L’articolo esplora l’evoluzione dei diritti degli omosessuali nel corso della storia fino ai giorni nostri, con un’attenzione particolare alle prospettive europee. Esamina le leggi, la loro evoluzione in Francia e le diverse posizioni delle Chiese cristiane riguardo all’omosessualità.
26 min
omosessualitàdiritti LGBTEuropaChiese cristiane
16 versetti
12 libri
I rapporti sessuali tra adulti dello stesso sesso sono stati a lungo disapprovati e vietati dalle norme sociali in diversi paesi europei. Benché l’omosessualità esista fin dall’antichità, è stata spesso percepita in modo negativo e, in molti periodi, per lo più tenuta segreta.
L’Europa, nel suo insieme, ha conosciuto negli ultimi anni un’evoluzione significativa in materia di diritti e di riconoscimento delle persone omosessuali. In alcuni paesi gli omosessuali vengono incarcerati e talvolta messi a morte. Secondo i dati dell’ILGA World (International Lesbian, , Bisexual, Trans and Intersex Association), 12 paesi nel mondo prevedono la pena capitale per i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti.
Medio Oriente: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Qatar, Yemen
Africa: Mauritania, Nigeria (in alcuni Stati), Uganda, Somalia
Asia: Afghanistan, Pakistan, Brunei.
Circa 64 paesi nel mondo criminalizzano ancora l’omosessualità. Le pene variano:
Multe o carcere (es.: Egitto, Senegal, Bangladesh)
Ergastolo (es.: Sierra Leone, Guyana)
Pene corporali come la fustigazione (es.: Malesia)
Si osserva una netta disparità nel modo in cui l’omosessualità viene affrontata nel mondo. Questo studio si concentra esclusivamente sull’analisi del discorso biblico relativo all’omosessualità. Esaminerà i passi dell’Antico Testamento, che rappresenta l’antica alleanza, e quelli del Nuovo Testamento, che corrisponde alla nuova alleanza. Lo studio analizzerà inoltre la posizione adottata da diverse Chiese su questo tema.
La posizione della Francia e dell’Europa
L’omosessualità in Francia e in Europa: quadro della situazione
L’Europa, nel suo insieme, ha conosciuto un’evoluzione significativa in materia di diritti e di riconoscimento delle persone omosessuali. Ecco un panorama della situazione, con un’attenzione particolare alla Francia:
La Francia è oggi uno dei paesi più avanzati in materia di diritti LGBT+, ma questo progresso è il frutto di una lunga battaglia:
Evoluzione legale
1791: Depenalizzazione degli atti omosessuali durante la Rivoluzione francese.
1982: Abolizione delle leggi discriminatorie sull’età del consenso sessuale (legge Badinter).
1999: Creazione del PACS (Patto Civile di Solidarietà).
2013: Approvazione del matrimonio per tutti, incluso il diritto all’adozione.
2022: Divieto delle terapie di conversione.
Diritti attuali in Francia
Matrimonio omosessuale Consentito dal 2013
Adozione omogenitoriale Consentita dal 2013
Donazione di sangue Consentita senza restrizioni dal 2022
Protezione contro la discriminazione Sì, dal 1985
Cambio di genere all’anagrafe Possibile senza intervento chirurgico dal 2016
(Fonte: Diritti LGBT in Francia, Wikipedia, Lumni, Storia dei diritti degli omosessuali)
In Europa
L’omosessualità è legale in tutti i paesi dell’Unione europea, ma i diritti variano fortemente:
Paesi in cui il matrimonio omosessuale è legale
Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Svezia, Portogallo, Francia, Germania, Finlandia, Austria, Slovenia, Estonia, Grecia, ecc.
Questi paesi consentono anche l’adozione omogenitoriale.
Paesi con restrizioni od opposizioni
Polonia, Ungheria, Bulgaria, Slovacchia, Romania, Lituania: nessun riconoscimento del matrimonio o dell’unione omosessuale. Alcuni hanno persino inserito il divieto nella loro Costituzione.
L’omosessualità gode oggi di un ampio riconoscimento nella maggior parte dei paesi europei, in particolare in Francia. Tuttavia permangono alcune resistenze, come quella dei sindaci che si oppongono a celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Che cosa pensano le chiese di questa evoluzione dell’omosessualità?
La posizione delle diverse Chiese sull’omosessualità varia fortemente secondo le tradizioni, le interpretazioni teologiche e le evoluzioni sociali. Ecco una panoramica delle principali confessioni cristiane:
Chiesa cattolica
Dottrina ufficiale: Secondo il Catechismo, gli atti omosessuali sono considerati «intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale». Non possono essere approvati in nessun caso.
Accoglienza delle persone: Le persone omosessuali devono essere trattate «con rispetto, compassione e delicatezza».
Papa Francesco: Ha apportato una sfumatura pastorale affermando che «Dio ama tutti i suoi figli così come sono» e che criminalizzare l’omosessualità è ingiusto.
Chiese protestanti
Chiese storiche (es.: Chiesa protestante unita di Francia): Dal 2015 possono benedire coppie dello stesso sesso dopo un matrimonio civile, se la parrocchia e il pastore sono d’accordo.
Chiese evangeliche: Spesso più conservatrici, adottano una lettura letterale della Bibbia e rifiutano l’omosessualità. Alcune sostengono ancora le «terapie di conversione», benché largamente screditate e vietate in diversi paesi.
Chiese ortodosse
Posizione tradizionale: L’omosessualità è considerata un peccato. I rapporti omosessuali sono respinti e il matrimonio omosessuale non è riconosciuto.
Dialogo limitato: Poca apertura al dibattito o a un’evoluzione dottrinale, benché alcune voci minoritarie invochino più compassione.
Altre confessioni cristiane
Anglicani: Molto divisi. La Chiesa d’Inghilterra autorizza le benedizioni di coppie omosessuali ma non il matrimonio religioso. Alcuni rami anglicani (come negli Stati Uniti o in Canada) sono più inclusivi.
Unitariani, quaccheri, : Questi gruppi cristiani progressisti celebrano pienamente i matrimoni omosessuali e si battono per l’uguaglianza dei diritti.
Abbiamo voluto tracciare rapidamente un quadro della situazione e ricordare le diverse posizioni delle Chiese prima di analizzare i testi biblici. Tuttavia, conviene anzitutto esaminare la posizione dell’Islam, una religione la cui crescente presenza suscita un interesse particolare nelle nostre società occidentali.
La posizione dell’Islam
La prospettiva dell’Islam sull’omosessualità è generalmente considerata conservatrice, fondata su interpretazioni classiche del Corano e della giurisprudenza islamica. Gli elementi principali sono presentati qui di seguito:
Fondamenti scritturali
Il Corano non parla esplicitamente di omosessualità, ma la storia del popolo di Lut (Lot) è spesso interpretata come una condanna dei rapporti omosessuali:
Questa storia è usata per giustificare il divieto religioso e morale dell’omosessualità nell’Islam classico.
Posizione delle scuole giuridiche
Tutte le scuole di giurisprudenza islamica (hanafita, malikita, sciafeita, hanbalita) considerano l’omosessualità illecita.
In alcuni paesi che applicano la sharia, gli atti omosessuali possono essere puniti severamente, fino alla pena di morte (per o impiccagione).
Approcci contemporanei
Una minoranza di pensatori musulmani progressisti propone una lettura queer dell’Islam, reinterpretando i testi per renderli più inclusivi.
La parola «queer» viene dall’inglese e significa in origine «strano», «bizzarro» o «poco comune». Storicamente usata come insulto omofobo, è stata riappropriata dalla comunità + a partire dagli anni Ottanta come termine inclusivo e rivendicativo. Essere queer significa vivere la propria vita al di fuori delle caselle imposte dalla società, celebrando la pluralità delle identità e delle espressioni. È tanto un’identità personale quanto un atto di resistenza.
Alcuni sottolineano che l’Islam è una religione in movimento, capace di evolvere secondo i contesti sociali e storici.
Situazione nei paesi musulmani
Nella maggior parte dei paesi a popolazione musulmana, l’omosessualità è illegale e spesso criminalizzata.
Le persone + musulmane vivono spesso nella clandestinità o subiscono severe discriminazioni.
Che cosa dice la BIBBIA?
La Bibbia tratta dell’omosessualità in diversi passi, in particolare in alcuni testi dell’Antico Testamento e nelle lettere attribuite a Paolo nel Nuovo Testamento. Ecco alcuni dei passi frequentemente citati nell’Antico Testamento:
22 Non ti coricherai con un uomo come ci si corica con una donna: è una pratica abominevole.
23 Non ti coricherai con un animale per contaminarti con esso; la donna non si avvicinerà a un animale per prostituirsi con esso: è una pratica abominevole.
(Traduzione Louis Segond )
Il passo seguente del Levitico presenta le sanzioni previste per coloro che infrangono questa legge.
13 » Se un uomo si corica con un uomo come ci si corica con una donna, entrambi commettono un atto abominevole. Saranno puniti con la morte, il loro sangue ricadrà su di loro.
14 Se un uomo sposa la figlia e la madre, è un crimine. Saranno bruciati nel fuoco, loro e lui, perché questo crimine non esista in mezzo a voi.
15 » Se un uomo si corica con un animale, sarà punito con la morte e voi ucciderete l’animale.
16 Se una donna si avvicina a un animale per prostituirsi con esso, ucciderai la donna e l’animale. Saranno messi a morte, il loro sangue ricadrà su di loro.
(Traduzione Louis Segond )
Anche il libro della Genesi presenta un racconto significativo, situato cronologicamente prima della promulgazione della legge di Mosè.
Genesi 19.1-29 (la storia di Sodoma e Gomorra): Gli abitanti vogliono «conoscere» gli ospiti di Lot, cosa che viene interpretata come un tentativo di stupro omosessuale. Questo racconto è spesso visto come una condanna dell’omosessualità, benché alcuni esegeti moderni vi vedano piuttosto una denuncia dell’inospitalità e della violenza.
C’è un altro esempio nel libro dei Giudici 19.22
Alla lettura di questi passi, nonostante i tentativi di alcuni commentatori di attenuarne la severità, il messaggio dei testi biblici resta inequivocabile: l’omosessualità vi è descritta come una pratica abominevole, punibile con la pena di morte.
Esistono differenze notevoli tra le leggi applicate nella società ebraica e quelle in vigore nei paesi europei. Queste leggi hanno origine in testi attribuiti a Mosè e considerati, secondo la tradizione, ispirati da una volontà divina. L’obiettivo è analizzare queste prescrizioni nel loro contesto iniziale piuttosto che concentrarsi sulle interpretazioni o applicazioni successive stabilite dal popolo.
Sembra che i rapporti tra donne non siano menzionati esplicitamente nello stesso modo di quelli tra uomini. Questo vuoto testuale può essere interpretato in modi diversi: alcuni vi vedono un’assenza esplicita di condanna, mentre altri ritengono che rifletta le norme patriarcali dell’epoca, caratterizzate da una minore sorveglianza o da una documentazione limitata della sessualità femminile. Va notato che nell’Antico Testamento non è presente alcun riferimento ai rapporti omosessuali femminili.
Che cosa dice il Messia Gesù su questo tema?
I Vangeli non riportano alcun insegnamento diretto del Messia Gesù sui rapporti omosessuali. Egli non li condanna, ma non li approva nemmeno esplicitamente.
Il Messia Gesù insiste sull’amore del prossimo, sulla compassione, sul perdono e sull’accoglienza degli esclusi. Molti credenti interpretano questo come un invito a non respingere le persone omosessuali, ma ad amarle come figli di Dio.
Interpretazioni cristiane
Alcune correnti conservatrici ritengono che Gesù, rispettando la legge ebraica, avrebbe implicitamente disapprovato l’omosessualità.
Altri, più progressisti, sottolineano che Gesù ha spesso sfidato le norme religiose del suo tempo per difendere gli emarginati, e che il suo silenzio sull’omosessualità può essere visto come un’apertura all’inclusione.
Esempio di interpretazione moderna
«Gesù ama gli omosessuali ma non ama l’omosessualità e non vuole che queste persone vi rimangano per sempre. Desidera che si pentano e siano accolte con rispetto e compassione.».
«Le persone con tendenze omosessuali sono figli di Dio. Dio le ama. Condannare una simile persona è un peccato.»
Non c’è dunque alcuna allusione all’omosessualità nelle parole del Messia Gesù. Egli non affronta nemmeno il problema della schiavitù, il che non significa implicitamente che l’approvi. Anche se dei commentatori della Bibbia, col pretesto dell’amore del prossimo, arrivano a considerare accettabile l’omosessualità, resta il fatto che questa posizione non poggia su nulla di concreto; il Messia Gesù amava tutti gli uomini ma condanna fermamente i (Luca 11.43-44).
Ci sembra dunque fuorviante, col pretesto dell’amore del prossimo, far dire al Messia Gesù parole contrarie alla volontà di suo Padre (Giovanni 12.49-50).
Come considera l’omosessualità la Nuova Alleanza?
Il Nuovo Testamento espone i principi che reggono la Chiesa nel contesto della Nuova Alleanza, mettendo in evidenza gli insegnamenti del Messia Gesù.
L’apostolo Paolo, attraverso le sue tredici lettere, o quattordici se si include l’epistola agli Ebrei, ha stabilito i principali principi destinati a inquadrare la comunità cristiana. Può quindi essere pertinente esaminare la sua posizione riguardo all’omosessualità.
Il Nuovo Testamento menziona l’omosessualità in tre passi attribuiti all’apostolo Paolo. Questi testi includono l’omosessualità fra altri comportamenti considerati nel contesto di riflessioni sulla volontà divina.
26 Per questo Dio li ha abbandonati a passioni disonorevoli: le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura;
27 similmente anche gli uomini, lasciato il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti infami uomini con uomini, e ricevendo in se stessi la retribuzione che si addiceva al loro traviamento.
(Traduzione Louis Segond )
Sembra che l’apostolo Paolo ribadisca i principi maggiori della legge mosaica riguardo all’omosessualità, e abbia cura di includere esplicitamente le donne in questo approccio.
9 Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né quelli che vivono nell’immoralità sessuale, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali,
10 né i ladri, né gli avidi, né gli ubriaconi, né i calunniatori, né gli sfruttatori erediteranno il regno di Dio.
11 E tali eravate alcuni di voi. Ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati dichiarati giusti nel nome del Signore Gesù [Cristo] e per mezzo dello Spirito del nostro Dio.
(Traduzione Louis Segond )
L’apostolo Paolo precisa il suo pensiero sull’omosessualità e afferma chiaramente che gli omosessuali non entreranno nel regno di Dio. Questo testo, che può sembrare brutale, ha almeno il merito di essere chiaro. Sembra quindi difficile conciliare queste parole con un’accettazione dell’omosessualità nella Chiesa.
8 Noi sappiamo che la legge è buona, purché se ne faccia un uso legittimo,
9 sapendo bene che la legge non è fatta per il giusto, ma per i malfattori e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profani, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi,
10 per quelli che vivono nell’immoralità sessuale, per gli omosessuali, per i trafficanti di schiavi, per i bugiardi, per gli spergiuri e per tutto ciò che è contrario alla sana dottrina.
11 Questo è conforme al glorioso Vangelo del Dio beato, che mi è stato affidato.
(Traduzione Louis Segond )
Egli richiamerà i principi della legge a Timoteo, suo figlio spirituale.
Ces versets sont souvent interprétés comme une critique des pratiques homosexuelles dans le contexte gréco- de l’époque.
Interpretazioni contemporanee
Alcune letture moderne mettono in discussione l’applicazione diretta di questi testi all’omosessualità così come la si intende oggi. Esse sottolineano:
Il contesto culturale antico, in cui i rapporti omosessuali erano spesso legati al dominio o allo sfruttamento.
L’assenza di riconoscimento degli orientamenti sessuali come identità personali nel mondo biblico.
Abbiamo citato una certa posizione moderna all’interno della Chiesa per mostrare tutta la difficoltà di integrare l’omosessualità nella Chiesa, o anche solo di non condannarla, alla luce degli scritti dell’apostolo Paolo. L’unica soluzione per riuscirci sarebbe riscrivere la Bibbia o eliminare questi passi (Apocalisse 22.19).
Come comportarsi di fronte all’omosessualità?
Secondo l’insegnamento biblico, a eccezione del peccato contro lo Spirito Santo, nessuna situazione è irreversibile davanti a Dio. Questo principio si applica a tutte le forme di dipendenza e si estende anche all’omosessualità, considerata nella Bibbia un peccato grave.
La scelta da compiere si presenta in modo chiaro: o l’individuo rinuncia ai suoi comportamenti riprovevoli e diventa così idoneo ad accedere al regno di Dio, oppure persevera nelle sue azioni e, di conseguenza, non vi accederà. Il perdono divino, essenziale per la salvezza, deriva necessariamente dal pentimento, che implica l’abbandono effettivo delle colpe passate.
Va notato inoltre che, secondo alcuni riferimenti biblici (1 Giovanni 1.9, Romani 8.37, Galati 5.16, Ebrei 4.12), l’aiuto divino è considerato essenziale nel processo decisionale.
La grazia di Dio, manifestata nella persona del Messia Gesù, non significa che l’uomo sia libero di fare tutto, ma al contrario porta una soluzione perché l’uomo ritrovi la sua posizione di santità davanti a Dio.
Abbiamo visto che non era possibile far evolvere la posizione della Chiesa senza riscrivere la Bibbia, il che sarebbe una follia. Tuttavia sembra importante prendere le distanze da coloro che stigmatizzano queste persone omosessuali. Il messaggio biblico incoraggia ad avere compassione e a non giudicare il prossimo. Pensiamo all’esempio di quella donna colta in flagrante adulterio e alle parole del Messia Gesù: «Neppure io ti condanno: va’ e non peccare più.» (Giovanni 8.11).
Conclusione
In Francia la scritta «Fumare uccide» accompagna tutti i pacchetti di sigarette, eppure molti continuano a fumare. Quando si manifesteranno le conseguenze nefaste, non potranno più pretendere di ignorare il rischio corso.
Gli avvertimenti della Bibbia, che condizionano l’accesso dell’uomo al regno di Dio, sono altrettanto chiari e largamente noti. Cercare di aggirarli o di attenuarli non cambia nulla. Anche se alcuni predicassero un vangelo più permissivo, accompagnato da una Bibbia rimaneggiata, ciò non farebbe vacillare la posizione di Dio (Galati 1.8).
L’essenziale, secondo la nostra analisi, è prendere coscienza dei fatti e compiere una scelta in piena cognizione di causa, tenendo presente che questa decisione avrà ripercussioni sulla vita eterna.
9 Giovane, rallegrati nella tua adolescenza, dà gioia al tuo cuore durante la tua giovinezza, cammina nelle vie del tuo cuore e secondo gli sguardi dei tuoi occhi! Ma sappi che per tutto questo Dio ti chiamerà in giudizio.
(Traduzione Louis Segond )
24 Povero me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?
25Ne ringrazio Dio: è possibile per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.
(Traduzione Louis Segond )
Secondo l’insegnamento biblico, una persona impegnata in una pratica omosessuale che desidera la salvezza della propria anima è invitata a rinunciare a questi atti e a cercare il soccorso di Dio nella preghiera. Perché, come dice Gesù:
«Ogni cosa è possibile per chi crede» (Marco 9.23).
È importante ricordare che, in questa prospettiva, Dio non chiede mai all’essere umano ciò che non è in grado di fare. Conosce a fondo le sue fragilità, le sue lotte, e offre il suo aiuto a coloro che scelgono di camminare secondo la sua volontà (Luca 18.27, 1 Corinzi 10.13, Salmi 103.14, Filippesi 2.13). Così la trasformazione non è il frutto di uno sforzo solitario, ma il risultato di una fede viva e di un sostegno divino.
Un titolo, un personaggio, un luogo, un riferimento («Luca 15»)…
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Riferimento biblico
INF136
Nota informativa
INF136 - Significato della sigla LGBTQ+
Significato della sigla LGBTQ+
Il termine LGBTQ+ è un acronimo che rappresenta una diversità di identità di genere e di orientamenti sessuali. Ecco che cosa significa ciascuna lettera:
L = Lesbica (donna attratta dalle donne)
G = Gay (uomo attratto dagli uomini, talvolta usato in senso più ampio per indicare qualsiasi persona omosessuale)
B = Bisessuale (persona attratta da più di un genere)
T = Transgender (persona la cui identità di genere non corrisponde al sesso assegnato alla nascita)
Q = Queer / Questioning è un termine inclusivo per indicare le identità non conformi alle norme tradizionali, oppure una persona che si sta interrogando
+ = Più: rappresenta tutte le altre identità: intersessuale, asessuale, pansessuale, non binaria, ecc.
Questa sigla si evolve nel tempo per riflettere meglio la diversità delle esperienze umane. Viene spesso estesa a LGBTQIA+, dove:
I = Intersessuale e A = Asessuale o Aromantica
INF135
Nota informativa
INF135 - Significato del termine «gay»
Significato del termine «gay»
Il termine "gay" ha una storia linguistica e culturale affascinante:
Origine etimologica
La parola "gay" deriva dall’antico francese "gai", a sua volta derivato dall’occitano gai e probabilmente di origine germanica.
In origine significava gioioso, spensierato, vivace. Lo si ritrova in espressioni come gai savoir (lou gai sabé), che designava il piacere di imparare presso i trovatori.
Evoluzione del significato
XVII–XIX secolo: in inglese, "gay" comincia a designare una vita dissoluta o legata alla prostituzione. Si parlava di gay life per una vita di piaceri non conformi alle norme morali.
Anni 1920–1930: negli Stati Uniti, "gay" è usato negli ambienti omosessuali per esprimere una forma di libertà, di esuberanza o di spensieratezza.
Anni 1940–1970: la parola diventa un nome comune per designare gli uomini omosessuali, soprattutto dopo i moti di Stonewall del 1969, che segnano una svolta nella lotta per i diritti LGBTQ+.
Aneddoto culturale: il film Susanna! (1938) è considerato il primo a usare la parola "gay" in riferimento all’omosessualità, in una scena umoristica con Cary Grant.
INF082
Nota informativa
INF082 - La Bible Segond 21 (S21)
La Bible Segond 21 (S21)
La Segond 21. Ecco alcune informazioni chiave su questa versione:
Contesto e obiettivi
Data di pubblicazione: 2007 Modernizzazione: La Segond 21 mira a modernizzare il linguaggio della traduzione di Louis Segond mantenendo una grande fedeltà ai testi originali ebraici e greci. Chiarezza e accessibilità: L'accento è posto sulla chiarezza e sull'accessibilità del testo per i lettori contemporanei.
Caratteristiche principali
Fedeltà ai testi originali: La Segond 21 si basa sui manoscritti antichi più affidabili per garantire una traduzione precisa e fedele. Revisione linguistica: Il linguaggio è stato rivisto per riflettere meglio gli usi moderni della lingua francese, conservando al tempo stesso la ricchezza e la profondità del testo biblico. Note e riferimenti: La versione include spesso note esplicative e riferimenti che aiutano a comprendere e a studiare le Scritture.
Importanza
Largo uso: La Segond 21 è ampiamente utilizzata negli ambienti protestanti francofoni, in particolare per lo studio biblico e la lettura personale. Accessibilità: Grazie al suo linguaggio modernizzato, è accessibile a un pubblico più ampio, comprese le nuove generazioni di lettori.
La Segond 21 è stata realizzata da un'équipe multidisciplinare di traduttori, linguisti e teologi, e ha richiesto circa 12 anni di lavoro per essere completata.
Queste revisioni mostrano l'evoluzione della traduzione di Louis Segond per adattarsi ai cambiamenti linguistici e alle esigenze dei lettori nel corso del tempo.
INF138
Nota informativa
INF138 - Le chiese inclusive
Le chiese inclusive
Le Chiese inclusive sono comunità cristiane che si impegnano ad accogliere tutte le persone, senza distinzione di orientamento sessuale, di identità di genere, di condizione sociale, di disabilità o di origine. Il loro approccio si fonda su una teologia dell’accoglienza radicale, incentrata sull’amore incondizionato di Dio.
Principi delle Chiese inclusive
Accoglienza totale delle persone LGBTQIA+: possono partecipare pienamente alla vita della Chiesa, anche come ministri o responsabili.
Benedizione e celebrazione dei matrimoni omosessuali.
Linguaggio liturgico non connotato dal genere e pratiche adatte alle persone con disabilità.
Impegno sociale per i diritti umani, la giustizia e la dignità di tutte le persone.
Esempi di Chiese inclusive
Comunità del Cristo Liberatore: gruppo cristiano LGBTQIA+ che propone celebrazioni e momenti di preghiera aperti a tutti.
Chiesa della Comunità Metropolitana (MCC): fondata specificamente per le persone LGBTQ+, presente in diversi paesi.
Alcune parrocchie anglicane, protestanti o cattoliche che praticano una pastorale inclusiva, come a Strasburgo o a Parigi.
Tuttavia, questi movimenti restano molto marginali e non rappresentano la mentalità delle chiese tradizionali.
INF002
Nota informativa
INF002 - I farisei
I farisei
I farisei erano un importante gruppo religioso e sociale nell'antico giudaismo, in particolare durante il periodo del Secondo Tempio. Ecco alcuni punti chiave che li riguardano:
Origini e storia
Origini: I farisei emersero come gruppo distinto dopo la rivolta dei Maccabei, intorno al 165-160 a.C. Erano spesso considerati i discendenti spirituali degli asidei.
Periodo: Prosperarono fino alla distruzione del Secondo Tempio nel 70 d.C. Dopo quella data, i loro insegnamenti formarono la base di ciò che divenne il giudaismo rabbinico.
Credenze e pratiche
Testi sacri: A differenza dei Sadducei, che si concentravano unicamente sulla legge scritta (il Pentateuco), i farisei credevano in una legge scritta e in una legge orale (la Torah orale). Risurrezione: I farisei credevano nella risurrezione dei morti e nell'immortalità dell'anima. Riti e leggi: Insistevano sull'importanza delle tradizioni orali e delle interpretazioni adattate alle circostanze contemporanee.
Influenza ed eredità Influenza: I farisei ebbero una grande influenza sulla liturgia e sulla pratica religiosa ebraica. I loro insegnamenti furono incorporati nella Mishnah, una raccolta della tradizione orale ebraica, intorno al 200 d.C. Eredità: Dopo la distruzione del Secondo Tempio, gli insegnamenti dei farisei formarono la base del giudaismo rabbinico, che continua a influenzare il giudaismo moderno.
I farisei sono spesso menzionati nel Nuovo Testamento, in particolare nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli, dove sono spesso in conflitto con Gesù e con le altre figure religiose dell'epoca.
I farisei nella Bibbia
Costituiscono il gruppo più rappresentativo del giudaismo. I suoi membri, originari del popolo, si oppongono ai compromessi con l'invasore romano, ma anche con l'ellenismo. Li vediamo più vicini alla popolazione rispetto ai sadducei.
Sono citati centotré volte nel Nuovo Testamento, novantatré volte nei Vangeli, nove volte negli Atti degli Apostoli e una volta nella lettera ai Filippesi.
I loro rapporti con il Messia Gesù appaiono spesso tesi, conflittuali. In certi momenti li rimprovera con termini violenti, come “guai a voi” e “ipocriti”, il che dimostra bene questa opposizione. Non hanno accesso ai posti di alta responsabilità, controllati dai Romani e dunque riservati ai sadducei simpatizzanti, ma formano il gruppo più importante del Sinedrio.
Si considerano i grandi difensori della legge di Mosè, che commentano. La loro interpretazione diventa la regola che il popolo deve seguire. Il Messia Gesù condannerà queste derive in diverse occasioni (Matteo 23.13-29).
Sono spesso in disaccordo con i loro colleghi sadducei su punti di dottrina come la vita eterna o gli angeli. Hanno aggiunto alla Legge scritta di Mosè dei princìpi orali, che permettono loro di aggirarne le prescrizioni. Gesù non mancherà di segnalarlo (Matteo 23.23).
Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea appartenevano a questo gruppo politico-religioso, il che non ha impedito loro di convertirsi al cristianesimo.
INF373
Nota informativa
INF373 - La lapidazione
La lapidazione
La lapidazione di Stefano (Atti 7.57-60) è il primo martirio cristiano riferito in dettaglio negli Atti degli Apostoli. Questo episodio solleva diverse questioni storiche e giuridiche.
1- Un’esecuzione fuori dalla città
Luca precisa che Stefano fu trascinato fuori dalla città prima di essere lapidato (Atti 7.58). Questo dettaglio corrisponde alla pratica ebraica tradizionale, secondo la quale le esecuzioni dovevano avvenire fuori dell’accampamento o della città (Levitico 24.14 ; Numeri 15.35-36).
Questa uscita da Gerusalemme richiama anche la morte di Gesù, crocifisso fuori dalle mura (Ebrei 13.12).
2- Come si svolgeva una lapidazione?
La letteratura rabbinica successiva, in particolare la Mishnà (trattato Sinedrio), descrive una procedura relativamente codificata:
Il condannato veniva condotto fuori dalla città.
Veniva gettato giù da un’altezza considerevole.
Se la caduta non ne causava la morte, un primo testimone gli scagliava una grossa pietra sul petto.
Se la vittima era ancora viva, l’assemblea partecipava alla lapidazione.
Non è tuttavia certo che questa procedura sia stata seguita nel caso di Stefano. Il racconto di Luca dà piuttosto l’impressione di un’esecuzione precipitosa, compiuta sotto l’impeto dell’ira.
3- Il ruolo dei testimoni
Luca precisa:
«I testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane chiamato Saulo» (Atti 7.58).
Questo dettaglio è particolarmente interessante. Secondo la Legge, erano i testimoni a dover essere i primi a eseguire la sentenza (Deuteronomio 17.6-7). La loro responsabilità era dunque coinvolta.
Deporre i mantelli permetteva probabilmente una maggiore libertà di movimento per scagliare le pietre.
4- Saulo di Tarso compare per la prima volta
Il giovane Saulo, futuro apostolo Paolo, approvava questa messa a morte (Atti 8.1). Non sembra aver partecipato direttamente alla lapidazione, ma ne fu almeno testimone favorevole.
Questa prima apparizione di Saulo è carica di significato. Colui che assiste alla morte del primo martire diventerà più tardi il grande missionario delle nazioni.
5- Una scena che richiama la morte di Gesù
Luca stabilisce volutamente diversi paralleli tra Gesù e Stefano:
Gesù
Stefano
Rimette il suo spirito al Padre (Luca 23.46)
Rimette il suo spirito al Signore Gesù (Atti 7.59)
Perdona i suoi carnefici (Luca 23.34)
Prega per i suoi uccisori (Atti 7.60)
Muore fuori dalla città
Muore fuori dalla città
Condannato ingiustamente
Messo a morte ingiustamente
Stefano appare così come il primo discepolo che imita il suo Maestro fino nella morte.
6- Un’esecuzione legale o un linciaggio?
È una delle grandi questioni storiche.
Luca non menziona:
alcuna deliberazione finale;
alcuna sentenza ufficiale;
alcuna autorizzazione romana.
La violenza improvvisa dei membri del Sinedrio dopo la visione di Stefano (Atti 7.55-57) suggerisce piuttosto un’esecuzione sommaria o un linciaggio collettivo che una condanna regolare.
7- Una morte che segna una svolta
Paradossalmente, la morte di Stefano non pone fine all’avanzata del Vangelo.
Al contrario, la persecuzione che segue provoca la dispersione dei credenti fuori da Gerusalemme (Atti 8.1-4). Così comincia il compimento concreto del programma annunciato da Gesù in Atti 1.8:
Gerusalemme (Atti 1–7);
Giudea e Samaria (Atti 8–12);
fino agli estremi confini della terra (Atti 13–28).
8- Un’ultima osservazione
La lapidazione di Stefano costituisce la dimostrazione tragica del suo discorso. Aveva appena accusato i suoi contemporanei di ripetere le colpe dei loro antenati respingendo gli inviati di Dio (Atti 7.51-53). Mettendolo a morte pochi istanti dopo, i suoi avversari confermano involontariamente la veridicità delle sue parole. L’evento stesso diventa così la conclusione vivente della sua requisitoria.
INF004
Nota informativa
INF004 - I Romani
I Romani
Nell’anno 63 a.C. il generale romano Pompeo invase il territorio di Israele e prese Gerusalemme. Grazie a Giulio Cesare, nell’anno 45 a.C. il giudaismo divenne una religione lecita.
Cinque anni dopo, nel 40 a.C., l’imperatore Augusto pose fine alla dinastia asmonea e nominò Erode il Grande, un idumeo, dunque senza stirpe reale, re dei Giudei.
Qualche anno dopo la morte di Erode il Grande, nell’anno 6 d.C., Roma cambiò lo status della Giudea, insieme alla Samaria e all’Idumea (l’Edom biblico), trasformandole in province romane poste sotto la responsabilità di procuratori romani.
I figli del monarca Erode furono promossi dall’autorità romana al rango di tetrarchi e governarono queste diverse province sotto l’egida dei procuratori.
Durante il ministero del Messia Gesù, dunque, un prefetto, Ponzio Pilato, e un tetrarca, Erode Antipa, si dividevano il potere. I due uomini si odiavano fino al giorno della condanna del Messia Gesù (Luca 23.12).
Quarant’anni dopo la crocifissione del Messia Gesù, l’insurrezione dei Giudei, iniziata nel 66, fu domata; Tito distrusse il tempio di Gerusalemme nel 70 e tutto si concluse con la caduta di Masada il 2 maggio del 73.
Altre rivolte seguirono fino al 135.
Nel 130 l’imperatore Adriano cambiò di nuovo lo status del paese di Israele, creando una nuova colonia romana; il nome di Gerusalemme fu sostituito da Aelia Capitolina.
Il Messia Gesù svolse il suo ministero in un territorio occupato dai Romani, con un governatore designato da Roma.
Tre uomini si dividevano dunque, in quel momento della storia, la guida del paese di Israele:
Ponzio Pilato, il prefetto romano, deteneva tutti i poteri, in particolare sulla Giudea.
Erode Antipa regnava sulla Galilea e sulla Perea.
Il sommo sacerdote Caifa, responsabile delle questioni religiose.