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Il Sinedrio senza risposta

Come spiegare il silenzio del Sinedrio di fronte alle parole di Pietro? L’assenza di risposta dei membri del Sinedrio alle dichiarazioni di Pietro (Atti 4.19-20)…

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Il Sinedrio senza risposta

Come spiegare il silenzio del di fronte alle parole di Pietro?

L’assenza di risposta dei membri del alle dichiarazioni di Pietro (Atti 4.19-20) appare come uno degli aspetti più significativi di questo confronto e richiede alcune osservazioni.

  1. Pietro invoca un principio che gli stessi suoi giudici condividevano

Quando dichiara:

«È giusto davanti a Dio ubbidire a voi anziché a Dio? Giudicatelo voi stessi» (Atti 4.19),

Pietro non formula un’idea rivoluzionaria. Si appoggia su un principio fondamentale del giudaismo: l’obbedienza a Dio ha la precedenza su ogni autorità umana (Esodo 1.17; Daniele 3.16-18; Daniele 6.9). I membri del non potevano dunque contestare apertamente questa affermazione senza contraddirsi.

  1. Pietro li pone in un vicolo cieco

La sua domanda è particolarmente abile. Non dice direttamente:

«Voi vi opponete a Dio.»

Chiede loro:

«Giudicatelo voi stessi» (Atti 4.19).

Così li obbliga a riconoscere implicitamente che l’obbedienza a Dio è superiore a quella dovuta agli uomini. Se avessero condannato questo principio, avrebbero condannato se stessi.

Questo modo di rispondere ricorda molto Gesù, che spesso poneva i suoi avversari in situazioni in cui non potevano rispondere senza screditarsi (Matteo 21.23-27).

  1. L’evidenza del miracolo li disarma

Diversamente da altre circostanze, i membri del hanno appena riconosciuto:

«Un miracolo evidente è stato compiuto da loro; è noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme e non possiamo negarlo» (Atti 4.16).

Sono dunque già sulla difensiva. La presenza dell’ex zoppo, di più di quarant’anni (Atti 4.22), costituisce una testimonianza vivente che rende ogni attacco più difficile.

  1. Temono la folla

Luca sottolinea:

«Li lasciarono andare, non trovando il modo di punirli, a causa del popolo» (Atti 4.21).

Il popolo glorifica Dio per il miracolo (Atti 4.21). Una reazione troppo brutale rischierebbe di provocare disordini.

  1. La situazione non è più quella del cieco nato

In Giovanni 9.34, i rispondono al cieco guarito:

«Sei nato interamente nel peccato e ci fai da maestro!»

Ma esistono diverse differenze:

  • il cieco è solo;
  • non possiede l’autorità spirituale di Pietro;
  • Gesù non è più fisicamente presente;
  • il miracolo dell’uomo zoppo è noto a tutta Gerusalemme;
  • Pietro e Giovanni non sono più discepoli impauriti, ma uomini pieni di Spirito Santo (Atti 4.8).
  1. Non hanno alcun argomento teologico solido

In realtà, i membri del hanno già perso il dibattito. Non possono:

  • negare il miracolo;
  • confutare le Scritture citate da Pietro;
  • condannare l’obbedienza a Dio;
  • far giustiziare gli apostoli senza rischio politico.

Ripiegano dunque sulla minaccia:

«Ordinarono loro assolutamente di non parlare né insegnare nel nome di Gesù» (Atti 4.18).

È spesso il segno che un’autorità non riesce più a convincere.

Conclusione

Il silenzio dei membri del davanti alle parole di Pietro si spiega probabilmente con il loro profondo disagio. Si trovano chiusi in una contraddizione: riconoscono l’esistenza del miracolo, condividono essi stessi il principio dell’obbedienza a Dio e temono la reazione popolare. La , ispirata dallo Spirito Santo (Atti 4.8), ricorda fortemente i metodi di argomentazione di Gesù. Come il suo Maestro prima di lui, Pietro non si limita a difendersi; pone i suoi giudici in una situazione in cui non possono rispondere senza condannare se stessi. Per questo, in mancanza di argomenti, rinunciano alla discussione e si limitano a minacciare i due apostoli.