Abbiamo scelto di isolare questo versetto per mettere in luce lo stato d'animo del Messia Gesù nei confronti della folla che lo ascoltava.
In Matteo 9.36, «mosso a compassione» (o «pieno di compassione» secondo alcune traduzioni) esprime l'intenso sentimento di pietà e di misericordia che Gesù prova per le folle. Ecco che cosa significa:
Gesù vede la folla e riconosce che è «stanca e sfinita, come pecore che non hanno pastore».
Il termine usato in greco, «splagchnizomai», descrive un'emozione profonda sentita nelle viscere, simbolo di una compassione intensa e viscerale.
Il Messia Gesù è profondamente consapevole dell'angoscia e dei bisogni delle persone. Comprende la loro situazione e riconosce la portata delle loro sofferenze. Consapevole in particolare dello stato di perdizione della folla, si dedica principalmente ad annunciare il regno di Dio e la salvezza dell'anima.
Questo termine indica non solo un'emozione, ma anche la volontà di agire per alleviare la sofferenza. Gesù è spinto ad agire per amore e per pietà.
La compassione di Gesù è in contrasto con i capi religiosi dell'epoca, che spesso trascuravano i bisogni spirituali e materiali del popolo.
La compassione di Gesù lo porta a insegnare, guarire e sfamare le folle, rispondendo ai loro bisogni fisici e spirituali.
Il Messia Gesù mostra ai suoi discepoli l'importanza della compassione nel loro ministero. Sono chiamati a imitare questo atteggiamento nel loro servizio verso gli altri.
Questo passo sottolinea l'amore e la profonda premura di Gesù per l'umanità, e il modo in cui questa compassione lo spinge ad agire per il bene degli altri.
Possiamo osservare una differenza significativa tra le motivazioni del Messia Gesù e quelle dei capi religiosi, in particolare i .