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La parabola del banchetto di nozze

La parabola del banchetto nuziale (Mt 22,1-14 ; Lc 14,15-24) insegna che Dio invita tutti gli uomini nel suo Regno, ma che rifiutare questo invito comporta un grave giudizio. Pronunciata nel Tempio di Gerusalemme il martedì della settimana della Passione, annuncia profeticamente la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. L'uomo senza l'abito nuziale ricorda che entrare nel Regno richiede una trasformazione spirituale autentica, ricevuta mediante la fede in Cristo.

7 min parabola banchetto nuziale Matteo 22 Luca 14 Regno di Dio 9 versetti 5 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 22.1-14 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E Gesù prese di nuovo a parlar loro in dicendo:

Il regno de’ cieli è simile ad un re, il quale fece le nozze del suo figliuolo.

E mandò i suoi servitori a chiamare gl’invitati alle nozze; ma questi non vollero venire.

Di nuovo mandò degli altri servitori, dicendo: Dite agli invitati: Ecco, io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi ed i miei animali ingrassati sono ammazzati, e tutto è pronto; venite alle nozze.

Ma quelli, non curandosene, se n’andarono, chi al suo campo, chi al suo traffico;

gli altri poi, presi i suoi servitori, li oltraggiarono e li uccisero.

Allora il re s’adirò, e mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e ad ardere la loro città.

Quindi disse ai suoi servitori: Le nozze, si, sono pronte; ma gl’invitati non ne erano degni.

Andate dunque sui crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete.

E quei servitori, usciti per le strade, raunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu ripiena di commensali.

Or il re, entrato per vedere quelli che erano a tavola, notò quivi un uomo che non vestiva l’abito di nozze.

E gli disse: Amico, come sei entrato qua senza aver un abito da nozze? E colui ebbe la bocca chiusa.

Allora il re disse ai servitori: Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti.

Poiché molti son chiamati, ma pochi eletti.

Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca 14.15-24 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Or uno de’ commensali, udite queste cose, gli disse: Beato chi mangerà del pane nel regno di Dio!

Ma Gesù gli disse: Un uomo fece una gran cena e invitò molti;

e all’ora della cena mandò il suo servitore a dire agl’invitati: Venite, perché tutto è già pronto.

E tutti, ad una voce, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: Ho comprato un campo e ho necessità d’andarlo a vedere; ti prego, abbimi per iscusato.

E un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi, e vado a provarli; ti prego, abbimi per iscusato.

E un altro disse: Ho preso moglie, e perciò non posso venire.

E il servitore, tornato, riferì queste cose al suo signore. Allora il padron di casa, adiratosi, disse al suo servitore: Va’ presto per le piazze e per le vie della città, e mena qua i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi.

Poi il servitore disse: Signore, s’è fatto come hai comandato, e ancora c’è posto.

E il signore disse al servitore: Va’ fuori per le strade e lungo le siepi, e costringili ad entrare, affinché la mia casa sia piena.

Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini ch’erano stati invitati assaggerà la mia cena.

Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: Il cortile del Tempio di Gerusalemme

Data: martedì 29 marzo dell’anno 33

Metodo di lavoro: Ritroviamo Matteo

Nota sulla modalità: Anche Luca riporta questo discorso

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre martedì 29 marzo

Il Messia Gesù proclama una nuova che parla di un pasto.

Commenti

Arriviamo alla terza riportata da Matteo, quella del banchetto nuziale (Matteo 22.1-14).
Questa non è ripresa né da Marco né da Giovanni, ma un passo simile si trova in Luca (Luca 14.15-24).
I due racconti presentano una somiglianza sorprendente, ma non si collocano nello stesso momento del ministero di Gesù.

In Luca la scena si svolge prima, quando il Messia Gesù è ancora in cammino verso Gerusalemme: risponde a un commensale durante un pasto in casa di un . La della «grande cena» illustra lì la grazia offerta a tutti, anche a coloro che la società disprezza (Luca 14.15-24).

In Matteo, invece, il contesto è molto più solenne e teso. Gesù è già a Gerusalemme, nel Tempio, di fronte ai capi religiosi che rifiutano di riconoscere la sua autorità. Matteo ne restituisce la logica e la continuità: la del banchetto nuziale segue direttamente quella dei vignaioli omicidi (Matteo 21.33-46) e si colloca nella stessa giornata, il martedì 29 marzo dell'anno 33, durante la settimana della Passione.

Dans ce cadre dramatique, Jésus avertit de manière prophétique des conséquences du rejet du Messie. Le roi de la , qui détruit la ville des meurtriers de ses serviteurs, évoque clairement le jugement de Dieu sur Jérusalem, lequel s’accomplira quelques décennies plus tard, en 70 apr. J.-C., lorsque le général Titus, fils de l’empereur Vespasien, rasera le Temple et fera massacrer des milliers de Juifs.

Matteo insiste su questa dimensione escatologica e sulla responsabilità spirituale d'Israele. Rifiutare l'invito del Re significa rifiutare la grazia divina, e nessuno può farlo impunemente (Giovanni 3.16-17).

Infine, la scena dell'uomo senza sottolinea un altro avvertimento: non si può entrare nel Regno di Dio senza la giustizia che Dio stesso dona a coloro che credono in Cristo.

Questa veste simboleggia la nuova natura che il credente indossa, non per i suoi meriti, ma per fede (Isaia 61.10, Romani 13.14).

In altre parole, non basta essere invitati: bisogna essere trasformati, salvati veramente, per partecipare alla festa di Dio.