Esaminiamo il discorso della montagna, suddiviso in 23 sezioni.
I versetti di Matteo 7.21-22 sembrano difficili da comprendere, perché parlano di persone che si dicono discepoli del Messia Gesù senza essere veramente impegnate nei suoi confronti.
Eppure riescono a profetizzare, scacciare demoni e compiere molti miracoli. Ma come sono possibili tali imprese e quale potenza le rende efficaci?
Oltre ai miracoli che potrebbero essere illusioni, inganni o persino manifestazioni di forze malefiche, Dio può anche permettere ad alcuni individui di compiere veri prodigi. I miracoli, quindi, non costituiscono una prova sufficiente per discernere l'autenticità di un profeta.
Questo versetto di Matteo 7.21 richiama la della zizzania (Matteo 13.24-30). Alcuni adottano il linguaggio dei discepoli e vivono tra loro, senza tuttavia aderire veramente agli insegnamenti di Gesù. Qui non si tratta di discepoli che hanno commesso un peccato isolato, ma di individui che conducono la propria vita secondo i principi del mondo.
A differenza di Luca, Matteo colloca queste parole nell'ambito del discorso della montagna, stabilendo così un collegamento diretto con i falsi profeti che menziona in precedenza.
Il contesto di Luca appare diverso, perché qui il Messia Gesù parla del fatto che non tutti gli uomini entreranno nel regno di Dio. Possiamo anche comprendere, nella situazione dell'epoca in cui queste parole vengono pronunciate, che non tutti gli ebrei, pur appartenendo al popolo eletto di Dio, saranno necessariamente salvati.
Qui ribadisce quanto Giovanni Battista ha già sottolineato (Matteo 3.9; Luca 3.8): essere ebrei non garantisce l'ingresso nel regno di Dio. Questo tema è presente anche in diversi passi di Luca: Luca 13.29, Luca 14.7-24, Luca 15.23, Luca 17.7-10.
Dunque, sebbene Luca e Matteo usino le stesse parole, costruiscono due argomentazioni distinte.
Era inevitabile che la folla facesse il collegamento con gli insegnamenti dei religiosi, e , e si rendesse conto di quanto questi ultimi inducessero in errore i loro ascoltatori.
Secondo Matteo 7.23, il verdetto è chiaro e definitivo. Appare evidente che questi sedicenti discepoli non abbiano mai veramente amato il prossimo né Dio, perché Gesù, il Messia, dichiarerà loro: "Non vi ho mai conosciuti". Infatti, altrove sottolinea che coloro che amano sono riconosciuti da Dio (1 Giovanni 4.7).