Gli oggetti del Tempio non costituiscono un dettaglio secondario di Daniele 1.
Il loro trasferimento a Babilonia apre un motivo che trova il suo sviluppo decisivo in Daniele 5 e il suo prolungamento storico in Esdra 1.
All’inizio, la loro presenza nel tesoro del dio di Nabucodonosor poteva sembrare attestare la vittoria religiosa di Babilonia.
Ma Daniele 1.2 vieta subito questa interpretazione: è il Signore che consegna Ioiakim e una parte degli oggetti nelle mani di Nabucodonosor.
Parecchi decenni più tardi, Baldassarre fa portare questi oggetti durante il suo banchetto. Vi beve con i suoi dignitari lodando gli dèi d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra.
Daniele interpreta esplicitamente questo atto come un innalzarsi contro il «Signore del cielo» (Daniele 5.23).
Il regno è allora contato, pesato e consegnato ad altre potenze.
La traiettoria degli oggetti accompagna così quella di Babilonia:
entrano a Babilonia quando l’impero domina Giuda; riappaiono quando questo impero sta per scomparire.
Esdra 1 completa infine il movimento quando Ciro restituisce gli oggetti perché possano tornare verso Gerusalemme.
Il percorso è dunque particolarmente significativo:
Gerusalemme → Babilonia → giudizio di Babilonia → ritorno verso Gerusalemme.
Attraverso questo motivo materiale, il racconto esprime uno dei temi fondamentali del libro di Daniele: la sconfitta visibile del popolo di Dio non costituisce la sconfitta di Dio stesso. Gli imperi possono impadronirsi degli oggetti del suo santuario; non si impadroniscono mai della sua sovranità.