Siamo ora al giorno di Pentecoste, chiamata Shavuot dagli Ebrei. Questa festa, istituita dalla Legge di Mosè, veniva celebrata cinquanta giorni dopo la festa delle primizie (Levitico 23.15-16). Se si ritiene la data di domenica 3 aprile 33 per la risurrezione del Messia Gesù, il cinquantesimo giorno porta a domenica 22 maggio 33. È in questa occasione che si compie la promessa annunciata da Gesù pochi giorni prima della sua ascensione: «voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni» (Atti 1.5).
2- I discepoli riuniti nello stesso luogo
Quando Luca precisa che i discepoli «si trovavano tutti insieme nello stesso luogo» (Atti 2.1), sembra fare riferimento ai centoventi credenti menzionati in precedenza (Atti 1.15). Questa precisazione lascia intendere che non vivevano continuamente riuniti, ma che avevano preso l'abitudine di ritrovarsi regolarmente per la preghiera e la comunione fraterna.
Le indicazioni fornite in seguito da Luca mostrano del resto che perseveravano insieme nella comunione e che mettevano in comune i loro beni secondo i bisogni di ciascuno (Atti 2.42-47; Atti 4.32-35). L'unità spirituale di questo gruppo appare anche nella perseveranza nella preghiera che aveva caratterizzato i giorni precedenti la Pentecoste (Atti 1.14).
3- Le manifestazioni straordinarie dello Spirito
Luca riferisce poi l'effusione dello Spirito Santo, che riguarda l'insieme dei discepoli, uomini e donne senza distinzione. Questa universalità costituisce già il compimento della profezia di Gioele che annunciava che Dio avrebbe effuso il suo Spirito «sopra ogni persona» (Gioele 2.28-29), profezia che Pietro citerà pochi istanti dopo (Atti 2.16-18).
Questa manifestazione divina è accompagnata da fenomeni straordinari: un rumore simile a quello di un vento impetuoso riempie tutta la casa, poi appaiono lingue che Luca paragona a lingue di fuoco che si dividono e si posano su ciascuno dei discepoli (Atti 2.2-3). Il vocabolario impiegato sottolinea il carattere analogico della descrizione. Luca non parla di un vento reale né di un fuoco materiale, ma di un fenomeno soprannaturale che cerca di rendere con un linguaggio umano.
Nelle Scritture, il vento e il fuoco sono frequentemente associati alle manifestazioni della presenza divina (Esodo 19.18; 1 Re 19.11-12; Ezechiele 37.9-10).
4- Il dono delle lingue
Il risultato di questa effusione è chiaramente esposto: tutti i discepoli furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in come lo Spirito dava loro di esprimersi (Atti 2.4).
Nulla nel racconto lascia pensare che si tratti di un linguaggio incomprensibile. Al contrario, i discepoli proclamano «le grandi opere di Dio» e gli ascoltatori comprendono questo messaggio nella propria lingua materna (Atti 2.11). Questo fenomeno costituisce un segno destinato ad autenticare l'opera divina e ad annunciare la futura universalità del Vangelo, conformemente alla missione affidata da Gesù ai suoi discepoli (Atti 1.8; Matteo 28.19-20).
5- Una folla venuta da tutto il mondo mediterraneo
Il rumore provocato da questi eventi attirò rapidamente una folla numerosa. Tra i testimoni c'erano Giudei pii e proseliti venuti da numerose regioni del mondo mediterraneo per celebrare la festa di Shavuot (Atti 2.5).
Luca presenta un elenco impressionante dei popoli rappresentati: Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Cappadocia, del Ponto, dell'Asia, della Frigia, della Panfilia, dell'Egitto, della Libia, di , di Creta e dell'Arabia (Atti 2.8-11). Questa diversità geografica illustra già la portata universale del messaggio cristiano.
Il miracolo suscita tanto più stupore in quanto i discepoli sono tutti Galilei (Atti 2.7), regione i cui abitanti non godevano di grande reputazione culturale o intellettuale (Giovanni 1.46; Giovanni 7.52).
6- Verso la spianata del Tempio
Di fronte all'afflusso della folla, appare verosimile che i discepoli si siano poi spostati verso i dintorni o la spianata del Tempio, unico luogo in grado di accogliere parecchie migliaia di persone. Alcune ore più tardi, circa tremila persone riceveranno il battesimo in seguito al discorso di Pietro (Atti 2.41), il che presuppone effettivamente un contesto molto più vasto di una semplice casa.
Questa ricostruzione rimane tuttavia ipotetica, poiché Luca non precisa esplicitamente il luogo in cui Pietro pronunciò il suo discorso.
7- Lo stupore e lo scherno
Non tutti reagiscono però allo stesso modo. Luca riferisce che una parte dei testimoni, lungi dal cercare una spiegazione spirituale, si fa beffe dei discepoli e li accusa di essere sotto l'influenza del vino (Atti 2.13). Questa opposizione non sembra marginale, poiché Pietro ritiene necessario iniziare il suo discorso confutando questa accusa: «Questi uomini non sono ubriachi, come voi supponete, perché sono le nove del mattino» (Atti 2.15).
Fin dalla nascita della Chiesa, la fede suscita così reazioni contrastanti: alcuni sono colpiti da stupore e cercano di capire (Atti 2.12), mentre altri scelgono lo scherno. Questa divisione davanti all'azione di Dio si ritroverà lungo tutto il libro degli Atti (Atti 17.32; Atti 28.24).
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