_17 La comparizione davanti al avrebbe dovuto svolgersi dopo il sorgere del sole, alle 6:38. Ma non fu così, perché nel momento in cui il gallo canta il Maestro è, secondo la nostra interpretazione del testo di Luca, condotto da Pilato subito dopo la sentenza del , che ha quindi atteso il far del giorno per pronunciarla. Luca 22.66-71, Marco 15.1, Matteo 27.1-2.
_18 La prima comparizione davanti a Ponzio Pilato comincia verso le 6:45. Marco 15.1-5, Matteo 27.2-14, Luca 23.1-5, Giovanni 18.28-38.
_19 Collochiamo la comparizione davanti a Erode Antipa verso le 7:30. Luca 23.6-12.
Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.
Commento:
Quando Pilato viene a sapere che il Messia Gesù è galileo, coglie subito l’occasione per scaricarsi di questa faccenda delicata. Lo manda dunque da Erode Antipa, tetrarca della Galilea, che si trova a Gerusalemme per la festa, alloggiato negli appartamenti reali costruiti un tempo da suo padre, Erode il Grande. Antipa, ambizioso, sperava un giorno di diventare re e approfittava delle grandi feste per affermare la propria presenza politica nella capitale.
È lo stesso Erode Antipa che aveva fatto uccidere Giovanni Battista (Marco 6.17-28). Da allora aveva sentito parlare di un altro profeta potente, il Messia Gesù, e certe voci gli avevano persino fatto credere che Giovanni potesse essere risorto in lui (Luca 9.7-9). Erode è affascinato dallo spettacolare. Ama i prodigi, i segni straordinari, le dimostrazioni di potenza. Spera dunque che il Messia Gesù compia un miracolo davanti a lui, come un divertimento regale.
Ma si sbaglia profondamente sulla natura del Figlio di Dio. Il Messia Gesù non è un operatore di prodigi venuto a soddisfare la curiosità dei potenti. È il Messia venuto a compiere il piano di salvezza del Padre (Giovanni 3.16-17). Per questo, di fronte alle numerose domande di Erode, Gesù non pronuncia una sola parola (Luca 23.9). Il suo silenzio è un giudizio. Rifiuta di stare al gioco di un sovrano superficiale, immorale e assassino.
L’incontro si interrompe dunque rapidamente. Erode, risentito per questo silenzio, in circostanze normali avrebbe fatto flagellare l’insolente. Ma non osa spingersi troppo oltre, perché Gesù gli è stato mandato da Pilato. Si accontenta quindi, insieme ai suoi soldati, di schernire Gesù, di rivestirlo di un manto splendido, forse una parodia del manto regale, e di rimandarlo a Pilato (Luca 23.11).
Eppure accade un fatto inatteso: Pilato ed Erode diventano amici quel giorno stesso (Luca 23.12). Fino ad allora erano in freddo, probabilmente a causa di tensioni politiche tra la Giudea e la Galilea. Ma il rinvio di Gesù da un tribunale all’altro crea un riavvicinamento. Ironia della sorte, è il Messia Gesù, silenzioso, umiliato, rifiutato, a diventare lo strumento involontario di questa riconciliazione.
Luca mette in scena un contrasto particolarmente forte.
Da un lato, Erode appare come un uomo frivolo e curioso, ma totalmente cieco sul piano spirituale, incapace di riconoscere in Gesù il vero Messia.
Dall’altro, Gesù resta silenzioso ma pienamente sovrano, e avanza volontariamente verso la croce senza lasciarsi impressionare dal potere umano.
Infine, Pilato ed Erode si ritrovano uniti, non da una preoccupazione di giustizia, ma dalla loro comune partecipazione al rifiuto del Figlio di Dio.
Nel cuore di questi giochi politici, il Messia Gesù resta il vero Re, colui il cui regno non è di questo mondo (Giovanni 18.36). Il suo silenzio davanti a Erode non è una debolezza, ma un’affermazione della sua missione: cammina verso la croce per compiere l’amore del Padre verso l’umanità (Giovanni 3.16-17).