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La deliberazione e la sentenza del Sinedrio

Di fronte all'imbarazzo del Sinedrio dopo un miracolo compiuto da Pietro e Giovanni, le autorità religiose vietano la predicazione nel nome di Gesù, sperando che le minacce compromettano il messaggio cristiano. Pietro e Giovanni rispondono affermando la loro obbedienza prioritaria a Dio, illustrando una trasformazione spirituale sostenuta dallo Spirito Santo.

14 min Sinedrio Pietro Giovanni miracolo Gesù 16 versetti 5 libri

Consultazione

Testi biblici

Atti
Atti 4.15-22 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Ma quand’ebbero comandato loro di uscire dal concistoro, conferiron fra loro dicendo:

Che faremo a questi uomini? Che un evidente miracolo sia stato fatto per loro mezzo, è noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e noi non lo possiamo negare.

Ma affinché ciò non si sparga maggiormente fra il popolo, divietiam loro con minacce che non parlino più ad alcuno in questo nome.

E avendoli chiamati, ingiunsero loro di non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù.

Ma Pietro e Giovanni, rispondendo, dissero loro: Giudicate voi se è giusto, nel cospetto di Dio, di ubbidire a voi anzi che a Dio.

Poiché, quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiam vedute e udite.

Ed essi, minacciatili di nuovo, li lasciarono andare, non trovando nulla da poterli castigare, per cagion del popolo; perché tutti glorificavano Iddio per quel ch’era stato fatto.

Poiché l’uomo in cui questo miracolo della guarigione era stato compiuto, avea più di quarant’anni.

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: La città di Gerusalemme

Data: Primavera 33

Metodo di lavoro: Seguiamo Luca nella sua seconda opera

Nota sul metodo di lavoro: Queste informazioni si trovano soltanto in Luca

Mappa di Gerusalemme e dintorni

Il fa allora uscire Pietro e Giovanni, insieme all'ex zoppo, per deliberare. Le autorità religiose si trovano in una situazione delicata: come condannare uomini simili, quando il miracolo che hanno compiuto è ormai incontestabile?

1- L'imbarazzo delle autorità religiose

I membri del , con Anna e Caifa alla loro testa, fanno uscire Pietro e Giovanni per deliberare. Messi in una situazione imbarazzante, cercano anzitutto un modo per preservare la propria autorità e la propria credibilità. L'evidenza del miracolo compiuto nel nome di Gesù impedisce loro di condannare apertamente i due apostoli (Atti 4.16).

Eppure, nonostante i fatti che si impongono a loro, rifiutano di trarne le conseguenze spirituali e di riconoscere che Dio agisce attraverso questi discepoli.

2- Un atteggiamento già osservato nei confronti di Gesù

Il loro atteggiamento ricorda quello che avevano già adottato di fronte al ministero del Messia Gesù. Nonostante i numerosi miracoli di cui erano stati testimoni, si erano rifiutati di credere e alla fine avevano ottenuto la sua condanna (Giovanni 11.47-53). Qualche settimana più tardi, la loro posizione non sembra affatto cambiata.

Tuttavia, probabilmente non tutti i membri del Consiglio condividevano questa ostilità. I Vangeli menzionano Giuseppe d'Arimatea, membro del , che aspettava il regno di Dio (Marco 15.43), e Nicodemo, che manifestò progressivamente la sua fede in Gesù (Giovanni 3.1-2 ; Giovanni 19.39). Non è dunque escluso che altri membri di questa alta assemblea abbiano cominciato a interrogarsi e a riconsiderare una posizione che sembrava talvolta motivata più da considerazioni politiche che spirituali.

3- Una decisione rivelatrice del loro imbarazzo

La decisione del rivela l'impasse in cui si trovano le autorità. Incapaci di negare il miracolo e temendo la reazione del popolo che glorifica Dio per ciò che è appena accaduto (Atti 4.21), rinunciano a qualsiasi condanna e si limitano a vietare a Pietro e a Giovanni di parlare e di insegnare nel nome di Gesù (Atti 4.18).

Questa decisione mostra che non riescono né a confutare i fatti né a ridurre al silenzio i testimoni della risurrezione. Sperano allora che delle minacce bastino a porre fine alla diffusione del messaggio cristiano.

4- L'obbedienza a Dio prima che agli uomini

La risposta dei due apostoli è immediata e inequivocabile:

«Se sia giusto davanti a Dio ascoltare voi piuttosto che Dio, giudicatelo voi stessi. Quanto a noi, non possiamo non annunciare quello che abbiamo visto e udito» (Atti 4.19-20).

Con queste parole, Pietro e Giovanni non contestano né l'esistenza delle autorità religiose né la loro legittimità nel loro ambito di competenza. Affermano tuttavia che nessuna autorità umana può esigere la disobbedienza a un ordine ricevuto da Dio. La loro fedeltà al Signore passa ormai davanti a ogni altra considerazione.

5- Una notevole trasformazione dei discepoli

Le minacce delle autorità sembrano ormai aver perso ogni efficacia su Pietro e Giovanni. Qualche settimana prima, la paura aveva spinto i discepoli a nascondersi (Giovanni 20.19). Ora, ripieni di Spirito Santo (Atti 4.8), i due apostoli testimoniano con una sicurezza che contrasta fortemente con il loro atteggiamento al momento dell'arresto del Signore.

Il compimento delle promesse di Gesù appare qui in modo particolarmente evidente. Colui che aveva annunciato ai suoi discepoli che lo Spirito Santo avrebbe dato loro le parole necessarie quando sarebbero stati condotti davanti ai tribunali (Matteo 10.19-20 ; Luca 12.11-12) vede ora le sue parole realizzarsi.

6- Un riconoscimento senza pentimento

Luca mette inoltre in luce l'imbarazzo e l'incoerenza delle autorità religiose. Contrariamente a quanto era avvenuto durante il ministero di Gesù, non pretendono che questo miracolo provenga da Beelzebul (Matteo 12.24). Riconoscono al contrario che è stato compiuto un segno incontestabile (Atti 4.16).

Tuttavia, questo riconoscimento dei fatti non conduce alla fede. Nonostante l'evidenza del miracolo, rifiutano di accettare le conseguenze spirituali di ciò che constatano. Così la luce che viene loro concessa non produce il pentimento, ma un'opposizione ancora più risoluta.

7- La testimonianza silenziosa dell'ex zoppo

Luca aggiunge infine un dettaglio significativo: l'uomo guarito aveva più di quarant'anni (Atti 4.22). Noto da lungo tempo come infermo dalla nascita, costituiva un testimone vivente della realtà del miracolo. La sua presenza accanto a Pietro e a Giovanni rendeva particolarmente difficile qualsiasi contestazione.

Dopo aver accompagnato i due apostoli davanti al tribunale, quest'uomo scompare silenziosamente dal racconto. Non pronuncia alcuna parola e il suo stesso nome non ci è noto. Come molti beneficiari dei miracoli riportati nelle Scritture, rimane nell'anonimato, lasciando tutto lo spazio alla testimonianza resa al Cristo risuscitato.

8- Una vittoria inattesa

Le autorità religiose pensavano probabilmente di intimidire gli apostoli e di porre fine alla loro predicazione. In realtà, questo primo confronto si conclude con un fallimento per il . Incapaci di condannare Pietro e Giovanni, i capi del popolo sono costretti a rilasciarli.

Così, fin dai primi capitoli degli Atti, Luca mostra che l'opposizione degli uomini non può impedire il compimento del disegno di Dio. La Chiesa nascente scopre che le persecuzioni non costituiscono necessariamente delle sconfitte, ma diventano spesso l'occasione di rendere una testimonianza ancora più splendida al Cristo risuscitato.

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