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Il concubinato

Desideriamo esaminare con attenzione ciò che dicono le Scritture riguardo al matrimonio, all’unione tra un uomo e una donna, nonché al concubinato...

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Introduzione

Durante una visita in ospedale, un’infermiera ci ha interrogati sul concubinato. Basandosi su varie informazioni e su certe convinzioni religiose, riteneva di vivere nel peccato. Questa conversazione, incentrata su ciò che la Bibbia insegna realmente al riguardo, ha motivato la realizzazione di questo studio.

Desideriamo esaminare con attenzione ciò che dicono le Scritture riguardo al matrimonio, all’unione tra un uomo e una donna, nonché al concubinato. Poiché la Bibbia si presenta come la parola di Dio (2 Timoteo 3.16), ci sembra essenziale ricercarne l’insegnamento con serietà, senza limitarci alle tradizioni umane o alle opinioni personali.

L’obiettivo di questo studio è dunque analizzare i diversi testi biblici relativi al matrimonio, all’impegno della coppia e alla sessualità, per capire come gli autori biblici concepiscono la relazione coniugale. Cercheremo inoltre di stabilire se la nozione moderna di concubinato corrisponda o meno al modello presentato nelle Scritture.

Fin dai primi capitoli della Bibbia, l’unione tra l’uomo e la donna appare come un’istituzione voluta da Dio:

Genesi 2.24 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne.

Gesù stesso riprende questo passo quando insegna sul matrimonio:

Matteo 19.5-6 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne?Talché non son più due, ma una sola carne; quello dunque che Iddio ha congiunto, l’uomo nol separi.

Il Nuovo Testamento menziona anche la necessità di una condotta morale nelle relazioni umane e sessuali:

Ebrei 13.4 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Sia il matrimonio tenuto in onore da tutti, e sia il talamo incontaminato; poiché Iddio giudicherà i fornicatori e gli adulteri.

Tuttavia, la Bibbia presenta anche situazioni familiari varie e talvolta complesse: poligamia, ripudio, vedovanza, unioni irregolari o ancora assenza di una cerimonia religiosa esplicitamente descritta. Questi elementi richiedono dunque uno studio attento del contesto storico, culturale e biblico, per evitare conclusioni affrettate.

Il nostro approccio non consiste nel condannare le persone, ma nel comprendere fedelmente l’insegnamento biblico nel suo insieme, con umiltà ed equilibrio.

I. L’unione di un uomo e di una donna secondo la Bibbia

L’espressione «l’unione di un uomo e di una donna secondo la Bibbia» rimanda principalmente alla concezione biblica del matrimonio, quale appare progressivamente nelle Scritture, dalla creazione in Genesi fino agli insegnamenti di Gesù e degli apostoli.

1- Il modello originario in Genesi

La Bibbia presenta l’unione tra l’uomo e la donna come un’istituzione voluta da Dio fin dalla creazione:

Genesi 2.24 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne.

Questo versetto è fondamentale. Contiene diverse idee importanti:

  • una separazione dalla casa paterna;
  • un legame duraturo;
  • un’unione profonda descritta come «una sola carne».

In questo contesto, l’unione coniugale non è solo sessuale o sociale; possiede anche una dimensione spirituale e di alleanza.

2- Gesù conferma questo modello

Gesù riprende direttamente questo testo quando insegna sul matrimonio:

Matteo 19.4-6 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Ed egli, rispondendo, disse loro: Non avete voi letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina, e disse:Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne?Talché non son più due, ma una sola carne; quello dunque che Iddio ha congiunto, l’uomo nol separi.

Egli insiste su:

  • l’origine divina del matrimonio;
  • l’unità della coppia;
  • il carattere duraturo di questa unione.

Per Gesù, il modello di riferimento resta quello della creazione.

3- Il matrimonio nel contesto biblico

Nella Bibbia, il matrimonio non è sempre descritto da una precisa cerimonia religiosa come nelle tradizioni moderne. Tuttavia, diversi elementi ricorrono regolarmente:

  • impegno pubblico;
  • alleanza tra due famiglie;
  • fedeltà;
  • vita in comune;
  • rapporto sessuale riservato all’ambito coniugale.

La sessualità è presentata come legata a questa unione:

II. Concubinato e unioni fuori dal matrimonio

Ebrei 13.4 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Sia il matrimonio tenuto in onore da tutti, e sia il talamo incontaminato; poiché Iddio giudicherà i fornicatori e gli adulteri.

La nozione moderna di «concubinato» non compare direttamente nei termini biblici contemporanei. Tuttavia, le Scritture condannano in genere i rapporti sessuali al di fuori del quadro riconosciuto dell’unione coniugale (Ebrei 13.4; 1 Corinzi 7.2; Efesini 5.3).

Il Nuovo Testamento usa spesso il termine greco porneia, tradotto a seconda delle versioni con:

  • immoralità sessuale;
  • impudicizia;
  • fornicazione.

Questo termine compare in numerosi passi importanti (Matteo 15.19; Marco 7.21; Atti 15.20; 1 Corinzi 5.1; Galati 5.19; Colossesi 3.5).

Per esempio:

1 Corinzi 6.18 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che l’uomo commetta è fuori del corpo; ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo.

o ancora:

1 Tessalonicesi 4.3 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione,

Paolo aggiunge ugualmente:

1 Corinzi 7.2 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
ma, per evitar le fornicazioni, ogni uomo abbia la propria moglie, e ogni donna il proprio marito.

Il Nuovo Testamento ricorda anche:

Ebrei 13.4 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Sia il matrimonio tenuto in onore da tutti, e sia il talamo incontaminato; poiché Iddio giudicherà i fornicatori e gli adulteri.

Gesù stesso ricolloca l’unione coniugale nel quadro del progetto iniziale di Dio:

Matteo 19.5 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne?

vedi anche:

Genesi 2.24 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne.

La difficoltà sta spesso nella definizione esatta di ciò che costituisce biblicamente un matrimonio valido:

  • semplice rapporto sessuale? (1 Corinzi 6.16)
  • impegno ufficiale?
  • alleanza pubblica? (Malachia 2.14)
  • riconoscimento sociale? (Giovanni 4.16-18)
  • benedizione religiosa?

In effetti, la Bibbia presenta talvolta il matrimonio come una vera alleanza:

Malachia 2.14 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Eppure dite: “Perché?” Perché l’Eterno è testimonio fra te e la moglie della tue giovinezza, verso la quali ti conduci perfidamente, bench’ella sia la tua compagna, la moglie alla quale sei legato da un patto.

I racconti biblici mostrano anche che le unioni godevano in genere di un riconoscimento familiare o comunitario:

  • Isacco riceve ufficialmente Rebecca come moglie (Genesi 24.67);
  • Giacobbe serve Labano per ottenere Rachele (Genesi 29.18-28);
  • le presuppongono una celebrazione pubblica (Giovanni 2.1-2).

Tuttavia, i testi biblici non rispondono sempre in modo moderno o giuridico a queste domande, il che spiega i dibattiti tra le interpretazioni cristiane. Le forme del matrimonio sono peraltro variate secondo i periodi biblici e i contesti culturali (Deuteronomio 24.1-4; Matteo 19.8).

Così, le Scritture sembrano insistere piuttosto su:

  • la fedeltà (Malachia 2.14-15; Ebrei 13.4);
  • la stabilità e la permanenza dell’unione (Genesi 2.24; Matteo 19.5-6);
  • l’impegno reale e l’alleanza tra gli sposi (Malachia 2.14; Efesini 5.31);
  • la purezza morale (1 Tessalonicesi 4.3-4; 1 Corinzi 6.18);
  • e la responsabilità reciproca all’interno della coppia (Efesini 5.25-33; 1 Corinzi 7.3-5),

che sull’esistenza di una procedura amministrativa universale definita con precisione. Infatti, la Bibbia non descrive mai un modello unico e obbligatorio di cerimonia o di registrazione legale applicabile a tutte le epoche e a tutte le culture.

III. Una realtà più complessa nell’Antico Testamento

L’Antico Testamento descrive anche situazioni familiari complesse:

  • la poligamia (Abramo: Genesi 16.1-4; Giacobbe: Genesi 29.23-30; Davide: 2 Samuele 5.13; Salomone: 1 Re 11.1-3);
  • le concubine (Giudici 19.1-2; 2 Samuele 5.13);
  • il ripudio (Deuteronomio 24.1-4);
  • i matrimoni combinati (Genesi 24.1-4; Genesi 24.50-51);
  • il levirato (Deuteronomio 25.5-10).

Tuttavia, la Bibbia descrive talvolta queste pratiche senza necessariamente approvarle moralmente. Molti racconti mostrano persino le tensioni, i conflitti e le dolorose conseguenze che derivano da tali situazioni:

  • rivalità tra Sara e Agar (Genesi 16.4-6);
  • conflitti tra Lea e Rachele (Genesi 30.1-8);
  • drammi familiari nella casa di Davide (2 Samuele 13.1-29);
  • allontanamento del cuore di Salomone a causa delle sue numerose mogli straniere (1 Re 11.3-4).

Così, diverse pratiche tollerate nella storia d’Israele sembrano derivare piuttosto da un adattamento alla durezza del che dall’ideale iniziale presentato alla creazione (Matteo 19.8).

IV. L’esempio della Samaritana

L’incontro tra il Messia Gesù e la Samaritana al pozzo di Sicar costituisce un passo particolarmente interessante nel quadro di questa riflessione sul concubinato, sulle unioni irregolari e sulla concezione biblica della coppia (Giovanni 4.1-30).
Questo dialogo mostra che Gesù distingue chiaramente una relazione coniugale legittima da una semplice convivenza o da una relazione affettiva non riconosciuta.

1- Il contesto del racconto

Mentre attraversa la Samaria, Gesù si ferma presso il pozzo di Giacobbe, vicino alla città di Sicar (Giovanni 4.5-6). Una donna samaritana viene ad attingere acqua, e Gesù inizia una conversazione con lei nonostante le tensioni culturali esistenti tra Giudei e (Giovanni 4.7-9).

Il dialogo assume rapidamente una dimensione spirituale, poi Gesù rivela una conoscenza precisa della situazione sentimentale di questa donna:

2- Una distinzione importante tra matrimonio e unione libera

Giovanni 4.16-18 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Gesù le disse: Va’ a chiamar tuo marito e vieni qua.La donna gli rispose: Non ho marito. E Gesù: Hai detto bene: Non ho marito;perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto il vero.

Questo passo è notevole perché Gesù riconosce esplicitamente due realtà diverse:

  • i cinque uomini precedenti sono chiamati «mariti»;
  • l’uomo con cui vive attualmente «non è» suo marito.

In altre parole, Gesù non considera automaticamente la semplice coabitazione o il rapporto sessuale equivalente al matrimonio.

Questa precisazione è importante in uno studio sul concubinato, perché mostra che agli occhi di Gesù:

  • vivere con qualcuno non basta a costituire una vera unione coniugale;
  • esiste una differenza tra una relazione riconosciuta come matrimonio e una relazione irregolare.

Il testo greco impiega qui il termine anêr («marito» o «sposo»), mostrando che Gesù parla davvero dello stato coniugale e non semplicemente di un compagno.

3- Gesù non condanna brutalmente la donna

Il racconto mostra anche l’atteggiamento notevole di Gesù:

  • rivela la verità;
  • non banalizza la situazione;
  • ma non respinge nemmeno questa donna.

Al contrario, le offre un insegnamento spirituale profondo sull’«acqua viva» e sulla vera adorazione (Giovanni 4.10-24).
Questo approccio illustra l’equilibrio biblico tra:

  • verità morale;
  • appello al ravvedimento;
  • grazia e misericordia.

4- Una situazione probabilmente complessa

Il testo non precisa perché questa donna abbia avuto cinque mariti:

  • decessi successivi;
  • divorzi;
  • ripudi;
  • o difficili situazioni sociali.

Nel mondo antico, una donna dipendeva spesso economicamente da un uomo. Certe situazioni potevano dunque essere subite più che scelte.

Tuttavia, Gesù sottolinea comunque che la sua relazione attuale non corrisponde a una vera unione coniugale riconosciuta.

5- L’interesse di questo passo per uno studio sul concubinato

Questo racconto può dunque essere usato per mostrare diversi importanti principi biblici:

  1. Il matrimonio possiede un riconoscimento particolare

La Bibbia distingue chiaramente:

  • il matrimonio;
  • e le relazioni al di fuori di questo quadro.

(Genesi 2.24 ; Matteo 19.4-6)

  1. Una semplice vita in comune non equivale automaticamente a un matrimonio

Gesù afferma esplicitamente:

Giovanni 4.18 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto il vero.

Questa frase costituisce probabilmente uno dei passi più espliciti del Nuovo Testamento su tale questione.

  1. La grazia non annulla l’esigenza morale

Gesù accoglie questa donna con compassione, ma senza ridefinire la sua situazione come legittima.

  1. La salvezza resta accessibile

La Samaritana diventa persino, in seguito, una testimone presso gli abitanti della città:

Giovanni 4.29 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Venite a vedere un uomo che m’ha detto tutto quello che ho fatto; non sarebb’egli il Cristo?

Molti credettero allora in Gesù grazie alla sua testimonianza (Giovanni 4.39-42).

V. Una tensione interpretativa oggi

Oggi esistono diversi approcci tra i credenti:

  • alcuni ritengono che solo l’unione civile o religiosa costituisca un matrimonio;
  • altri stimano che un impegno reale e duraturo davanti a Dio possa bastare;
  • alcuni insistono soprattutto sulla fedeltà e sulla stabilità della coppia;
  • altri pongono l’accento sulla conformità a un preciso quadro ecclesiale.

Per questo uno studio serio dell’argomento richiede:

  • l’esame dei testi nel loro contesto;
  • una distinzione tra descrizione e prescrizione;
  • una riflessione sull’evoluzione delle strutture sociali tra il mondo biblico e la nostra epoca.

Questi tre principi costituiscono una base importante per affrontare onestamente la questione del matrimonio e del concubinato nelle Scritture. Infatti, alcuni passi biblici descrivono semplicemente situazioni vissute da personaggi senza per questo approvare tutti i loro comportamenti. Così, la presenza della poligamia, delle concubine o di certe unioni particolari nell’Antico Testamento non significa necessariamente che queste pratiche rappresentino l’ideale voluto da Dio (Genesi 16.1-4; 1 Re 11.1-4).

È dunque essenziale distinguere:

  • ciò che la Bibbia riferisce storicamente;
  • e ciò che presenta come modello o insegnamento morale.

Questa distinzione appare chiaramente quando Gesù rimanda i suoi interlocutori al progetto iniziale di Dio alla creazione:

Marco 10.6 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
ma al principio della creazione Iddio li fece maschio e femmina.

Cristo mostra così che certe pratiche tollerate nella storia d’Israele derivavano talvolta dalla durezza del (Matteo 19.8) e non corrispondevano pienamente all’ideale originario.

Inoltre, occorre tener conto dell’evoluzione delle strutture sociali tra l’epoca biblica e il nostro mondo moderno. Nelle società antiche, il matrimonio poggiava spesso su accordi familiari, impegni comunitari o alleanze riconosciute pubblicamente. Le cerimonie religiose quali le conosciamo oggi non erano sempre descritte con precisione nei testi biblici.

Inoltre, le nozioni contemporanee di:

  • matrimonio civile;
  • unione libera;
  • PACS ;
  • concubinato legale;
  • vita in comune senza impegno ufficiale;
    non esistevano nella loro forma attuale nel mondo antico. Una semplice trasposizione diretta delle categorie moderne nei testi biblici può dunque condurre a conclusioni imprecise.

Lo studio deve allora cercare di individuare i grandi principi biblici che inquadrano l’unione tra l’uomo e la donna:

  • fedeltà;
  • impegno duraturo;
  • responsabilità reciproca;
  • purezza morale;
  • rispetto dell’alleanza;
  • protezione della famiglia.

L’apostolo Paolo ricorda in particolare che la relazione coniugale possiede una dimensione profonda e sacra:

Efesini 5.32 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Questo mistero è grande; dico questo, riguardo a Cristo ed alla Chiesa.

Così, al di là dei dibattiti giuridici o culturali, la Bibbia sembra presentare l’unione coniugale come un’alleanza seria, pubblica e fedele, chiamata a riflettere il rapporto tra Dio e il suo popolo.

VI. Una unione qualsiasi che rispettasse i principi biblici sarebbe adeguata?

È proprio una delle questioni più delicate dell’argomento, perché la Bibbia non dà mai una definizione giuridica dettagliata del matrimonio paragonabile ai nostri sistemi moderni. Le Scritture presentano soprattutto principi generali, mentre le forme sociali del matrimonio sono variate secondo le epoche e le culture.

Due grandi approcci esistono in genere tra i lettori della Bibbia.

1- L’approccio che ritiene che un’unione fedele possa costituire un matrimonio biblico

Alcuni ritengono che il cuore del matrimonio biblico risieda principalmente in:

  • l’impegno duraturo;
  • la fedeltà;
  • la vita in comune;
  • l’unione carnale («una sola carne»);
  • il riconoscimento sociale della coppia.

In questa prospettiva, una coppia che vive insieme in modo stabile e fedele potrebbe essere considerata sposata davanti a Dio, anche senza cerimonia religiosa moderna o documento amministrativo contemporaneo.

Questa idea si fonda in particolare sul fatto che:

  • la Bibbia descrive raramente cerimonie nuziali dettagliate;
  • Adamo ed Eva non ebbero un rito ufficiale descritto (Genesi 2.24);
  • Isacco conduce Rebecca nella sua tenda ed ella diventa sua moglie (Genesi 24.67);
  • l’unione sessuale è presentata come creatrice di una forma di unità profonda (1 Corinzi 6.16).

Secondo questa lettura, il problema principale non sarebbe l’assenza di un atto amministrativo, ma piuttosto:

  • l’assenza di impegno reale;
  • l’instabilità;
  • le relazioni multiple;
  • o il rifiuto volontario di assumere pubblicamente la propria unione.

2- L’approccio che distingue chiaramente unione libera e matrimonio

Altri ritengono invece che il matrimonio biblico implichi necessariamente:

  • un’alleanza riconosciuta pubblicamente;
  • un impegno esplicito;
  • un riconoscimento familiare e sociale;
  • talvolta una forma di autorità civile o religiosa.

Sottolineano che, nella Bibbia, le unioni sono generalmente note e riconosciute dalla comunità. Il matrimonio non è presentato come una semplice convivenza privata.

Questo approccio insiste anche sui testi che invitano a evitare «l’impudicizia» (1 Corinzi 7.2; Ebrei 13.4) e ritiene che l’unione sessuale trovi il suo posto normale in un quadro ufficialmente assunto.

In questa lettura, il concubinato moderno pone talvolta un problema perché può tradurre:

  • un’assenza di impegno definitivo;
  • la volontà di tenersi una via d’uscita;
  • o un rifiuto consapevole dell’alleanza matrimoniale.

3- Una difficoltà importante: le nostre categorie moderne

Il problema deriva anche dal fatto che la nostra nozione moderna di «unione libera» copre realtà molto diverse:

  • coppia stabile da 40 anni con figli;
  • relazione provvisoria senza impegno;
  • vita in comune equivalente a un matrimonio;
  • semplice convivenza affettiva.

Ora, la Bibbia non tratta direttamente queste categorie contemporanee.

4- Ciò che sembra centrale nelle Scritture

Quando si raccolgono i diversi testi biblici, diversi elementi appaiono essenziali:

  • fedeltà;
  • esclusività;
  • impegno duraturo;
  • responsabilità reciproca;
  • riconoscimento dell’unione;
  • sincerità davanti a Dio.

Così, molti dibattiti riguardano meno la cerimonia in sé che la realtà dell’impegno.

5- Una conclusione prudente

Sembra dunque difficile affermare in modo assoluto:

  • o che ogni unione libera sia automaticamente un peccato;
  • o che equivalga sempre pienamente al matrimonio biblico.

Tutto dipende probabilmente da ciò che questa unione comprende realmente:

  • semplice convivenza senza impegno;
  • o vera alleanza di vita fedele e assunta.

La Bibbia pone l’accento soprattutto sulla verità del cuore, sulla fedeltà e sulla responsabilità morale piuttosto che sulla sola conformità a una procedura amministrativa moderna. Tuttavia, valorizza anche fortemente le alleanze pubbliche e stabili, il che spiega perché molti credenti considerino il matrimonio ufficialmente riconosciuto come la forma più conforme allo spirito delle Scritture.

VII. Se una coppia rispetta le prescrizioni bibliche, è considerata sposata secondo Dio?

È una possibilità sostenuta da alcuni credenti e teologi, ma bisogna riconoscere che la Bibbia non formula mai esplicitamente questa conclusione in modo diretto. Siamo dunque obbligati a ragionare a partire dai principi biblici piuttosto che da una definizione giuridica precisa del matrimonio.

1- L’obbligo di sottomettersi alle leggi

Tuttavia, è prescritto di sottomettersi alle leggi — sottinteso quelle del proprio paese:

«Ogni persona sia sottomessa alle autorità superiori; poiché non vi è autorità se non da Dio, e le autorità che esistono sono ordinate da Dio.»
— Romani 13.1

«Siate sottomessi, per amore del Signore, a ogni autorità costituita tra gli uomini.»
— 1 Pietro 2.13

In questo ambito, il matrimonio fa parte della legge e risale, per di più, a molti decenni fa. Celebra, senza possibile confusione, un’alleanza tra un uomo e una donna, conformemente al disegno originario:

«Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie, e i due diventeranno una sola carne.»
— Genesi 2.24

«Non avete letto che il Creatore, da principio, li fece maschio e femmina e disse: Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due diventeranno una sola carne?»
— Matteo 19.4-5

Il matrimonio mostra così chiaramente i principi che abbiamo rilevato: impegno pubblico, fedeltà esclusiva, unione duratura tra un uomo e una donna.

2- Il matrimonio: l’unica alleanza pienamente vincolante

Di conseguenza, anche se altri dispositivi legislativi e amministrativi potrebbero sembrare adatti, appare chiaro che il matrimonio è l’unica alleanza che impegna pienamente la coppia — davanti a Dio, davanti agli uomini e davanti alla legge.

L’apostolo Paolo ricorda del resto l’importanza dell’impegno formale e della buona reputazione:

«Cerchiamo di fare il bene, non soltanto davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini.»
— 2 Corinzi 8.21

3- Le altre forme di unione

Le altre forme riconosciute dalla legge francese — unione libera, concubinato, PACS — restano adattamenti destinati a inquadrare altri modi di alleanza che si discostano dalle prescrizioni bibliche. Esse non comportano né l’impegno solenne, né la dimensione di alleanza esclusiva e definitiva che la Bibbia associa al matrimonio.

Conclusione

Questo studio mostra che la Bibbia insiste anzitutto sulla realtà dell’impegno tra l’uomo e la donna piuttosto che su una forma amministrativa unica e universale. Le strutture giuridiche moderne — matrimonio civile, PACS, concubinato — non esistevano nella loro forma attuale in epoca biblica. Il modo di rendere ufficiale un’unione è del resto cambiato considerevolmente nel corso dei secoli e continua a variare secondo le culture e le legislazioni.

1- I principi biblici fondamentali

In queste condizioni, la questione essenziale risiede meno nello status amministrativo in sé che nel rispetto dei principi biblici fondamentali:

  • Fedeltà ed esclusività — un impegno riservato a una sola persona;
  • Durata — un’alleanza concepita per tutta la vita;
  • Responsabilità reciproca — un sostegno reciproco in tutti gli aspetti dell’esistenza;
  • Sincerità davanti a Dio — un cuore retto e un’intenzione pura;
  • Riconoscimento pubblico — un’unione assunta davanti agli uomini.

Le Scritture pongono l’accento sulla verità del cuore e sulla fedeltà all’alleanza (Genesi 2.24; Matteo 19.5-6). Gesù stesso rimproverò ai capi religiosi della sua epoca di aver moltiplicato le regole umane a scapito dello spirito della Legge (Marco 7.6-13).

2- Il matrimonio: la forma di unione più conforme alle Scritture

Tuttavia, bisogna riconoscere che il matrimonio resta oggi la forma di unione più chiara, la più riconosciuta pubblicamente e quella che si presta meno a confusione.

Il termine «concubinato» comprende realtà molto diverse: relazioni instabili, accordi provvisori, ma anche impegni sinceri e duraturi. Questa ambiguità lo rende difficilmente compatibile con l’esigenza biblica di chiarezza e di testimonianza pubblica. Allo stesso modo, il PACS costituisce anzitutto un quadro giuridico civile, concepito inizialmente per situazioni distinte dal matrimonio tradizionale, e non garantisce il rispetto dei principi scritturali.

3- L’obbedienza alle leggi: un imperativo biblico

La Bibbia ci esorta esplicitamente a rispettare le leggi stabilite dalle autorità:

«Ogni persona sia sottomessa alle autorità superiori; poiché non vi è autorità se non da Dio.»
— Romani 13.1

«Siate sottomessi, per amore del Signore, a ogni autorità costituita tra gli uomini.»
— 1 Pietro 2.13

In Francia, il matrimonio è l’istituzione legale che consacra ufficialmente l’unione di un uomo e di una donna in un quadro pubblico, solenne e vincolante. Le altre forme di unione — unione libera, concubinato, PACS — sono state concepite per rispondere ad altre situazioni e si rivolgono ad altre categorie di persone. Esse si discostano dagli obiettivi fissati dalle Scritture: un’alleanza esclusiva, definitiva e pubblica tra un uomo e una donna (Genesi 2.24; Ebrei 13.4).

4- Il matrimonio: la via da privilegiare

Così, tenuto conto di questo duplice imperativo — rispettare i principi divini e sottomettersi alle leggi del paese —, il matrimonio appare come l’unica opzione che corrisponde pienamente ai criteri biblici.

Per questo incoraggiamo vivamente le coppie cristiane a scegliere la via del matrimonio. Non per legalismo o per conformismo sociale, ma perché questa alleanza riflette meglio il disegno di Dio per l’uomo e la donna. Il matrimonio offre un quadro chiaro, pubblico e solenne che onora Dio, protegge la coppia e testimonia davanti agli uomini la bellezza dell’impegno fedele.

L’apostolo Paolo eleva del resto il matrimonio al rango di mistero sacro, immagine dell’unione tra Cristo e la Chiesa:

«Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie, e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande; io dico questo riferendomi a Cristo e alla Chiesa.»
— Efesini 5.31-32

Scegliendo il matrimonio, la coppia cristiana non si accontenta di rispettare una formalità: compie un atto di fede, una testimonianza visibile del proprio impegno davanti a Dio e davanti agli uomini.

5- Un invito benevolo

Questo studio non pretende di condannare coloro che vivono situazioni diverse, né di risolvere definitivamente un argomento su cui le opinioni restano divise nel mondo cristiano. Ogni percorso è unico, e Dio conosce i cuori.

Tuttavia, per coloro che cercano di onorare Dio nella loro vita di coppia, il matrimonio resta la via più sicura, più chiara e più conforme alle Scritture. È un cammino di benedizione che incoraggiamo a percorrere con gioia e fiducia.

Perché, al di là dei quadri giuridici, Dio guarda anzitutto il cuore: la sincerità, la fedeltà e la verità dell’impegno umano (1 Samuele 16.7).