L'articolo esplora l'enigma dei «tre giorni e tre notti» di Gesù, proponendo di considerare l'oscurità avvenuta durante la crocifissione come la «terza notte». Ciò permetterebbe di conciliare il racconto evangelico con una lettura simbolica e teologica. L'autore esamina la storia di Giona per comprendere che cosa significhino quei giorni.
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Gesùcrocifissionetre giorni e tre nottioscurità
176 versetti
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Come si deve intendere la proclamazione di Gesù in Matteo 12.40? Che cosa rappresentano quei «tre giorni e tre notti» evocati dal Signore con riferimento al profeta Giona?
Diversi elementi invitano a considerare questa lettura:
I Vangeli attestano un fenomeno di oscurità totale in pieno giorno, per tre ore, nel cuore della crocifissione. Non si tratta di un'eclissi ordinaria né di un banale fenomeno meteorologico; è un segno divino, un miracolo che accettiamo come dato storico senza cercare una spiegazione razionale, perché la caratteristica propria di un miracolo è proprio quella di superare la razionalità umana. (Matteo 27.45)
Nell'uso biblico, la «notte» evoca l'oscurità, il giudizio, il velarsi della luce. Le tenebre di mezzogiorno rientrano in questo registro simbolico e teologico: manifestano il lutto cosmico e il giudizio divino nel momento in cui il Figlio di Dio porta il peccato del mondo. (Amos 8.9: «In quel giorno… farò tramontare il sole a mezzodì e coprirò di tenebre la terra in pieno giorno.»)
Proponiamo che Dio abbia inviato questa notte eccezionale, tra le altre ragioni, per velare la nudità di suo Figlio sulla croce, atto di misericordia e di pudore divino, e che Gesù abbia reso lo spirito prima della fine di questa oscurità. Se la morte avviene durante questa «notte» prodigiosa, questa può legittimamente essere inclusa nel computo delle «tre notti».
Gesù stesso, in altre occasioni, evoca una durata di «tre giorni» in rapporto alla sua morte e alla sua risurrezione, in particolare per «ricostruire il tempio» (Giovanni 2.19-21). La coerenza del suo insegnamento invita a cercare un'armonizzazione che rispetti sia la lettera di Matteo 12.40 sia la cronologia pasquale.
Metodo e obiettivi
In questo studio riprenderemo:
1- Il testo di Giona, per comprendere bene a che cosa corrispondano i «tre giorni e tre notti» nel loro contesto originario. (Giona 1.15-16, Giona 2.10)
2- I dettagli forniti da ciascun evangelista riguardo alla Passione, alla morte, alla sepoltura e alla risurrezione di Gesù. Ci sforzeremo di comprendere il senso esatto delle loro parole, tenendo presente che il loro scopo non è mai stato definire una cronologia rigorosa, ma spiegare eventi essenziali ai loro occhi. (Matteo 27-28; Marco 15-16; Luca 23-24; Giovanni 19-20)
3- La portata teologica e simbolica delle tenebre di mezzogiorno e la loro eventuale inclusione nel computo delle «tre notti».
Crediamo, come abbiamo spesso indicato in vari studi, che tutte le informazioni trasmesse dagli evangelisti siano rigorosamente esatte. Quando Matteo parla di «tenebre su tutta la terra», lo accettiamo come dato storico, senza esigere una spiegazione naturale. È evidente che queste tenebre non costituiscono una normale notte cronologica in senso calendariale; tuttavia, non possiamo assimilarle a una «notte» nel senso del computo profetico?
Questa è l'ipotesi che metteremo alla prova dei testi, cercando di onorare insieme il rigore esegetico e la coerenza teologica della testimonianza scritturale.
Transizione: Il primo capitolo esaminerà il racconto di Giona, matrice tipologica del «segno» annunciato da Gesù, per precisare che cosa comprenda l'espressione «tre giorni e tre notti» nel suo contesto veterotestamentario. (Giona 1.15-16; Matteo 12.40)
1.1. Contesto narrativo: la disobbedienza e la fuga di Giona
I. Giona: matrice tipologica dei «tre giorni e tre notti»
L' ordina a Giona di recarsi a Ninive per proclamarvi un messaggio di giudizio. (Giona 1.1-2)
Giona rifiuta e fugge «lontano dalla presenza dell'», imbarcandosi su una nave diretta a Tarsis. (Giona 1.3)
Una tempesta violenta si abbatte sulla nave; i marinai, spaventati, gettano Giona in mare dopo che egli ha riconosciuto la propria responsabilità. (Giona 1.4-15)
Punto di osservazione:
La fuga di Giona e il suo inghiottimento da parte del mare prefigurano, nella lettura tipologica cristiana, la discesa di Cristo nella morte, non per disobbedienza, ma per perfetta obbedienza al Padre. (Filippesi 2.8)
1.2. Il soggiorno nel ventre del pesce: «tre giorni e tre notti»
Testo chiave:
«L' fece venire un grosso pesce per inghiottire Giona, e Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.» (Giona 1.17; in alcune versioni: Giona 1.17)
Analisi:
L'espressione «tre giorni e tre notti» indica una durata significativa di soggiorno in un luogo di morte apparente: le viscere del mostro marino, in fondo al mare.
Giona stesso descrive questa esperienza come una discesa nel soggiorno dei morti: «Dal grembo dello Sceol ho gridato, e tu hai udito la mia voce… Mi hai gettato nell'abisso, nel cuore dei mari.» (Giona 2.2-3)
Le «sbarre della terra» si sono chiuse su di lui «per sempre», dice, prima che l' faccia risalire la sua vita «dalla fossa». (Giona 2.6)
Punto di osservazione:
Il ventre del pesce funziona come una tomba temporanea: luogo di oscurità, di separazione dal mondo dei viventi, ma anche luogo in cui la preghiera sale a Dio e dove si prepara la liberazione.
1.3. La liberazione: rigettato sulla terraferma
Al termine dei tre giorni e tre notti, «l' parlò al pesce, e il pesce vomitò Giona sulla terraferma.» (Giona 2.10)
Giona, uscito vivo dal mostro marino, riceve per la seconda volta l'ordine di andare a Ninive. (Giona 3.1-2)
Punto di osservazione:
L'uscita dal pesce è una figura di risurrezione: colui che era stato inghiottito, trattenuto in un luogo di morte, è reso alla vita e alla sua missione profetica.
1.4. Valore dell'espressione «tre giorni e tre notti» nel contesto ebraico
In ebraico biblico, l'espressione «giorni e notti» (יָמִים וּשְׁלֹשָׁה לֵילוֹת) sottolinea la totalità e la continuità di un periodo, piuttosto che un rigoroso conteggio orario.
Un parallelo significativo si trova nel libro di Ester: la regina chiede un digiuno di «tre giorni, notte e giorno», eppure si presenta davanti al re «il terzo giorno». (Ester 4.16, Ester 5.1)
Questo parallelo mostra l'elasticità della formula: «tre giorni e tre notti» può indicare un periodo che copre tre giorni senza esigere 72 ore piene.
Punto di osservazione:
L'idioma semitico consente una lettura inclusiva: ogni frazione di giorno può contare come un «giorno», e la menzione delle «notti» rafforza l'idea di totalità piuttosto che imporre un calcolo rigido.
1.5. Giona come «segno» profetico
Gesù stesso stabilisce il legame tipologico: «Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e nessun segno le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così il Figlio dell'uomo sarà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.» (Matteo 12.39-40; cfr. Luca 11.29-30)
Il «segno di Giona» è dunque la morte, la sepoltura e la risurrezione del Messia, prefigurate dall'inghiottimento e dalla liberazione del profeta.
Punto di osservazione:
La funzione del parallelo è tipologica e profetica: Giona annuncia il Cristo; il ventre del pesce prefigura la tomba; l'uscita in vita prefigura la risurrezione.
1.6. I «tre giorni e tre notti» di Giona: quali notti?
Se esaminiamo attentamente il racconto di Giona, sorge la domanda: quali «notti» sono comprese in questi tre giorni?
Giona è gettato in mare in piena tempesta, probabilmente di giorno (i marinai hanno tentato di remare verso terra, il che presuppone visibilità). (Giona 1.13)
Il testo non precisa l'ora esatta dell'inghiottimento né quella della liberazione.
L'espressione «tre giorni e tre notti» funziona come un blocco idiomatico che designa la totalità del soggiorno, senza dettagliare l'inizio e la fine di ciascuna notte.
Punto di osservazione:
Il testo di Giona non fornisce una cronologia oraria; l'accento cade sulla realtà del soggiorno in un luogo di morte apparente e sulla liberazione divina che ne segue.
1.7. Sintesi: Giona come chiave di lettura per Matteo 12.40
Il racconto di Giona stabilisce una figura: un uomo inghiottito in un luogo di morte, trattenuto «tre giorni e tre notti», poi reso vivo alla sua missione.
L'espressione «tre giorni e tre notti» è un idioma di totalità, non un cronometro.
Gesù riprende questa figura per annunciare la propria morte, il proprio soggiorno nella tomba e la propria risurrezione.
La domanda che si pone per la Passione di Cristo è dunque: in che modo i Vangeli permettono di ritrovare questo schema di «tre giorni e tre notti», e quale ruolo possono avere le straordinarie tenebre della crocifissione in questo computo?
Transizione: Il capitolo 2 esaminerà gli annunci di Gesù riguardo alla sua morte e alla sua risurrezione, nonché le diverse formulazioni («il terzo giorno», «dopo tre giorni», «tre giorni e tre notti»), per precisarne l'articolazione e la portata. (Matteo 12.40; Matteo 16.21; Marco 8.31; Giovanni 2.19-21)
2.1. I primi annunci della Passione
II. Gli annunci di Gesù: «il terzo giorno», «dopo tre giorni» e «tre giorni e tre notti»
In più occasioni, Gesù annuncia ai suoi discepoli che sarà messo a morte e poi risusciterà.
Tra le formulazioni più note figurano:
«Da allora Gesù cominciò a far conoscere ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, soffrire molto degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, essere ucciso e risuscitare il terzo giorno.» (Matteo 16.21)
«Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere rigettato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, essere ucciso e risuscitare dopo tre giorni.» (Marco 8.31)
«Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini; lo uccideranno, e il terzo giorno risusciterà.» (Matteo 17.22-23; Luca 9.22)
Osservazione:
Gli evangelisti riportano talvolta le parole di Gesù nella forma «il terzo giorno», talvolta nella forma «dopo tre giorni». Tuttavia, tutti descrivono lo stesso evento storico: la risurrezione del Messia Gesù.
2.2. «Il terzo giorno» e «dopo tre giorni»
Alcuni critici ritengono che queste due espressioni siano incompatibili.
In realtà, appartengono al modo di esprimersi semitico corrente del primo secolo.
Così:
«il terzo giorno» (Matteo 16.21; Luca 24.7);
«dopo tre giorni» (Marco 8.31; Marco 9.31);
designano lo stesso periodo.
Questa equivalenza appare chiaramente durante il processo di Gesù.
I falsi testimoni dichiarano:
«Io posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni.» (Matteo 26.61)
Mentre Giovanni riporta:
«Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere.» (Giovanni 2.19)
Qualche versetto più avanti, Giovanni precisa che Gesù parlava del tempio del suo corpo (Giovanni 2.21).
Allo stesso modo, i capi religiosi chiedono a Pilato:
«Quell'impostore ha detto, quando era ancora in vita: Dopo tre giorni risusciterò.» (Matteo 27.63)
Chiedono allora la sorveglianza della tomba:
«fino al terzo giorno» (Matteo 27.64)
Osservazione:
Nello stesso contesto, le usano indifferentemente «dopo tre giorni» e «fino al terzo giorno», prova che le intendevano come equivalenti.
2.3. La testimonianza unanime degli evangelisti
I racconti della risurrezione collocano tutti l'evento nel primo giorno della settimana.
(Matteo 28.1-6)
(Marco 16.1-6)
(Luca 24.1-7)
(Giovanni 20.1-18)
I discepoli di Emmaus dichiarano lo stesso giorno:
«Oggi è il terzo giorno da quando queste cose sono accadute.» (Luca 24.21)
Questa affermazione è particolarmente importante.
Poiché gli eventi sono cominciati il venerdì, i due discepoli considerano la domenica come «il terzo giorno»:
1- Venerdì: primo giorno;
2- Sabato: secondo giorno;
3- Domenica: terzo giorno.
Osservazione:
Questo modo di contare corrisponde perfettamente al computo inclusivo ebraico, in cui ogni parte di giornata può essere contata come un giorno intero.
2.4. Una difficoltà particolare: le «tre notti»
Se le espressioni «il terzo giorno» e «dopo tre giorni» si armonizzano naturalmente, la formula di Matteo 12.40 rimane più specifica:
«Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così il Figlio dell'uomo sarà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.»
Nell'ipotesi tradizionale di una crocifissione il venerdì pomeriggio e di una risurrezione la domenica mattina, possiamo individuare:
una parte del venerdì;
l'intero ;
una parte della domenica.
Il computo dei tre giorni non pone dunque alcuna difficoltà.
Al contrario, sembrano comparire solo due notti di calendario:
la notte dal venerdì al sabato;
la notte dal sabato alla domenica.
La domanda diventa allora legittima:
Come intendere la menzione esplicita delle «tre notti»?
2.5. Un'espressione unica nelle parole di Gesù
Bisogna notare che Gesù usa una sola volta l'espressione completa «tre giorni e tre notti» in rapporto alla sua risurrezione: (Matteo 12.40).
In tutti gli altri annunci, usa formulazioni più semplici:
«il terzo giorno»;
«dopo tre giorni»;
«in tre giorni».
Questa singolarità merita attenzione.
Matteo probabilmente non cerca di fornire un calcolo cronologico dettagliato. Il suo scopo principale è mettere in parallelo l'esperienza di Giona e quella di Cristo.
Il centro del segno sta nella morte seguita da una liberazione miracolosa, proprio come Giona fu reso vivo dopo il suo soggiorno nelle profondità.
Osservazione:
Il carattere tipologico del passo deve essere preso in considerazione prima di qualsiasi tentativo di calcolo orario rigoroso.
2.6. Una prima pista di riflessione
I Vangeli riferiscono che, prima della morte di Gesù, un'oscurità soprannaturale coprì il paese per tre ore:
«Dall'ora sesta fino all'ora nona si fece buio su tutta la terra.» (Matteo 27.45)
(Marco 15.33)
(Luca 23.44-45)
Questa oscurità sopraggiunge immediatamente prima della morte di Cristo.
Ora, nel pensiero biblico, la notte è definita anzitutto dall'assenza di luce (Genesi 1.5). Le tenebre costituiscono inoltre un simbolo frequente del giudizio divino (Esodo 10.21-23; Amos 8.9).
Senza pretendere che si tratti di una normale notte di calendario, ci si può chiedere se questo eccezionale periodo di tenebre non partecipi, in modo particolare, al «segno di Giona» annunciato da Gesù.
Questa ipotesi merita dunque di essere esaminata alla luce dei racconti della Passione.
Sintesi del capitolo 2
Le espressioni «il terzo giorno», «dopo tre giorni» e «in tre giorni» sono usate in modo intercambiabile nei Vangeli.
Il computo inclusivo ebraico spiega naturalmente la risurrezione la domenica dopo una crocifissione il venerdì.
La difficoltà principale riguarda la menzione delle «tre notti» in Matteo 12.40.
Questa formula appare in un contesto tipologico fondato sul segno di Giona.
Le tenebre soprannaturali della crocifissione costituiscono un elemento particolare che merita di essere studiato nel quadro di questa questione.
Transizione: Il capitolo 3 esaminerà in dettaglio i racconti della crocifissione per stabilire con precisione la cronologia degli eventi, dalle tenebre della sesta ora fino alla deposizione nella tomba del Messia Gesù (Matteo 27.45-61; Marco 15.33-47; Luca 23.44-56; Giovanni 19.28-42).
III. Le tenebre della crocifissione e la cronologia della Passione
Dopo aver esaminato i diversi annunci di Gesù riguardo alla sua morte e alla sua risurrezione, conviene ora studiare gli eventi della crocifissione stessa. I quattro Vangeli riferiscono che un'oscurità eccezionale coprì il paese per diverse ore prima della morte di Cristo. Questo dato, spesso considerato solo sotto il suo aspetto teologico, potrebbe anche svolgere un ruolo importante nella comprensione dell'espressione «tre giorni e tre notti» (Matteo 12.40).
7.1. Ciò che i Vangeli affermano con certezza
3.1. La testimonianza convergente dei Vangeli
Tre evangelisti menzionano esplicitamente le tenebre che accompagnarono la crocifissione.
Matteo scrive:
«Dall'ora sesta fino all'ora nona si fece buio su tutta la terra.» (Matteo 27.45)
Marco riferisce lo stesso fatto:
«Venuta l'ora sesta, si fece buio su tutta la terra fino all'ora nona.» (Marco 15.33)
Luca aggiunge un dettaglio supplementare:
«Era già circa l'ora sesta, e si fece buio su tutta la terra fino all'ora nona. Il sole si oscurò.» (Luca 23.44-45)
Osservazione:
I tre racconti sono indipendenti ma perfettamente convergenti. Nessun evangelista presenta questa oscurità come un fenomeno ordinario. Tutti la descrivono come un evento eccezionale che interviene proprio nel momento in cui Gesù compie il suo sacrificio.
3.2. Un'oscurità soprannaturale
Sono stati proposti vari tentativi per spiegare queste tenebre:
un'eclissi solare;
un fenomeno meteorologico;
una tempesta di sabbia;
una fitta copertura nuvolosa.
Tuttavia, diversi elementi rendono poco convincenti queste ipotesi.
In primo luogo, la Pasqua ebraica si svolge a luna piena (Esodo 12.6; Levitico 23.5). Un'eclissi solare naturale è quindi impossibile, poiché richiede la luna nuova.
In secondo luogo, i Vangeli non presentano questo evento come un fenomeno naturale, ma come un segno divino associato alla morte del Messia.
In terzo luogo, la durata menzionata è particolarmente notevole: circa tre ore.
Osservazione:
Nella prospettiva biblica, non è necessario cercare una spiegazione naturale per questo evento. Gli autori ispirati lo presentano come un intervento divino che accompagna un momento unico della storia della salvezza.
3.3. Le tenebre nell'Antico Testamento
L'associazione tra tenebre e giudizio divino compare frequentemente nelle Scritture.
In occasione della nona piaga d'Egitto:
«L' disse a Mosè: Stendi la mano verso il cielo, e vi siano tenebre sul paese d'Egitto.» (Esodo 10.21)
Il profeta Amos annuncia:
«In quel giorno, dice il Signore, l', farò tramontare il sole a mezzodì e oscurerò la terra in pieno giorno.» (Amos 8.9)
Isaia usa anch'egli le tenebre come simbolo del giudizio di Dio:
«Il paese sarà immerso nelle tenebre.» (Isaia 5.30)
Osservazione:
Per i lettori ebrei del primo secolo, un'oscurità soprannaturale in pieno mezzogiorno evocava immediatamente un intervento divino, un giudizio o una particolare manifestazione di Dio.
3.4. Le tenebre nel momento in cui Cristo porta il peccato
Secondo la teologia del Nuovo Testamento, Gesù porta allora i peccati del mondo.
«Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo.» (Giovanni 1.29)
«Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi.» (2 Corinzi 5.21)
«Egli stesso ha portato i nostri peccati nel suo corpo sul legno.» (1 Pietro 2.24)
Non sorprende dunque che la creazione stessa sembri reagire a questo evento.
Alcuni commentatori hanno visto in queste tenebre l'espressione visibile del giudizio che Cristo subisce al posto degli uomini.
Altri vi vedono un segno di lutto cosmico davanti alla morte del Figlio di Dio.
Queste interpretazioni non sono incompatibili.
3.5. Una notte nel cuore del giorno?
La Bibbia definisce la notte come il tempo in cui la luce scompare:
«Dio chiamò la luce giorno, e chiamò le tenebre notte.» (Genesi 1.5)
Naturalmente, le tenebre della crocifissione non costituiscono una notte ordinaria in senso astronomico.
Tuttavia, possiedono diverse caratteristiche abitualmente associate alla notte:
scomparsa della luce;
interruzione del normale corso del giorno;
atmosfera di giudizio;
separazione simbolica.
Per tre ore, il paese è immerso in un'oscurità anomala proprio nel mezzo della giornata.
Osservazione:
La nostra ipotesi non afferma che si trattasse di una notte di calendario. Suggerisce semplicemente che questa oscurità eccezionale potrebbe essere considerata una «notte» particolare nel quadro del segno profetico annunciato da Gesù.
3.6. Il momento della morte di Gesù
I Vangeli indicano che Gesù muore verso l'ora nona, cioè approssimativamente verso le quindici.
(Matteo 27.46-50)
(Marco 15.34-37)
(Luca 23.46)
La sua morte avviene dunque immediatamente dopo questo periodo di tenebre.
La successione degli eventi è notevole:
1- Le tenebre coprono il paese.
2- Gesù pronuncia le sue ultime parole.
3- Gesù rende lo spirito.
4- Il velo del Tempio si squarcia.
5- Si verificano diversi segni straordinari. (Matteo 27.51-54)
Così, la morte di Cristo si colloca direttamente a seguito di questa oscurità soprannaturale.
3.7. Un'ipotesi da esaminare
Se si ritiene una crocifissione il venerdì 1° aprile 33, otteniamo:
Prima notte possibile:
le tenebre soprannaturali dall'ora sesta all'ora nona.
Seconda notte:
dal venerdì sera al sabato mattina.
Terza notte:
dal sabato sera alla domenica mattina.
Questa proposta non pretende di costituire una dimostrazione assoluta.
Presenta tuttavia diversi vantaggi:
conserva la crocifissione del venerdì;
rispetta le ripetute dichiarazioni di Gesù riguardo al terzo giorno;
mantiene l'importanza del segno di Giona;
dà un posto particolare a un fenomeno che i tre evangelisti giudicano abbastanza importante da riferirlo.
3.8. Sintesi del capitolo 3
Le tenebre della crocifissione sono attestate da Matteo, Marco e Luca.
Non possono essere spiegate semplicemente da una normale eclissi solare.
Nella Bibbia, le tenebre sono frequentemente associate al giudizio divino.
Gesù muore immediatamente dopo questo periodo di oscurità.
Queste tenebre potrebbero costituire un elemento importante nella comprensione dell'espressione «tre giorni e tre notti» di (Matteo 12.40).
Transizione: Il capitolo 4 esaminerà i racconti della sepoltura e della risurrezione per stabilire con precisione quanti giorni e quante notti siano esplicitamente menzionati dagli evangelisti tra la morte del Messia Gesù e la scoperta della tomba vuota.
IV. La sepoltura, la tomba e il computo dei giorni e delle notti
Dopo aver studiato le tenebre della crocifissione, conviene ora esaminare gli eventi che seguono immediatamente la morte di Gesù. I racconti della sepoltura e della risurrezione forniscono diverse preziose indicazioni cronologiche che permettono di comprendere come i primi discepoli contassero i giorni che separavano la morte del Messia dalla sua risurrezione.
4.1. La morte di Gesù prima dell'inizio del sabato
I quattro Vangeli indicano che Gesù muore nel giorno della preparazione.
Matteo riferisce:
«Fattosi sera, venne un uomo ricco di Arimatea, di nome Giuseppe.» (Matteo 27.57)
Marco precisa:
«Poiché era la preparazione, cioè la vigilia del …» (Marco 15.42)
Luca aggiunge:
«Era il giorno della preparazione, e stava per cominciare il .» (Luca 23.54)
Giovanni conferma:
«Era la preparazione della Pasqua.» (Giovanni 19.14)
Osservazione:
Gli evangelisti concordano nel collocare la morte di Gesù alla vigilia del . La sepoltura deve dunque essere compiuta rapidamente prima del tramonto del sole.
4.2. La sepoltura nella tomba di Giuseppe
Giuseppe d'Arimatea chiede il corpo di Gesù a Pilato.
(Matteo 27.58)
(Marco 15.43-45)
(Luca 23.52-53)
(Giovanni 19.38)
Nicodemo porta poi una mistura di mirra e di aloe.
(Giovanni 19.39)
Il corpo è avvolto in un lenzuolo e deposto in una tomba nuova.
(Matteo 27.59-60)
(Giovanni 19.40-42)
Una pietra è fatta rotolare davanti all'ingresso.
(Matteo 27.60)
(Marco 15.46)
Osservazione:
Il soggiorno di Gesù nella tomba comincia prima del tramonto del venerdì. Nel calendario ebraico, il giorno seguente comincia al tramonto (Genesi 1.5).
4.3. Le donne osservano la sepoltura
Le donne che avevano seguito Gesù assistono alla deposizione nella tomba.
(Matteo 27.61)
(Marco 15.47)
(Luca 23.55)
Luca precisa:
«Tornate indietro, prepararono aromi e profumi. Poi si riposarono il giorno del , secondo la legge.» (Luca 23.56)
Osservazione:
Le donne sanno perfettamente dove il corpo è stato deposto. I racconti escludono dunque ogni ipotesi di errore di tomba.
4.4. Il sabato: un giorno di silenzio
Il giorno dopo la crocifissione corrisponde al .
Matteo riferisce un evento unico:
«Il giorno seguente, che era il giorno dopo la preparazione, i capi dei sacerdoti e i si recarono insieme da Pilato.» (Matteo 27.62)
Chiedono una guardia militare:
«Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore, quando era ancora in vita, disse: Dopo tre giorni risusciterò.» (Matteo 27.63)
La tomba è allora:
sigillata;
posta sotto sorveglianza;
custodita da soldati .
(Matteo 27.65-66)
Osservazione:
Fatto notevole, i nemici di Gesù si ricordano del suo annuncio di risurrezione, mentre i discepoli sembrano non comprenderne ancora tutta la portata.
4.5. Il primo giorno della settimana
Tutti i Vangeli collocano la scoperta della tomba vuota nel primo giorno della settimana.
(Matteo 28.1)
(Marco 16.2)
(Luca 24.1)
(Giovanni 20.1)
La tomba è già vuota quando le donne arrivano.
Nessun Vangelo descrive esplicitamente il momento esatto in cui Gesù esce dalla tomba.
Gli evangelisti affermano soltanto che, al momento del loro arrivo:
la pietra è già spostata;
la tomba è vuota;
Gesù è già risuscitato.
Osservazione:
I testi non dicono mai che Gesù risuscita all'alba della domenica. Indicano soltanto che la tomba è trovata vuota in quel momento.
4.6. Quanti giorni si possono contare?
Nell'ipotesi tradizionale:
Primo giorno:
venerdì (giorno della crocifissione e della sepoltura).
Secondo giorno:
sabato (giorno del ).
Terzo giorno:
domenica (giorno della scoperta della tomba vuota).
Questo modo di contare corrisponde esattamente alle dichiarazioni:
«il terzo giorno» (Matteo 16.21);
«oggi è il terzo giorno» (Luca 24.21);
«risusciterà il terzo giorno» (Luca 18.33).
Osservazione:
I discepoli stessi usano questo modo di calcolo inclusivo. Ciò costituisce un argomento particolarmente forte a favore di una crocifissione il venerdì.
4.7. Quante notti si possono individuare?
Se consideriamo soltanto le notti di calendario, otteniamo:
Prima notte:
dal venerdì sera al sabato mattina.
Seconda notte:
dal sabato sera alla domenica mattina.
La difficoltà permane dunque riguardo alla terza notte menzionata in (Matteo 12.40).
Sono state proposte diverse soluzioni:
una crocifissione il mercoledì;
una crocifissione il giovedì;
una lettura idiomatica completa dell'espressione;
oppure l'inclusione delle tenebre soprannaturali della crocifissione nel computo.
Ogni ipotesi presenta vantaggi e difficoltà.
4.8. L'importanza della testimonianza dei discepoli di Emmaus
Il racconto dei discepoli di Emmaus costituisce uno degli elementi più importanti del dossier.
La domenica stessa della risurrezione, dichiarano:
«Ecco il terzo giorno da quando queste cose sono accadute.» (Luca 24.21)
Questa affermazione è pronunciata:
da contemporanei degli eventi;
lo stesso giorno;
secondo gli usi ebraici della loro epoca.
Osservazione:
Se Gesù fosse stato crocifisso il mercoledì o il giovedì, sarebbe difficile spiegare perché questi discepoli parlino ancora del «terzo giorno».
La loro testimonianza conferma che la cronologia tradizionale venerdì–domenica corrisponde al loro modo di contare il tempo.
4.9. Sintesi del capitolo 4
Gesù è sepolto prima dell'inizio del .
Il suo corpo rimane nella tomba durante il .
La tomba è trovata vuota il primo giorno della settimana.
I discepoli considerano questa domenica come «il terzo giorno».
La difficoltà non riguarda dunque i tre giorni, ma unicamente le tre notti di (Matteo 12.40).
Le tenebre soprannaturali che precedono la morte di Gesù rimangono un elemento in grado di far luce su questa questione.
Transizione: Il capitolo 5 esaminerà più in dettaglio il significato biblico della notte, delle tenebre e dell'oscurità nella Scrittura, per determinare se le tre ore di tenebre della crocifissione possano legittimamente essere assimilate a una forma particolare di «notte» nel quadro del segno di Giona.
5.1. La prima definizione biblica della notte
V. Il significato biblico della notte e delle tenebre
La prima menzione della notte compare fin dal racconto della creazione:
«Dio chiamò la luce giorno, e chiamò le tenebre notte.» (Genesi 1.5)
Questa definizione fondamentale merita attenzione.
Il testo non definisce anzitutto la notte con una posizione astronomica del sole o con un'ora precisa. La associa innanzitutto alla presenza delle tenebre, mentre il giorno è associato alla luce.
Osservazione:
Fin dal primo capitolo della Bibbia, la distinzione fondamentale poggia sull'opposizione luce/tenebre.
5.2. Le tenebre come simbolo del giudizio divino
In numerosi passi biblici, le tenebre appaiono come una manifestazione diretta del giudizio di Dio.
Durante le piaghe d'Egitto:
«Vi furono dense tenebre in tutto il paese d'Egitto per tre giorni.» (Esodo 10.22)
Il profeta Gioele annuncia:
«Giorno di tenebre e di oscurità, giorno di nuvole e di nebbia.» (Gioele 2.2)
Sofonia evoca:
«Un giorno d'ira, un giorno di angoscia e di afflizione, un giorno di rovina e di distruzione, un giorno di tenebre e di oscurità.» (Sofonia 1.15)
Osservazione:
Nel pensiero biblico, le tenebre straordinarie sono frequentemente associate a un particolare intervento di Dio nella storia umana.
5.3. Le tenebre e il giudizio del Messia
La crocifissione costituisce il momento in cui Cristo porta i peccati del mondo.
(Giovanni 1.29)
(2 Corinzi 5.21)
(1 Pietro 2.24)
In questo contesto, le tenebre di mezzogiorno appaiono particolarmente significative.
L'evento non è presentato come un semplice fenomeno cosmico, ma come un segno che accompagna l'opera redentrice compiuta sulla croce.
Il parallelo con i giudizi divini dell'Antico Testamento diventa allora evidente.
Osservazione:
Se le tenebre d'Egitto manifestavano il giudizio di Dio sul Faraone, quelle della crocifissione potrebbero manifestare il giudizio pronunciato sul peccato nel momento in cui il Messia si offre in sacrificio.
5.4. Le tenebre annunciate dai profeti
Diverse profezie sembrano trovare un'eco particolare negli eventi della Passione.
Amos dichiara:
«In quel giorno, dice il Signore, l', farò tramontare il sole a mezzodì e oscurerò la terra in pieno giorno.» (Amos 8.9)
Questa formulazione è notevole.
Il profeta non descrive un'oscurità notturna normale, ma un oscurarsi del giorno stesso.
L'immagine corrisponde esattamente a ciò che riferiscono Matteo, Marco e Luca:
le tenebre sopraggiungono nel bel mezzo della giornata;
interrompono il normale svolgersi del giorno;
precedono immediatamente la morte del Messia.
Osservazione:
Senza affermare che Amos profetizzi direttamente la crocifissione, il parallelo rimane particolarmente impressionante.
5.5. Una notte soprannaturale nel cuore del giorno
La questione centrale di questo studio può ora essere formulata così: le tenebre che hanno coperto il paese durante la crocifissione devono essere considerate un semplice fenomeno spettacolare o una vera notte soprannaturale?
Da un punto di vista astronomico, non si tratta evidentemente di una notte ordinaria. Il sole prosegue il suo normale corso e l'evento si produce a metà giornata.
Tuttavia, dal punto di vista di coloro che assistono alla scena, la luce scompare totalmente e lascia il posto all'oscurità. Ora, secondo la prima definizione biblica, Dio «chiamò le tenebre notte» (Genesi 1.5).
I Vangeli descrivono precisamente una situazione in cui le tenebre sostituiscono la luce in pieno giorno (Matteo 27.45; Marco 15.33; Luca 23.44-45).
Proponiamo quindi di considerare questa oscurità come una notte eccezionale e miracolosa, introdotta da Dio nel normale svolgimento del giorno della crocifissione.
5.6. Gesù è morto durante questa notte?
I racconti evangelici indicano che le tenebre cominciano all'ora sesta e terminano all'ora nona.
Durante questo periodo, Gesù rimane vivo sulla croce.
Poi, al termine di questa oscurità, getta un grande grido e rende lo spirito (Matteo 27.46-50; Marco 15.34-37; Luca 23.46).
I testi non permettono di stabilire con assoluta precisione se Gesù muoia pochi istanti prima della completa scomparsa delle tenebre o esattamente nel momento in cui la luce ritorna. Tuttavia, gli eventi appaiono strettamente legati.
In questa prospettiva, proponiamo che Gesù sia morto nel corso di questa notte soprannaturale o immediatamente al suo termine, e che la sua morte sia stata constatata solo dopo il ritorno della luce.
Il passaggio dalla notte al giorno segnerebbe allora simbolicamente l'ingresso del Messia nella morte.
5.7. Una proposta di computo dei tre giorni e delle tre notti
Se questa ipotesi è accolta, il computo potrebbe essere inteso nel modo seguente:
Prima notte:
le tenebre soprannaturali che coprono il paese durante la crocifissione (Matteo 27.45).
Primo giorno:
il ritorno della luce dopo la morte del Messia.
Seconda notte:
la notte dal venerdì al sabato.
Secondo giorno:
il .
Terza notte:
la notte dal sabato alla domenica.
Terzo giorno:
il primo giorno della settimana, giorno della risurrezione (Matteo 28.1; Marco 16.2; Luca 24.1; Giovanni 20.1).
Questa proposta conserva l'insieme dei dati cronologici dei Vangeli, dando al tempo stesso un significato particolare alla menzione dei «tre giorni e tre notti» di (Matteo 12.40).
5.8. I limiti dell'ipotesi
Conviene tuttavia restare prudenti.
Nessun testo biblico afferma esplicitamente:
«Le tenebre di mezzogiorno costituiscono la prima delle tre notti.»
Siamo dunque nel campo dell'interpretazione e non dell'affermazione dogmatica.
Questa ipotesi deve essere valutata secondo diversi criteri:
la sua coerenza con l'insieme delle Scritture;
la sua capacità di armonizzare i testi;
il suo rispetto della cronologia evangelica;
la sua assenza di contraddizione con le altre dichiarazioni di Gesù.
Osservazione:
Un'ipotesi può essere plausibile senza essere dimostrabile in modo assoluto. L'obiettivo non è imporre una conclusione, ma esaminare onestamente i dati biblici.
5.9. Sintesi del capitolo 5
La Bibbia associa fondamentalmente la notte alle tenebre (Genesi 1.5).
Le tenebre soprannaturali sono spesso legate al giudizio divino (Esodo 10.22; Gioele 2.2; Sofonia 1.15).
Le tre ore di oscurità della crocifissione costituiscono un evento eccezionale riconosciuto da diversi evangelisti.
Questa oscurità sopraggiunge precisamente nel momento in cui Gesù porta il peccato del mondo.
È dunque ipotizzabile che essa partecipi al simbolismo delle «tre notti» del segno di Giona.
Tuttavia, questa interpretazione rimane un'ipotesi esegetica che deve essere confrontata con l'insieme dei dati biblici.
Transizione: Il capitolo 6 esaminerà le principali soluzioni proposte nel corso della storia dell'interpretazione per risolvere la questione dei «tre giorni e tre notti», al fine di confrontarne i punti di forza e i limiti con l'ipotesi sviluppata in questo studio.
VI. Le principali interpretazioni dei «tre giorni e tre notti»
Fin dai primi secoli del cristianesimo, gli esegeti hanno cercato di capire come armonizzare la dichiarazione di Gesù in (Matteo 12.40) con i racconti della Passione e della risurrezione. Sono state proposte diverse soluzioni. Ciascuna presenta punti di forza e difficoltà. Prima di valutare la nostra ipotesi, conviene dunque esaminarle.
6.1. La soluzione tradizionale: il computo inclusivo ebraico
La posizione più antica e più diffusa afferma che Gesù fu crocifisso il venerdì e risuscitò la domenica.
Questa interpretazione si basa sul principio del computo inclusivo utilizzato nel mondo ebraico.
Secondo questo metodo:
ogni parte di un giorno conta come un giorno intero;
il giorno della crocifissione conta come il primo giorno;
il costituisce il secondo giorno;
la domenica è il terzo giorno.
Questo approccio si appoggia su diversi testi:
(Matteo 16.21)
(Luca 24.7)
(Luca 24.21)
(1 Corinzi 15.4)
Beneficia inoltre del parallelo di Ester:
«Digiunate per me, senza mangiare né bere, per tre giorni, notte e giorno.» (Ester 4.16)
Poi:
«Il terzo giorno, Ester indossò le sue vesti regali.» (Ester 5.1)
Osservazione:
Questa soluzione spiega perfettamente le espressioni «il terzo giorno» e «dopo tre giorni». Per contro, alcuni ritengono che risponda meno direttamente alla menzione esplicita delle «tre notti» di (Matteo 12.40).
6.2. L'ipotesi di una crocifissione il giovedì
Alcuni autori propongono che Gesù sia morto il giovedì.
Lo schema diventa allora:
giovedì: crocifissione;
venerdì: primo giorno completo;
sabato: secondo giorno completo;
domenica: terzo giorno.
Questa proposta permette di ottenere:
tre giorni;
tre notti di calendario.
Tuttavia emergono diverse difficoltà.
I discepoli di Emmaus dichiarano la domenica:
«Oggi è il terzo giorno da quando queste cose sono accadute.» (Luca 24.21)
Ora, se la crocifissione fosse avvenuta il giovedì, la domenica corrisponderebbe piuttosto al quarto giorno secondo il consueto modo di calcolo.
Osservazione:
Questa ipotesi risolve la questione delle notti ma complica diverse dichiarazioni esplicite dei Vangeli.
6.3. L'ipotesi di una crocifissione il mercoledì
Un'altra teoria colloca la crocifissione il mercoledì.
I suoi sostenitori ritengono generalmente che i «tre giorni e tre notti» vadano intesi come settantadue ore esatte.
Lo schema proposto è allora:
mercoledì pomeriggio: morte di Gesù;
giovedì: primo giorno;
venerdì: secondo giorno;
sabato: terzo giorno;
risurrezione alla fine del .
Questa teoria permette effettivamente di ottenere tre giorni e tre notti completi.
Tuttavia incontra diverse difficoltà:
obbliga spesso a distinguere diversi sabati successivi;
rende più complesso il racconto delle donne;
si accorda difficilmente con (Luca 24.21);
suppone talvolta che Gesù sia risuscitato diverse ore prima della scoperta della tomba vuota.
Osservazione:
Questa ipotesi privilegia una lettura letterale di Matteo 12.40, ma esige numerose ricostruzioni cronologiche supplementari.
6.4. L'interpretazione puramente idiomatica
Altri commentatori ritengono che l'espressione «tre giorni e tre notti» sia semplicemente una formula semitica equivalente a «tre giorni».
Secondo questo approccio:
non esiste alcuna difficoltà reale;
Matteo 12.40 deve essere interpretato come Ester 4,16–5.1;
le «tre notti» non hanno alcun valore cronologico indipendente.
Questa soluzione ha il vantaggio della semplicità.
Tuttavia, alcuni lettori ritengono che non tenga pienamente conto del fatto che Gesù menziona esplicitamente le notti, mentre avrebbe potuto semplicemente parlare di «tre giorni».
Osservazione:
Resta allora da chiedersi perché Matteo conservi questa formulazione più sviluppata.
6.5. L'interpretazione tipologica
Un altro approccio insiste sulla natura del segno di Giona.
Secondo questa lettura:
l'accento non è posto sul calcolo del tempo;
l'essenziale risiede nel parallelo tra Giona e Gesù;
il soggiorno nel pesce prefigura il soggiorno nella tomba;
la liberazione di Giona prefigura la risurrezione.
Questa comprensione si appoggia sul contesto immediato di (Matteo 12.39-40).
Osservazione:
Il segno di Giona è anzitutto un segno profetico e cristologico. Il suo scopo primario non è forse quello di fornire una misura cronologica precisa.
6.6. L'ipotesi sviluppata in questo studio
L'interpretazione proposta in questo studio cerca di conservare i vantaggi della posizione tradizionale, prendendo al tempo stesso sul serio la menzione dei «tre giorni e tre notti».
Poggia su diversi rilievi:
1- I Vangeli collocano chiaramente la risurrezione il terzo giorno.
2- I discepoli stessi parlano della domenica come del terzo giorno (Luca 24.21).
3- Le tenebre di mezzogiorno costituiscono un evento eccezionale riferito da diversi testimoni indipendenti.
4- Gesù rende lo spirito nel corso di questa oscurità soprannaturale o immediatamente al suo termine (Matteo 27.45-50; Marco 15.33-37; Luca 23.44-46).
5- La Bibbia associa fondamentalmente la notte alle tenebre (Genesi 1.5).
Proponiamo dunque che le tenebre che coprono il paese dall'ora sesta all'ora nona costituiscano una notte eccezionale introdotta da Dio nel cuore stesso del giorno della crocifissione. Gesù entrerebbe allora nella morte durante questa notte soprannaturale, mentre il ritorno della luce segnerebbe simbolicamente il primo giorno del computo.
In questa prospettiva, le tre notti potrebbero essere intese come:
la notte soprannaturale della crocifissione;
la notte dal venerdì al sabato;
la notte dal sabato alla domenica.
I tre giorni sarebbero allora:
il ritorno della luce dopo la morte del Messia;
il sabato;
il primo giorno della settimana, giorno della risurrezione.
Osservazione:
Questa proposta conserva integralmente la cronologia tradizionale dei Vangeli, dando al tempo stesso un significato particolare alle tenebre della crocifissione e alla menzione dei «tre giorni e tre notti» del segno di Giona (Matteo 12.40).
6.7. Quale soluzione appare più coerente?
Ogni tentativo di armonizzazione deve rispettare diversi criteri:
l'insieme dei dati biblici;
le dichiarazioni di Gesù;
i racconti degli evangelisti;
la testimonianza dei discepoli di Emmaus;
gli usi cronologici ebraici del primo secolo.
La soluzione adottata deve anche evitare di creare più difficoltà di quante ne risolva.
Ora, diverse ipotesi alternative richiedono ricostruzioni complesse che non sono mai esplicitamente menzionate nei Vangeli.
Al contrario, la cronologia tradizionale poggia direttamente sulle affermazioni più esplicite dei testi.
6.8. Sintesi del capitolo 6
La posizione tradizionale venerdì–domenica rimane la più antica e la più largamente attestata.
Le ipotesi del mercoledì o del giovedì risolvono alcune difficoltà ma ne creano altre.
L'interpretazione idiomatica spiega bene il linguaggio semitico di Matteo 12.40.
L'approccio tipologico ricorda che il segno di Giona non è soltanto cronologico.
L'ipotesi sviluppata in questo studio considera che Gesù entri nella morte nel corso di una notte soprannaturale provocata dalle tenebre della crocifissione. Questa notte particolare potrebbe costituire la prima delle tre notti menzionate nel segno di Giona, preservando al tempo stesso la cronologia tradizionale della Passione.
Transizione: Il capitolo 7 proporrà una sintesi generale dei dati studiati e valuterà se l'ipotesi delle tenebre come «terza notte» permetta realmente di armonizzare l'insieme dei testi relativi al segno di Giona e alla risurrezione del Messia Gesù.
VII. Sintesi generale e valutazione dell'ipotesi
Diversi punti appaiono chiaramente stabiliti dai testi:
Gesù è morto il giorno della preparazione, alla vigilia del sabato (Marco 15.42; Luca 23.54).
Il suo corpo è stato deposto nella tomba prima del tramonto del sole (Giovanni 19.42).
La tomba è stata trovata vuota il primo giorno della settimana (Matteo 28.1; Giovanni 20.1).
I discepoli consideravano questa domenica come «il terzo giorno» (Luca 24.21).
Gesù aveva annunciato più volte che sarebbe risuscitato «il terzo giorno» (Matteo 16.21; Luca 9.22).
Osservazione:
Queste affermazioni costituiscono il fondamento più solido della cronologia evangelica e devono rimanere prioritarie in ogni tentativo di interpretazione.
7.2. Ciò che Matteo 12.40 aggiunge al dibattito
La difficoltà proviene essenzialmente da un solo testo:
«Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così il Figlio dell'uomo sarà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.» (Matteo 12.40)
Questa dichiarazione solleva una ben nota difficoltà cronologica: se Gesù è stato crocifisso un venerdì pomeriggio e la tomba è stata trovata vuota all'alba della domenica, come computare «tre giorni e tre notti»? Il computo inclusivo semitico — in cui ogni frazione di giorno conta come un giorno — risolve facilmente la questione dei «tre giorni». Ma che dire delle «tre notti»? Nell'ipotesi di una crocifissione il venerdì, solo due notti di calendario separano la sepoltura dalla risurrezione: la notte dal venerdì al sabato e la notte dal sabato alla domenica. Mancherebbe dunque, in apparenza, una notte.
Fondamenti dell'ipotesi
Questa formulazione è unica nei Vangeli.
Altrove, Gesù parla semplicemente:
del terzo giorno;
dei tre giorni;
o di una risurrezione dopo tre giorni.
Il problema non riguarda dunque l'insieme degli annunci di Gesù, ma un'espressione particolare inserita nel contesto del segno di Giona.
7.3. Il ruolo del racconto di Giona
Lo studio del libro di Giona ha mostrato diversi elementi importanti:
l'espressione «tre giorni e tre notti» appartiene a un linguaggio semitico;
il racconto non fornisce alcun calcolo orario preciso;
l'accento è posto sul soggiorno in un luogo di morte apparente e poi sulla liberazione divina;
Gesù usa Giona come una figura profetica che annuncia la propria risurrezione.
Osservazione:
Il segno di Giona appare più come un parallelo teologico che come un calcolo cronometrico destinato a misurare esattamente la durata del soggiorno nella tomba.
7.4. Il posto particolare delle tenebre della crocifissione
Le tenebre riferite da Matteo, Marco e Luca rimangono uno dei fenomeni più notevoli della Passione.
Per tre ore:
la luce scompare;
il paese è immerso nell'oscurità;
il sacrificio del Messia giunge al suo compimento.
(Matteo 27.45 ; Marco 15.33 ; Luca 23.44-45)
Ora, la Bibbia associa frequentemente:
le tenebre alla notte;
le tenebre al giudizio;
le tenebre all'intervento diretto di Dio.
(Genesi 1.5 ; Esodo 10.22 ; Amos 8.9)
Osservazione:
Non è dunque irragionevole interrogarsi sul significato particolare di questa oscurità nel quadro del segno profetico annunciato da Gesù.
7.5. Un'ipotesi coerente ma non dimostrabile
L'ipotesi proposta in questo studio può essere riassunta così:
i tre giorni sono spiegati naturalmente dal computo inclusivo ebraico;
le ultime due notti corrispondono alle notti dal venerdì al sabato e dal sabato alla domenica;
le tenebre soprannaturali della crocifissione costituiscono una notte eccezionale durante la quale Gesù entra nella morte;
il ritorno della luce segna simbolicamente il primo giorno del computo.
Questa proposta presenta diversi vantaggi:
conserva la cronologia tradizionale della Passione;
rispetta le ripetute dichiarazioni di Gesù che annuncia la sua risurrezione il terzo giorno;
rimane compatibile con la testimonianza dei discepoli di Emmaus (Luca 24.21);
accorda un posto particolare alle tenebre della crocifissione, evento sottolineato da tre evangelisti;
evita le ricostruzioni complesse che richiedono una crocifissione il mercoledì o il giovedì.
Tuttavia, dobbiamo riconoscere con onestà che nessun testo biblico afferma esplicitamente che questa oscurità costituisca la prima notte del segno di Giona.
Siamo dunque nel campo dell'ipotesi esegetica e non della certezza dottrinale.
7.6. Ciò che questo studio non cerca di dimostrare
È importante precisare che il nostro obiettivo non è affermare che questa soluzione sia l'unica possibile.
Altri approcci possono essere sostenuti con serietà, in particolare:
l'interpretazione idiomatica dell'espressione;
l'accento posto sulla tipologia di Giona;
alcune varianti cronologiche.
Il nostro procedimento consiste semplicemente nell'esaminare se le tenebre della crocifissione possano fornire una luce supplementare su una difficoltà spesso sollevata.
7.7. Sintesi finale
I dati biblici permettono di affermare con sicurezza:
che Gesù è morto il venerdì;
che è stato sepolto prima del sabato;
che è risuscitato il terzo giorno;
che i Vangeli sono coerenti su questa cronologia.
La questione dei «tre giorni e tre notti» rimane principalmente una questione di interpretazione di (Matteo 12.40) e non una contraddizione tra i racconti.
L'ipotesi esaminata in questo studio offre una pista di riflessione che merita considerazione, senza pretendere di esaurire l'argomento.
Conclusione
La dichiarazione di Gesù riguardo ai «tre giorni e tre notti» ha suscitato numerosi dibattiti nel corso della storia del cristianesimo. Per alcuni, questa espressione costituirebbe una difficoltà insormontabile per la cronologia tradizionale della Passione. Eppure, l'esame attento delle Scritture conduce a una conclusione ben diversa.
I Vangeli affermano unanimemente che Gesù è risuscitato il terzo giorno (Matteo 16.21; Luca 24.7; 1 Corinzi 15.4). I discepoli stessi testimoniano che la domenica della risurrezione corrispondeva al «terzo giorno» dalla crocifissione (Luca 24.21). Queste informazioni costituiscono dati storici maggiori che non devono essere rimessi in discussione.
Lo studio del libro di Giona ha mostrato che l'espressione «tre giorni e tre notti» appartiene al linguaggio semitico e si inserisce in un contesto tipologico. Gesù non cerca soltanto di annunciare una durata, ma soprattutto di presentare la sua morte e la sua risurrezione come il compimento del segno profetico annunciato da Giona (Matteo 12.39-40).
Inoltre, le straordinarie tenebre che hanno coperto il paese durante la crocifissione costituiscono un evento eccezionale, riferito da diversi testimoni indipendenti (Matteo 27.45; Marco 15.33; Luca 23.44-45). Secondo l'ipotesi esaminata in questo studio, questa oscurità non rappresenterebbe soltanto un segno divino che accompagna la morte del Messia. Potrebbe anche costituire una notte soprannaturale durante la quale Gesù entra nella morte. Il ritorno della luce segnerebbe allora simbolicamente il primo giorno del computo, permettendo di comprendere come il segno di Giona possa associare tre giorni e tre notti pur conservando la cronologia tradizionale della Passione.
Al termine di questo studio, constatiamo che i testi biblici non presentano alcuna contraddizione reale. Le varie dichiarazioni relative alla morte, alla sepoltura e alla risurrezione del Messia Gesù si armonizzano in modo coerente quando sono ricollocate nel loro contesto storico, culturale e teologico.
Ancor più, questa analisi ricorda che l'obiettivo primario degli evangelisti non era fornire un trattato di cronologia, ma testimoniare un evento unico: la vittoria del Messia sulla morte. Il vero segno di Giona non è un calcolo di ore o di giorni. Risiede nel fatto che colui che è entrato nella morte è uscito vivo dalla tomba, compiendo così le Scritture e confermando la sua identità di Figlio di Dio (Romani 1.4; Atti 2.24-32).
L'ipotesi proposta in questo studio non pretende di risolvere definitivamente tutte le questioni cronologiche. Offre tuttavia una spiegazione possibile della menzione dei «tre giorni e tre notti» che rispetta al tempo stesso la cronologia tradizionale della Passione, il linguaggio biblico relativo alle tenebre e la coerenza generale della testimonianza evangelica. Così, lungi dall'indebolire la fiducia nelle Scritture, questa riflessione mette ancora una volta in luce la profondità e l'armonia dei racconti ispirati.
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Riferimento biblico
INF380
Nota informativa
INF380 - Le autorità giudaiche
Le autorità giudaiche
Le autorità che ordinano l'arresto di Pietro e Giovanni in Atti 4.1-3 costituiscono un insieme di responsabili religiosi particolarmente influenti. Luca menziona tre gruppi distinti: i sacerdoti, il capitano del Tempio e i sadducei. Il loro intervento permette di comprendere meglio i rapporti di forza che esistevano a Gerusalemme agli inizi della Chiesa.
1- I sacerdoti
I «sacerdoti» sono coloro che assicuravano il culto quotidiano del Tempio. Alcuni appartenevano alle famiglie sacerdotali più influenti e parecchi sedevano nel Sinedrio. La loro funzione conferiva loro un'autorità considerevole sulla vita religiosa del popolo.
Il Tempio costituiva il centro della vita ebraica. Vedere due Galilei insegnare pubblicamente nei suoi recinti, attirare le folle e compiere miracoli poteva essere percepito come una messa in discussione della loro autorità. I capi sacerdotali avevano già avuto un ruolo determinante nel processo di Gesù (Giovanni 11.47-53; Giovanni 18.13-14) e si trovavano ora a confrontarsi con i suoi discepoli.
2- Il comandante del Tempio
Luca menziona anche «il capitano del Tempio» (Atti 4.1). Si trattava probabilmente del capo della guardia del Tempio, personaggio molto importante nella gerarchia giudaica. Secondo le fonti giudaiche, in particolare la Mishnah, questo responsabile sovrintendeva ai leviti incaricati della sicurezza e del mantenimento dell'ordine nel recinto sacro.
Non si trattava di un ufficiale romano, ma di un responsabile giudeo. La sua funzione consisteva nel prevenire qualsiasi disordine capace di attirare l'intervento delle autorità romane. Il suo rango era particolarmente elevato, subito dopo quello del sommo sacerdote.
L'arresto di Pietro e di Giovanni non fu dunque un'iniziativa improvvisata, ma un'operazione ufficiale condotta dalle autorità riconosciute del Tempio.
3- I sadducei
Luca sottolinea soprattutto la presenza dei sadducei (Atti 4.1-2). Questo gruppo era composto in gran parte dalle famiglie sacerdotali più ricche e più influenti. In generale mantenevano buoni rapporti con le autorità romane per preservare la propria posizione privilegiata.
Contrariamente ai farisei, i sadducei rifiutavano parecchie dottrine importanti:
la risurrezione dei morti (Matteo 22.23);
l'esistenza degli angeli e degli spiriti (Atti 23.8);
certe tradizioni orali sviluppate dai farisei.
La predicazione apostolica urtava direttamente le loro convinzioni. Annunciare che Gesù era risorto equivaleva a confermare la dottrina stessa che combattevano. Non sorprende dunque che Luca insista sulla loro irritazione (Atti 4.2).
4- Un'opposizione già incontrata da Gesù
È impressionante constatare che gli stessi gruppi che avevano contribuito alla condanna di Gesù si ritrovano ora di fronte ai suoi discepoli. In un certo senso, Pietro e Giovanni proseguono il ministero del loro Maestro e incontrano gli stessi avversari.
Questa continuità appare chiaramente nel racconto dei Vangeli. I capi religiosi avevano cercato di ridurre Gesù al silenzio (Marco 14.53-65); ora tentano di far tacere i suoi testimoni.
5- Il Sinedrio sullo sfondo
Benché il Sinedrio non sia ancora menzionato esplicitamente in Atti 4.1-3, esso si profila già dietro questo arresto. Il giorno seguente, Pietro e Giovanni saranno infatti condotti davanti a questa suprema assemblea (Atti 4.5-6).
Il Sinedrio era composto da circa settanta membri, tra i quali si trovavano:
il sommo sacerdote;
gli anziani del popolo;
i capi dei sacerdoti;
gli scribi e i dottori della Legge;
rappresentanti dei partiti dei sadducei e dei farisei.
Sotto la dominazione romana, questa istituzione conservava una vasta autorità religiosa e giudiziaria, anche se il potere di eseguire una condanna capitale era fortemente limitato.
6- Una preoccupazione più che una semplice ostilità dottrinale
L'opposizione delle autorità giudaiche non si spiega soltanto con divergenze teologiche. Diversi elementi dovevano preoccuparle:
la rapida crescita del movimento cristiano (Atti 2.41);
l'influenza crescente degli apostoli sulla popolazione;
i miracoli compiuti pubblicamente (Atti 4.16);
il rischio di agitazione popolare capace di provocare un intervento romano;
la messa in discussione implicita della loro stessa autorità religiosa.
Qualche settimana prima, avevano probabilmente pensato che la crocifissione di Gesù avrebbe posto fine definitivamente al suo movimento. Ora scoprono con sorpresa che i suoi discepoli proseguono la sua opera con una nuova sicurezza.
7- Un primo scontro destinato a ripetersi
Questo arresto inaugura una lunga serie di scontri tra le autorità giudaiche e gli apostoli. Pietro e Giovanni compariranno più volte davanti al Sinedrio (Atti 4.5-22; Atti 5.27-40), Stefano sarà condannato a morte (Atti 7.54-60) e Saulo di Tarso diventerà uno dei principali persecutori della Chiesa prima della sua conversione (Atti 8.1-3).
Paradossalmente, questa opposizione non farà che contribuire alla diffusione del cristianesimo, conformemente al programma annunciato dal Signore: «Mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e in Samaria e fino all'estremità della terra» (Atti 1.8).
8- Un'osservazione interessante
Luca qui non menziona i farisei. Questo silenzio è probabilmente significativo. I principali avversari degli apostoli nei primi capitoli degli Atti sembrano essere i sadducei e le famiglie sacerdotali che controllavano il Tempio. I farisei, pur opponendosi al movimento cristiano su vari punti, appaiono talvolta più moderati, come mostrerà più tardi l'intervento di Gamaliele (Atti 5.34-39). Questa sfumatura è importante per comprendere la diversità del giudaismo del primo secolo.
INF002
Nota informativa
INF002 - I farisei
I farisei
I farisei erano un importante gruppo religioso e sociale nell'antico giudaismo, in particolare durante il periodo del Secondo Tempio. Ecco alcuni punti chiave che li riguardano:
Origini e storia
Origini: I farisei emersero come gruppo distinto dopo la rivolta dei Maccabei, intorno al 165-160 a.C. Erano spesso considerati i discendenti spirituali degli asidei.
Periodo: Prosperarono fino alla distruzione del Secondo Tempio nel 70 d.C. Dopo quella data, i loro insegnamenti formarono la base di ciò che divenne il giudaismo rabbinico.
Credenze e pratiche
Testi sacri: A differenza dei Sadducei, che si concentravano unicamente sulla legge scritta (il Pentateuco), i farisei credevano in una legge scritta e in una legge orale (la Torah orale). Risurrezione: I farisei credevano nella risurrezione dei morti e nell'immortalità dell'anima. Riti e leggi: Insistevano sull'importanza delle tradizioni orali e delle interpretazioni adattate alle circostanze contemporanee.
Influenza ed eredità Influenza: I farisei ebbero una grande influenza sulla liturgia e sulla pratica religiosa ebraica. I loro insegnamenti furono incorporati nella Mishnah, una raccolta della tradizione orale ebraica, intorno al 200 d.C. Eredità: Dopo la distruzione del Secondo Tempio, gli insegnamenti dei farisei formarono la base del giudaismo rabbinico, che continua a influenzare il giudaismo moderno.
I farisei sono spesso menzionati nel Nuovo Testamento, in particolare nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli, dove sono spesso in conflitto con Gesù e con le altre figure religiose dell'epoca.
I farisei nella Bibbia
Costituiscono il gruppo più rappresentativo del giudaismo. I suoi membri, originari del popolo, si oppongono ai compromessi con l'invasore romano, ma anche con l'ellenismo. Li vediamo più vicini alla popolazione rispetto ai sadducei.
Sono citati centotré volte nel Nuovo Testamento, novantatré volte nei Vangeli, nove volte negli Atti degli Apostoli e una volta nella lettera ai Filippesi.
I loro rapporti con il Messia Gesù appaiono spesso tesi, conflittuali. In certi momenti li rimprovera con termini violenti, come “guai a voi” e “ipocriti”, il che dimostra bene questa opposizione. Non hanno accesso ai posti di alta responsabilità, controllati dai Romani e dunque riservati ai sadducei simpatizzanti, ma formano il gruppo più importante del Sinedrio.
Si considerano i grandi difensori della legge di Mosè, che commentano. La loro interpretazione diventa la regola che il popolo deve seguire. Il Messia Gesù condannerà queste derive in diverse occasioni (Matteo 23.13-29).
Sono spesso in disaccordo con i loro colleghi sadducei su punti di dottrina come la vita eterna o gli angeli. Hanno aggiunto alla Legge scritta di Mosè dei princìpi orali, che permettono loro di aggirarne le prescrizioni. Gesù non mancherà di segnalarlo (Matteo 23.23).
Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea appartenevano a questo gruppo politico-religioso, il che non ha impedito loro di convertirsi al cristianesimo.
INF231
Nota informativa
INF231 - Da parte di chi?
Da parte di Giovanni, da parte di Dio, da parte dei 7 spiriti, da parte di Gesù Cristo?
Apocalisse 1.4-5 : «Da parte di Giovanni alle sette Chiese… che la grazia e la pace vi siano date da parte di colui che è, che era e che viene, da parte dei sette spiriti che sono davanti al suo trono, e da parte di Gesù Cristo…»
Chi scrive?
Giovanni è davvero l’autore umano: redige la lettera, firma con il suo nome, si rivolge direttamente alle Chiese.
Ma si presenta come messaggero: trasmette una rivelazione che non viene da lui.
Per questo dice: «da parte di…» → si pone come tramite, non come fonte.
I tre «da parte di»
Da parte di Dio: «colui che è, che era e che viene» → Dio eterno, presente in ogni tempo.
Da parte dei sette spiriti: immagine simbolica della pienezza dello Spirito di Dio (il numero 7 = totalità). Questo significa che lo Spirito agisce pienamente davanti al trono.
Da parte di Gesù Cristo: presentato come il testimone fedele, il primo risorto, il capo dei re.
Questi tre «da parte di» formano un saluto trinitario: Dio, lo Spirito e Gesù Cristo. Giovanni scrive, ma colloca il suo messaggio in questa fonte divina.
In sintesi
Sì, è Giovanni che scrive.
Ma insiste: il contenuto viene da Dio, per mezzo dello Spirito e di Gesù Cristo.
La sua formula «da parte di…» è un modo di dire: vi scrivo, ma questo non è il mio messaggio, è quello che ho ricevuto e che trasmetto.
Questo dà all’Apocalisse la sua autorità: non è un’opinione personale di Giovanni, ma una rivelazione che egli trasmette fedelmente.
INF004
Nota informativa
INF004 - I Romani
I Romani
Nell’anno 63 a.C. il generale romano Pompeo invase il territorio di Israele e prese Gerusalemme. Grazie a Giulio Cesare, nell’anno 45 a.C. il giudaismo divenne una religione lecita.
Cinque anni dopo, nel 40 a.C., l’imperatore Augusto pose fine alla dinastia asmonea e nominò Erode il Grande, un idumeo, dunque senza stirpe reale, re dei Giudei.
Qualche anno dopo la morte di Erode il Grande, nell’anno 6 d.C., Roma cambiò lo status della Giudea, insieme alla Samaria e all’Idumea (l’Edom biblico), trasformandole in province romane poste sotto la responsabilità di procuratori romani.
I figli del monarca Erode furono promossi dall’autorità romana al rango di tetrarchi e governarono queste diverse province sotto l’egida dei procuratori.
Durante il ministero del Messia Gesù, dunque, un prefetto, Ponzio Pilato, e un tetrarca, Erode Antipa, si dividevano il potere. I due uomini si odiavano fino al giorno della condanna del Messia Gesù (Luca 23.12).
Quarant’anni dopo la crocifissione del Messia Gesù, l’insurrezione dei Giudei, iniziata nel 66, fu domata; Tito distrusse il tempio di Gerusalemme nel 70 e tutto si concluse con la caduta di Masada il 2 maggio del 73.
Altre rivolte seguirono fino al 135.
Nel 130 l’imperatore Adriano cambiò di nuovo lo status del paese di Israele, creando una nuova colonia romana; il nome di Gerusalemme fu sostituito da Aelia Capitolina.
Il Messia Gesù svolse il suo ministero in un territorio occupato dai Romani, con un governatore designato da Roma.
Tre uomini si dividevano dunque, in quel momento della storia, la guida del paese di Israele:
Ponzio Pilato, il prefetto romano, deteneva tutti i poteri, in particolare sulla Giudea.
Erode Antipa regnava sulla Galilea e sulla Perea.
Il sommo sacerdote Caifa, responsabile delle questioni religiose.
INF089
Nota informativa
INF089 - Il sabato
Il sabato
Il sabato è un giorno di riposo e di santificazione nella tradizione ebraica, osservato dal venerdì sera al sabato sera. Ecco alcuni elementi importanti da conoscere sul sabato:
Origini e significato
Comandamento biblico: Il sabato è uno dei Dieci Comandamenti dati da Dio a Mosè sul monte Sinai. È menzionato più volte nella Torah, in particolare in Esodo 20.8-11 e Deuteronomio 5.12-15. Creazione: Il sabato commemora il giorno di riposo di Dio dopo i sei giorni della creazione, come descritto in Genesi 2.2-3. Liberazione dall'Egitto: Oltre alla creazione, il sabato è anche un richiamo alla liberazione degli Israeliti dalla schiavitù in Egitto, simbolo di libertà e di santificazione.
Osservanza e pratiche
Riposo: Il sabato è un giorno di riposo completo in cui sono proibiti i lavori creativi (chiamati «melakhot»). Ciò include attività come cucinare, scrivere, accendere un fuoco e altro ancora. Celebrazione: Il sabato inizia il venerdì sera con un pasto festivo, spesso preceduto dall'accensione delle candele del sabato. Si recitano preghiere speciali, come il Kiddush (santificazione). Servizi religiosi: Gli ebrei praticanti partecipano ai servizi religiosi nelle sinagoghe, dove si svolgono letture speciali della Torah e preghiere.
Tempo in famiglia e spiritualità: Il sabato è anche un momento di riunione familiare, di studio della Torah e di riflessione spirituale.
Importanza spirituale
Legame con Dio: Il sabato è un tempo dedicato alla spiritualità e al rafforzamento del legame con Dio, un tempo di riposo fisico e spirituale. Comunità: Il sabato incoraggia l'incontro comunitario e familiare, rafforzando i legami sociali e religiosi.
Il significato del sabato per gli ebrei
Per gli ebrei, il sabato è molto più di un semplice giorno di riposo. È un richiamo settimanale alla creazione del mondo e un simbolo del patto tra Dio e il popolo d'Israele. Il sabato è un tempo sacro dedicato alla preghiera, alla riflessione spirituale e alla comunione familiare e comunitaria.
L'osservanza del sabato comporta l'astensione da ogni lavoro, la partecipazione ai servizi religiosi nella sinagoga, la preparazione di pasti speciali e la celebrazione in famiglia. È un momento per staccarsi dalle preoccupazioni materiali e concentrarsi sullo spirituale, rafforzando così i legami con Dio e con i propri cari.
Il sabato al tempo di Gesù
Al tempo di Gesù, il sabato aveva una grande importanza religiosa e sociale. Le leggi del sabato erano osservate scrupolosamente, e i farisei, insieme agli scribi, erano particolarmente attenti al rispetto rigoroso di queste leggi. Avevano elaborato un insieme dettagliato di regole per stabilire che cosa fosse considerato «lavoro» proibito nel giorno di sabato.
Gesù, tuttavia, sfidò spesso queste interpretazioni rigide delle leggi del sabato. Per esempio, guarì dei malati di sabato, il che provocò controversie con le autorità religiose del suo tempo. Gesù insegnò che il sabato è stato fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato (Marco 2.27), sottolineando così l'importanza della compassione e dell'umanità rispetto alle regole rigide.
L'atteggiamento di Gesù verso il sabato metteva in luce l'idea che le leggi religiose dovessero servire il benessere delle persone, anziché diventare fardelli opprimenti. Questa prospettiva contribuì alle tensioni tra lui e le autorità religiose, ed ebbe un ruolo nei conflitti che condussero infine alla sua crocifissione.
Il sabato è un'istituzione centrale dell'ebraismo, simbolo del riposo, della santificazione e del legame con Dio. Svolge un ruolo essenziale nella vita religiosa e sociale degli ebrei, offrendo una pausa settimanale dedicata alla riflessione, alla preghiera e alla comunione con i propri cari.
INF038
Nota informativa
INF038 - YHWH
YHWH
Il tetragramma YHWH è il nome proprio di Dio usato nella Bibbia ebraica. Ecco alcune informazioni essenziali:
Significato e origine
Nome di Dio:YHWH è considerato il nome più sacro di Dio nel giudaismo. In italiano è spesso tradotto con «il Signore» o «Geova».
Origine: Il termine «tetragramma» significa «quattro lettere» in greco e si riferisce alle quattro lettere ebraiche יהוה (yod, he, vav, he).
Pronuncia
Sconosciuta: La pronuncia esatta del tetragramma è sconosciuta perché, nella tradizione ebraica, era vietato pronunciare questo nome per non profanarlo.
Sostituti: Al suo posto si usano sostituti come «Adonai» (Signore) o «HaShem» (Il Nome).
Uso
Testo sacro:Il tetragramma compare spesso nella Torah e in altri scritti della Bibbia ebraica. Rito e preghiere: Nelle preghiere e nei riti, gli ebrei usano generalmente «Adonai» al posto di YHWH quando leggono ad alta voce i testi sacri.
Importanza teologica
Monoteismo:YHWH sottolinea l'unicità e l'esclusività di Dio nella fede ebraica. Rapporto divino:Esprime il rapporto personale tra Dio e il popolo d'Israele, segnando una rivelazione divina e un'alleanza.
Il tetragramma è dunque un elemento centrale e sacro nella teologia e nella pratica religiosa ebraica.