Il terzo essere vivente di Apocalisse 4.7 merita un’analisi attenta, perché la sua traduzione e il suo simbolismo non sono banali.
La parola greca
Il testo dice: « τὸ τρίτον ζῷον ἔχον τὸ πρόσωπον ὡς ἀνθρώπου » — to triton zōon echon to prosōpon hōs anthrōpou.
ζῷον (zōon)** = «essere vivente», termine generico che sottolinea la vitalità.
πρόσωπον (prosōpon)** = «volto», «faccia», talvolta «aspetto».
ἄνθρωπος (anthrōpos)** = «uomo», nel senso generico di essere umano. La traduzione «il terzo essere vivente aveva il volto come d’uomo» è esatta e fedele al greco.
Che cosa rappresenta questo terzo essere?
Dimensione umana: Incarna l’intelligenza, la ragione e la capacità relazionale proprie dell’uomo.
Legame con la creazione: Nella serie dei quattro esseri viventi (leone, bue, uomo, aquila), l’uomo rappresenta la creazione razionale e spirituale, complementare alle altre dimensioni (forza, servizio, trascendenza).
Legame cristologico: Alcuni esegeti vi vedono un’allusione a Cristo incarnato, il «Figlio dell’uomo», che unisce la divinità e l’umanità.
Legame con Ezechiele: In Ezechiele 1.10, uno dei volti dei cherubini è quello di un uomo. Giovanni riprende questa immagine ma ne fa un essere distinto.
Il suo ruolo nel seguito dell’Apocalisse
Apocalisse 6.5–6: Il terzo essere vivente dice «Vieni!» e introduce il cavaliere nero (la carestia).
Apocalisse 7.11: Partecipa all’adorazione con gli altri esseri viventi e con gli angeli.
Apocalisse 15.7: Come gli altri, è coinvolto nella consegna delle coppe dell’ira. Non è dunque solo simbolico: agisce concretamente nello svolgersi dei giudizi.
Perché questa descrizione?
Pedagogia biblica: Giovanni vuole mostrare che tutta la creazione è rappresentata davanti al trono:
Leone → forza e regalità
Bue → servizio e sacrificio
Uomo → intelligenza e relazione
Aquila → trascendenza e rapidità
Teologia: Il volto umano ricorda che l’uomo è creato a immagine di Dio (Genesi 1.26–27). La sua presenza nel culto celeste sottolinea la vocazione dell’umanità a partecipare all’adorazione e al piano divino.
Liturgia celeste: Come i serafini di Isaia, questi esseri cantano «Santo, Santo, Santo», ma Giovanni insiste sulla loro diversità per mostrare la pienezza della creazione.
Sintesi
La parola greca è ben tradotta: «volto come d’uomo».
Questo terzo essere rappresenta la dimensione razionale e relazionale della creazione e può essere letto come un’allusione a Cristo incarnato.
Interviene attivamente nella rivelazione (sigilli, lode, consegna delle coppe).
La sua descrizione mira a mostrare che l’umanità, come parte della creazione, è chiamata all’adorazione e integrata nel piano divino.