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Colloquio personale con i suoi discepoli

L’articolo analizza le ultime interazioni di Gesù con i suoi discepoli, sottolineando la loro trasformazione spirituale per mezzo della rivelazione divina. Gesù li chiama amici, non servi, mettendo in evidenza l’importanza dell’amore e della missione divina. Il racconto invita a vedere l’elezione e la missione in una continuità teologica.

12 min Gesù discepoli rivelazione amicizia 17 versetti 9 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Giovanni
Giovanni 14.1-15 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!

Nella casa del Padre mio ci son molte dimore; se no, ve l’avrei detto; io vo a prepararvi un luogo;

e quando sarò andato e v’avrò preparato un luogo, tornerò, e v’accoglierò presso di me, affinché dove son io, siate anche voi;

e del dove io vo sapete anche la via.

Toma gli disse: Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo saper la via?

Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Se m’aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l’avete veduto.

Filippo gli disse: Signore, mostraci il Padre, e ci basta.

Gesù gli disse: Da tanto tempo sono con voi e tu non m’hai conosciuto, Filippo? Chi ha veduto me, ha veduto il Padre; come mai dici tu: Mostraci il Padre?

Non credi tu ch’io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue.

Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre è in me; se no, credete a cagion di quelle opere stesse.

In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che fo io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vo al Padre;

e quel che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figliuolo.

Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti.

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: La città di Gerusalemme, la casa di Maria, madre di Giovanni Marco

Data: venerdì 1° aprile, di primissimo mattino

Modo di procedere: Seguiamo ora Giovanni

Nota sul metodo di lavoro: Giovanni è l'unico a riportare questi ultimi insegnamenti del Maestro

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre del venerdì

Il Messia Gesù rivela ai suoi discepoli che il rapporto che instaura con loro supera radicalmente quello di un maestro con i suoi servi.

Dettagli cronologici, secondo le nostre conclusioni:

_3 La casa è, secondo noi, quella di Maria, la madre di Giovanni detto Marco. Atti 12.12.

_4 La cena di Pasqua inizia il giovedì sera, dopo le 18. Per gli Ebrei è già venerdì (Marco 14.17, Matteo 26.20, Luca 22.14-18). Non è dunque il Seder ufficiale, che si svolgerà la sera del venerdì Giovanni 18.28.

_5 La cena termina il venerdì mattina prima dell'alba, tra mezzanotte e le 2:30.

_6 Giuda Iscariota se n'è andato prima della fine di questa cena. Giovanni 13.30.

Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.

Commento:

In Giovanni 15.15-17, Gesù rivela ai suoi discepoli che il rapporto che stabilisce con loro supera quello di un maestro con i suoi servi, perché ora li chiama amici, non perché abbiano raggiunto un particolare livello spirituale, ma perché ha comunicato loro tutto ciò che ha udito dal Padre.

Mostra che l’amicizia divina si fonda sulla trasparenza, sulla rivelazione e sulla partecipazione al disegno di Dio, come Mosè che parlava con Dio faccia a faccia come un uomo parla con il proprio amico (Esodo 33.11) e come Abramo riconosciuto amico di Dio (Giacomo 2.23). Questa intimità non nasce da un’iniziativa umana, ma da una scelta sovrana del Messia Gesù.

È lui che li ha scelti, chiamati e costituiti perché portino un frutto che rimane, un frutto che non è soltanto morale ma legato alla missione, radicato nella linfa della vera vite (Giovanni 15.1-5) e manifestato in una vita trasformata dall’amore, dalla fedeltà e dalla perseveranza, in eco al frutto dello Spirito descritto da Paolo (Galati 5.22-23).

Questo frutto duraturo si inserisce nella continuità della vocazione di Israele, chiamato a essere luce per le nazioni (Isaia 49.6). La promessa di esaudimento legata a questa missione non è la garanzia di ottenere tutto ciò che si desidera, ma l’assicurazione che la preghiera allineata alla volontà del Padre è ascoltata. Il Messia Gesù stesso l’ha vissuto non facendo nulla da sé, ma compiendo ciò che vede fare al Padre (Giovanni 5.19).

Questa preghiera è sostenuta dall’autorità del nome del Figlio. L’ordine finale di amarsi gli uni gli altri non è una semplice esortazione morale, ma il sigillo dell’identità dei discepoli, il comandamento nuovo che manifesta al mondo la realtà del Regno (Giovanni 13.34-35).

Questo amore riflette quello di Cristo, pronto a dare la propria vita per i suoi amici (Giovanni 15.13). Diventa la prova tangibile che l’elezione, la rivelazione e la missione trovano il loro compimento in una comunità plasmata dall’amore trinitario, chiamata a rimanere in Cristo per portare un frutto che glorifica il Padre (Giovanni 15.8).