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Senza di me non potete far nulla

L'articolo approfondisce Giovanni 15.5, sottolineando che i cristiani devono dipendere da Gesù, il Messia, per portare frutti spirituali. Anche se possono esserci successi senza fede, è vivendo uniti a Gesù che il discepolo compie realizzazioni significative.

12 min Gesù, il Messia dipendenza realizzazioni spirituali 12 versetti 3 libri

Senza di me non potete far nulla

Giovanni 15.5 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Io son la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla.

Esaminando il contesto di queste parole, appare che Gesù, il Messia, si rivolge a un pubblico cristiano. Una generalizzazione di questa affermazione all'intera umanità sembra tuttavia smentita dall'osservazione dei fatti, poiché alcuni sostengono che la fede in Dio non sia una condizione indispensabile per compiere grandi imprese. Progressi significativi e benefici per l'umanità sono stati infatti compiuti da persone senza alcun riferimento a una dimensione religiosa. Tuttavia, un'analisi approfondita di queste diverse situazioni solleva interrogativi pertinenti.

Chi ha dato le capacità intellettuali? Chi ha dato la salute? Chi ha dato come una spinta per arrivare al risultato? Ha avuto fortuna, risponderanno alcuni; certo, ma se la fortuna avesse un altro nome: Dio?

Atti 17.28 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni de’ vostri poeti han detto: “Poiché siamo anche sua progenie”.

Torniamo all'idea principale e consideriamo che queste parole sono rivolte ai discepoli di Gesù, il Messia, cioè ai cristiani. Quando il Maestro mandò settanta discepoli a evangelizzare la regione di Gerusalemme, questi tornarono animati da una grande gioia.

Luca 10.20 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Pure, non vi rallegrate perché gli spiriti vi son sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti ne’ cieli.

Quando Dio agisce attraverso gli uomini, è essenziale che questi non si attribuiscano la gloria dei frutti prodotti. La vera trappola sta in questa illusione: pensare che i risultati siano frutto dei nostri sforzi e del nostro lavoro.

Luca 19.40 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Ed egli, rispondendo, disse: Io vi dico che se costoro si tacciono, le pietre grideranno.

Alcuni hanno interpretato queste parole come un riferimento alle scoperte archeologiche; tuttavia, il messaggio di Gesù, il Messia, indicava che nulla avrebbe potuto far tacere la folla che lo acclamava. Dio può servirsi dell'uomo nei suoi disegni, ma questi resta prima di tutto un servo al suo servizio.

Luca 17.7-10 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Or chi di voi, avendo un servo ad arare o pascere, quand’ei torna a casa dai campi, gli dirà: Vieni presto a metterti a tavola?Non gli dirà invece: Preparami la cena, e cingiti a servirmi finch’io abbia mangiato e bevuto, e poi mangerai e berrai tu?Si ritiene egli forse obbligato al suo servo perché ha fatto le cose comandategli?Così anche voi, quand’avrete fatto tutto ciò che v’è comandato, dite: Noi siamo servi inutili; abbiam fatto quel ch’eravamo in obbligo di fare.

Come il tralcio che trae il proprio nutrimento dalla vite, il discepolo dipende direttamente da Gesù, il Messia, la vera vite (Giovanni 15.1). La vita del discepolo proviene dunque da quella che gli concede il Maestro. Tuttavia, alcuni tralci, pur restando attaccati alla vite, non portano frutto.

Come è possibile?

Come Giuda Iscariota, alcuni rivestono l'apparenza della vita; assomigliano agli altri tralci, ma in verità sono morti, perché la vita vera non produce mai sterilità. Dal momento in cui Giuda si allontanò da Gesù, il Messia, la verità venne alla luce.

Quando il discepolo rimane unito alla vite, cioè vive secondo gli insegnamenti enunciati (Giovanni 15.7), Gesù, il Messia, promette di rispondere alle sue preghiere. Così, mentre l'azione senza Dio resta inefficace, la collaborazione con Dio permette al discepolo di compiere realizzazioni eccezionali.

Gesù, il Messia, pronuncia queste parole con uno scopo ben preciso:

Giovanni 15.11 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Queste cose vi ho detto, affinché la mia allegrezza dimori in voi, e la vostra allegrezza sia resa completa.

Dominique Lormier

Giovanni 15.5 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Io son la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla.

Esaminando il contesto di queste parole, appare che Gesù, il Messia, si rivolge a un pubblico cristiano. Una generalizzazione di questa affermazione all'intera umanità sembra tuttavia smentita dall'osservazione dei fatti, poiché alcuni sostengono che la fede in Dio non sia una condizione indispensabile per compiere grandi imprese. Progressi significativi e benefici per l'umanità sono stati infatti compiuti da persone senza alcun riferimento a una dimensione religiosa. Tuttavia, un'analisi approfondita di queste diverse situazioni solleva interrogativi pertinenti.

Chi ha dato le capacità intellettuali? Chi ha dato la salute? Chi ha dato come una spinta per arrivare al risultato? Ha avuto fortuna, risponderanno alcuni; certo, ma se la fortuna avesse un altro nome: Dio?

Atti 17.28 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni de’ vostri poeti han detto: “Poiché siamo anche sua progenie”.

Torniamo all'idea principale e consideriamo che queste parole sono rivolte ai discepoli di Gesù, il Messia, cioè ai cristiani. Quando il Maestro mandò settanta discepoli a evangelizzare la regione di Gerusalemme, questi tornarono animati da una grande gioia.

Luca 10.20 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Pure, non vi rallegrate perché gli spiriti vi son sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti ne’ cieli.

Quando Dio agisce attraverso gli uomini, è essenziale che questi non si attribuiscano la gloria dei frutti prodotti. La vera trappola sta in questa illusione: pensare che i risultati siano frutto dei nostri sforzi e del nostro lavoro.

Luca 19.40 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Ed egli, rispondendo, disse: Io vi dico che se costoro si tacciono, le pietre grideranno.

Alcuni hanno interpretato queste parole come un riferimento alle scoperte archeologiche; tuttavia, il messaggio di Gesù, il Messia, indicava che nulla avrebbe potuto far tacere la folla che lo acclamava. Dio può servirsi dell'uomo nei suoi disegni, ma questi resta prima di tutto un servo al suo servizio.

Luca 17.7-10 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Or chi di voi, avendo un servo ad arare o pascere, quand’ei torna a casa dai campi, gli dirà: Vieni presto a metterti a tavola?Non gli dirà invece: Preparami la cena, e cingiti a servirmi finch’io abbia mangiato e bevuto, e poi mangerai e berrai tu?Si ritiene egli forse obbligato al suo servo perché ha fatto le cose comandategli?Così anche voi, quand’avrete fatto tutto ciò che v’è comandato, dite: Noi siamo servi inutili; abbiam fatto quel ch’eravamo in obbligo di fare.

Come il tralcio che trae il proprio nutrimento dalla vite, il discepolo dipende direttamente da Gesù, il Messia, la vera vite (Giovanni 15.1). La vita del discepolo proviene dunque da quella che gli concede il Maestro. Tuttavia, alcuni tralci, pur restando attaccati alla vite, non portano frutto.

Come è possibile?

Come Giuda Iscariota, alcuni rivestono l'apparenza della vita; assomigliano agli altri tralci, ma in verità sono morti, perché la vita vera non produce mai sterilità. Dal momento in cui Giuda si allontanò da Gesù, il Messia, la verità venne alla luce.

Quando il discepolo rimane unito alla vite, cioè vive secondo gli insegnamenti enunciati (Giovanni 15.7), Gesù, il Messia, promette di rispondere alle sue preghiere. Così, mentre l'azione senza Dio resta inefficace, la collaborazione con Dio permette al discepolo di compiere realizzazioni eccezionali.

Gesù, il Messia, pronuncia queste parole con uno scopo ben preciso:

Giovanni 15.11 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Queste cose vi ho detto, affinché la mia allegrezza dimori in voi, e la vostra allegrezza sia resa completa.

Dominique Lormier