PER353

La spartizione delle vesti e le derisioni

La pericope PER353 analizza la spartizione delle vesti di Gesù e gli scherni durante la sua crocifissione sul Golgota. I quattro Vangeli convergono su questo episodio: i soldati tirano a sorte la tunica senza cuciture, adempiendo il Salmo 22.19. Luca riporta la preghiera di perdono di Gesù per i suoi carnefici, Marco il suo grido di abbandono e Matteo le derisioni dei passanti e dei capi religiosi. Questo articolo sinottico mette in luce la ricchezza teologica di ciascun racconto evangelico.

15 min spartizione delle vesti scherni crocifissione Golgota Passione di Gesù 22 versetti 5 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 27.35-44 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Poi, dopo averlo crocifisso, spartirono i suoi vestimenti, tirando a sorte;

e postisi a sedere, gli facevan quivi la guardia.

E al disopra del capo gli posero scritto il motivo della condanna: QUESTO E’ GESU’, IL RE DE’ GIUDEI.

Allora furon con lui crocifissi due ladroni, uno a destra e l’altro a sinistra.

E coloro che passavano di lì, lo ingiuriavano, scotendo il capo e dicendo:

Tu che disfai il tempio e in tre giorni lo riedifichi, salva te stesso, se tu sei Figliuol di Dio, e scendi giù di croce!

Similmente, i capi sacerdoti con gli scribi e gli anziani, beffandosi, dicevano:

Ha salvato altri e non può salvar se stesso! Da che è il re d’Israele, scenda ora giù di croce, e noi crederemo in lui.

S’è confidato in Dio; lo liberi ora, s’Ei lo gradisce, poiché ha detto: Son Figliuol di Dio.

E nello stesso modo lo vituperavano anche i ladroni crocifissi con lui.

Marco
Marco 15.24 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Poi lo crocifissero e si spartirono i suoi vestimenti, tirandoli a sorte per sapere quel che ne toccherebbe a ciascuno.

Luca
Luca 23.34 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E Gesù diceva: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Poi, fatte delle parti delle sue vesti, trassero a sorte.

Giovanni
Giovanni 19.23-24 (Riveduta 1927 (Luzzi))

I soldati dunque, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato, e la tunica. Or la tunica era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso.

Dissero dunque tra loro: Non la stracciamo, ma tiriamo a sorte a chi tocchi; affinché si adempisse la Scrittura che dice: Hanno spartito fra loro le mie vesti, e han tirato la sorte sulla mia tunica. Questo dunque fecero i soldati.

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: Il monte Golgota

Data: venerdì 1° aprile, al mattino

Modalità: Seguiamo ora Marco

Nota sulla modalità: Anche Matteo, Luca e Giovanni riportano questo fatto

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre del venerdì

Ai piedi della croce, i soldati si dividono le sue vesti.

Dettagli cronologici, secondo le nostre conclusioni:

_23 La collocazione sulla croce ha dunque luogo verso le 9 secondo il testo di Marco. L’imprecisione della misura permette di inserire il tempo dello spostamento fino al monte Golgota. Marco 15.20-41 ; Matteo 27.31-56 ; Luca 23.26-49 ; Giovanni 18.17-30.

_24 Tutti questi membri del possono ora partecipare alla festa familiare di Pasqua, con l'animo sereno dopo quella che considerano una magnifica vittoria. Ma gli eventi non si svolgeranno come essi immaginavano!

Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.

Commento:

Le rappresentazioni tradizionali mostrano spesso Gesù coperto da un panno, ma le pratiche romane indicano che i crocifissi erano generalmente nudi, il che accentuava l’umiliazione pubblica. Questa nudità fa parte integrante della vergogna associata alla crocifissione, una pena destinata a spezzare tanto la dignità quanto il corpo.

I quattro Vangeli menzionano la spartizione delle vesti di Gesù da parte dei soldati (cf. Matteo 27.35 ; Marco 15.24 ; Luca 23.34 ; Giovanni 19.23-24). Questo gesto, banale per i soldati , ai quali spettavano gli effetti personali del condannato, assume qui un significato particolare. Giovanni precisa che la tunica, tessuta d’un sol pezzo, non viene strappata ma tirata a sorte (cf. Giovanni 19.23-24).

Questo dettaglio adempie esplicitamente la profezia di Salmi 22.19, stabilendo un legame diretto tra la sofferenza del giusto nell’Antico Testamento e quella di Gesù. Anche Matteo sottolinea questo adempimento (cf. Matteo 27.35). Così, anche in gesti apparentemente insignificanti, le Scritture trovano il loro compimento.

Giovanni colloca la crocifissione con precisione: Gesù porta la sua croce fino al luogo chiamato Golgota, «luogo del teschio» (cf. Giovanni 19.17), dove è crocifisso fra altri due uomini (cf. Giovanni 19.18). Questa posizione centrale sottolinea al tempo stesso la sua identificazione con i peccatori e il suo posto unico.

Luca riporta una parola essenziale di Gesù: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (cf. Luca 23.34). Pur subendo l’ingiustizia e la violenza, Gesù intercede per i suoi carnefici. Questa parola rivela la profondità del suo amore e dà un significato spirituale alla scena: la croce diventa luogo di perdono.

Marco, dal canto suo, mette in evidenza il grido di Gesù: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (cf. Marco 15.34). Questa parola, ripresa dal Salmi 22.2, esprime un’angoscia reale. Non significa una rottura definitiva con Dio, ma manifesta la profondità dell’abbandono provato da colui che porta il peccato.

La scena è segnata anche da scherni e incomprensione (cf. Matteo 27.39-44). I passanti e i capi religiosi sfidano Gesù a salvare se stesso. Eppure è proprio perché non scende dalla croce che egli compie la sua missione.

Infine, la presenza delle donne e del discepolo Giovanni (cf. Giovanni 19.25) introduce un contrasto impressionante: di fronte all’indifferenza o allo scherno dei soldati, alcuni restano fedeli nella sofferenza. Il loro sguardo offre un’altra lettura dell’evento, più intima e dolorosa.

Una tensione attraversa tutto questo passo: da un lato, una scena ordinaria di crocifissione romana, segnata dalla brutalità e dall’indifferenza; dall’altro, un evento unico in cui si compiono le Scritture, il perdono viene offerto e la sofferenza di Gesù assume una portata universale.