Il 3 settembre 2025 un tragico incidente che ha coinvolto la funicolare di Gloria a Lisbona è costato la vita a 16 persone e ha causato 20 feriti gravi. Presenti sul posto, mia moglie e io abbiamo sentito molti testimoni esprimere il loro sgomento e il loro senso di vulnerabilità, ripetendo spesso: «Avrei potuto essere in quella carrozza ed essere tra le vittime.»
Questo dramma ricorda un evento simile riportato nei Vangeli: il crollo della torre di in Israele, al tempo del Messia Gesù, che fece 18 vittime. Di fronte a questa catastrofe si pose la domanda: «Quelle persone che sono morte erano più peccatrici?» Questo interrogativo illustra una tendenza umana ad associare le calamità alle colpe delle persone coinvolte, come suggerisce anche Giovanni 9.2. Tuttavia, la è senza ambiguità: «No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo.»
Sarebbe inopportuno pensare che il Messia Gesù manchi di compassione verso le vittime e le loro famiglie. In realtà, è spesso «mosso a compassione» davanti alle folle che vengono a lui per essere guarite (Matteo 9.36, Matteo 14.14, Matteo 15.32 e Marco 6.34). Tuttavia, di fronte a tali situazioni, invita a una riflessione più profonda: «No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo.»
La lettura dei Vangeli rivela che il Messia Gesù ha uno sguardo unico sugli eventi. Per esempio, quando arriva davanti a Gerusalemme (Luca 13.34), non si sofferma sulla bellezza del luogo come fa Flavio Giuseppe, che descrive un Tempio splendente di magnificenza. Allo stesso modo, il Talmud babilonese (trattato Sukkà 51b) sottolinea la bellezza eccezionale del Tempio di Erode. Ma per il Messia Gesù, la questione essenziale è altrove:
Il Messia Gesù vede una folla che si oppone a Dio. Nel testo citato non percepisce un’assemblea venuta ad ascoltarlo, ma persone perdute per l’eternità (Luca 23.28-31). Secondo lui, la morte fisica non è che un passaggio verso un’altra forma di vita, la cui qualità dipende dalle scelte fatte quaggiù. L’essere umano si commuove per la sorte delle vittime, ma trascura spesso di considerare il luogo in cui trascorrerà l’eternità.
L’essenziale per Gesù è l’ingresso nel regno di Dio. La qualità della vita terrena, per quanto elevata, non può competere con un posto nel regno divino. L’aspetto di Gerusalemme, per quanto bello, conta poco di fronte alla posta spirituale fondamentale (1 Samuele 16.7).
Per sottolineare l’importanza del regno di Dio, dichiara:
«Che gioverebbe all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perdesse la propria anima? Che cosa darebbe l’uomo in cambio della propria anima?» (Marco 8.36-37)
Con parole accessibili a tutti, Gesù dimostra che la vita eterna nel regno di Dio supera di gran lunga la migliore delle vite sulla terra. Perciò è saggio seguire il consiglio di Paolo e Sila:
Dominique Lormier