Secondo Marco 9.28, il Messia Gesù e i suoi apostoli erano ospitati in una casa a Cesarea di Filippo. Non è precisato se prendessero in affitto quell'alloggio. In ottobre le temperature cominciano a farsi fresche, soprattutto di notte. Si trattennero dunque per un certo tempo nella regione di Cesarea di Filippo.
I versetti di Matteo 17.17, Marco 9.19 e Luca 9.41 ci hanno permesso di comprendere che l'incredulità degli apostoli fu la ragione principale del loro fallimento. Tuttavia, il Messia Gesù darà loro un'informazione complementare.
Secondo le parole del Messia Gesù, alcuni demòni possono essere scacciati solo con la preghiera e il digiuno. Gli apostoli non erano dunque preparati ad affrontare questa situazione. La ragione principale del loro fallimento fu attribuita alla loro mancanza di fede e di discernimento spirituale.
Va notato che le osservazioni del Maestro furono particolarmente severe a causa delle numerose esperienze e pratiche che i discepoli avevano già acquisito e che avrebbero dovuto permettere loro di superare con successo questa prova. I discepoli, fiduciosi nella propria capacità di riuscire come nei tentativi precedenti (Luca 10.17), si rendono conto ora che la situazione è più complessa di quanto avessero immaginato.
Matteo pone l'accento sulla fede e usa di nuovo la del granello di senape, già menzionata in Matteo 13.31-32 e ripresa da Luca 17.6 e Luca 13.19.
Ecco un confronto tra i passi di Matteo 17.19-21 e di Marco 9.28-29, che trattano entrambi dell'incapacità dei discepoli di scacciare un demonio e della spiegazione data dal Messia Gesù.
Riepilogo dei passi
- Matteo 17.19-21: Dopo il fallimento dei discepoli nello scacciare un demonio, essi interrogano in privato il Messia Gesù sulla ragione della loro incapacità. Egli risponde che è a causa della loro mancanza di fede e insiste sulla potenza della fede, affermando che perfino una fede minuscola, come un granello di senape, permetterebbe di spostare le montagne. Aggiunge che alcuni demòni possono essere scacciati solo con la preghiera e il digiuno.
- Marco 9.28-29: Questo passo è simile, ma pone maggiormente l'accento sulla necessità della preghiera per scacciare certi spiriti. Dopo il fallimento dei discepoli, il Messia Gesù spiega loro che questa specie di demonio può uscire solo con la preghiera.
Confronto tra i due testi
Teologia della fede e della preghiera
Matteo insiste sulla potenza della fede, usando l'immagine del granello di senape per illustrare l'idea che anche una fede minima può compiere miracoli.
Marco, invece, pone l'accento sulla preghiera come mezzo necessario per vincere certe forze spirituali.
Differenze testuali
Il versetto Matteo 17.21 (che menziona il digiuno) è assente da alcuni manoscritti antichi, il che ha portato alcuni studiosi a ritenere che possa essere un'aggiunta tarda.
Marco è più conciso e si concentra sull'aspetto pratico della preghiera, senza menzionare esplicitamente la fede.
La prospettiva dei discepoli
In Matteo, il fallimento dei discepoli è attribuito alla loro mancanza di fede, il che li colloca in un atteggiamento di apprendimento spirituale.
In Marco, l'accento è posto sulla necessità della preghiera, il che suggerisce un approccio più pragmatico al combattimento spirituale.
Queste differenze mostrano come ciascun evangelista metta in evidenza un aspetto particolare dell'insegnamento del Messia Gesù: Matteo insiste sulla fede come motore del miracolo, mentre Marco sottolinea la preghiera come condizione essenziale per l'esorcismo.