ANN081

L’adempimento delle profezie

L’articolo esamina come le profezie dell’Antico Testamento trovino adempimento nella vita di Gesù, individuando ventiquattro punti segnati da eventi chiave. Collegando i testi profetici ai Vangeli, l’autore esplora l’adempimento e la portata messianica nascosta delle Scritture sacre.

52 min profezie Messia Gesù Vangeli Antico Testamento 42 versetti 15 libri

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Introduzione

Nel capitolo intitolato «La profezia» abbiamo individuato dodici punti specifici nella prima parte delle nostre Bibbie, l’Antico Testamento, che si riferiscono indubbiamente al Messia.

Abbiamo inoltre rilevato altri dodici punti che, pur non sembrando inizialmente legati al Messia, sono stati messi in luce da diversi eventi della vita di Gesù. Questi elementi costituiscono profezie in quanto descrivono il Messia vari secoli prima del suo arrivo nel mondo.

Alcune di queste profezie hanno trovato un primo adempimento nel contesto politico dell’epoca in cui furono annunciate, e poi una seconda interpretazione con la venuta del Messia. Sembra chiaro che gli autori di questi testi non fossero pienamente consapevoli della portata messianica dei loro scritti.

In questo studio esamineremo questi testi e li confronteremo con le informazioni che i Vangeli forniscono su Gesù. Il nostro obiettivo è stabilire se i contemporanei di Gesù fossero in grado di collegare le profezie dell’Antico Testamento ai dettagli specifici della vita del Messia Gesù.

I. Riepilogo delle ventiquattro profezie

Iniziamo a confrontare i ventiquattro punti profetici definiti nel capitolo intitolato «La profezia» con gli eventi narrati nei Vangeli. Il nostro scopo è valutare la coerenza e la precisione tra queste profezie e i fatti storici riportati.

Ci baseremo soltanto sulle informazioni disponibili, senza aggiungervi interpretazioni personali. Noteremo che gli autori dei Vangeli, in particolare Matteo, hanno già stabilito alcuni di questi collegamenti.

I primi dodici punti riguardano specificamente il Messia:

1-L’annuncio di un Messia futuro

2-La sua figliolanza divina

3-La venuta di un messaggero precursore

4-La sua nascita a Betlemme

5-I suoi titoli e ruoli messianici

6-Il compimento di miracoli messianici

7-Il suo ingresso messianico a Gerusalemme

8-La sua esperienza di sofferenza e rifiuto

9-La data profetizzata della sua morte

10-La sua sepoltura nella tomba di un ricco

11-Il suo piano di redenzione e le sue benedizioni universali

12-La sua risurrezione annunciata

Il secondo elenco di dodici punti è associato al Messia a causa di eventi specifici che lo riguardano:

1-La sua nascita verginale

2-Il suo insediamento a Nazaret

3-La strage degli innocenti

4-Il suo ritorno dall’Egitto

5-Il tradimento subito

6-Il prezzo del tradimento

7-L’impiego del denaro del tradimento per comprare il campo del vasaio

8-L’aceto da lui bevuto

9-Le sue mani e i suoi piedi trafitti, senza ossa spezzate

10-L’oscurità in pieno giorno

11-La luna tinta di sangue

12-La sua ascensione al cielo

Il nostro compito sarà tracciare paralleli tra gli scritti dei profeti e i racconti evangelici, basandoci in particolare sull’approccio di Matteo, che ha già svolto gran parte di questa analisi. Cercheremo di individuare le fonti dei collegamenti da lui stabiliti.

II. Prima parte

Riprenderemo i primi dodici punti che, a nostro avviso, riguardano direttamente la persona del Messia Gesù.

Punto n. 1: Un Messia annunciato nei testi ebraici

a) Il testo

b) La realtà storica dei Vangeli

L’appellativo Dio potente:

Il profeta Isaia definisce il Messia «Dio potente», e l’apostolo Giovanni, nel suo prologo, fornisce precisazioni sulla natura divina di Gesù.

Giovanni 1.1-5 descrive la Parola come esistente fin dal principio, presso Dio e come Dio essa stessa. Tutto è stato creato per mezzo di lei, e in lei risiede la vita, fonte di luce per gli esseri umani.

In Giovanni 1.14, questa Parola diventa carne e abita fra noi, piena di grazia e di verità, rivelandoci la gloria del Figlio unigenito del Padre.

Giovanni apre il suo Vangelo affermando la divinità di Gesù, testimoniando che egli è al tempo stesso il Figlio di Dio e il Messia predetto dai profeti. Giovanni sottolinea che comprendere il Messia richiede il riconoscimento dell’incarnazione di Dio nell’uomo.

Così il Messia Gesù è presentato non soltanto come un grande uomo, ma come Dio stesso.

Punto n. 2: Sarà Figlio di Dio

a) Il testo

b) La realtà storica dei Vangeli

Al battesimo di Gesù si verificarono eventi soprannaturali. Giovanni Battista, testimone della scena, riferisce una manifestazione straordinaria: una voce celeste proclamò che Gesù è il Figlio di Dio.

Questa dichiarazione avrebbe potuto essere percepita come blasfema nel contesto ebraico dell’epoca, in cui l’idea di un Dio con un figlio era contraria alla comprensione tradizionale della natura di Dio.

Tuttavia, Giovanni riferisce fedelmente ciò che ha osservato e udito, nonostante la sfida che questo rappresenta per la sua interpretazione degli eventi.

Punto n. 3: Un messaggero annuncerà la sua venuta

a) Il testo

b) La realtà storica dei Vangeli

Il Messia Gesù affermò che il messaggero predetto per precederlo era Giovanni Battista. Questa dichiarazione trovò eco fra gli ebrei del suo tempo, che attendevano l’avvento di due Messia.

Secondo questa credenza, il primo Messia doveva avere natura sacerdotale, un ruolo che ora si associa a Giovanni Battista. Il secondo Messia era concepito come un re, una figura che Gesù venne a incarnare.

Questa distinzione tra un Messia sacerdotale e un Messia regale era comune nell’attesa messianica ebraica dell’epoca.

Punto n. 4: Nascerà a Betlemme

a) Il testo

Il profeta Michea, contemporaneo di Isaia e Osea, esercitò il suo ministero nell’VIII secolo a.C., durante i regni di Iotam, Acaz ed Ezechia, re di Giuda. Questo periodo, circa centocinquant’anni prima della deportazione babilonese, fu segnato da minacce crescenti al regno di Giuda, con l’ascesa della potenza babilonese.

Nelle sue profezie, Michea va oltre gli avvertimenti immediati ai governanti della sua epoca e si proietta in un futuro lontano. Predice un tempo di restaurazione ed evoca la nascita di un re a Betlemme, il villaggio natale di Davide.

Michea sottolinea anche l’antichità delle origini di questo futuro re, suggerendo una discendenza che risale a un passato remoto. Questi annunci profetici descrivono eventi che si svolgeranno molto oltre l’epoca di Michea.

b) La realtà storica dei Vangeli

Queste parole del profeta Michea furono ben comprese dai religiosi ebrei. Infatti, quando il re Erode il Grande chiese a questi sapienti dove sarebbe nato quel re, risposero senza esitazione: Betlemme.

Gli evangelisti Matteo e Giovanni confermano esplicitamente che Gesù nacque a Betlemme di Giudea, corroborando la profezia di Michea sul luogo di nascita del Messia. Giuseppe e Maria, come altri ebrei del loro tempo, erano probabilmente consapevoli di questa profezia.

L’annuncio di Michea secondo cui le origini di questo re risalgono a un passato remoto può essere interpretato in due modi.

Da un lato, può indicare che il Messia proviene da una stirpe regale, come successore della dinastia di Davide.

Dall’altro, come suggerisce l’apostolo Giovanni nel suo prologo, queste origini lontane potrebbero significare anche la preesistenza del Messia prima della creazione del mondo, sottolineandone la natura divina ed eterna.

Punto n. 5: Avrà il titolo di re

a) Il testo

b) La realtà storica dei Vangeli

Questo salmo, di autore ignoto, era inizialmente un ammonimento rivolto alle nazioni, esortandole a non ribellarsi al re appena insediato.

Con il tempo, tuttavia, questo salmo fu progressivamente associato nella memoria collettiva al tanto atteso futuro re messianico, lo Shiloh o il Messia.

Espressioni come «re dei Giudei» e «Figlio di Davide» sono usate frequentemente nei Vangeli per designare Gesù, confermandone l’identità messianica secondo la comprensione dell’epoca.

Questi termini riflettono il riconoscimento di Gesù come il Messia promesso, figura centrale dell’attesa escatologica ebraica.

Punto n. 6: Compirà miracoli

a) Il testo

b) La realtà storica dei Vangeli

Giovanni Battista conosceva la profezia di Isaia 34.4-5. Gesù, riferendosi a questo testo, stabilisce un legame diretto tra la propria missione e gli scritti di Isaia, proclamandosi così apertamente il Messia promesso.

Questa affermazione era particolarmente significativa, perché gli ebrei dell’epoca conoscevano bene gli scritti di Isaia. Anche i capi religiosi del tempo lo riconobbero, come testimonia Giovanni 3.2, dove si dice che nessuno può compiere tali miracoli senza l’aiuto di Dio.

Questo riconoscimento del ruolo messianico di Gesù si basava sui miracoli compiuti, considerati una prova del suo legame con Dio.

Punto n. 7: Entrerà a Gerusalemme in groppa a un puledro d’asina

a) Il testo

c) La realtà storica dei Vangeli

La scena in cui Gesù entra a Gerusalemme in groppa a un puledro d’asina è narrata nei quattro Vangeli: Matteo 21.1-5, Marco 11.1-10, Luca 19.28-44 e Giovanni 12.12-14.

Ci concentriamo in particolare sul racconto di Giovanni, perché sottolinea un punto cruciale: i discepoli non comprendevano ciò che stava accadendo sotto i loro occhi.

In quel momento non seppero collegare l’evento alla profezia di Zaccaria 9.9, che probabilmente conoscevano. Questo indica che trovavano difficile associare le azioni di Gesù alle profezie dell’Antico Testamento.

Solo più tardi, come Matteo ricorda nel suo Vangelo, i discepoli iniziarono a cogliere e comprendere queste corrispondenze tra gli eventi della vita di Gesù e gli scritti profetici.

Punto n. 8: Sarà sottoposto a supplizio

a) Il testo

b) La realtà storica dei Vangeli

Tutti e quattro gli evangelisti affrontano nei loro racconti l’episodio della crocifissione, ma è Luca a fornire più dettagli.

Oltre all’estrema sofferenza patita sulla croce, osserviamo che la folla non mostra compassione, ma sceglie di deridere Gesù. Così il testo di Isaia si adempie alla lettera.

Questa scena crudele, descritta da Luca, illustra in modo toccante l’adempimento delle profezie dell’Antico Testamento sulle sofferenze del Messia.

Punto n. 9: Dovrà morire durante la festa di Pasqua dell’anno 33

a) Il testo

Chiariamo e interpretiamo questo testo complesso nel capitolo Il profeta Daniele , nonché nell’appendice ANN005 : Calcolo delle date relative alla vita del Messia Gesù, nell’appendice ANN006 : La data esatta del decreto e nell’appendice ANN067 : Le teorie di Anderson e Denney.

Da queste analisi concludiamo che il Messia Gesù fu crocifisso il 1º aprile dell’anno 33. Questi documenti offrono una panoramica dettagliata e approfondita dei calcoli e delle ipotesi alla base di questa data specifica.

b) La realtà storica dei Vangeli

Constatiamo che, grazie alle profezie annotate da Daniele, è possibile dedurre con precisione la data della crocifissione del Messia Gesù.

Questa straordinaria conclusione diventa evidente soltanto dopo uno studio accurato delle profezie. Il risultato è sorprendente e suggerisce l’esistenza di un’Autorità Superiore che dirige gli eventi storici affinché il suo piano prestabilito si realizzi esattamente.

Nel tempo stabilito da Dio, il Messia Gesù morì, come indicano Romani 5.6 e Daniele 8.19.

Punto n. 10: Sarà deposto nella tomba destinata a un ricco

a) Il testo

b) La realtà storica dei Vangeli

Tutti e quattro gli autori dei Vangeli menzionano la sepoltura di Gesù in una tomba (vedere Matteo 27.59, Marco 15.47, Luca 23.50 e Giovanni 19.38.

Di solito, soltanto i ricchi venivano sepolti nelle tombe, mentre i resti delle persone meno abbienti erano spesso deposti in fosse comuni. L’adempimento di questa specifica predizione di Isaia sembrava dunque poco probabile.

Tuttavia, l’intervento di Giuseppe d’Arimatea, che pose il corpo di Gesù nella propria tomba, condusse allo straordinario adempimento della profezia. È poco probabile che Giuseppe avesse in mente il testo di Isaia 53.9 quando prese questa decisione. Eppure, la sua azione involontaria contribuì all’adempimento della profezia, rendendo il suo nome memorabile fino a oggi.

Punto n. 11: Tornerà in vita il terzo giorno

a) Il testo

Osea 6.2 non indica esplicitamente la risurrezione del Messia, ma la corrispondenza con la risurrezione di Gesù il terzo giorno è notevole.

b) La realtà storica dei Vangeli

I quattro Vangeli descrivono mirabilmente l’evento della risurrezione del Messia Gesù (vedere Matteo 28.1, Marco 16.1, Luca 24.1 e Giovanni 20.1.

Nonostante gli insegnamenti espliciti del Maestro sull’argomento, i suoi discepoli non si aspettavano un simile miracolo. Constateremo che faticarono ad accettare questa realtà, benché le profezie l’avessero annunciata in anticipo e Gesù stesso li avesse avvertiti direttamente.

Punto n. 12: Verrà a redimere l’umanità

a) Il testo

b) La realtà storica dei Vangeli

La morte del Messia Gesù si distingue da tutte le altre perché offre al mondo una possibilità di redenzione. Per questo si parla talvolta di «sacrificio della croce».

Questo concetto appartiene alla tradizione ebraica, nella quale la morte di una vittima innocente serve a espiare i peccati degli uomini. La grande differenza della morte del Messia Gesù, tuttavia, sta nel fatto che il suo sacrificio è considerato definitivo e universale, e copre le colpe di tutti coloro che lo riconoscono.

III. Seconda parte

Affrontiamo ora profezie che hanno già trovato un adempimento specifico nel passato e che, per estensione, riguardano anche il Messia.

Le comprendiamo mettendole in relazione con la storia del Messia Gesù. Senza questi eventi storici, tali profezie sarebbero rimaste sconosciute o male interpretate.

Punto n. 13: Un figlio nato da una vergine

a) Il testo

Questo testo proviene da una dichiarazione del profeta Isaia ad Acaz, re di Giuda. Il suo scopo primario è ammonire il sovrano ribelle. La profezia non avrebbe alcun senso senza un adempimento concreto che riguardi Acaz.

Isaia annuncia che una giovane vergine darà alla luce un bambino e lo chiamerà Emmanuele, che significa «Dio con noi». Questa nascita è del tutto naturale, avviene nel contesto di un matrimonio e con l’intervento di un uomo.

Il segno dato ad Acaz risiede nel nome del bambino e nel momento della sua nascita. Circa tre anni dopo questa profezia, nel 732 a.C., l’alleanza tra Acaz, re di Giuda, e Resin, re di Siria, crolla con la distruzione di Damasco da parte dell’imperatore assiro Tiglat-Pileser III.

Acaz dovrà allora pagare un pesante tributo all’impero assiro. La nascita di questo bambino e i dettagli del versetto 16 si realizzano letteralmente in quell’epoca. È probabile che Acaz conoscesse questa donna e questo bambino e avesse compreso il segno annunciato dal profeta Isaia.

Tuttavia, non poteva prevedere ciò che sarebbe accaduto settecentotrent’anni dopo. Osserviamo spesso questo principio nelle profezie: un primo adempimento al tempo dell’annuncio e un altro nel futuro.

b) La realtà storica dei Vangeli

Questi versetti del libro di Isaia assumono un significato particolare con la nascita di Gesù. L’apostolo Matteo collega questa profezia di Isaia all’eccezionale concepimento del Bambino Gesù.

È importante ricordare che Matteo si rivolgeva a un pubblico ebraico che conosceva gli scritti di Isaia. Qualsiasi interpretazione erronea o distorta sarebbe stata facilmente individuata e criticata dai suoi contemporanei.

Condividiamo le conclusioni di Matteo, che interpreta il testo di Isaia come una profezia che annuncia la nascita eccezionale del Bambino Gesù. In questo caso specifico osserviamo un primo adempimento della profezia all’epoca di Isaia, seguito da un secondo circa settecentotrent’anni dopo.

Diventa evidente che questa profezia non poteva essere pienamente compresa senza le circostanze della nascita di Gesù vissute da Maria. La storia ha così rivelato l’adempimento di questa parola profetica.

Punto n. 14: Abiterà a Nazaret

a) Il testo

Benché non troviamo nell’Antico Testamento un testo specifico a sostegno dell’affermazione di Matteo su Nazaret, egli menziona esplicitamente «i profeti». Questa idea sembra quindi frutto dell’interpretazione di diversi passi dell’Antico Testamento.

Une hypothèse est que Matthieu ait fait le lien entre le mépris envers Nazareth, un village dont le développement dépendait directement de la ville romaine de Sépphoris toute proche, donc associé à l'occupant , et le rejet que le Messie Jésus allait subir.

Questa prospettiva potrebbe essere accostata ai testi di Isaia che parlano del disprezzo e della sofferenza del servo di Dio. Nazaret, come luogo disprezzato, diventa così simbolo del rifiuto che Gesù, originario di questo villaggio, avrebbe sperimentato.

Con questa frase lapidaria, Natanaele riassume chiaramente la situazione dell’epoca.

b) La realtà storica dei Vangeli

Matteo afferma senza esitazione che, secondo le profezie, Gesù doveva risiedere a Nazaret. Benché sia difficile trovare fonti profetiche dirette a sostegno di questa affermazione, la storia biblica conferma che, al ritorno dall’Egitto, la famiglia di Gesù, inizialmente desiderosa di stabilirsi a Betlemme, scelse infine di tornare a Nazaret, il villaggio d’origine.

Questa decisione è influenzata dalla rivelazione di un angelo a Giuseppe. L’allusione di Matteo a Nazaret, pur non basandosi su una profezia specifica, viene interpretata in un contesto più ampio, nel quale egli cerca di collegare la vita di Gesù agli scritti profetici.

Ci sembra evidente che Matteo non abbia commesso un errore nel citare questo passo, ma abbia scelto un’interpretazione teologica per sottolineare il significato della vita di Gesù in rapporto alle Scritture ebraiche.

Punto n. 15: Alcuni bambini saranno massacrati al tempo della sua nascita

a) Il testo

In questo testo, il profeta Geremia allude a un evento tragico e doloroso. Rama, situata circa otto chilometri a nord di Gerusalemme, è il luogo menzionato da Geremia, mentre Betlemme si trova circa otto chilometri a sud di Gerusalemme. Rachele, considerata la madre ancestrale di Giuseppe e Beniamino, rappresenta simbolicamente le madri d’Israele. Visse quasi dieci secoli prima dell’evento precisato da Geremia.

Il riferimento di Geremia a Rachele che piange i suoi figli sembra essere una per esprimere il dolore e la desolazione delle madri durante la deportazione del 722 a.C., quando il regno del nord fu conquistato dagli Assiri e molti Israeliti furono deportati. Questa deportazione provocò certamente sofferenze indicibili, inclusa la morte di bambini, il che potrebbe spiegare il riferimento al pianto di Rachele.

È quindi probabile che Geremia, attraverso la figura di Rachele, faccia riferimento al dolore collettivo e storico del popolo d’Israele, simboleggiato dal lutto di una madre che piange la perdita dei figli. Questa immagine toccante illustra la profondità dell’angoscia nazionale dopo le tragedie e gli sconvolgimenti vissuti dal popolo.

b) La realtà storica dei Vangeli

Nel testo di Matteo, l’evangelista stabilisce un legame esplicito tra la profezia di Geremia 31.15 e il massacro dei bambini di Betlemme e dei dintorni, narrato nel suo Vangelo.

Matteo sembra interpretare il dolore di Rachele, che piange i figli perduti durante la deportazione, come una prefigurazione simbolica della disperazione delle madri di Betlemme di fronte al massacro ordinato dal re Erode.

Questa interpretazione di Matteo riflette un approccio tipologico alla Scrittura, nel quale un evento dell’Antico Testamento è visto come prefigurazione o simbolo di un evento del Nuovo Testamento. In questo caso, la sofferenza di Rachele è vista come anticipazione del dolore delle madri di Betlemme. Ciò mostra come Matteo, autore del Vangelo, intrecci gli scritti dei profeti dell’Antico Testamento con gli eventi della vita di Gesù, sottolineando la continuità e l’adempimento delle profezie bibliche nella persona di Gesù.

È dunque chiaro che Matteo non usa il testo di Geremia in senso letterale, ma piuttosto come mezzo per collegare simbolicamente le sofferenze del passato a quelle del tempo di Gesù.

L’interpretazione di Matteo della profezia di Geremia relativa al massacro dei bambini a Betlemme offre un esempio dell’approccio tipologico usato dagli autori del Nuovo Testamento. Questo metodo interpretativo consiste nel vedere gli eventi dell’Antico Testamento come prefigurazioni simboliche di eventi successivi del Nuovo Testamento.

Nel suo Vangelo, Matteo collega esplicitamente il massacro dei bambini maschi ebrei da parte di Erode alla profezia di Geremia 31.15, in cui Rachele piange i figli perduti. Sebbene il passo originale di Geremia non preveda specificamente questo tragico evento sotto Erode, Matteo lo interpreta come un adempimento simbolico della profezia.

Nella prospettiva di Matteo, il dolore di Rachele nella profezia di Geremia è un’immagine anticipata del lutto delle madri di Betlemme. È però importante notare che questa interpretazione tipologica è propria di Matteo e non deriva direttamente dal testo stesso di Geremia.

Così, pur riconoscendo la validità di questa interpretazione nel contesto del Nuovo Testamento, bisogna anche ammettere che il passo di Geremia non indicava esplicitamente un simile evento futuro.

Punto n. 16: Dovrà tornare dal paese d’Egitto

a) Il testo

Matteo cita il profeta Osea, che in queste righe ricorda la grande liberazione degli Ebrei con Mosè. Riprenderà questo tema più volte nel suo libro: Osea 12.9, Osea 12.13 e Osea 13.4.

b) La realtà storica dei Vangeli

Matteo riprende quindi questa osservazione del profeta per applicarla al Messia Gesù, che effettivamente tornerà dal paese d’Egitto.

Soltanto la storia del Messia Gesù ci consente di collegare le parole del profeta in Osea 11.1, sull’«aver chiamato mio figlio fuori dall’Egitto», al ritorno dall’Egitto della famiglia di Gesù dopo l’esilio. Matteo, nel suo Vangelo, non esita a richiamare questo passo, considerandolo un’ulteriore prova della messianicità di Gesù.

Sembra poco probabile che Giuseppe e Maria abbiano interpretato l’evento come fa Matteo a posteriori. Tuttavia, Matteo traccia un parallelo tra la liberazione del popolo ebraico, che Dio fece uscire dall’Egitto, e quella portata dal Messia Gesù, fonte di benedizione. Questa interpretazione di Matteo mostra come eventi passati possano acquisire nuovi significati alla luce di eventi più recenti.

Punto n. 17: Sarà tradito da una persona vicina

a) Il testo

b) La realtà storica dei Vangeli

Il parallelo tra il salmo di Davide e il tradimento di Giuda Iscariota sembra evidente. Nei suoi scritti, Davide si riferisce a eventi specifici della propria vita, ma curiosamente quelle stesse parole sembrano trovare eco nel tradimento di Giuda, una persona vicina al Messia Gesù.

Questo legame diventa visibile soltanto conoscendo gli eventi che condussero all’arresto di Gesù. Senza tale comprensione del contesto, la portata profetica del testo di Davide rimarrebbe velata.

Punto n. 18: Il prezzo del tradimento sarà di trenta monete d’argento

a) Il testo

Il profeta Zaccaria precisa persino la somma assegnata per il tradimento. Essa corrisponde al prezzo di uno schiavo.

b) La realtà storica dei Vangeli

Matteo narra il tradimento di Giuda Iscariota e specifica la somma di denaro che il offrì per quel tradimento.

Il tradimento di Giuda Iscariota e la somma da lui ricevuta illuminano il testo di Zaccaria 11.12. Questa somma coincide con il prezzo di uno schiavo, stabilito in Esodo 21.28-32.

L’esattezza di questa profezia è sorprendente. Non è evidente che Giuda Iscariota conoscesse questo passo di Zaccaria. Nulla indica che abbia collegato la profezia alle proprie azioni, poiché proseguì il suo cammino distruttivo, conclusosi infine con il suicidio.

Punto n. 19: Questa somma sarà gettata nel Tempio

a) Il testo

Il versetto 13 di Zaccaria offre rivelazioni notevoli. Mette in luce due elementi distinti: prima il denaro gettato nel Tempio, poi l’intrigante riferimento a un vasaio.

Questi dettagli sembrano prefigurare eventi specifici legati al tradimento di Giuda Iscariota, come descritto nei Vangeli: Giuda getta il denaro del tradimento nel Tempio, e quel denaro viene poi usato per comprare il campo del vasaio.

b) La realtà storica dei Vangeli

Matteo stabilisce un collegamento con il testo profetico di Zaccaria 11.12, ma cita Geremia come fonte. Questo riferimento suscita una domanda: Matteo potrebbe aver confuso i due profeti?

L’ipotesi sembra poco probabile, soprattutto considerando che Matteo si rivolgeva a un pubblico che conosceva questi testi e avrebbe facilmente individuato qualsiasi errore.

Benché Geremia affronti temi simili (vedere Geremia 19.4 e Geremia 6.11, è chiaro che il passo in questione è più strettamente legato a Zaccaria 11.12. È quindi probabile che Matteo abbia scelto intenzionalmente di citare Geremia, un profeta più noto, per sottolineare l’importanza e la portata dell’evento descritto, riferendosi implicitamente al passo specifico di Zaccaria.

Il testo profetico di Zaccaria 11.13, scritto diversi secoli prima degli eventi del Nuovo Testamento, predice con notevole precisione dettagli che si realizzeranno nel tradimento di Giuda Iscariota.

Questo passo descrive una precisa somma di denaro, il gesto di gettarla nel Tempio e il successivo acquisto di un campo appartenente a un vasaio. Questi elementi, inizialmente profetizzati da Zaccaria, trovano realizzazione concreta nelle azioni di Giuda riportate nei Vangeli.

È interessante notare che, nonostante la chiarezza della profezia vista a posteriori, i sapienti religiosi contemporanei a quegli eventi non sembrano aver collegato la profezia di Zaccaria al tradimento di Giuda, cosa che avrebbe potuto influenzare la loro interpretazione degli eventi e le loro reazioni.

Punto n. 20: Questo denaro servirà a comprare il terreno del vasaio

a) Il testo

Il versetto 13 di Zaccaria offre rivelazioni notevoli. Mette in luce due elementi distinti: prima il denaro gettato nel Tempio, poi l’intrigante riferimento a un vasaio.

Questi dettagli sembrano prefigurare eventi specifici legati al tradimento di Giuda Iscariota, come descritto nei Vangeli: Giuda getta il denaro del tradimento nel Tempio, e quel denaro viene poi usato per comprare il campo del vasaio.

b) La realtà storica dei Vangeli

Le autorità religiose ebraiche recuperarono il denaro che Giuda aveva gettato nel Tempio. Decisero però di non rimetterlo nel tesoro, perché quei fondi erano stati usati per ottenere il tradimento di Gesù.

Decisero di destinare questa somma e, se necessario, di pagare la differenza per acquistare un terreno da usare come cimitero per gli stranieri.

Il terreno appartiene a un vasaio, il che corrisponde precisamente alla profezia di Zaccaria 11.12-13. È interessante notare che i dettagli della profezia si realizzarono esattamente. Tuttavia, gli esperti della legge, come i , non se ne accorsero; altrimenti avrebbero acquistato un’altra parcella.

È possibile che, al momento dell’acquisto, i non fossero a conoscenza di questi fatti. Le informazioni furono rivelate solo in seguito. Luca le menziona nel suo libro, in Atti 1.16-19.

Soltanto a posteriori gli apostoli constatarono l’esattezza dei dettagli annotati da Zaccaria. Questi particolari suscitarono probabilmente malcontento fra i , che non compresero immediatamente le implicazioni della loro decisione.

Punto n. 21: Alla sua morte gli uomini gli offriranno aceto e fiele

a) Il testo

In questo passo, Davide parla delle proprie prove e avversità. Le sue parole esprimono le sue sofferenze e difficoltà.

b) La realtà storica dei Vangeli

Il salmo di Davide evoca l’amarezza attraverso immagini di veleno e aceto. Questi stessi elementi riemergono in modo toccante nel racconto della crocifissione del Messia Gesù riportato da Matteo.

Durante la sofferenza sulla croce, a Gesù viene offerto aceto mescolato a fiele, probabilmente una sostanza amara o tossica. Questa concordanza tra gli scritti di Davide e gli eventi della vita di Gesù sottolinea l’aspetto profetico dell’Antico Testamento.

Mette in luce il Messia come figura centrale di tutta la Bibbia, le cui sofferenze erano state predette molto prima che si realizzassero.

Punto n. 22: Le sue mani e i suoi piedi saranno trafitti, ma le sue ossa non saranno spezzate

a) Il testo

Nel Salmi 22.1-29, Davide affronta temi che prefigurano gli eventi della crocifissione del Messia: parla di mani e piedi trafitti, di vesti spartite e della tunica tirata a sorte, precisando che nessuna delle sue ossa sarà spezzata.

Questi dettagli, sorprendentemente specifici, corrispondono strettamente ai racconti evangelici della crocifissione di Gesù.

Inoltre, Zaccaria usa il termine «trafitto» e allude a un «figlio unico» e a un «primogenito». Queste espressioni profetiche, benché scritte secoli prima, sembrano evocare in modo sorprendente le circostanze della morte di Gesù, sottolineando il carattere profetico e anticipatore degli scritti dell’Antico Testamento relativi al Messia.

b) La realtà storica dei Vangeli

Potete consultare i seguenti riferimenti biblici: Esodo 12.46, Salmi 34.19, Zaccaria 12.10 e Apocalisse 1.7.

L’apostolo Giovanni evidenzia l’adempimento delle profezie di Zaccaria, sottolineando dettagli specifici realizzatisi negli eventi legati alla vita di Gesù.

Questa precisione nell’adempimento di tante antiche profezie ci porta a considerare l’esistenza di una guida divina che dirige questi eventi.

Ciò sfida il nostro abituale ragionamento logico e suggerisce fortemente un intervento o una preveggenza soprannaturale che guida il corso della storia secondo gli scritti profetici.

Punto n. 23: Una notte insolita scenderà in pieno mezzogiorno

a) Il testo

b) La realtà storica dei Vangeli

Il profeta Amos predice che, nel giorno della morte del Messia, un’oscurità anomala sopraggiungerà in pieno mezzogiorno. Questa profezia è particolarmente pertinente alla crocifissione di Gesù, durante la quale si riferisce che il cielo si oscurò mentre egli subiva il supplizio.

Esploreremo più in dettaglio questo fenomeno e la sua corrispondenza con i «tre giorni e tre notti» di Giona nell’appendice ANN035 : I tre giorni e tre notti.

Questa analisi permetterà di comprendere come gli eventi della morte di Gesù si accordino con le predizioni di Amos 8.9, rafforzando l’idea di una concordanza tra le Scritture e i fatti storici della vita di Gesù.

Punto n. 24: Il giorno della sua morte si verificheranno fenomeni atmosferici anomali

a) Il testo

b) La realtà storica dei Vangeli

Quando l’apostolo Pietro cita il profeta Gioele, alludendo a vari fenomeni atmosferici, sembra riferirsi direttamente agli eventi del 1º aprile 33, che la maggior parte dei testimoni presenti avrebbe osservato.

Questa interpretazione è approfondita nell’appendice ANN036 : Il discorso dell’apostolo Pietro. Qui analizziamo come Pietro colleghi le profezie di Gioele alle circostanze eccezionali della crocifissione di Gesù, chiarendo il contesto biblico e storico del suo messaggio.

Punto n. 25: Sarà assunto in cielo

a) Il testo

Il re e profeta Davide evoca l’ascensione del Messia.

b) La realtà storica dei Vangeli

L’ascensione del Messia Gesù, evento capitale nella vita degli apostoli, è descritta soltanto da Luca nei suoi due scritti, il Vangelo secondo Luca e gli Atti degli Apostoli. Questo periodo dopo la risurrezione era colmo di interrogativi per i discepoli sull’esito del ministero del loro Maestro.

Per quaranta giorni il Messia risorto si manifestò più volte, non soltanto alle donne che lo avevano seguito, ma anche ai suoi apostoli e ad altri discepoli.

Questo periodo d’incertezza terminò in modo inatteso. Giovedì 12 maggio dell’anno 33, una giornata iniziata come tante altre, sarebbe entrato nella storia.

Riuniti con il loro Maestro sul , gli apostoli ricevettero le sue ultime istruzioni. Poi, sotto i loro occhi stupiti, il Messia Gesù si elevò verso il cielo. Questa scena straordinaria, carica di significato ed emozione, sarebbe rimasta per sempre impressa nella loro memoria.

Questo momento segna non soltanto la fine fisica della fra i suoi discepoli, ma anche l’inizio di una nuova era nella loro missione.

La data precisa, il 12 maggio 33, sottolinea l’importanza di questo evento nel calendario cristiano e segna una svolta nella diffusione della loro fede.

Conclusione

Abbiamo appena rilevato, nel modo più esaustivo possibile, le diverse profezie che evocano il Messia Gesù. Alcune sono direttamente legate al Messia, mentre altre vi alludono pur essendosi già adempiute al tempo in cui furono annunciate.

Delle venticinque profezie citate, almeno dodici sono direttamente legate a questo Messia. Cerchiamo di calcolare le probabilità che dodici fatti annunciati in anticipo si adempiano nello stesso momento.

Questo calcolo irrealizzabile svela tuttavia l’impossibilità che tutte queste informazioni trovino adempimento in una sola persona, il Messia Gesù, entro un periodo limitato a tre anni e mezzo.

Lo studio di questi diversi testi ci spinge a ipotizzare qualcuno al comando della storia del mondo, che dispone gli eventi per realizzare il proprio piano.

La comprensione di questi fatti supera le capacità dell’intelligenza umana e ci lascia intravedere una dimensione che ci sfugge del tutto.

Nel corso delle sue ricerche, il profeta Daniele giunge a una conclusione sorprendente che condividiamo: