Matteo e Marco collocano questo racconto nei villaggi vicini a Cesarea di Filippo, situata ai piedi del monte Ermon, a nord della Galilea. In questo luogo il Giordano ha la sua sorgente principale. Non bisogna confondere questa città con Cesarea, situata sulle rive del Mediterraneo.
Il Messia Gesù, accompagnato dai suoi discepoli, intraprese un viaggio di circa 45 km verso nord per evangelizzare i villaggi di questa regione.
Luca riferisce che il Messia Gesù e i suoi discepoli si trovavano in un luogo isolato, probabilmente un monte come l'Ermon. Sembra che Egli pregasse da solo mentre i discepoli restavano a distanza.
I tre autori riportano questa domanda del Maestro, importante ai loro occhi: Chi sono io, secondo gli uomini, io il Figlio dell'uomo?
Come percepiva la folla il Messia Gesù?
Il risultato è deludente nonostante i titoli onorifici attribuiti, e solo Pietro fornisce la risposta attesa: «Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivente». Sembra che diverse popolazioni testimoni dei miracoli di Gesù non lo riconoscano come il Messia annunciato dai profeti.
Solo Matteo ha precisato nel suo testo: il Figlio del Dio vivente, eppure si rivolge a ebrei, che non comprendono e soprattutto non accettano che Dio possa avere un Figlio! Sembra che Matteo avesse come obiettivo di mettere in discussione l'idea preconcetta secondo cui Dio non può avere un figlio. Il concetto della Trinità rimane tuttavia complesso da comprendere.
Nel suo Vangelo, Matteo è l'unico a usare l'espressione «il Figlio del Dio vivente». Questa precisazione si inserisce in un contesto particolare, in cui l'autore si rivolge a un uditorio ebraico per il quale l'idea di una figliolanza divina resta difficile da concepire e da accettare. Sembra così che Matteo avesse come obiettivo di mettere in discussione le concezioni consolidate, aprendo una riflessione sulla possibilità teologica di un rapporto filiale tra Dio e Gesù. Tuttavia, la dottrina della Trinità rimane una nozione complessa, che richiede un approccio approfondito per coglierne appieno le implicazioni teologiche e filosofiche.
La raccomandazione del Maestro di non proclamare la sua messianicità, che ritroviamo in Marco 8.30 e Luca 9.21, può sembrare sorprendente. Ritroviamo questa affermazione in Matteo 16.20. Non era forse ciò che Egli si aspettava? Desiderava che la folla, osservando i miracoli che Egli compiva, riconoscesse la sua messianicità senza che fosse necessario annunciarla esplicitamente.
La messianicità di Gesù dovrebbe essere evidente a tutti, dato che nessun altro avrebbe potuto compiere i miracoli che Egli ha compiuto. Tuttavia, è sotto l'influenza dello Spirito Santo che Pietro lo ha proclamato Messia. Perciò è indispensabile che la potenza divina agisca direttamente sul affinché possa comprendere la vera identità del Messia Gesù.