Luca presenta qui racconti che non seguono una cronologia formale. Propone un'argomentazione strutturata secondo una logica precisa. Questo tema è sviluppato nel paragrafo intitolato: L'. È opportuno considerare l'obiettivo di Luca nello studio di questi capitoli.
L’
Manteniamo la nostra cronologia di Luca, e il Messia Gesù sta per arrivare a Gerusalemme da nord-est. Sembra essere passato da Betfage. Il sole è davanti a lui, un po’ sulla sua sinistra, e scorge la città di Gerusalemme magnificamente illuminata. Ma invece di meravigliarsi davanti alla bellezza del luogo, come faceva lo storico Flavio Giuseppe, vede un’altra realtà, più cupa. Guarda la storia di questa città, vede i profeti assassinati e intravede anche la sua morte imminente.
Il Messia Gesù è consapevole che questa città, con il suo Tempio, si lascia sfuggire una grazia eccezionale: infatti non comprende che colui che la visita è il Messia e il Figlio di Dio. Con tutti i miracoli compiuti in questa città, avrebbe dovuto convertirsi. Al contrario, i suoi rappresentanti cercano di ucciderlo.
Il nome Gerusalemme deriva probabilmente da «Yeru» (fondazione) e «Shalem» (dio antico o pace), e significa «Fondazione di Shalem» o «Città della pace». Eppure, da più di 3 000 anni, la sua storia è segnata da ripetuti conflitti tra imperi e religioni.
Città di Dio? Nella Bibbia, Gerusalemme è chiamata: «La città del gran re» (Salmi 48.2),
«La gioia di tutta la terra» (Lamentazioni 2.15), ed è il luogo del Tempio, centro del culto ebraico, poi luogo santo per i cristiani e i musulmani
È dunque considerata città di Dio dalle tre grandi religioni monoteiste. Ma questa santità è anche ciò che ne fa un luogo di tensioni spirituali e politiche.
A motivo del significato spirituale di questa città, le parole del Messia Gesù vi acquistano una portata particolare.
Analisi versetto per versetto
Il versetto di Luca 13.34 :
«Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti…»
Ripetizione del nome «Gerusalemme»: sottolinea l’intensità dell’emozione.
Condanna delle violenze compiute contro i profeti: la storia d’Israele è segnata dal rifiuto dei messaggeri divini.
Immagine della gallina: una tenera e materna. Gesù si pone come protettore, esprimendo un desiderio di riconciliazione e di cura. Ma voi non avete voluto: sottolinea il libero arbitrio degli abitanti e il loro rifiuto dell’amore e della protezione divina.
Il versetto di Luca 13.35:
«Ecco, la vostra casa vi sarà lasciata deserta…»
Annuncio del giudizio: la «casa» può indicare Gerusalemme o il Tempio, simbolo della presenza di Dio. Il suo abbandono suggerisce una rottura.
Ritiro della presenza divina: «non mi vedrete più» indica una separazione spirituale.
Speranza finale : «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» è al tempo stesso una profezia e un’apertura verso il pentimento. Gesù anticipa il momento in cui Gerusalemme riconoscerà finalmente la sua missione.
Senso teologico
Lamento divino: Dio non si rallegra del giudizio, ma soffre per il rifiuto del Suo amore.
Appello alla conversione: nonostante il castigo annunciato, la speranza di un futuro riconciliato resta aperta.
Libero arbitrio e responsabilità: il rifiuto della protezione conduce alla desolazione, ma l’attesa divina non si spegne.
Confronto dei contesti: Luca 13.34-35 e Matteo 23.37-39
I due passi sono quasi identici nella loro formulazione, ma non sembrano essere stati pronunciati nello stesso momento del racconto evangelico.
Luca 13.34-35
Collocato prima nel ministero del Messia Gesù, quando è ancora in cammino verso Gerusalemme.
Luca presenta questo lamento come una riflessione anticipata, che esprime il dolore di Gesù di fronte al rifiuto che verrà.
Matteo 23.37-39
Collocato alla fine di un discorso veemente contro gli scribi e i (Matteo 23).
Gesù è già a Gerusalemme, nel Tempio, poco prima della sua passione.
Questo passo segna la conclusione drammatica del suo appello al pentimento e annuncia il giudizio imminente sulla città.
Conclusione
Sebbene le parole siano quasi le stesse, Luca e Matteo le collocano in contesti diversi:
Luca: lamento lungo il cammino, tono più pastorale.
Matteo: denuncia finale, tono più profetico e solenne.
Ciò potrebbe indicare che il Messia Gesù ha ripetuto questo lamento più volte, oppure che gli evangelisti lo hanno inserito in momenti diversi per sottolineare particolari aspetti teologici.