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La persecuzione di Gerusalemme

La persecuzione che segue la morte di Stefano costituisce una svolta importante nella storia della Chiesa primitiva. Fino ad allora, nonostante diversi arresti e ripetute minacce, la…

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La persecuzione di Gerusalemme

La persecuzione che segue la morte di Stefano costituisce una svolta importante nella storia della Chiesa primitiva. Fino ad allora, nonostante diversi arresti e ripetute minacce, la comunità cristiana era rimasta concentrata a Gerusalemme. Con Atti 8.1-3 assistiamo alla prima persecuzione sistematica diretta contro l’intera Chiesa.

1- Una persecuzione di portata nuova

Luca scrive:

«In quel giorno scoppiò una grande persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme» (Atti 8.1).

L’espressione «grande persecuzione» mostra che si è passati da azioni isolate contro gli apostoli (Atti 4.1-3; Atti 5.17-18) a un’offensiva molto più ampia, rivolta all’insieme dei discepoli.

Fino a quel momento le avevano cercato soprattutto di intimidire i dirigenti del movimento. Ora uomini e donne sono ricercati e arrestati (Atti 8.3).

2- La morte di Stefano come elemento scatenante

La di Stefano sembra aver costituito un precedente. L’uccisione del diacono, compiuta con l’approvazione di una parte della folla, ha probabilmente convinto le autorità religiose che si poteva agire con più energia senza provocare una sollevazione popolare.

È possibile che il abbia approfittato del clima di tensione suscitato dal discorso di Stefano (Atti 7.51-53) per tentare di sradicare definitivamente il movimento cristiano.

3- Saulo, principale artefice della repressione

Luca mette in particolare risalto Saulo:

«Saulo, da parte sua, devastava la Chiesa; entrando nelle case, ne strappava uomini e donne e li faceva gettare in prigione» (Atti 8.3).

Il verbo greco impiegato (λυμαίνομαι) evoca l’azione distruttiva di una belva che sbrana la preda. Suggerisce una violenza metodica e un accanimento particolare.

Paolo stesso confermerà più tardi:

  • che perseguitava «a morte» i discepoli (Atti 22.4);
  • che li faceva imprigionare (Atti 26.10);
  • che cercava di costringerli a bestemmiare (Atti 26.11);
  • che proseguiva la sua azione fin nelle città straniere (Atti 26.11).

4- Perché gli apostoli restano a Gerusalemme?

Luca precisa che tutti furono dispersi «eccetto gli apostoli» (Atti 8.1).

Questa osservazione ha spesso incuriosito i commentatori. Sono ipotizzabili diverse spiegazioni:

  • i Dodici godevano ancora di una certa popolarità presso il popolo (Atti 5.26);
  • le autorità consideravano forse gli ellenisti più pericolosi;
  • gli apostoli avevano scelto volontariamente di restare per mantenere una testimonianza nella città santa;
  • Dio stesso li preservava in vista della missione loro affidata.

5- I credenti dispersi diventano missionari

Ciò che appare come una catastrofe si trasforma in un mezzo provvidenziale per l’espansione del Vangelo.

I discepoli dispersi:

  • raggiungono la Giudea;
  • si recano in Samaria (Atti 8.1);
  • annunciano ovunque la Parola (Atti 8.4).

Così comincia il compimento del programma fissato da Gesù:

«Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea, in Samaria e fino agli estremi confini della terra» (Atti 1.8).

La persecuzione diventa paradossalmente uno degli strumenti impiegati da Dio per diffondere il Vangelo.

6- Quale fu la sua intensità?

È difficile misurarne con precisione l’ampiezza. Nulla indica uno sterminio di massa paragonabile alle successive persecuzioni romane. Luca menziona soprattutto:

  • arresti;
  • imprigionamenti;
  • violenze;
  • l’esilio forzato di numerosi credenti.

Qualche anno più tardi la Chiesa di Gerusalemme esiste ancora e resta importante (Atti 11.22; Atti 15.4). La persecuzione fu dunque severa ma relativamente breve.

7- Un parallelo con le parole di Gesù

Gli eventi realizzano gli avvertimenti del Signore:

«Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Giovanni 15.20).

e:

«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno» (Luca 21.12).

8- Un’ironia notevole

Colui che appare allora come il più pericoloso nemico della Chiesa, Saulo di Tarso, diventerà presto il suo più grande missionario (Atti 9.15). Luca comincia dunque, fin da Atti 8.1, a introdurre con discrezione colui che occuperà progressivamente un posto centrale nella seconda parte degli Atti.

Da un punto di vista storico e teologico, la morte di Stefano e la persecuzione che ne segue segnano la fine di un primo periodo di relativa tranquillità a Gerusalemme e l’inizio dell’espansione missionaria della Chiesa fuori dalla città santa. Ciò che gli avversari del cristianesimo avevano intrapreso per distruggere l’opera di Gesù finì per contribuire alla sua diffusione in tutto il mondo mediterraneo.