APO010

Il secondo sigillo, il secondo cavaliere

L’articolo APO010 analizza il secondo sigillo dell’Apocalisse (Ap 6.3-4): un cavallo rosso il cui cavaliere riceve una grande spada e il potere di togliere la pace dalla terra. Attraverso quattro simboli — il cavallo rosso, il cavaliere, la spada e la pace tolta — lo studio esplora la realtà della guerra come giudizio divino e responsabilità umana, sottolineando che solo Cristo può portare una pace vera e duratura.

36 min secondo sigillo cavaliere rosso Apocalisse guerra spada 29 versetti 12 libri

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Introduzione

Il secondo sigillo (Apocalisse 6.3-4) rivela un cavallo rosso fuoco il cui cavaliere riceve una spada e il potere di togliere la pace dalla terra. Questa visione simboleggia l’irruzione della guerra, dei conflitti e dell’odio tra gli uomini.

Si inserisce nella progressione dei sigilli: dopo la conquista del cavaliere bianco viene la divisione portata dal cavaliere rosso, che ricorda la fragilità della pace umana e la realtà delle lotte che attraversano la storia.

Nell’ambito dell’analisi del capitolo 6 dell’Apocalisse, l’attenzione si concentra sull’apertura del secondo sigillo da parte del Messia Gesù. Questo sigillo, una volta aperto, fa sorgere un secondo cavallo di colore rosso fuoco.

Il testo non fornisce una descrizione precisa del cavaliere, se non che tiene una spada e che riceve un potere specifico: quello di togliere la pace dalla terra. Questo potere, tutt’altro che trascurabile, porta nel mondo un clima di discordia e di odio, gettando l’umanità nel caos e nella violenza.

L’Apocalisse presenta, attraverso l’apertura successiva dei sigilli, una serie di visioni che rivelano i giudizi divini e le realtà spirituali che attraversano la storia umana. Più precisamente, l’apertura del secondo sigillo (Apocalisse 6.3-4) mette in scena un cavallo rosso ardente.

Al suo cavaliere viene affidata la missione di togliere la pace sulla terra, spingendo così gli uomini a uccidersi a vicenda. La spada che gli è data diventa il simbolo della guerra e della violenza che si abbatte sui popoli.

Questa rappresentazione, al tempo stesso breve e potente, si inserisce nella continuità della sequenza dei sigilli. Dopo il passaggio del cavaliere bianco, portatore di una conquista iniziale, interviene quello del cavaliere rosso, portatore di divisione e di conflitti. Il racconto insiste così sulla fragilità intrinseca della pace tra gli uomini e mette in luce l’onnipresenza delle lotte che costellano la storia umana.

L’analisi che segue si propone di approfondire questo passo, esaminando i simboli impiegati, il contesto in cui si colloca e la sua portata spirituale. Questa introduzione intende ricollocare il secondo sigillo nell’insieme dinamico dell’Apocalisse e aprire la riflessione sul significato di questa visione così marcante.

Siamo arrivati alla quarta sezione del libro, intitolata «Le cose future», e stiamo affrontando il secondo argomento: l’apertura dei sette sigilli.

Lo schema del libro, Capitolo IV B

SezioneSottosezioneDescrizioneRiferimenti
I—IntroduzioneApocalisse 1.1-3
II—Le cose passate: «ciò che hai visto»Apocalisse 1.4-20
III—Le cose presenti: «ciò che è», messaggio alle sette ChieseApocalisse 2.1 à Apocalisse 3.22
IVAIl trono di Cristo; il libro sigillatoApocalisse 4.1 à Apocalisse 5.14
BApertura dei 7 sigilliApocalisse 6.1 à Apocalisse 8.1
CParentesi: Giudei e pagani salvati durante la tribolazioneApocalisse 7.1-17
DGiudizio annunciato dalle sette trombeApocalisse 8.2 a Apocalisse 9.21 e Apocalisse 11.15-19
EParentesi: preludio alla settima trombaApocalisse 10.1 à Apocalisse 11.14
FPersonaggi dominantiApocalisse 12.1-18
GAvvento e regno della Bestia e del falso profetaApocalisse 13.1-18
HParentesi: visioni profeticheApocalisse 14.1-20
IGiudizi annunciati dalle sette coppe dell’ira di DioApocalisse 15.1 à Apocalisse 16.21
JCondanna della grande BabiloniaApocalisse 17.1 à Apocalisse 19.6
KPreparativi per Armaghedon e il regno di mille anniApocalisse 19.7 à Apocalisse 20.6
LGiudizio finale; descrizione della città santaApocalisse 20.7 à Apocalisse 22.5
V—Conclusione: ultimo messaggio della BibbiaApocalisse 22.6-21

Questo piano proviene dai commentari di Scofield.

I. Il testo

Apocalisse 6.3-4 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
E quando ebbe aperto il secondo suggello, io udii la seconda creatura vivente che diceva: Vieni.E uscì fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato di toglier la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri, e gli fu data una grande spada.

Giovanni assiste all’apertura del secondo sigillo da parte dell’Agnello. Uno dei quattro esseri viventi dice allora a gran voce: «Vieni». Appare un cavallo rosso, montato da un cavaliere armato di spada, a cui Dio affida la missione di togliere la pace dalla terra. Il cavaliere se ne va a compiere questo compito.

Gli elementi simbolici del secondo sigillo

1. Il cavallo rosso

II. Gli elementi simbolici

Colore rosso: simbolo del sangue, della guerra e della violenza. Nella Bibbia il rosso è spesso associato al giudizio e al massacro (cfr. Nahum 2.3; Isaia 1.18).

Cavallo: figura di potenza militare, di rapidità e di terrore. I cavalli evocano gli eserciti in marcia e la guerra (Giudici 5.22; Geremia 4.13).

Significato globale: il cavallo rosso incarna l’aumento dei conflitti armati e delle violenze collettive, in opposizione al cavallo bianco del primo sigillo (conquista).

2. Il cavaliere

Senza nome: rappresenta una forza impersonale, un principio di guerra piuttosto che un individuo.

Missione ricevuta: togliere la pace dalla terra. Non è un’iniziativa umana isolata, ma un’azione permessa da Dio nel quadro del suo giudizio.

Effetto: gli uomini si uccidono a vicenda, il che sottolinea la responsabilità umana nella violenza e nella divisione.

3. La grande spada

Spada (machaira megale): simbolo di guerra aperta, di massacro e di autorità giudiziaria. Nel mondo la spada rappresentava il potere di vita e di morte.

Grande: sottolinea l’ampiezza del conflitto, non limitato a una regione ma su scala mondiale.

Legame biblico: la spada è spesso associata ai giudizi divini (Ezechiele 14.21, Levitico 26.17).

4. La pace tolta

Pace tolta: mostra che la pace umana è fragile e dipende dalla volontà divina. La pace del cavaliere bianco era solo un’illusione.

Conseguenza: guerre, rivolte, divisioni sociali e familiari. Non si tratta soltanto di una guerra tra nazioni, ma di un’ostilità generalizzata tra individui.

Parallelo: Gesù annuncia in Matteo 24.6-7 «guerre e rumori di guerre» come segni dei tempi.

Portata teologica e pedagogica

Sovranità di Cristo: solo l’Agnello apre i sigilli, a dimostrazione che anche le guerre sono sotto il controllo divino.

Giudizio e invito al pentimento: la guerra è una conseguenza del peccato e un avvertimento.

Fragilità umana: la pace non è duratura senza Dio; le alleanze e i trattati sono precari.

Messaggio spirituale: i credenti sono chiamati a cercare la pace di Cristo (Giovanni 14.27), che rimane anche quando la pace terrena viene tolta.

Il secondo sigillo rivela la guerra e la divisione come giudizi divini, attraverso tre simboli principali:

Il cavallo rosso (violenza e sangue),

Il cavaliere (forza impersonale di conflitto),

La grande spada (strumento di guerra mondiale),

La pace tolta (fragilità dell’ordine umano).

Queste immagini insegnano che la vera pace può venire solo dal regno di Cristo, e che le guerre della storia sono altrettanti richiami alla condizione umana senza Dio

III. L’essere vivente?

Riassunto del paragrafo:

Les quatre êtres vivants entourent le trône de Dieu et se distinguent par leurs formes symboliques (lion, veau, homme, aigle). Leur rôle principal est d’adorer Dieu et de proclamer sa sainteté. Le , semblable à un veau, symbole de force, de service et de sacrifice, introduit l’ouverture du deuxième sceau en appelant Jean à regarder.

Collega così la liturgia celeste ai giudizi terreni. Il suo intervento sottolinea che anche la guerra e il sangue versato, rappresentati dal cavallo rosso, rientrano nel disegno sovrano di Dio.

Testo integrale:

I quattro esseri viventi (Apocalisse 4.6-8)

Sono posti attorno al trono di Dio.

Sono descritti come aventi ciascuno un aspetto diverso:

Il primo assomiglia a un leone.

Il secondo a un vitello (o un giovane toro).

Il terzo ha la faccia come quella di un uomo.

Il quarto è simile a un’aquila che vola.

Sono pieni di occhi, davanti e di dietro, e ciascuno ha sei ali.

La loro funzione principale: adorare Dio senza posa e proclamare la sua santità («Santo, santo, santo è il Signore Dio, l’Onnipotente»).

▸ Il secondo essere vivente

Identità: è quello che «assomiglia a un vitello» (Apocalisse 4.7).

Simbolismo : il vitello o il toro è un animale da sacrificio, associato alla forza e al servizio. Può simboleggiare la potenza nell’obbedienza, la sottomissione al servizio di Dio e il sacrificio.

Ruolo in Apocalisse 6.3: introduce il secondo sigillo dicendo a Giovanni: «Vieni». Con il suo intervento collega la visione celeste (il trono e gli adoratori) alla manifestazione terrena (il cavallo rosso e la guerra). Agisce come mediatore liturgico: annuncia ciò che l’Agnello rivela e invita il veggente a contemplare.

▸ Portata spirituale

Le fait que ce soit le qui parle n’est pas anodin : chaque sceau est introduit par un des quatre êtres vivants, dans l’ordre.

La scelta del vitello per introdurre il sigillo della guerra può essere interpretata così:

Il sacrificio: la guerra comporta spargimento di sangue, che ricorda il sacrificio.

La forza bruta: il toro evoca la potenza scatenata, come la violenza dei conflitti.

Il servizio divino: anche i giudizi più terribili sono sotto il controllo di Dio e servono il suo disegno.

▸ Sintesi

L’être vivant qui parle lors de l’ouverture du deuxième sceau est le , semblable à un veau.

Rappresenta la forza nell’obbedienza e nel sacrificio.

Introduce la visione del cavallo rosso, simbolo di guerra e di sangue.

Il suo ruolo è collegare la liturgia celeste allo svolgersi dei giudizi terreni, mostrando che tutto è orchestrato sotto l’autorità di Dio.


IV. Il cavaliere

  • Rosso: colore del sangue, della guerra, dell’incendio e dell’ira.
  • Funzione simbolica: annunciare immediatamente un clima di violenza e di conflitti estesi.
  • Contrasto: si oppone al bianco del primo cavallo, segnando il passaggio dalla conquista alla guerra manifesta.

2. Il cavaliere

  • Senza nome: non rappresenta un individuo storico, ma un principio impersonale di guerra.
  • Ruolo: eseguire un giudizio permesso — la sua azione è «data», non avviata da lui stesso.
  • Effetto: provoca il crollo della pace sociale, politica e interpersonale.

3. La pace tolta

  • Significato: rottura dell’ordine sociale; ostilità tra nazioni, gruppi e individui.
  • Portata: la violenza si diffonde «sulla terra», oltrepassando un unico campo di battaglia.
  • Osservazione: la guerra non è soltanto subita; rivela la responsabilità umana nella distruzione reciproca.

4. La grande spada

  • Simbolo: guerra diretta, massacro, autorità di mettere a morte.
  • «Grande»: indica l’ampiezza del conflitto, non uno scontro localizzato.
  • Contrasto: rispetto all’arco del primo cavaliere, la spada segnala l’ingresso nella violenza aperta.

5. Significato teologico del cavaliere

  • Sovranità divina: il cavaliere agisce in un quadro in cui «gli fu dato», a ricordare che nulla sfugge all’autorità dell’Agnello.
  • Giudizio: svela la fragilità della pace umana e la profondità delle divisioni.
  • Umanità messa a nudo: «affinché si uccidessero a vicenda» sottolinea che la guerra rivela il tanto quanto lo distrugge.

Il secondo cavaliere, in sella a un cavallo rosso fuoco, incarna la guerra aperta e la violenza generalizzata. Riceve il potere di togliere la pace, trascinando gli uomini nella distruzione reciproca. La sua grande spada simboleggia l’ampiezza del conflitto. Questo cavaliere rivela al tempo stesso la sovranità di Dio, la fragilità della pace umana e la responsabilità degli uomini nella violenza che devasta la terra.

  • Rosso: evoca il sangue versato, la guerra, l'incendio e l'ira.
  • Rosso fuoco: intensifica l'idea di incendio, come una terra infiammata dai conflitti.
  • Impatto visivo: il colore annuncia immediatamente un clima di violenza generalizzata.

2. La sua funzione simbolica

  • Il cavallo è un veicolo di potenza, di movimento e di irruzione.
  • Qui diventa il supporto della guerra, l'animale che porta e manifesta la dinamica del conflitto.
  • Rappresenta la rapida propagazione della violenza: la guerra non resta statica, si diffonde.

3. Il suo contrasto con il primo cavallo

  • Il bianco del primo cavallo evocava la conquista iniziale.
  • Il rosso fuoco segna un cambiamento: la conquista si trasforma in guerra aperta.
  • Questo contrasto visivo struttura la progressione dei giudizi.

4. Il suo significato simbolico

  • Il cavallo rosso fuoco non è un semplice sfondo: incarna la natura stessa del giudizio.
  • Rappresenta un mondo infiammato dai conflitti, da cui la pace è tolta.
  • È il simbolo animale della violenza collettiva che si scatena.

Il cavallo rosso fuoco simboleggia la guerra che incendia la terra: il suo colore evoca il sangue, l'incendio e la violenza, mentre la sua natura di cavallo esprime la potenza e la rapida propagazione del conflitto. Per il suo contrasto con il cavallo bianco, segna il passaggio dalla conquista alla guerra aperta e diventa l'immagine stessa di un mondo da cui la pace è tolta.

VI. La grande spada

Il cavallo rosso fuoco del secondo sigillo (Apocalisse 6.3-4) è un’immagine estremamente ricca di simboli. Ecco un’analisi dettagliata e strutturata:

1. Il suo colore: rosso fuoco

1. Natura dell’oggetto: una «grande spada»

  • La spada è un simbolo classico di guerra, di combattimento ravvicinato e di uccisione.
  • Il testo insiste sulla sua grandezza, che le conferisce un peso particolare: non è un semplice accessorio, ma uno strumento di giudizio di primo piano.

2. La sua funzione simbolica

  • Rappresenta la violenza diretta, il conflitto aperto, lo scontro senza mediazione.
  • A differenza dell’arco del primo cavaliere (conquista a distanza), la spada evoca la guerra manifesta, visibile, sanguinosa.
  • Incarna l’idea di un conflitto assunto, non nascosto, che scoppia alla luce del sole.

3. La sua portata: un conflitto di vaste proporzioni

  • L’aggettivo «grande» suggerisce una guerra estesa, non limitata a una regione o a un gruppo.
  • Simboleggia l’intensità e l’ampiezza del giudizio: la violenza non è marginale, diventa strutturale.
  • La spada diventa così l’emblema di un mondo da cui la pace è tolta e dove domina la violenza.

4. Il suo ruolo nella scena

  • La spada non è brandita per iniziativa personale: è data al cavaliere.
  • Ciò sottolinea che la spada è uno strumento affidato, non un potere autonomo.
  • Materializza la permissione divina di un giudizio che si dispiega sulla terra.

5. Il suo significato teologico

  • La spada ricorda che la guerra, in questo sigillo, non è un caos incontrollato ma un giudizio permesso.
  • Svela la fragilità della pace umana: basta uno strumento perché tutto precipiti.
  • Mette in luce la responsabilità umana: la spada è data, ma sono gli uomini che si uccidono a vicenda.

La grande spada del secondo sigillo simboleggia la guerra aperta e massiccia. Per la sua dimensione esprime l’ampiezza del conflitto; per la sua natura incarna la violenza diretta e sanguinosa. Data al cavaliere, manifesta un giudizio permesso da Dio, rivelando al tempo stesso la fragilità della pace umana e la responsabilità degli uomini nella distruzione reciproca.

Riassunto del paragrafo:

Il secondo cavaliere, che toglie la pace dalla terra e provoca la guerra, corrisponde direttamente agli annunci di Gesù nel discorso del , dove parla di «guerre», di «rumori di guerre» e di nazioni che si scontrano.

I due passi descrivono una stessa realtà: un periodo di conflitti, di tradimenti e di violenze generalizzate, presentato come un segno dei tempi.

Così, il cavaliere rosso dell’Apocalisse mette in scena ciò che Gesù aveva già annunciato: la rottura della pace umana e lo svelarsi dei giudizi divini nella storia.

Testo integrale:

Il legame tra il secondo cavaliere e il discorso del monte degli Ulivi

Il secondo cavaliere, quello del cavallo rosso fuoco, riceve il potere di togliere la pace dalla terra e di spingere gli uomini a uccidersi a vicenda (Apocalisse 6.3-4). Ora, questo tema corrisponde esattamente a ciò che Gesù annuncia nel discorso del .

Secondo i vangeli sinottici, il Messia Gesù avverte i suoi discepoli:

  • «Sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre» (Matteo 24.6)
  • «Una nazione si leverà contro un’altra nazione, un regno contro un regno» (Matteo 24.7)

Questi annunci sono esplicitamente presentati come segni dei tempi, cioè realtà che segneranno la storia prima della fine.

Uno studio comparativo conferma che i temi del discorso di Gesù e quelli dei sigilli dell’Apocalisse sono paralleli: «Per mostrare bene il legame che esiste tra il discorso che Gesù ha tenuto sul e la profezia di Giovanni sull’apertura dei sei sigilli…».

Corrispondenza precisa

Apocalisse 6 Discorso del
Il cavaliere rosso toglie la pace e provoca la guerra «Guerre e rumori di guerre»; «nazione contro nazione»
Violenza generalizzata «Molti si tradiranno e si odieranno a vicenda» (Matteo 24.10)
Giudizio permesso da Dio «Bisogna che queste cose avvengano» (Matteo 24.6)

Sintesi

Il secondo cavaliere realizza nella visione di Giovanni ciò che Gesù aveva annunciato sul : un periodo di guerre, divisioni e violenze generalizzate, segno che la pace umana si spezza e che i giudizi di Dio si svelano nella storia.

Daniele descrive la successione dei regni e le loro violenze, mentre l’Apocalisse rivela le forze spirituali dietro questi eventi, in particolare con il cavallo rosso fuoco.

Punti di convergenza tra Daniele e l’Apocalisse

1. I regni e i conflitti

VIII. Esiste un legame con le informazioni comunicate da Daniele?

Daniele 2 e 7: Daniele vede le grandi potenze del mondo sotto forma di statue o di bestie (leone, orso, leopardo, bestia terribile).

Apocalisse 6 (cavalieri): i cavalli simboleggiano forze impersonali (conquista, guerra, carestia, morte) che attraversano la storia dei regni.

Legame : Daniele annuncia la successione degli imperi e le loro violenze; l’Apocalisse mostra la dinamica spirituale dietro questi conflitti (giudizi permessi da Dio).

2. La guerra e la pace tolta

Daniele 7.21-25: il piccolo corno muove guerra ai santi e li opprime.

Apocalisse 6.4: il cavaliere rosso toglie la pace e spinge gli uomini a uccidersi a vicenda.

Legame: i due testi insistono sulla guerra come strumento di dominio e di giudizio, rivelando la fragilità delle alleanze umane.

3. Gli strumenti del giudizio

Daniele 9.26-27: annuncio di guerre, desolazioni e alleanze spezzate.

Apocalisse 6.4: la grande spada simboleggia la guerra aperta.

Legame: Daniele descrive i conflitti storici; l’Apocalisse li traspone in una prospettiva cosmica ed escatologica.

4. La sovranità divina

Daniele 2.44: «Il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto».

Apocalisse 6: ogni cavaliere agisce perché «gli fu dato» → Dio resta al controllo.

Legame: i due libri affermano che, nonostante le guerre e i giudizi, Dio guida la storia verso l’instaurazione della sua regalità .

Differenze di prospettiva

Daniele: pone l’accento sulla successione dei regni terreni e sulla loro caduta.

Apocalisse: insiste sulle forze spirituali e sui giudizi divini che attraversano la storia.

Complementarità: Daniele dà la struttura storica, l’Apocalisse ne svela il senso spirituale ed escatologico.

Il cavallo rosso fuoco e il suo cavaliere trovano un’eco nelle visioni di Daniele: le guerre e le violenze annunciate da Daniele sono riprese nell’Apocalisse come giudizi simbolici.

I due libri mostrano che la pace umana è fragile e che i conflitti sono permessi nel quadro del piano divino.

Insieme, Daniele e l’Apocalisse offrono una lettura coerente: la storia dei regni è segnata dalla guerra, ma Dio conduce tutto verso il suo regno finale.

IX. Commento

Riassunto del paragrafo:

Il passo di Apocalisse 6.3-4 descrive simbolicamente la guerra e la pace tolta, non come una predizione datata, ma come una rivelazione sulla fragilità umana e sui giudizi permessi da Dio.

Le realtà del XXI secolo, guerre, terrorismo, tensioni geopolitiche, risuonano con questa immagine. Il cavallo rosso fuoco può quindi essere inteso come una profezia senza tempo che descrive le violenze che attraversano la storia.

I conflitti attuali ricordano che la pace terrena è precaria e che Dio rimane sovrano sul loro svolgimento. Quando Dio lo deciderà, questa fase di conflitto potrebbe raggiungere una portata superiore agli scontri attuali.

Testo integrale:

Il testo biblico (Apocalisse 6.3-4) descrive una realtà simbolica: la guerra e la pace tolta dalla terra. Non è una predizione datata, ma una rivelazione sulla fragilità umana e sui giudizi permessi da Dio.

Il XXI secolo conosce già fenomeni che risuonano con questa immagine:

Guerre regionali e mondiali (Ucraina, Medio Oriente, Africa).

Terrorismo, violenze civili, conflitti etnici.

Aumento delle tensioni geopolitiche (armi nucleari, rivalità economiche).

Potenziale di compimento: non è stravagante vedere nel cavallo rosso fuoco un’immagine che può manifestarsi nella nostra epoca. Le guerre e le divisioni sono realtà costanti della storia umana, e il XXI secolo non fa eccezione.

Il cavallo rosso fuoco può benissimo essere letto come una profezia realistica per il XXI secolo, non nel senso di una predizione datata, ma come un’immagine senza tempo delle guerre e delle violenze che attraversano la storia umana. Questo sigillo ricorda che i conflitti attuali non sono al di fuori del piano divino, ma che annunciano la fragilità della pace terrena e la necessità di cercare la vera pace in Cristo.

L’osservazione dei fatti contemporanei indica che, secondo noi, la profezia potrebbe realizzarsi quando Dio lo stabilirà. Questa fase di conflitto, come evocata nella profezia di Giovanni, supererebbe gli scontri attuali per il suo carattere generalizzato.

Conclusione

Riassunto del paragrafo

Il primo cavaliere di Apocalisse 6.1-2 non rappresenta Cristo, ma l’, che imita i simboli del Messia per ingannare. In sella a un cavallo bianco e coronato di un potere temporaneo, avanza con l’apparenza della vittoria e dell’autorità, ma non è che una contraffazione seducente.

Questa falsa pace apre la via ai tre cavalieri successivi, che riversano i giudizi divini. Così, la seduzione iniziale del primo cavaliere prepara l’ingresso progressivo del caos.

Testo integrale

Abbiamo appena analizzato il passo di Apocalisse 6.1-2 e, secondo l’ipotesi che adottiamo, questo primo cavaliere non evoca il Messia Gesù, ma l’, colui che si presenta come un salvatore usurpando i simboli di Cristo. Appare in sella a un cavallo bianco, colore che normalmente evoca purezza e vittoria, ma che egli usa qui come una maschera, un’imitazione destinata a ingannare. Anche se il testo non menziona la sua tunica, possiamo immaginare che sia bianca anch’essa, rafforzando questa illusione di legittimità.

Parte «da vincitore e per vincere», ostentando una sicurezza totale, come se possedesse un’autorità incontestabile. La sua corona, che gli è data, simboleggia un potere concesso per un tempo, non una vera regalità. Non è il Cristo glorificato che torna per portare a termine la sua opera: è un uomo forte, un governante seduttore, un falso re che avanza sotto le apparenze del trionfo.

L’onore da cui sembra circondato in questa visione non ha nulla a che vedere con l’adorazione celeste riservata al vero Agnello. Nessun re, per quanto potente, ha mai ricevuto un simile rispetto sulla terra — eppure questo cavaliere non ne è che una contraffazione.

Dopo questa prima scena appariranno altri tre cavalieri, ciascuno legato all’apertura di un sigillo. L’ordine è preciso e intenzionale: il primo cavaliere apre la via, e i successivi riversano sulla terra i flagelli che manifestano l’ira di Dio. Vedremo nei capitoli seguenti come questa sequenza si dispiega e come la seduzione iniziale del primo cavaliere conduca progressivamente al caos.