La cerimonia dell’acqua a Hoshana Rabbà, il settimo e ultimo giorno della festa di , era uno dei momenti più solenni e simbolici del culto nel Tempio di Gerusalemme all’epoca del Secondo Tempio.
Ecco come si svolgeva:
Ogni mattina di , un sacerdote scendeva in processione alla , a sud di Gerusalemme, per attingere acqua viva in una brocca d’oro. Quest’acqua veniva poi riportata al Tempio in un clima di festa, accompagnata da canti, musica e danze. Il corteo entrava dalla porta dell’Acqua e saliva fino all’altare.
Ma era a Hoshana Rabbà che questa cerimonia raggiungeva il suo culmine:
I sacerdoti facevano sette volte il giro dell’altare, in ricordo dei sette giri attorno a Gerico, gridando «Hoshia Na» («Salva, ti prego»).
L’acqua veniva poi versata sull’altare, insieme a una libagione di vino, a simboleggiare la preghiera per la pioggia e la benedizione dei raccolti.
I fedeli agitavano le (lulav, etrog, mirto e salice) e recitavano i Salmi dell’Hallel (Salmi 113 a 118).
Questo rito, benché non prescritto nella scritta, era considerato dai una tradizione ricevuta oralmente da Mosè.
Il suo significato simbolico
L’acqua versata rappresentava la benedizione divina, la vita e la presenza dello Spirito. È in questo contesto che Gesù, secondo Giovanni 7.37, esclama: > «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva.»
Egli si presenta così come la vera dell’acqua viva, compiendo spiritualmente ciò che la cerimonia annunciava simbolicamente.