PER180

Guarigione della figlia della donna siro-fenicia

Questo articolo esamina la guarigione della figlia della donna sirofenicia, sottolineando l’apertura del messaggio di Gesù ai gentili. A partire dai Vangeli di Matteo e Marco, mette in rilievo la fede umana al di là dei confini etnici e culturali. Il racconto evidenzia la missione prioritaria di Gesù verso Israele, riconoscendo al tempo stesso la dimostrazione di fede dei non ebrei.

11 min guarigione Gesù sirofenicia matteo marco 11 versetti 3 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 15.21-28 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E partitosi di là, Gesù si ritirò nelle parti di Tiro e di Sidone.

Quand’ecco, una donna cananea di que’ luoghi venne fuori e si mise a gridare: Abbi pietà di me, Signore, figliuol di Davide; la mia figliuola è gravemente tormentata da un demonio.

Ma egli non le rispose parola. E i suoi discepoli, accostatisi, lo pregavano dicendo: Licenziala, perché ci grida dietro.

Ma egli rispose: Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele.

Ella però venne e gli si prostrò dinanzi, dicendo: Signore, aiutami!

Ma egli rispose: Non è bene prendere il pan de’ figliuoli per buttarlo ai cagnolini.

Ma ella disse: Dici bene, Signore; eppure anche i cagnolini mangiano dei minuzzoli che cadono dalla tavola dei lor padroni.

Allora Gesù le disse: O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi. E da quell’ora la sua figliuola fu guarita.

Marco
Marco 7.24-30 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Poi, partitosi di là, se ne andò vero i confini di Tiro. Ed entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse; ma non poté restar nascosto,

ché anzi, subito, una donna la cui figliuolina aveva uno spirito immondo, avendo udito parlar di lui, venne e gli si gettò ai piedi.

Quella donna era pagana, di nazione sirofenicia, e lo pregava di cacciare il demonio dalla sua figliuola.

Ma Gesù le disse: Lascia che prima siano saziati i figliuoli; ché non è bene prendere il pane dei figliuoli per buttarlo a’ cagnolini.

Ma ella rispose: Dici bene, Signore; e i cagnolini, sotto la tavola, mangiano de’ minuzzoli dei figliuoli.

E Gesù le disse: Per cotesta parola, va’; il demonio è uscito dalla tua figliuola.

E la donna, tornata a casa sua, trovò la figliuolina coricata sul letto e il demonio uscito di lei.

Luca
Luca (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 32

Luogo: Territorio di Tiro e di Sidone

Data: luglio del 32 d.C.

Metodo: Continuiamo con Marco

Nota sul metodo di lavoro: Marco riprende le parole di Matteo

Mappa di Tiro e Sidone

Il Messia Gesù e i suoi discepoli decidono di lasciare la regione della Galilea.

Guarigione della figlia della donna siro-fenicia

Donna sirofenicia

Esaminiamo ora i testi nel dettaglio

Marco e Matteo riferiscono che il Messia Gesù, accompagnato dai suoi discepoli, lasciò la Galilea per recarsi in Fenicia, a nord del territorio israeliano. I motivi di questo spostamento non sono precisati. Tuttavia, il Messia Gesù disse a una donna che chiedeva la guarigione di sua figlia: «Io sono stato mandato soltanto alle pecore perdute della casa d’Israele». Questa dichiarazione rende difficile comprendere questo viaggio fuori da Israele. È possibile che la presenza dei costituisse una minaccia, spingendo il Messia Gesù ad allontanarsi temporaneamente. Marco sottolinea inoltre che il Messia Gesù cercò rifugio in una casa per nascondersi. Tuttavia, la sua fama lo aveva preceduto, e gli abitanti del luogo ne riconobbero presto l’identità.

È possibile confrontare l’incontro con la donna sirofenicia con quello con la menzionato in Giovanni 4.1-42, dove sta scritto che doveva attraversare la Samaria (Giovanni 4.4)? È ipotizzabile che anche questo incontro con la donna fosse necessario.

Esaminiamo ora i testi nel dettaglio

I testi di Matteo 15.21-28 e di Marco 7.24-30 riferiscono lo stesso episodio: l’incontro tra Gesù e una donna sirofenicia (o cananea). Questi passi mettono in luce l’apertura del messaggio del Messia Gesù ai non ebrei, sottolineando al tempo stesso alcuni elementi teologici e culturali. Ecco un’analisi e un confronto dettagliati:

Analisi di Matteo 15.21-28

In questo passo, il Messia Gesù si ritira nella regione di Tiro e Sidone, una zona abitata da non ebrei. Una gli viene incontro, implorando la guarigione di sua figlia, posseduta da un demonio. Il Messia Gesù dapprima rimane in silenzio, il che spinge i discepoli a chiedergli di mandarla via. Quando le risponde, afferma di essere stato mandato alle pecore perdute d’Israele, lasciando intendere che la sua missione è destinata in via prioritaria agli ebrei.

La donna insiste e si inginocchia davanti a lui, supplicando ancora il suo aiuto. Il Messia Gesù le risponde con una frase all’apparenza dura: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». Lei ribatte con umiltà che i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni, segno che accetta una salvezza estesa alle nazioni. Colpito dalla sua fede, il Messia Gesù guarisce subito sua figlia.

Analisi di Marco 7.24-30

Marco riprende lo stesso racconto, ma con differenze rilevanti. Il Messia Gesù entra in una casa e cerca di mantenere discreta la sua permanenza, ma la donna sirofenicia lo trova e implora il suo aiuto. A differenza di Matteo, Marco non menziona i discepoli che intervengono nella scena.

La e quella della donna sono simili a quelle di Matteo. Tuttavia, Marco è meno dettagliato sullo scambio e sulle emozioni della donna. Il Messia Gesù riconosce subito la sua fede e le annuncia la guarigione di sua figlia. Il racconto di Marco è dunque più conciso e incentrato sull’effetto immediato del miracolo.

Confronto tra Matteo 15.21-28 e Marco 7.24-30

Destinatari e prospettiva teologica :

Matteo scrive per un pubblico ebraico, perciò insiste sul ruolo iniziale di Gesù verso Israele e sull’estensione della salvezza alle nazioni dopo una dimostrazione di fede.

Marco si rivolge a un pubblico più ampio, probabilmente non ebraico, e pone meno l’accento sull’aspetto progressivo della salvezza.

Ruolo dei discepoli :

In Matteo, i discepoli svolgono un ruolo attivo chiedendo a Gesù di mandare via la donna, il che intensifica la tensione drammatica del racconto.

In Marco, sono assenti, il che riporta l’interazione su Gesù e la donna.

Struttura e stile :

Matteo è più narrativo e drammatico: il dialogo è più lungo, con diversi scambi prima che Gesù riconosca la fede della donna.

Marco è più breve e concreto: riduce il dialogo e la scena è più diretta.

Tono e impatto emotivo :

Matteo mette in risalto la perseveranza e l’umiltà della donna.

Marco pone maggiormente l’accento sull’efficacia immediata del miracolo.

Conclusione

I due racconti illustrano un momento cruciale in cui il Messia Gesù manifesta l’apertura della sua salvezza oltre Israele. Matteo pone l’accento sul processo di riconoscimento della fede, mentre Marco presenta una versione più rapida e pragmatica del miracolo. Questa differenza di prospettiva riflette i loro obiettivi redazionali: Matteo vuole mostrare la progressione del messaggio cristiano, mentre Marco intende sottolineare l’efficacia della potenza di Gesù. L’atteggiamento del Messia Gesù verso questa donna sembra scostante. Grazie all’insistenza e alla perseveranza di sua madre, la figlia sarà guarita dalla sua malattia secondo Matteo, mentre Marco attribuisce questa malattia a un demonio.

L’atteggiamento del Messia Gesù, in questo caso particolare, sembra del tutto eccezionale, perché di solito incoraggiava le persone e le spingeva alla fede (Giovanni 11.40). Tuttavia, il Messia Gesù conosceva la convinzione di questa donna e dimostrò che, nonostante gli ostacoli, la sua fede restava incrollabile. Respingendo le sue richieste, mostrò che nulla poteva ostacolare la sua determinazione. Così la fede di questa straniera è diventata un esempio per la Chiesa. Nessun ostacolo dovrebbe contrastare la fede.