Daniele 7 presenta una delle visioni più importanti del libro. Quattro bestie rappresentano quattro regni successivi. L’ultima ha dieci corna, fra le quali appare un piccolo corno che si oppone a Dio e perseguita i santi. Ma il suo potere è limitato. Il tribunale celeste interviene, la potenza ostile viene giudicata e «uno simile a un figlio d’uomo» riceve un regno . La visione mostra così che gli imperi umani passano, mentre il regno di Dio rimane per sempre.
Daniele 7 – Le quattro bestie e il regno del Figlio dell’uomo
Daniele 7 descrive una visione profetica fondamentale che usa quattro bestie per simboleggiare dei regni: Babilonia, la Media-Persia, la Grecia e Roma. Il testo illustra la natura temporanea delle potenze umane rispetto al regno eterno di Dio affidato a «uno simile a un figlio d'uomo».
In breve
Introduzione
Daniele riceve questa visione durante il primo anno di Baldassarre, probabilmente verso il 553-552 a.C. Il racconto ci riporta quindi cronologicamente a prima della caduta di Babilonia narrata nel capitolo 5.
Se si assume, come ipotesi di lavoro, che Daniele avesse circa quattordici anni al momento della sua deportazione nel 605 a.C., avrebbe allora avuto approssimativamente sessantasei anni. Questa età rimane una stima, poiché la Bibbia non precisa l’età di Daniele al momento del suo arrivo a Babilonia.
Daniele vede successivamente quattro bestie uscire da un mare agitato. Poi il suo sguardo lascia la terra per rivolgersi al cielo, dove l’Antico di giorni siede per giudicare. Infine appare «uno simile a un figlio d’uomo», al quale viene consegnato un regno che non sarà mai distrutto.
Daniele 7 riprende così la successione dei regni già annunciata dalla statua di Daniele 2, ma da un’altra prospettiva.
Commento 1 - Le quattro bestie e i quattro regni
Daniele vede quattro venti agitare il grande mare:
«E quattro grandi bestie salirono dal mare, diverse l’una dall’altra» (Daniele 7.3).
Il testo stesso spiega il simbolo:
«Questi quattro grandi animali sono quattro re che sorgeranno dalla terra» (Daniele 7.17).
La quarta bestia viene poi esplicitamente chiamata «quarto regno» (Daniele 7.23). I re rappresentano dunque qui i regni ai quali appartengono.
Nell’interpretazione adottata in questo studio, questi quattro regni sono:
Babilonia → Medo-Persia → Grecia → .
Questa successione corrisponde a quella di Daniele 2.
La differenza si trova soprattutto nei simboli. Daniele 2 presentava gli imperi sotto la forma impressionante di una statua composta di metalli preziosi. Daniele 7 li rappresenta come animali selvaggi.
La storia umana presenta così due volti: gli imperi possono impressionare per la loro potenza e il loro splendore, ma possono anche diventare predatori quando esercitano il loro dominio con la violenza.
Commento 2 - Il leone: Babilonia
La prima bestia è:
«simile a un leone e aveva ali d’aquila» (Daniele 7.4).
Essa corrisponde a Babilonia, il primo regno della successione.
Il leone evoca la potenza e le ali d’aquila la rapidità. Queste due immagini possono adattarsi bene all’espansione dell’Impero babilonese.
Daniele vede poi le ali strappate. L’animale viene raddrizzato come un uomo e riceve un .
Questa trasformazione ricorda il destino di Nabucodonosor in Daniele 4. Il re era stato umiliato fino a vivere come una bestia prima di riacquistare la ragione e riconoscere la sovranità del Dio Altissimo.
Il testo non dice esplicitamente che Daniele 7.4 descriva questo episodio, ma il parallelismo letterario è notevole.
Commento 3 - L’orso: la Medo-Persia
La seconda bestia assomiglia a un orso:
«Si teneva sollevata su un lato; aveva tre costole in bocca fra i denti» (Daniele 7.5).
Questa potenza corrisponde all’Impero medo-persiano.
Daniele 8 conferma l’associazione dei due popoli. L’ariete con due corna vi è esplicitamente identificato come rappresentante:
«i re dei Medi e dei Persiani» (Daniele 8.20).
Uno dei corni dell’ariete diventa più alto dell’altro. Allo stesso modo, l’orso di Daniele 7 è sollevato su un lato. Questa asimmetria può evocare la crescente predominanza della componente persiana.
Le tre costole sono state talvolta identificate con tre grandi conquiste, in particolare la Lidia, Babilonia e l’Egitto. Daniele, tuttavia, non fornisce alcuna interpretazione di queste tre costole; questa identificazione deve quindi rimanere un’ipotesi.
Commento 4 - Il leopardo: la Grecia
La terza bestia assomiglia a un leopardo:
«e aveva sul dorso quattro ali come quelle di un uccello; questo animale aveva quattro teste» (Daniele 7.6).
Anche questa volta, Daniele 8 facilita l’identificazione:
«Il capro è il re di Iavan» (Daniele 8.21).
Si tratta del mondo greco.
Le quattro ali rafforzano l’idea di rapidità. Corrispondono particolarmente bene alle conquiste di Alessandro Magno, che in pochi anni rovesciò la potenza persiana.
Le quattro teste evocano poi la frammentazione del mondo greco dopo la morte di Alessandro nel 323 a.C.
Daniele 8 e Daniele 11 riprendono questa divisione. Il regno di Alessandro non fu trasmesso intatto ai suoi discendenti, ma diviso tra diverse potenze sorte dai suoi generali.
Commento 5 - La quarta bestia: Roma
La quarta bestia impressiona particolarmente Daniele:
«Era terribile, spaventosa e straordinariamente forte; aveva grandi denti di ferro» (Daniele 7.7).
A differenza delle tre precedenti, Daniele non può neppure paragonarla a un animale conosciuto.
I suoi denti di ferro richiamano immediatamente Daniele 2:
«Ci sarà un quarto regno, forte come il ferro» (Daniele 2.40).
Nell’interpretazione adottata qui, questa quarta potenza corrisponde a .
succedette progressivamente al mondo ellenistico e assorbì le principali potenze sorte dall’impero di Alessandro.
Ma la profezia non si ferma alla antica.
La quarta bestia ha dieci corna.
Commento 6 - I dieci re e il piccolo corno
L’angelo spiega:
«Le dieci corna sono dieci re che sorgeranno da questo regno» (Daniele 7.24).
I dieci re appartengono dunque ancora al quarto regno.
Daniele vede poi apparire un altro corno:
«un altro piccolo corno spuntò in mezzo a esse» (Daniele 7.8).
Tre corna vengono sradicate davanti a esso.
Questo piccolo corno possiede occhi umani e una bocca che parla con arroganza. Diventa poi più importante degli altri.
La sua attività è al tempo stesso politica e religiosa.
Domina dei re, ma si oppone anche direttamente a Dio.
Commento 7 - La potenza che si oppone a Dio
Daniele riceve questa spiegazione:
«Pronuncerà parole contro l’Altissimo, opprimerà i santi dell’Altissimo e penserà di cambiare i tempi e la legge» (Daniele 7.25).
Il piccolo corno non rappresenta dunque semplicemente un regno ordinario.
Cerca di esercitare un’autorità che entra direttamente in concorrenza con quella di Dio.
Perseguita anche i santi.
Daniele lo vede perfino:
«fare guerra ai santi e prevalere su di loro» (Daniele 7.21).
La sua vittoria, tuttavia, è soltanto temporanea.
Commento 8 - Tre anni e mezzo
Il dominio di questa potenza ha una durata determinata:
«un tempo, dei tempi e la metà di un tempo» (Daniele 7.25).
Questa formula corrisponde a tre tempi e mezzo.
L’Apocalisse permette di comprenderne più precisamente la durata.
Apocalisse 12 parla successivamente di 1 260 giorni e di «un tempo, dei tempi e la metà di un tempo» (Apocalisse 12.6, 14).
Apocalisse 13 attribuisce alla bestia autorità per quarantadue mesi (Apocalisse 13.5).
Otteniamo dunque:
3½ tempi = 42 mesi = 1 260 giorni.
Il calcolo si basa su mesi profetici di trenta giorni:
42 × 30 = 1 260 giorni.
La potenza ostile appare considerevole, ma Dio ha già stabilito il limite del suo dominio.
Lo sapevate?
Il racconto del Diluvio fornisce un precedente interessante per questo calcolo.
Tra il diciassettesimo giorno del secondo mese e il diciassettesimo giorno del settimo mese trascorrono cinque mesi (Genesi 7.11; 8.4).
Ora, Genesi 7.24 indica una durata di 150 giorni.
Ciò corrisponde a cinque mesi di trenta giorni.
Questo calcolo non significa che il normale calendario ebraico avesse sempre anni di 360 giorni. Mostra semplicemente che la Bibbia può impiegare un computo schematico di mesi di trenta giorni, paragonabile a quello utilizzato nei periodi profetici di Daniele e dell’Apocalisse.
Commento 9 - Il piccolo corno e l’Anticristo
Daniele non usa mai la parola «».
Tuttavia, il Nuovo Testamento riprende diverse caratteristiche del piccolo corno per descrivere la potenza ostile finale.
Paolo annuncia un «uomo dell’iniquità» che:
«si innalza al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio» (2 Tessalonicesi 2.4).
Alla fine sarà distrutto dall’intervento del Signore Gesù (2 Tessalonicesi 2.8).
Apocalisse 13 descrive anche una bestia con dieci corna, che pronuncia bestemmie, combatte i santi ed esercita la sua autorità per quarantadue mesi.
Le corrispondenze con Daniele 7 sono particolarmente forti.
Nell’interpretazione escatologica adottata qui, il piccolo corno trova dunque il suo compimento finale nella figura che la teologia cristiana designa come l’.
Commento 10 - E Antioco IV?
Antioco IV Epifane, re seleucide del II secolo a.C., perseguitò gli Ebrei e intervenne brutalmente nella loro religione.
Occupa un posto importante in Daniele 8 e Daniele 11.
Costituisce dunque un precedente storico essenziale per comprendere la figura del sovrano persecutore.
Tuttavia, il piccolo corno di Daniele 8 appare nel contesto del regno greco, mentre quello di Daniele 7 appare sulla quarta bestia.
Nell’interpretazione sostenuta qui, Antioco costituisce dunque una prefigurazione particolarmente importante della potenza finale, ma non il compimento completo del piccolo corno di Daniele 7.
Commento 11 - Il tribunale celeste
Nel momento in cui la potenza ostile sembra trionfare, la scena cambia completamente.
Daniele vede dei troni collocati:
«E l’Antico di giorni si sedette» (Daniele 7.9).
Migliaia di esseri stanno davanti a lui.
Poi:
«i giudici si sedettero e i libri furono aperti» (Daniele 7.10).
Il vero centro del potere appare finalmente.
Mentre i regni si combattono sulla terra, il tribunale celeste rimane sovrano.
Il piccolo corno può perseguitare i santi, ma non può sfuggire al giudizio.
Commento 12 - «Uno simile a un figlio d’uomo»
Daniele vede poi:
«sulle nubi del cielo venne uno simile a un figlio d’uomo» (Daniele 7.13).
Questa figura contrasta fortemente con le quattro bestie.
Gli imperi umani erano diventati bestiali.
Il regno definitivo viene affidato a una figura veramente umana.
Il Figlio dell’uomo si avvicina all’Antico di giorni e riceve:
«il dominio, la gloria e il regno» (Daniele 7.14).
Tutti i popoli lo servono.
E, a differenza degli imperi precedenti:
«il suo dominio è un dominio eterno che non passerà».
Commento 13 - Gesù e il Figlio dell’uomo
Gesù riprende direttamente questa profezia.
Egli annuncia:
«il Figlio dell’uomo che viene sulle nubi del cielo con potenza e grande gloria» (Matteo 24.30).
Durante il suo processo, dichiara anche:
«vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio e venire sulle nubi del cielo» (Matteo 26.64).
Per l’interpretazione cristiana, il Figlio dell’uomo di Daniele 7 trova dunque il suo compimento messianico in Gesù.
Colui che gli uomini hanno respinto è precisamente colui al quale Dio dà il regno .
Commento 14 - I santi ricevono il regno
Daniele afferma anzitutto che il Figlio dell’uomo riceve il regno.
Ma poi dichiara:
«i santi dell’Altissimo riceveranno il regno» (Daniele 7.18).
Non vi è alcuna contraddizione.
Il Messia riceve il regno come re e il suo popolo partecipa al suo regno.
Il capitolo presenta così un capovolgimento straordinario.
I santi erano perseguitati.
Il piccolo corno sembrava vittorioso.
Ma dopo il giudizio, i perseguitati diventano eredi del regno.
Commento 15 - Daniele 2 e Daniele 7 raccontano la stessa storia
Le due grandi visioni possono essere poste una accanto all’altra:
Daniele 2:
Babilonia → Medo-Persia → Grecia → → fase divisa → regno di Dio.
Daniele 7:
leone → orso → leopardo → quarta bestia → dieci corna e piccolo corno → Figlio dell’uomo e regno .
Daniele 7 approfondisce dunque ciò che Daniele 2 aveva già annunciato.
Aggiunge soprattutto informazioni riguardanti la fase finale del quarto regno e la potenza che si opporrà all’Altissimo.
Commento 16 - La prospettiva profetica adottata
Nell’interpretazione sostenuta in questo studio, e in accordo con l’orientamento profetico di Edward Denny, costituisce l’inizio storico del quarto regno, ma non ne esaurisce tutta la portata profetica.
La quarta potenza possiede una fase finale rappresentata dalle dieci corna.
È in questa configurazione che appare il piccolo corno.
Questa interpretazione non significa che oggi sia possibile identificare con certezza i dieci re o l’.
Daniele non fornisce alcun nome.
La prudenza rimane dunque indispensabile.
La profezia fornisce criteri che permettono di riconoscere la struttura quando si compirà; non autorizza a indicare arbitrariamente ogni nuova coalizione politica come suo compimento.
Da ricordare
Le quattro bestie rappresentano quattro regni successivi: Babilonia, Medo-Persia, Grecia e, nell’interpretazione adottata, .
La quarta potenza conosce una fase finale rappresentata da dieci re.
Il piccolo corno appare fra loro, si oppone a Dio e perseguita i santi.
Il suo dominio è limitato a tre tempi e mezzo, corrispondenti a 42 mesi o 1 260 giorni.
Il Nuovo Testamento riprende diverse sue caratteristiche nelle descrizioni della potenza ostile finale.
L’Antico di giorni pone fine a questo dominio.
Il Figlio dell’uomo riceve un regno .
I santi partecipano infine al suo regno.
Daniele 7 non presenta dunque il trionfo dell’, ma la certezza della sua sconfitta e l’instaurazione definitiva del regno di Dio.
Conclusione
Daniele 7 comincia con un mare agitato e delle bestie che si contendono il dominio del mondo.
Tutto sembra dominato dalla violenza.
Babilonia scompare.
La Medo-Persia scompare.
La Grecia scompare.
La quarta potenza giunge infine a una fase nella quale sorge un’autorità che osa opporsi direttamente all’Altissimo.
Per un certo tempo, questa potenza sembra perfino vittoriosa.
Ma Daniele viene allora invitato a guardare altrove.
Al di sopra dei regni terreni esiste un tribunale che gli imperi non controllano.
L’Antico di giorni siede.
I libri vengono aperti.
Il giudizio viene pronunciato.
Poi viene il Figlio dell’uomo.
I regni ottenuti mediante la conquista scompaiono e lasciano il posto al regno ricevuto da Dio.
Questo è, in definitiva, il messaggio essenziale di Daniele 7: gli imperi umani sono temporanei, anche quando sembrano invincibili. Il regno del Figlio dell’uomo, invece, non passerà mai.
Lo studio accademico di Daniele 7 permette di approfondire ulteriormente: esamina in dettaglio l’identificazione dei quattro regni, le dieci corna, il piccolo corno, Antioco IV, la figura dell’, i 1 260 giorni, i quarantadue mesi, il rapporto con Daniele 2 e l’Apocalisse, nonché l’interpretazione profetica di Edward Denny.