta Dio stesso, raffigurato con un’immagine femminile piena di tenerezza, che cerca instancabilmente ogni anima perduta. La lampada evoca la luce della Parola o dello Spirito, la scopa simboleggia la purificazione, e la incarna l’essere umano che ha valore agli occhi di Dio.

Questa mostra la dimensione interiore della salvezza: contrariamente alla pecora perduta, la si trova in casa. Simboleggia dunque il credente che si è smarrito all’interno stesso del popolo di Dio – una perdita del cuore più che della presenza.

Dio, però, prende l’iniziativa: cerca con pazienza, illumina le zone d’ombra e agisce con cura finché non ritrova ciò che ha valore. Quando ritrova l’anima perduta, esplode la gioia – non la condanna, ma la festa del perdono.

Così, ogni persona è unica e preziosa: per Dio, nessuna si perde senza che egli la cerchi. Questa ci invita a riconoscere il valore infinito di ciascuno, a lasciarci ritrovare da Dio e a partecipare alla sua gioia accogliendo il pentimento e il ritorno degli altri.


Il

In questa è interessante notare che la donna sa esattamente dove ha perso la sua moneta: l’ha smarrita in casa propria. Questa precisione suggerisce che, allo stesso modo, Dio conosce esattamente il luogo in cui si trovano le anime perdute e il modo di ritrovarle. Non c’è dunque incertezza nell’agire divino.

Questo dettaglio distingue nettamente questa da un altro racconto, quello di Matteo 18.13 riguardante la pecora perduta, in cui la possibilità di ritrovare l’animale rimane incerta: «se la ritrova». Qui, al contrario, la donna ritrova effettivamente la moneta. Questa differenza mette in luce un aspetto particolare della metafora: la certezza del ritorno della persona smarrita.

L’interpretazione che ne emerge è la seguente: nel quadro di questa , la persona interessata accetta di convertirsi e di entrare nel regno dei cieli. Così il Messia Gesù, pronunciando questo discorso, ha in vista in particolare coloro che accolgono favorevolmente la salvezza e sono disposti a rispondere alla chiamata del Messia.